Lo scoop dei vini naturali Carrefour in diretta dal mio divano

Lo scoop dei vini naturali Carrefour in diretta dal mio divano

di Lisa Foletti

Qualcuno avrà certamente visto circolare questa foto sul web. Ebbene, l’autrice sono io, e quello che vedete sullo sfondo del volantino è il mio copridivano (posso fornire le prove).

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Qualche giorno fa la mia cassetta della posta era stipata di pubblicità, che solitamente siluro nel bidone della carta senza neppure uno sguardo. Stavolta, però, ad attirare la mia attenzione è stato il volantino del supermercato Carrefour sul quale campeggiavano 2 bottiglie di vino e la scritta “Fiera del Vino”. Sfogliate avidamente le 23 pagine che componevano il fatidico flyer, piene zeppe di imperdibili offerte (menziono tra le altre: Chianti Riserva DOCG Piccini a 3.99€, Müller Thurgau Trentino DOC Cavit a 3.49€, Moscato Pantelleria DOC Pellegrino a 4.99€, Prosecco Treviso DOC Coste Alte a 3.49€, Franciacorta DOCG Riva di Franciacorta a 8.90€), ormai ubriaca di emozioni, mi è caduto l’occhio sull’incriminata pagina, quella dei “Vini Secondo Natura“.

Ciò che ho letto in quelle poche righe mi ha fatta talmente sobbalzare che, a caldo, ho voluto condividere l’immagine con il temibile “popolo di Facebook” e, in breve, tra gli appassionati e gli addetti ai lavori si è scatenato il putiferio. Uno dei primi a sviluppare una seria riflessione è stato Davide Bortone di Vinialsupermercato.it, che nel suo articolo ha definito gli slogan utilizzati da Carrefour “una supercazzola, bella e buona”. Alcuni vignaioli, esponenti di filosofie produttive diverse, insieme a membri di gruppi come “Analfabeti della Birra”, hanno condiviso la notizia sottolineando l’utilizzo improprio e fuorviante del termine “naturale”.

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Vorrei sviluppare un ragionamento ponderato sul tema della comunicazione, poiché la responsabilità di queste campagne pubblicitarie, in GDO, è piuttosto alta. Le domande che mi faccio sono: si può affidare la comunicazione del vino a presunti esperti di marketing che non hanno specifica conoscenza dell’argomento vino? Si può affidare la trasmissione di concetti tanto delicati e complessi a slogan semplicistici, pieni di retorica e fuorvianti che rischiano di vanificare l’impegno profuso da professionisti e appassionati del vino?

Viene da chiedersi se gli esperti di marketing si affidino o meno a consulenti del settore, perché in caso di risposta affermativa, ci sarebbe seriamente da preoccuparsi: nessun professionista credibile si sognerebbe di associare la parola “naturale” a slogan modaioli finto salutisti o finto ambientalisti, utilizzando concetti privi di contenuto e di fondamento come “per un vino 100% vegan, dal gusto, sapore e aspetto inalterato“, “per garantire un sapore genuino e un aroma naturale”, “viene seguito un processo pulito e controllato […] per un prodotto biologico in tutto e per tutto”. Il tema del vino “naturale”, per il quale sappiamo che non esiste una normativa specifica, è ampio e spinoso, e lo è ancora di più la sua comunicazione.

Se in enoteche e ristoranti esistono figure di riferimento in grado di accompagnare i clienti nella scelta, veicolando nel modo giusto informazioni e concetti, al supermercato, dove la clientela è variegata, aspecifica, numerosa, frettolosa e spesso propensa al risparmio, non c’è modo di orientare le scelte se non attraverso spot, slogan, promozioni e offerte. In GDO non si stimola il cliente a essere edotto, informato e curioso, ma gli si offre la possibilità di acquistare senza capire, senza fare sforzi, e con una minima spesa, per di più veicolando concetti al limite della legalità e della veridicità: suggerire implicitamente che i vini NON biologici, NON vegani e CON solfiti aggiunti siano realizzati mediante processi e prodotti non controllati, e siano portatori di scarsa genuinità, di aromi artificiali, di gusti e sapori alterati, è una china quantomeno pericolosa. Ma si sa, la nuova moda del biologico e del “naturale” tira, e occorre cavalcare l’onda. Come viene viene.

Finché mancherà la volontà da parte di tutti, a ogni livello, di trovare un terreno comune per la comunicazione del vino, e l’obiettivo sarà unicamente quello di creare business, temo che il mondo del vino continuerà a dividersi fra i pochi consapevoli e i tanti (tantissimi) inconsapevoli, vittime di slogan e réclame da quattro soldi.

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Lisa Foletti

Classe 1978, ingegnere civile, teatrante, musicista e ballerina di tango, si avvicina al mondo del vino da adulta, per pura passione. Dopo il diploma da sommelier, entusiasmo e curiosità per l’enogastronomia iniziano a tirarla per il bavero della giacca, portandola ad accettare la proposta di un apprendistato al Ristorante Marconi di Sasso Marconi (BO), dove è sedotta dall’Arte del Servizio al punto tale da abbandonare il lavoro di ingegnere per dedicarsi professionalmente al vino e alla ristorazione, dapprima a Milano, poi di nuovo a Bologna, la sua città. Oggi alterna i panni di sommelier, reporter, oste e cantastorie.

15 Commenti

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Rolando

circa 3 settimane fa - Link

Forse anche i produttori hanno le loro colpe, lasciando la comunicazione ed il marketing in mano ai volantinaggi (offline od online) della GDO

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Gurit

circa 3 settimane fa - Link

Prendendo per dogma che il vino si fa in vigna, chi ha descritto questi prodotti ha proprio mancato l'obbiettivo. Vino biologico ha un maggior significato sul come è ottenuta la materia prima, piuttosto del come è stata trasformata (molte volte in modo me......medioevale).
Questo va sottolineato, altrimenti ogni vignaiolo casalingo potrebbe essere confuso per naturale/bio poichè non utilizza tecnologia in cantina, ma atomizza comunque chilate di sistemici in campo.
Sti solfiti fanno venire malditesta perché se ne parla a vanvera in continuazione piuttosto di perché davvero lo causano.

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Sergio

circa 3 settimane fa - Link

ma perchè, sul volantino c'è scritto qualcosa di sbagliato, inesatto, o che non si senta a volte dire proprio tra i sostenitori o i produttori dei vini naturali? "NATURA" non è un marchio, nè un termine protetto da legislazione.

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Lisa Foletti

circa 3 settimane fa - Link

Buongiorno Sergio, qui non si parla di truffa, ma di utilizzo improprio, fuorviante e "ai limiti della legalità" di certi concetti e termini. Non è sicuramente la parola "natura" ad essere oggetto di discussione. A margine, ricordo quanti richiami e sanzioni sono stati comminati a coloro che, incautamente, hanno utilizzato la locuzione "vino naturale" per pubblicizzare o identificare ufficialmente un prodotto.

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Riccardo

circa 3 settimane fa - Link

Non capisco proprio il motivo di tanto stupore. Ma in che realtà vivete? Avete mai guardato un volantino pubblicitario della GDO? Vi pare che il vino sia trattato in maniera più pressapochista di qualsiasi altro prodotto? Pensavate forse che un testo come quello in oggetto, divulgato con le suddette modalità, fosse redatto da Jancis Robinson?
Comunque non credo proprio che siano riportate informazioni mendaci, semmai solo slogan stupidotti.
Descrizioni di poco superiori a questo tenore a volte capita proprio di leggerle dalla stampa (pseudo)specializzata, cosa senz'altro ben più grave.

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Lisa Foletti

circa 3 settimane fa - Link

Buongiorno Riccardo, ritengo che una comunicazione fuorviante, semplicistica e scorretta (ancorché "nei limiti della legalità") vada comunque evidenziata e contestata, fosse anche una goccia in mezzo al mare, perché nel mondo del vino c'è già troppa disinformazione e altrettanta confusione, in merito a certi temi. Il consumatore "sprovveduto", che rappresenta una larga parte della popolazione, rischia quotidianamente di essere preso per il naso, e credo sia importante, da parte di chi fa cultura e informazione seria, dire come stanno le cose e non lasciare correre. Poi, come sottolinei giustamente tu, il discorso si può (e si deve) estendere.

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Riccardo

circa 3 settimane fa - Link

Sicuramente è giusto segnalare la scorrettezza e la superficialità di un certo modo di fare informazione, però bisogna sempre ricordarsi del contesto in cui viviamo. Tanto per fare un esempio di senz'altro maggiore gravità non abbiamo nemmeno il diritto di sapere la provenienza dei grani che mangiamo, figuriamoci quando arriveremo a pretendere una comunicazione seria e puntuale sulla promozione dei vini e degli altri prodotti in generale. Comunque se lo scopo è quello di educare il consumatore finale, va bene così, anche se io penso che il consumatore finale a volte voglia restare sprovveduto, vice versa non si spiegherebbe l'efficacia di certe pratiche.

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Paolo

circa 3 settimane fa - Link

Comprendo perfettamente lo sdegno, ma temo che la gentile autrice sia incorsa in un enorme qui-quo-qua. Per capirci: "... una comunicazione fuorviante, semplicistica e scorretta...", "...credo sia importante, da parte di chi fa cultura e informazione seria, dire come stanno le cose ". Solo epr prendere un paio di riferimenti.
Il tutto per biasimare un volantino predisposto (non gratuitamente) da esperti di marketing.

Personalmente mi sembra che (al di là delle parole con cui possiamo ammantare e stravolgere le professioni) l'addetto di marketing NON faccia di mestiere il comunicatore, e NON abbia bisogno di conoscere alcunché del prodotto che promuove.
Cuore, obiettivo, strategia del marketing è "creare il bisogno" nel consumatore, bisogno che lo porti all'atto di acquisto. Che sia un vino "vegano", un wisky "senza olio di palma" o un detersivo "a basso contenuto di colesterolo cattivo".
Individuata la parola d'ordine, il trend del momento (poco importa su come questo nasce e s'impone), l'addetto di marketing usa quella leva, perché il committente paga per quello, non per "educare e informare correttamente" i consumatori.

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Lisa Foletti

circa 3 settimane fa - Link

Buongiorno Paolo, nessun "qui quo qua" da parte dell'autrice: il marketing è una forma di comunicazione, chiaramente non mirata alla diffusione della "cultura" ma alla vendita di un prodotto o servizio. Resta tuttavia importante, a mio avviso, distinguere tra la pubblicità accattivante e quella ingannevole/fuorviante, come nel caso in oggetto. Il committente in primis dovrebbe preoccuparsi di ciò che sta comunicando, fermo restando il suo obiettivo di business. Utopia? Può darsi, ma credo che faccia comunque bene parlarne.

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Massi

circa 3 settimane fa - Link

Invece come consideriamo la comunicazione , in enoteche e ristoranti, laddove si sostiene che esistano figure di riferimento in grado di accompagnare i clienti nella scelta, per cui quando si chiede se vi sia in carta o enoteca un vino naturale ti viene proposto un vino biologico ma messo in bottiglia e utilizzando tutto ciò che la moderna enologia e la chimica consentono? Ciò per dire che cattiva informazione viene fatta a tutti i livelli e non solo nella GDO. Inoltre ci si dimentica un fatto importante: a differenza di coloro (ovviamente la quasi totalità dei consumatori) che bevono convenzionale, i quali effettivamente, un po' anche per il timore che l'ingessato mondo del vino volutamente incute (rendendo così necessario l'ausilio di cd. esperti), si lasciano completamente guidare dai professionisti, coloro che hanno scelto di bere vino naturale sono genericamente molto più informati di molti supposti esperti (che magari hanno anche preconcetti sui vini naturali), girano fiere del settore, visitano cantine e conoscono i produttori, quest'ultima vera garanzia per loro.

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Lisa Foletti

circa 3 settimane fa - Link

Buongiorno Massi, certamente la cattiva comunicazione può passare anche attraverso le enoteche e i ristoranti, dove ci possono essere problemi o lacune. Tuttavia converrai che le due realtà, e le relative problematiche, non sono paragonabili. Quanto alla maggiore consapevolezza di chi beve "naturale", credo che sicuramente nasca da una curiosità e da uno stimolo personale alla conoscenza, tuttavia sono convinta che molti bevitori "inconsapevoli", se correttamente informati e guidati, potrebbero abbandonare il loro limbo di incertezza e "ignoranza". Fermo restando che bere vino non è un obbligo, ed essere informati su ciò che si beve neppure.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 3 settimane fa - Link

Dunque i vini non-bio e non-vegani non sono “secondo natura”? Cavoli, non mi ero accorto di averli fatti col petrolio.

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bravotipo

circa 2 settimane fa - Link

no, peggio lei li ha fatti "contro natura"!!!! ahahahah! lasciamo perdere. a proposito meno male che i suoi li trovo anche in certe ottime esselunga (e poi dicono che la gdo è tutta uguale, non penso proprio.) ecco vino vegano però no, secondo me è un falso, proprio. cosa ci mettono,l'albumina?!?!? qualcuno mi correga se sbaglio.

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Lisa Foletti

circa 2 settimane fa - Link

Vengono utilizzate per lo più colle proteiche (albumina, colla di pesce, gelatine animali) per la chiarificazione del mosto-vino.

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Gianpaolo

circa 2 settimane fa - Link

La realtà è che la GDO italiana sul vino, ma non solo, è così arretrata da fare rabbia. In molti paesi i buyers e i team che si occupano di acquistare e promuovere i vini sono altamente professionali, spesso con master of wine a capo. E stupisce che non sia così per un settore cruciale per il supermercato, anche al di là del volume di fatturato diretto (Sainsbury's vende 2 miliardi di sterline anno di vino, per dire). Ho conosciuto buyers GDO italiani che quasi si vantavano di non bere vino.

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