Local, non il solito ristorante di Venezia

Local, non il solito ristorante di Venezia

di Lisa Foletti

Lòcal o Locàl, declinato all’inglese o alla veneziana. Più cosmopolita il primo, più domestico il secondo. E già nell’ibridazione del nome, la sintesi di questo posto.

Con il Local, a Venezia, i fratelli Benedetta e Luca Fullin hanno forgiato una creatura che fende l’aria immobile della Serenissima proiettando gli ospiti in una dimensione asincrona e molto personale, benché fieramente autoctona. Sono quelli che hanno dato vita a Meteri, la nota distribuzione di vini naturali, biologici e biodinamici. Ottime premesse, dunque.

Si giunge sulla soglia di questo ristorante dopo un tragitto in vaporetto e una passeggiata fra le calli e i ponticelli, con gli occhi pieni di bellezza e i piedi doloranti per le scarpe inevitabilmente scomode, che rievocano il famoso refrain “chi bello vuole apparire…”.

Quando mi trovo a mangiare da sola, amo l’idea di accomodarmi al bancone e osservare i movimenti della cucina e del pass, chiacchierando con i professionisti al di là del banco. E al Local ho potuto vivere questa esperienza, con lo sguardo fisso sulle mani dello chef Matteo Tagliapietra e le orecchie ben tese ad ascoltare i racconti di Manuel Trevisan, impeccabile e loquace restaurant manager.

Piccolo il banco e raccolta la cucina a vista, in un contenitore storico dall’assetto contemporaneo, elegante ma non algido nei toni del bianco e del legno, distante dall’idea del vecchio bàcaro veneziano eppure tanto accomodante. Io mi sono sentita a mio agio appollaiata sullo sgabello tutta in ghingheri, apostrofando chiunque mi passasse davanti, sempre carica di domande. Più di ogni altra cosa, mi ha incuriosito la storia personale dello chef, che ha iniziato da adulto il suo percorso nella ristorazione, tirato per il bavero della giacca dal suo stesso talento, bruciando le tappe in un concentrato di esperienze importanti e formative (tra le quali, un periodo al Noma di Copenaghen).

Oltre alla carta, qui al Local vengono proposti due menu degustazione (da 130 e 95 euro) che seguono la liturgia più classica: entrée, antipasti, primi, secondi, dessert e piccola pasticceria, con possibilità di calici in abbinamento. L’empatia immediata e la carta vini interessante mi hanno fatta propendere per la fiducia e ho scelto di farmi guidare.

Ad aprire le danze, le sfumature color cipria dello Champagne Geoffroy Nuance Blanc de Noirs Brut (50% pinot noir, 50% pinot meunier) con una riedizione dei cichéti veneziani, tra cui ricordo bene una carnosa sarda e un paninetto con il baccalà mantecato.

Poi una sequenza di piatti dai sapori netti, dove tecnica ed estro non sovrastano mai il gusto, accompagnati da vini anch’essi definiti, risolti, espressivi.

Schermata 2019-10-17 alle 17.55.06

Schermata 2019-10-21 alle 18.12.26

Schermata 2019-10-21 alle 18.12.41

Ho bene in mente la Sogliola con patate, spinaci e nocciole, poi lo Sgombro con peperone e maionese alle olive verdi, e l’ammaliante Anguilla affumicata con mango, miso e ravanello.

Gli Spaghetti con burro affumicato, ostriche e bergamotto mi son parsi perfetti, con quelle ostriche di laguna così carnose e il profumo penetrante del bergamotto.

Piatto della serata, la Melanzana tataki con coriandolo, kefir, menta, albicocca e semi di basilico, una deflagrazione di gusto, fra Europa e Caucaso, emozionante per la consistenza indecifrabile della melanzana.

Sull’Anatra con ciliegie e fava di cacao, convincente e appagante l’abbinamento con il Lagrein 2016 Alto Adige DOC di Hartmann Donà, un matrimonio di frutto e voluttà.

Gli altri vini della serata:

– La Ponca Ribolla Gialla Collio DOC;

– Edi Keber 2008 magnum Collio Bianco (friulano, ribolla gialla, malvasia istriana) DOC;

– Weingut Molitor Rosenkreuz “Piesporter Goldtröpfchen” Riesling Kabinett 1999 Mosel;

– Lustau Sherry Manzanilla “Papirusa” Sanlúcar de Barrameda (palomino);

– Gini “La Froscà” 2015 Soave Classico DOC;

– Stefano Legnani “Ponte di Toi” 2017 (vermentino).

Un bell’indirizzo a Venezia, che merita ben più di una menzione e una visita. (sito)

 

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Lisa Foletti

Classe 1978, ingegnere civile, teatrante, musicista e ballerina di tango, si avvicina al mondo del vino da adulta, per pura passione. Dopo il diploma da sommelier, entusiasmo e curiosità per l’enogastronomia iniziano a tirarla per il bavero della giacca, portandola ad accettare la proposta di un apprendistato al Ristorante Marconi di Sasso Marconi (BO), dove è sedotta dall’Arte del Servizio al punto tale da abbandonare il lavoro di ingegnere per dedicarsi professionalmente al vino e alla ristorazione, dapprima a Milano, poi di nuovo a Bologna, la sua città. Oggi alterna i panni di sommelier, reporter, oste e cantastorie.

2 Commenti

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Franco

circa 3 settimane fa - Link

valevole anche per persone celiache?

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roberto bordignon

circa 3 settimane fa - Link

Ottimo . E viva i abbinamenti. Suggerisco di provare CoVino a Venezia.

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