L’incredibile invenzione dello Champagne, a Milano da Gran Cru

L’incredibile invenzione dello Champagne, a Milano da Gran Cru

di Graziano Nani

Dove sono finite tutte quelle invenzioni che promettevano faville e poi si sono tramutate in un clamoroso flop? Me lo chiedo ammirando il rarissimo minidisk che custodisco gelosamente sulla scrivania di casa. Alcune, come i lego in fibra ottica, sono finite al nuovo “Museo del Fallimento” di Helsingborg, Svezia. Altre, come la sigaretta che si fuma in due, sono nel dimenticatoio da decenni. Altre, come Twitter Peek, ci sono finite più di recente, ma nessuno ne ha mai sentito la mancanza. Il punto è che il fallimento è parte del processo di innovazione. Per ogni scoperta destinata a cambiare la storia, ce ne sono n che non andranno da nessuna parte.

Ci pensavo a Milano da Gran Cru, il wine bar dell’Enoteca Ronchi, davanti a un’interessante selezione di una delle invenzioni meglio riuscite di sempre: lo Champagne. Un rosé, due assemblaggi e un prodotto in purezza per ciascuna delle tre uve con cui viene realizzato: questo il percorso proposto da Simone De Bernardi, alla guida della degustazione. Ecco com’è andata.

Deutz, Champagne 2010 Brut Rosè Millésime (87% pinot noir, 13% chardonnay)
Rosè de saignée di “assemblage” d’altri tempi, con una classe tutta novecentesca che fa sognare. Il perlage è una nuvoletta impalpabile che si dissolve in una scia di cipria e confetto. Lieve, elegante, con una beva splendida, si apre su note delicate di lampone per poi sfoggiare una personalità finemente salina. Chiude con la mandorla e se ne va, ma senza sbattere la porta.

Gosset, Champagne 2006 Brut Grand Millésime (56% pinot noir, 44% chardonnay)
Ragionato, smaliziato, con un bouquet importante che travalica la vaniglia e arriva fino al miele. Gli agrumi spuntano in un secondo momento e restano sullo sfondo, intimiditi da un sorso intenso e vinoso che via via si fa sempre più largo tra note di pera, susine e torta di mele. Più ampio che affilato.

André Beaufort, Champagne 2002 Brut Nature Polisy Millésime (80% pinot noir, 20% chardonnay)
Biodinamico ante-litteram, peculiare e contemporaneo, l’anima “nature” si riflette in un sorso teso dalla freschezza fulminante. L’attacco è secco e condotto tra fraseggi di agrumi: arancia, pompelmo, mandarino. Un’eleganza multistrato porta prima verso altri frutti tra cui spicca la fragola, poi a sentori gessosi ravvivati da un perlage fine ma compatto e perfettamente integrato. L’allungo poderoso conduce a un finale lunghissimo a tre dimensioni, difficile da dimenticare.

Emmanuel Brochet, Champagne 2009 Extra Brut Les Hauts Meuniers (100% pinot meunier)
Solo Pinot Meunier in questo Champagne croccante e speziato che si apre tra pizzichi di pepe e cannella. Un grandissimo naso, giocato sui toni della frutta matura: mela, pesca, albicocca. Un’eleganza complessa e sofisticata, che sfila fra intrecci salini e gessosi, prima di un finale articolato almeno quanto l’apertura, dove le spezie tornano a farla da padrone.

Marie Noelle Ledru, Champagne 2010 Brut Cuvée de Goulté (100% pinot noir)
La regina del Pinot Nero sfodera la bevuta migliore di tutta la serata. Il perlage di questo blanc de noirs è di una cremosità regale e il palato godurioso, ricco di sentori di pasticceria. Il Pinot Nero scalpita ma è domato alla grande e si esprime ad ampissimo raggio con un frutto succoso giocato tra more e altri piccoli frutti. Tutt’intorno note aromatiche di timo e sprazzi rinfrescanti di menta. La struttura importante conduce a un vero gran finale. Lungo, robusto, importante, con riverberi di fieno e tabacco. Grandioso.

Douquet Jeanmaire, Champagne 1985 Brut Couer De Terroir (100% chardonnay)
Un blanc de blancs dal fascino infinito, un bouquet di fiori secchi che fa da apripista a emozioni sempre più coinvolgenti. Prima sentori di forno e mollica di pane, dopo ancora canditi e frutta disidratata, infine note lievissime di Cognac. È vitale e dinamico, forte dei suoi 30 anni e più, con note sferzanti di zenzero a sbeffeggiare il tempo che passa. Il perlage è fine, delicato ma ancora ben presente, la persistenza non lascia incredulo solo me, ma anche tutti gli altri amici intorno al tavolo.

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Graziano Nani

Frank Zappa con il Brunello, Hulk Hogan con il Sassella: per lui tutto c’entra con tutto, infatti qualcuno lo chiama il Brezsny del vino. Divaga anche su Gutin.it, il suo blog. Sommelier AIS, lavora a Milano ma la sua terra è la Valtellina: i vini del cuore per lui sono lì.

9 Commenti

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Alberto

circa 4 mesi fa - Link

I prezzi di queste eccellenze????

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graziano

circa 4 mesi fa - Link

Deutz 57, Gosset 70, Beaufort 92, Brochet 117, Ledru 80, Douquet 137 (prezzi in enoteca)

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Pauline

circa 4 mesi fa - Link

Il deutz è un rose di "assemblage" non di "saigne"!

Corretto, grazie. [f.]

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Salvatore Agusta

circa 4 mesi fa - Link

Giusto Pauline ma non lasciamo presumere che si tratti di un dato così scontato Nemmeno il loro sito indica di cosa si tratta; se non fosse stato per Lupetti non avrei avuto modo di sapere che è un “classico rosé d’assemblaggio, a fortissima prevalenza di Pinot noir."

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patrizia

circa 4 mesi fa - Link

A parte Gosset e Deutz, chi importa gli altri?

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Graziano

circa 4 mesi fa - Link

Cavalli per Ledru e Brochet, Balan per Douquet.

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antonio C

circa 4 mesi fa - Link

Marie Noelle Ledru e Beaufort sono importati da Cavalli di Parma

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lorenzo

circa 3 mesi fa - Link

Beaufort non viene importato da cavalli

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patrizia

circa 3 mesi fa - Link

Certo che lì in mezzo Marguet non avrebbe sfigurato. Indubbiamente, grande selezione.

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