L’Es e altri casi in cui il sommelier non serve a nulla

L’Es e altri casi in cui il sommelier non serve a nulla

di Federica Benazizi

Molte persone amano bere il vino, ma una gran parte di loro, al momento di scegliere quale vino bere hic et nunc, decide di abdicare ad ogni responsabilità e affidarsi ai consigli dell’esperto o presunto tale: il Sommelier.

Ma chi è costui o costei o meglio chi può essere? Qual è il suo ruolo? A quale logica serve la sua presenza?

Qui si cercano di sviscerare questi interrogativi e lo si fa attraverso una storia dove in corsivo intervengono gli archetipi del sommelier, voci che servono, secondo l’autore, a fare luce sulla parte più interessante del fare alcunché: il Come.

I fatti così come sono accaduti.
Era un lunedì. O forse era un martedì ma, per la scarsa quantità di gente in giro, complice il brutto tempo, sembrava di certo un lunedì. Intorno alle 22 la sala era vuota. Entra una coppia, entrambi biondi e sulla trentina, forse lei un tantino più giovane.

“Buonasera, benvenuti.”

“Buonasera.” È lui a farsi avanti: “Cerco un primitivo.”

Non era madrelingua ma parlava un ottimo inglese sebbene con un lieve accento teutonico. A tradirlo la sosta sulla terza sillaba di primitivo.

“Cerco l’Es.”

Sono quasi sbottata a ridere al pensiero che, se me l’avesse chiesto in tedesco, il risultato sarebbe stato assolutamente comico.

  • Ich suche es.
  • Was suchen Sie?
  • Ich suche Es!
  • Bitte, konnen Sie langsamer sprechen?
  • E-S.
  • Entschuldigung. Ich weiss es nicht was es ist!

E così via.

Un dialogo così surreale ci è stato gentilmente risparmiato dall’inglese e dalla tecnologia. Ci mostra una foto dal cellulare: cercava l’Es di Gianfranco Fino. La mia risposta secca anticipa di una frazione di secondo una cupa delusione sul suo volto.

“No. Non ce l’abbiamo.”

“Com’è possibile? È tanto che lo cerco.”

Mentre ci parla della sua passione per il vino, dei suoi viaggi, dei suoi assaggi, di come sia rimasto assolutamente affascinato dall’Es, secondo lui il miglior vino del mondo, la mia mente immagina il fervore misto alla follia di uno Schliemann in cerca della Troia dell’Iliade. Per un attimo mi sento sinceramente in colpa di non potergli dare ciò che cerca. Poi rientro in me e con la mia consueta delicatezza, infierisco. (Sono quasi le 22.20, la sala è deserta e sappiamo tutti che una bottiglia di vino dopo cena ti porta via almeno un’oretta.)

Es ist nicht da. Ma se vuole bere lo stesso qualcosa, Le mostro lo scaffale.”

“Per me l’Es è un vino stratosferico.”

“Beh si, ha vinto molti riconoscimenti. Cosa cerca in un vino rosso?”

“Il tannino non mi piace, vorrei sia caldo e robusto.”

Mentre con il bastone mi accingo a pescare qualche bottiglia dallo scaffale, lui estrae il telefono. Gli parlo delle bottiglie ma non sembra ascoltarmi più di tanto, piuttosto, sembra concentrato sul fotografarle.

“No, questo no. Ha solo 3 punti.”

“Questo ne ha ancora meno! Perché mai me lo mostra?”

Comincia a irritarmi, però decido di essere diplomatica e parlare io la sua lingua. E no, stavolta non mi riferisco al tedesco.

Il sommelier mamma: mi riferisco a quelle mamme che sono profondamente stufe e pur di evitare l’ennesimo pianto in pubblico si risolvono a comprare l’ennesimo giocattolo inutile.

“Questo vino ha ricevuto 92/100 dalla critica, di recente l’azienda è stata premiata coi 3 bicchieri per un’altra etichetta.”

Ora ho la sua attenzione. Acconsente di assaggiarlo, poi una volta nel bicchiere esclama:

“Dall’aspetto, dagli archetti e da come si muove nel bicchiere so già che non mi piacerà.

Non sarà mai come l’Es.”

Ora ho un improvvisa realizzazione, un’ illuminazione istantanea di quelle buddhiste: a lui non interessa il vino. Quello che gli interessa è ripetere l’esperienza di piacere che ha avuto dall’Es. Il vino per lui è solo un mezzo.

Il sommelier Kantiano: rispetta l’imperativo categorico. Tratta il vino mai come un mezzo e sempre come un fine.

Tra l’altro avrei potuto risparmiarmi tutte queste riflessioni leggendo la definizione un po’ megalomane dell’Es di Gianfranco Fino, che si rifà al padre della psicanalisi. Insomma alla fine assaggia il vino che gli ho proposto e lo rifiuta, con sdegno. Riesumo per l’ultima volta il mio tedesco scolastico per alzare bandiera bianca con stile.

Über Geschmack kann mann nicht streiten”.

Passo la palla a Matteo che tenta di giocare sul lato meridionale dell’ossessione enologica del nostro ospite proponendogli un Nero d’Avola. Non posso fare a meno di guardarlo con la stessa pena con cui si guarda un agnellino che zampetta felicemente nelle braccia del suo macellaio.

Seconda bottiglia aperta e rimandata al mittente.

Gli facciamo celebrare la sua vittoria con una bollicina e con la promessa di procurargli l’Es il giorno dopo. Lui, preso dalla generosità di chi si sente il vincitore morale, promette di condividerlo con noi.

Quella sera di ritorno a casa il pensiero va Heath Ledger in “il Destino di un cavaliere”.

  • – Sei stato pesato, sei stato misurato e sei stato trovato mancante!

Il giorno dopo falliamo. Ci abbiamo provato ma l’Es non c’è e forse, inconsciamente, siamo un pochino contenti di dargli questa delusione. Sono le 22 ed è tornato. Matteo lo accoglie con un sorriso e gli comunica la brutta notizia. La stessa espressione di delusione, stasera mista ad imbarazzo prende forma di nuovo sul suo volto. Io gli do la pugnalata finale.

“Se vuole bere qualcosa può scegliere un altro vino, ma dovrà farlo da solo.”

Dopo circa 10 minuti che osserva lo scaffale con in telefono alla mano per controllare i vari punteggi, decide improvvisamente che vuole un bianco. Avete presente quando in un film il protagonista è braccato dai suoi inseguitori e scegli di infilarsi in un vicolo cieco? Ecco.

In quel momento osservandolo completamente disarmato di fronte alla miriade di bottiglie, perlopiù sconosciute, stavamo provando un sentimento che solo la lingua tedesca ha reso comunicabile: Schadenfreude ovvero felicità per la sfortuna degli altri.

Il sommelier allibratore: una bottiglia è una scommessa. È una scatola di Schrodinger dove il gatto potrebbe essere carino e coccoloso oppure non esserci già più e aver lasciato solo un po’ di odore di bosso dietro di sé.  

Ma per sua fortuna non era venuto da solo. Seduta al tavolo la sua compagna lo guardava con ansia mista a preoccupazione. Così ho deciso di intervenire.

“Mi scusi, Lei pensa veramente che questi numeri le diranno se il vino in questione le piace o no? Lei pensa veramente che queste valutazioni siano state date da persone che hanno la sua stessa competenza e gli stessi gusti che ha lei?? E anche se avessimo avuto l’Es, lei che di certo lo ha bevuto più volte, può giurare che tutte le volte ha provato lo stesso grado di soddisfazione?”

Il Sommelier-Psicopompo: Se non avete il coraggio di scegliere e vi affidate a lui vi porterà su strade poco battute, vi costringerà ad affrontare le vostre paure (i vini rossi frizzanti) e farà di tutto per consigliarvi qualcosa di problematico (il 90% di voi sentendolo parlare ripiegherà pavidamente su un vermentino).

Insomma alla fine, l’ho tratto d’impaccio dal dilemma della scelta e gli ho stappato la Ribolla gialla 2014 di Damijan Podversic.

La sua compagna era contenta. Era stata sempre al suo fianco anche se resa quasi invisibile dell’ossessione enologica di lui. Le piaceva il colore del vino nel bicchiere e ne trovava il sapore curioso. Sembravano quasi una coppietta felice. Lui un tantino a disagio, a causa della piacevolezza che lei provava per quel vino stranamente dorato che non era l’Es, di quando in quando tornava al cellulare per trovare conforto nei suoi amati punteggi. Poi se ne sono andati salutandoci affabilmente. Lui ha pagato la bottiglia e ha lasciato anche una piccola mancia.

Avevamo vinto o avevamo perso?

Abbiamo brindato alla loro salute e al fatto che anche se non sapevamo was ist Es, di certo la Ribolla stava meglio dentro di noi.

P.s.: Quella sera sul bus mentre tornavo a casa  e riflettevo sull’inconscio, gli archetipi di sommelier e tutta quella serie di sciocchezze che mi impediscono di essere felice mi sono resa conto che invece di consigliargli il Carmignano Piaggia “Il Sasso” 2014 forse avrei dovuto lanciargliene uno.

37 Commenti

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Stefano Cinelli Colombini

circa 3 settimane fa - Link

Racconto delizioso, rende perfettamente l'idea di quanto la vendita del vino dipenda più dalla capacità di "analisi e gestione" del potenziale acquirente che da fattori meramente oggettivi. Complimenti, ha illustrato in modo divertente una grande verità. Ho un'unica perplessità, da vecchio frequentatore di parrocchie: ma "mane, tekel, fares" non era una citazione dalla Bibbia, libro di Daniele?

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Federica Benazizi

circa 3 settimane fa - Link

grazie Stefano. Sono cresciuta negli anni 90 in una famiglia musulmana, quindi da me è arrivata prima la Columbia pictures :)

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Anna

circa 2 settimane fa - Link

Ciao,Federica! Mi sono divertita tantissimo leggendo il tuo racconto! Sono una neo-sommelier e appena posso cerco di fare piu' servizi possibile per ampliare la mia esperienza.Mi piace parlare tantissimo con la gente del vino(ovviamente con umilta' perché molti hanno più conoscenza di me!) e portarli ,se hanno abbastanza flessibilità e curiosita', sulle "strade rocciose"dei vini che non toccerebbero mai per poi vedere che si innesca in loro una curiosità ed una spaccatura che apre le porte dei loro limiti gustativi.Per me e' un piacere più grande!Quel vino può anche non convincerli del tutto ma è un passo in avanti che li ha aperto un mondo nuovo ed ha aggiunto un termine di paragone in più-idem per me! Si vede che fai con passione quel che fai😄! Aspetto altri racconti di "vita quotidiana di una sommelier"! Anna

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Federica Benazizi

circa 2 settimane fa - Link

Brava Anna! Imboccallupo!

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vinogodi

circa 3 settimane fa - Link

... immagino se avesse conosciuto e chiesto l'ES Riserva (veramente stratosferico...)...

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HappyWiners

circa 3 settimane fa - Link

Verissimo. Un capolavoro assoluto.

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Mattia Grazioli

circa 3 settimane fa - Link

Il vino che mi piacerebbe saper fare!

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HappyWiners

circa 3 settimane fa - Link

Bellissimo articolo, raccontato perfettamente. Mi sembra quasi di aver vissuto quella scena con voi.

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Graziano

circa 3 settimane fa - Link

Pezzo molto divertente :) ma è colpa dei vari siti di rating, c'è gente che davvero si limita a leggere i punteggi dati dalla media di tutti gli utenti, senza sapere chi siano e quanto ne capiscano. Stesso discorso per le birre.

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Paolo

circa 2 settimane fa - Link

In effetti hai proprio ragione, Graziano

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Fabio

circa 3 settimane fa - Link

Complimenti Federica, chissà se quella sera siete riusciti nel fine freudiano: "Wo Es war, soll Ich werden" 😉

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Federica Benazizi

circa 3 settimane fa - Link

Chissà! bisognerà aspettare che torni per chiederglielo...

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Marco Prato – il Fummelier®

circa 3 settimane fa - Link

Racconto delizioso, sembrava di essere nel locale. :) Ed l’ipotetico dialogo nato da “ich suche es” davvero divertentemente surreale, e contemporaneamente non solo verosimile, ma pure veritiero. E non poteva non ricordarmi il: - Dove vai? - Al cinema - A vedere cosa? - Quo vadis? - E che vor’ dì? - Dove vai? - Al cinema - A vedere cosa? - Quo vadis? - E che vor’ dì? - ... Da parte mia, per svariati motivi, che su un enoblog preferisco non elencare :-P ...non seguo alcuna guida, classifica, lista di medaglie, bicchieri e quant’altro.

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Luca Amodeo

circa 3 settimane fa - Link

Azzeccato e divertente, brava Federica. Peccato soltanto che il mio tedesco (non "scolastico", ma proprio) inesistente, mi renda pressoché impossibile apprezzare la comicità di qualche passaggio. Mea culpa.

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Eugenio Amato

circa 3 settimane fa - Link

Azz. questo articolo stuzzica la mia coda di paglia. Lo dichiaro senza vergogna: io do molto credito ai punteggi espressi su una media di utenti appassionati abbastanza numerosa (vedi cellartraker). Poi li confronto con il punteggio dei professionisti (winesearch). Faccio la tara. e decido se acquistare una bottiglia o meno. Solo raramente mi fido dell'esperienza del somellier (dipende se i suoi consigli precedenti hanno incontrato il mio gusto). Finora 9 volte su 10 mi son trovato bene. Raramente una media di utenti appassionati da indicazioni sbagliate. Non demonizzerei questo metodo. PS: Una volta mi son basato sui punteggi di intravino e mi sono trovato male :-)

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Antony Bombace

circa 3 settimane fa - Link

Quant'è il residuo zuccherino del primitivo di Manduria es?

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Mattia

circa 3 settimane fa - Link

Simona Natale mi ha detto che è sempre a secco

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Sancho P

circa 3 settimane fa - Link

Non vorrei scrivere una sciocchezza ma a memoria il disciplinare del primitivo di Manduria fissa un tetto al residuo zuccherino di 18 g/l . Non so se l'es sia completamente secco, ma comunque rispetto alle primissime annate , il tono va in quella direzione . Certe volte la dolcezza del frutto viene confusa con l'estratto zuccherino. Capita pure con i migliori cannonau.

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Mattia

circa 3 settimane fa - Link

Tutto vero, i marmellatoni senza acidità sono un po’ in decadenza; affinamenti in legno super tostato e surmaturazioni troppo spinte stanno lasciando il posto ad altri recipienti che preservano maggiormente frutto e freschezza

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Antony Bombace

circa 2 settimane fa - Link

Mi chiedo con questi livelli di alcool come facciano i lieviti a sopravvivere e quindi a continuare a trasformare lo zucchero.

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Mattia

circa 2 settimane fa - Link

Se si lavora bene, con qualche attenzione, fermenta tutto anche con lievito indigeni

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Antonio Tomacelli

circa 2 settimane fa - Link

L’Es non è più doc Manduria da qualche anno

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Sancho P

circa 2 settimane fa - Link

L'ultimo Es uscito con la doc non è il 2014? Forse anche la riserva 2014. L'uscita è recente e le ragioni non sono certo legate al tetto di residuo zuccherino previsto. Ma forse sbaglio io, che non sono un appassionato della tipologia.

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Gianluca R

circa 2 settimane fa - Link

L'ES non segue più la disciplinare del Primitivo di Manduria DOC da qualche anno

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Federica Benazizi

circa 2 settimane fa - Link

Comunque se voi vi trovate bene coi punteggi, io non ho nulla da eccepire. L'importante è che non venite da me e mi chiedete consigli sperando che vi risponda con le stelline o i tre bicchieri o cose del genere. Detto quando farà molto più freddo andrò a cercare l'Es e lo berrò.

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Franco

circa 3 settimane fa - Link

Viceversa l'ossessione del cliente per il tal vino "dovrebbe" essere elegantemente bypassata dal sommelier. Così si evita di sottintendere che il cliente sia un "colione", cosa che indispone all'acquisto qualunque cliente appartenente a qualsivoglia settore. Se hai trovato il coraggio di dire queste parole "“Mi scusi, Lei pensa veramente che questi numeri le diranno se il vino in questione le piace o no? Lei pensa veramente che queste valutazioni siano state date da persone che hanno la sua stessa competenza e gli stessi gusti che ha lei?? E anche se avessimo avuto l’Es, lei che di certo lo ha bevuto più volte, può giurare che tutte le volte ha provato lo stesso grado di soddisfazione?”" mi sarei immaginato immediata levata di tacchi del cliente. Invece ne hai trovati due con sufficiente maturità per restare. Insomma, anche nel mio settore mi capita di scovare quelle che per me sono ovvietà(o castronerie) nei ragionamenti del cliente, ma se voglio vendere, devo assolutamente evitare di fargliele notare palesemente. Morale, al sommelier o aspirante tale, oltre alla pazienza, serve anche estrema sensibilità sul tipo di filtri in uscita dalla propria bocca. Vi sarete accorti di quanto sia delicato "correggere"/"istruire" le persone nella vita reale, evitando incazzature, prese male e alterchi e dovendo quindi sempre scegliere le parole giuste. Servono + "filitri" in uscita in questa professione che "filtri" in entrata. Non scordiamoci che pure i sommelier, al pari dei punteggi delle guide, hanno dei limiti. ""perchè poi il commento mi viene moderato??""

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Federica Benazizi

circa 2 settimane fa - Link

Non mi sembra si sia trattato di uno scontro verbale a suon d'insulti. Lo scontro di opinioni diverse, premettendo che entrambi asseriscono di avere una passione comune "il vino" io lo vedo come un'opportunità di crescita. Il colione di turno continua ad esistere perché noi glielo permettiamo con il nostro modo di fare lecchino e accondiscendente (perché puntiamo solo al soldo). Di clienti di qualità, che ancor prima sono esseri umani di qualità, ce ne sono, sta a noi selezionarli.

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Franco

circa 2 settimane fa - Link

Non vorrei mi fraintendessi, non ho detto che hai insultato nessuno, ho solo chiesto se quelle frasi di tipo "pressante" siano state dette così come sono scritte. Ho anche scritto che hai trovato due(se gli hai detto quelle parole) che hanno mostrato sufficiente maturità. Quindi o quelle frasi gliele hai rigirate in modo carino oppure non le hai dette... Nessun fare lecchino e accondiscendete... ti sarai accorta che "lo scambio" che sia di denaro, di beni e di conoscenze è il motore che muove il mondo e le persone... in queste fasi di scambio/interazione dico solo che nel nostro lavoro(di venditori di qualsivoglia bene) è fondamentale la flessibilità. Attenzione, non significa prostrarsi davanti all'ignoranza, significa cogliere chi hai davanti(come per altro dici nel tuo articolo). Per questo dico che non serve leccare un bel niente, ma prestare molta attenzione più a quello che esce dalla mia bocca, piuttosto che ciò che esce dalla bocca del cliente. Poi se c'è l'opportunità di trasferire qualche conoscenza nel modo più carino possibile, ben venga. Resta il fatto che sia un'attività molto delicata da praticare(non facile adattarsi alla sensibilità altrui, non c'è uno standard e lo sai bene). Tu vendi e prima delle emozioni e dei racconti(che sono la parte più bella, non fraintendermi) devi far girare i conti nel verso giusto -lo so è triste, funziona così però- quindi spesso i clienti non te li scegli(o non hai tempo e risorse per farlo) se vuoi mangiare ;) Poi c'è anche chi, ha lavorato per 40 anni e può benissimo permettersi di scegliersi il cliente e comportarsi come crede con esso perchè ormai... le sue battaglie le ha già combattute. Per carità c'è anche chi si può permettere di selezionarlo il cliente, sempre a patto che la calcolatrice ti restituisca risultati positivi. Sono quindi d'accordo col tuo principio di selezione, ma lo vedo impraticabile. Perchè? Sempre lui, il soldo

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Franco

circa 2 settimane fa - Link

Continuo comunque a pensare che il sommelier abbia lo stesso limite della guida; anzi la guida a differenza del singolo è almeno frutto di una pluralità di intenti e di palati.. è una media. Dal punto di vista di una mente tarata sul metodo scientifico... non si avrebbero dubbi su cosa scegliere. Dal punto di vista di una mente un po' più irrazionale : massì dai, questo sommelier ha ragione, mi sorride sempre :) Mi interessava anche sviscerare questo punto dato che uno dei problemi del cliente è stato il punteggio attribuito sull'app a paragone con il consiglio di un sommelier.

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Federica Benazizi

circa 2 settimane fa - Link

Su flessibilità e sensibilità verso il cliente mi trovi d'accordo :) sulla possibilità di selezionare un po' meno. Quello che manca alle guide è la parte interattiva. Non ci sono intelligenze artificiali che possano superare l'apprendimento umano e anche se ci fossero credo che il nostro rapporto con loro sarebbe un tantino falsato. Mi scuso se ho risposto un po' piccata. Sono convinta che i risultati positivi nel proprio lavoro (quelli duraturi) non possano prescindere da una tensione verso una maggiore fedeltà possibile a se stessi e alle proprie idee. #less filters ;)

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Franco

circa 2 settimane fa - Link

D'accordo Federica, la tensione verso fedeltà a se stessi x risultati positivi nel lungo termine... nel breve, ma qui forse sbaglio perchè prendo ad esempio una situazione personale, occorre procedere x #sink or swim. E grazie al cappero che nel lungo periodo devo cercare di portare i clienti ad adeguarsi al mio standard o in altri termini al mio modo di lavorare e alla mie idee! Nel breve periodo, ripeto, bisogna essere molto bravi e fortunati x correre il rischio di non guadagnare. Facile a parole e con i soldi degli altri. Meno facile quando soldi e braccia sono i tuoi. La teoria fintanto che non è applicata è esteticamente molto rassicurante. Questo turbinio di periodetti per dire che la morale conclusiva del less filters, la condivido in toto. Infatti, a parte la frase diretta di cui ti chiedevo conto se l'avessi veramente detta o no, hai seguito il tipo adattandoti e cercando di capire cosa volesse e aggiungerei, con estrema flessibilità. Questo non liquida però le contingenze con cui l'essere umano deve fare i conti tutti i giorni... fra le altre, spese di gestione and so on. ------------------------------------------------------- Non ti seguo su ciò che manca alle guide.. l'interattività mi sembra un fattore, sono consultabili per punteggio, per zona, per vitigno. Ci può stare che una mente estremamente razionale consideri + la guida che il singolo e ci sta anche viceversa. La guida (non voglio estendere il discorso all'ia) è comunque scritta da una o più persone, non da macchine pensanti.

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Marcello Sensi

circa 3 settimane fa - Link

Bravo Eugenio! Io seguo il tuo stesso metodo e quando il giudizio degli appassionati collima con quello dei critici, beh, non si corre il rischio di andare incontro a delusioni di sorta! Faccio altresi' presente che su Cellartracker si trovano anche i commenti di persone totalmente a digiuno di questioni enologiche. Ebbene, costoro sono spesso i piu' affidabili, proprio perché immuni da qualsivoglia tipo di sudditanza psicologica nei confronti di etichette di grande prestigio. Si shakera il tutto e.... voila', il gioco e' fatto!

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Eugenio Amato

circa 3 settimane fa - Link

Vero è che su cellartraker prevale un gusto molto Americano. Infatti si osannano i vini di bordeaux , che se pur buonissimi dopo un po' sono tutti uguali), e si vedono commenti e punteggi troppo tiepidi sui vini della borgogna. Mi son fatto l'idea che gli americani comprendano poco i vini della borgogna (ovviamente sto generalizzando molto). Cercano sempre vini carichi, pieni di tannini opulenti, a discapito della finezza e dell'eleganza. Forse però è solo una mia impressione.

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Franc

circa 3 settimane fa - Link

Scusate x l'insistenza. Avrei pubblicato un commento, potreste trovarvi un duplicato. Prima questi commenti erano in moderazione, ora non lo sono più. É possibile che ogni volta che commento su intravino subisca una moderazione(che sorridendo in precedenza chiamavo con leggerezza "censura") di cui non si conoscono le tempistiche? É un sistema automatico questo della moderazione o lo fate messaggio per messaggio? Capite che diventa difficile tentare di interagire con l'autore o i lettori se per veder pubblicato il commento bisogna ricontrollare plurime volte se sia "uscito" o no dalla moderazione; bisogna inoltre tenersi i commenti in moderazione "copiati" su word o altro supporto poichè nel caso in cui vengano "moderati"/"eliminati" bisogna poi riscriverli; se il commento viene poi pubblicato a distanza di ore o giorni, chi risponde più? Grazie per il chiarimento. Un abbraccio affettuoso intravinici

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Francesca Pigozzi

circa 3 settimane fa - Link

Federica Benazizi Leggendoti mi sembrava di stare in enoteca... in un angolo col mio bicchiere di vino e la bottiglia già acquistata per un assaggio speciale in buona compagnia ... Sono abbastanza estroversa e talvolta anche inopportuna ma questa volta son rimasta li ad osservare in silenzio tutta la scena. Rivivendo decine di volte momenti di quotidiano lavoro sopratutto in "alta stagione". In fondo il cliente non cercava altro che "ripetere quell'incontro speciale" col suo vino del cuore. A noi talvolta resta solo la tristezza di non averlo fatto felice e di vederlo andare via a mani vuote. La nostra tristezza, non la sua!

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Orion

circa 3 settimane fa - Link

Era dai tempi in cui leggevo “Il giocatore” di Dostoevskij che non trovavo cosi tante citazioni tedesche in un testo altrimenti totalmente tradotto all’italiano. Peccato che li c’era l’appendice che aiutava, qui neanche quello. Peccato la piccola pecca che inficia la scorrevolezza della lettura. Ricorda certi vini che si perdono sul più bello...

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il farmacista goloso

circa 3 settimane fa - Link

Quante balle, è da mò che hanno inventato Google Translate, caro Orion, se questo le crea così tanti patemi. Ma è proprio nelle citazioni tedesche il sapore surreale del pezzo, che è bene gustare in originale (se possibile).

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