L’insolita creatività dell’Abbazia di Novacella: Ohm, Hora e Quota allargano il bianco altoatesino

L’insolita creatività dell’Abbazia di Novacella: Ohm, Hora e Quota allargano il bianco altoatesino

di Alberto Muscolino

Cos’è la creatività? La creatività non ha fine! A una tecnica, un concetto o una preparazione ne succede un’altra e poi un’altra ancora. Non c’è fine. Giochiamo per tentare di scoprire l’avanguardia. Non hai limiti, hai piena libertà. Diciamo che abbiamo evitato le regole. 1+1 fa 3.

Così Albert Adrià, fratello del più noto chef Ferran, descrive la tensione creatrice, la possibilità di sperimentare libera da vincoli e costrizioni che eleva una qualsiasi attività umana verso il gradino successivo dell’evoluzione. Nel ristorante tristellato El Bulli questa era la regola, uno spazio permanente dedicato alla creazione di nuove alchimie, nuove prospettive sensoriali in grado di stravolgere la concezione dei sapori, degli abbinamenti, delle consistenze. Uno spazio dove si ridefiniscono i confini e si fa spazio alla creazione per la creazione, non solo senza fine in termini di durata, ma anche senza una finalità necessariamente pratica e ben definita sin dal principio. Quella che può sembrare una dimensione visionaria, utopica o quantomeno riservata solo a pochissime eccezioni, trova, invece, una sua realizzazione in una delle cantine più antiche e, a prima vista più tradizionali, del mondo: l’Abbazia di Novacella.

Con il nuovo progetto chiamato “Insolitus” ci troviamo di fronte a un esercizio di libera sperimentazione e innovazione che ha un suo spazio operativo permanente tra le mura dell’Abbazia, come raccontano Werner Waldboth, direttore vendite, e l’enologo Celestino Lucin. Il frutto di questo lavoro sono 3 vini atipici, insoliti appunto: il bronner “Ohm” elettrico, teso e tagliente come anticipa il suo stesso nome (Ohm è il simbolo che indica l’unità di misura della resistenza elettrica a livello internazionale); Il pinot bianco “Quota” per via della della localizzazione del vigneto all’estremo nord dell’Alto Adige e il sylvaner “Hora” improntato sullo stile dei bianchi macerati a lungo.

Tre interpretazioni originali che coniugano un’estrema bevibilità (sì anche del macerato), alcolicità contenuta a 12 gradi, metodi di produzione atipici per la cantina come la macerazione spinta e l’uso di un vitigno resistente, il bronner. A riprova del fatto che la creatività non deve per forza avere un finalità di mercato, i tre vini molto probabilmente non avranno un seguito per restare solo un esercizio di stile, poche bottiglie per poi passare al prossimo progetto.

Fuori dai denti aggiungo solo che operazioni come queste sono aria fresca che soffia nel mondo del vino, troppo spesso arroccato nei propri feudi commerciali e incapace di reinterpretare la tradizione senza tradirsi, ma in questo caso ci penserei due volte prima di decretare la fine prematura di questo splendido pinot bianco (cremoso, elegante, sapido e con legno ben integrato) perché quando sei arrivato in quota bisogna che ti godi la vista prima di ricominciare a scendere.

 

Ecco le note degli assaggi di Andrea Gori:

Bronner Abbazia di Novacella IGT Mitterberg Bronner 2019 “Ohm”
Nasce nel maso Marklof a Cornaiano, ha freschezza, fragranza, tensione e persistenza, libera note retroattive di agrumi, scorza d’arancio e succo, fieno fresco, floreale di tiglio e fior d’arancio. Con il tempo dal bicchiere sale una nota idrocarburica, porfirica, di bruciatura e zolfino, cedro e lime, aromaticità aperta e gioviale. Vino teso ma finale di bocca ricco e appagante. Un quadro aromatico e gustativo che  il bronner spesso non ha, restando più rigido e acido e senza allargarsi su tanta complessità. Vino dalla gradazione alcolica contenuta, 12% senza sforzo e impegno ed è risultato molto interessante anche in prospettiva commerciale. Potrebbe anche avere un suo invecchiamento interessante viste le sue ascendenze genetiche vicine al riesling. 89

ohm novacella

Pinot Bianco Quota 2018 Abbazia di Novacella Weissburgunder Alto Adige DOC
Da vigneti a 650 mt sul livello del mare tra muretti abbarbicati esposti al sole fino al tramonto, fermentazione in legno non tutto nuovo, batonnage poi fecce fini, ecco un pinot bianco in zona dove non è un vitigno classico, in genere lo si trova in zona più calda di Val d’Isarco.

Verde brillante naso di confetti, canfora e mele gialle, nespole e ribes bianco, anice, gessoso e appena speziato, frutto che sfiora il tropicale con papaya, frutto della passione ma senza mai coprire del tutto la bella sensazione salina. Sorso entusiasmante, ricco e sapido con dolcezza di frutto solo appena accennata e burro fumè che si fa sottile e non coprente. Etichetta e simbolo che vogliono rappresentare quota ma è bello vederlo anche come apice. Interpretazione borgognotta quasi, malolattica svolta e sosta su fecce ma davvero centrato ricco e profondo, evolve nel bicchiere per delle ore, con un centro bocca contenuto mai arrembante e cedevole, polpa di frutto intrigante. 92
Per gli amanti delle statistiche : Acidità 6,4 estratto secco 23gr/lt e 2gr/lt di zuccheri

hora orange novacella sylvaner

Hora Sylvaner Orange Abbazia di Novacella 2015 (ma è vino da tavola in realtà e l’annata non è dichiarata)
Ecco un’annata calda anche per un sylvaner di quota (720 mt slm) in località Rasa, acidità 5,8, estratto secco 25gr/lt e 2gr/lt di zuccheri, fermentazione spontanea, macerazione di 15 giorni. Appena versato ha note di muffa e iodato, polveroso umami, cera, scorza di agrume bruciato, carne cruda, frutto senza ossidazione esagerata che mantiene freschezza, sottobosco bianco e rosso. Sorso con tracce piriche e speziate, burrosità e ruggine, andamento sapido salino e tagliente con secchezza ossidativa. Con il tempo però emergono note di traubensaft, piccantezza, nocelle e sapidità, tannino e aromaticità di frutto maturo nespola, karkadè. Se all’inizio in effetti non ha tantissima dinamica  ha poi tenacia e tenuta in bocca per molti minuti. La Val d’Isarco si sente con sapidità finale di bocca e persistenza che è tipica dei sylvaner della zona, tridimensionalità spiccata e intrigante che cresce a più riprese: più che verso il Carso siamo in zona Anjou con lo chenin, il carattere riduttivo bilancia molto l’ossidativo. 88

 

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Alberto Muscolino

Classe '86, di origini sicule dell’entroterra, dove il mare non c’è, le montagne sono alte più di mille metri e dio solo sa come sono fatte le strade. Emigrato a Bologna ho fatto tutto ciò che andava fatto (negli anni Ottanta però!): teatro, canto, semiotica, vino, un paio di corsi al DAMS, vino, incontrare Umberto Eco, vino, lavoro, vino. Dato il numero di occorrenze della parola “vino” alla fine ho deciso di diventare sommelier.

2 Commenti

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Traubensaft

circa 4 mesi fa - Link
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BT

circa 4 mesi fa - Link

ottimo, se li trovo, li provo. certo che voglia di vacanza che mi viene a vedere quei posti...

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