Lingue artificiali e sommelier virtuali

Lingue artificiali e sommelier virtuali

di Elena Di Luigi

Tra noi appassionati c’è chi al primo assaggio sviscera vita, morte e miracoli di un vino e chi, invece, pur essendo in grado di apprezzarne la qualità, non sa bene cosa stia bevendo, né sa descriverlo. Nulla di strano, anzi. Potrebbe peró anche capitare che al ristorante ti mettano in mano una lista di nomi altisonanti, con prezzi da infarto e la tua vocina ti chieda “li valgono?”.

Un team di scienziati dell’universtità di Glasgow ha messo a punto una lingua artificiale che pare sia in grado di elaborare i dati raccolti da un liquido, alcolici inclusi, e di dire se il prodotto testato sia effettivamente quello che uno si aspetta di avere davanti. Alasdair Clark, uno degli scienziati che ha lavorato al progetto, in un articolo su Nanoscale ha spiegato che l’idea iniziale era quella di analizzare le acque dei fiumi oppure di rilevare tracce di veleno nei liquidi, in modo veloce ed efficace. Poi, però, le sperimentazioni hanno dimostrato che la lingua potrebbe essere utile anche in altri settori, per esempio per capire se un liquido sia stato invecchiato e per quanto tempo.

La lingua artificiale consiste di un sottilissimo quadratino di vetro su cui sono evidenti tre matrici, ciascuna composta di 2 milioni di papille gustative a loro volta disposte in quadratini, 500 volte piú piccole di quelle umane. Oltre al vetro sono stati utilizzati l’alluminio, l’oro e delle sostanze chimiche che, quando esposte alla luce, generano delle onde di diversa grandezza.

La misurazione delle onde permette di ottenere l’impronta digitale del liquido e quindi di capire se il prodotto è originale o no. Per esempio sono stati messi a confronto due whiskies scozzesi e si è visto che quello invecchiato 18 anni produce delle onde diverse da quello di 10, anche quando gli ingredienti e i procedimenti di produzione sono gli stessi. Di lingue artificiali ce ne sono già, ma le dimensioni ridotte e la velocità di elaborazione dati fanno si che questa dell’università di Glasgow possa essere utilizzata in piú settori, per esempio per combattere la contraffazione.

Rimanendo nel settore tecnologico applicato al vino e dintorni, una delle ultime apps proposte dall’australiana Third Aurora, consente la traduzione istantanea delle etichette in oltre 100 lingue. L’idea potrebbe essere appetibile ai consumatori orientali ma l’industria non si è entusiasmata per questo ennesimo traduttore. Del resto, uve impronunciabili e terminologie tecniche sono per molti una prova di originalità del prodotto. Diverso sarebbe avere sullo smartphone un/a sommelier in grado di rispondere a domande tecniche e non predefinite su un vino, proprio quando pensiamo di acquistarlo. Ma poi, francamente, se ne può fare benissimo anche a meno.

1 Commento

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Salvo

circa 4 settimane fa - Link

Articolo molto interessante!!

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