Lezioni di enologia musicale (non le mie, quelle di Riccardo Bertoncelli)

Lezioni di enologia musicale (non le mie, quelle di Riccardo Bertoncelli)

di Fiorenzo Sartore

Nella prima parte degli anni ottanta leggevo Linus. Nel 1984, precisamente, l’appuntamento col grande fratello pareva mancato (in realtà, è probabile, era solo in ritardo) e leggevo, spesso e casualmente, una rubrica che si chiamava Lezioni di enologia musicale. Tenuta da Riccardo Bertoncelli – sì, quello dell’Avvelenata, solo che le cose, con Guccini, alla fine erano andate in modo più amichevole.

Comunque, dicevamo. Leggevo quella curiosa rubrica su Linus e data la mia tenera età ancora non sapevo se e quanto quel mondo (l’enomondo, cioè) sarebbe diventato il mio lavoro. Resta il fatto che ero attratto dalla formula: l’autore parlava di musicisti e canzoni, abbinandoci un vino, o l’idea di quel vino che l’autore aveva in mente. Era una roba che mi piaceva, era smitizzante del concetto vinoso un po’ da sapientoni, e spiegava bene cosa potesse essere il vino. Cioè conteneva già il mood un altro vino è possibile, quindi ci siamo spiegati.

Quelle letture mi sono rimaste nella testa da allora, e come succede a volte, uno utilizza internet per ritrovare pezzi di sé lasciati indietro. Ma cercando Lezioni di enologia musicale si trova quasi niente, a parte questo piccolo riferimento. Che è pure ferocemente coperto dai copyright. È un vero peccato: la mia idea di internet vorrebbe che tutto fosse disponibile gratis in qualunque momento, ma è un’idea impraticabile, quindi lasciamo perdere. Però ci provo lo stesso, a trascrivere qualcosa qui, perché il fatto che Riccardo Bertoncelli sia quello dell’Avvelenata a me suona ingiusto, per me il signor Bertoncelli è stato quello delle Lezioni di enologia musicale (e vabbè, ha fatto un sacco di altre cose). Solo che tutte le volte che lo dicevo ottenevo come risposta “eh?”, quindi adesso rimedio a modo mio.

Basta leggere questa breve intro per definire Riccardo Bertoncelli un proto wine blogger. Chissà se gli piacerebbe l’idea. E comunque lo era nel 1984, mica male.

Per qualche numero di Linus, nel 1984, tenni improvvisate lezioni di enologia musicale, divertendomi ad accoppiare due grandi piaceri della mia vita: niente di serio, sia chiaro, giusto un gioco con un po’ di provocazione. Accoppiai Brian Eno a un grande Montrachet, se non ricordo male, Elton John a uno Champagne (però “frivolo”, scrivevo), una Barbera agli Animals; e quando venne Dylan, virai sul potente ed esoterico Amarone, forse condizionato dal fatto che in quelle settimane il maestro passava giusto dalle terre veronesi. Divertente il fatto che scartai il Barolo, che pure era stata la prima idea. Se l’avessi scelto avrei fatto bingo, perché proprio nella sacra piazza di quel borgo Dylan tenne uno show nel luglio del 2012, per un “Wind Festival” che doveva il suo nome proprio a Bobby e quella canzone là – come si chiamava?

Insomma, viene fuori che anche qui, nel bel mondo mediattivista, giocare alle correlazioni spurie non è nemmeno quella gran novità. Semmai fa piacere che altri molto prima si intrattenevano nello stesso passatempo, e se io ricordo le Lezioni di enologia musicale, chissà quanti altri prima l’hanno fatto. Dispiace che quelle lezioni si siano perse, non ne esiste nessun archivio, da nessuna parte. Ah, i ricordi.

[Crediti immagine]

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Fiorenzo Sartore

Vinaio. Pressoché da sempre nell'enomondo, offline e online.

2 Commenti

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Nelle Nuvole

circa 5 mesi fa - Link

Bello, Fiore, molto bello (lacrimuccia)!

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Denis Mazzucato

circa 5 mesi fa - Link

Pensa... scopiazzavo malissimo Bertoncelli e manco lo sapevo! :) Grazie!

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