L’eredità di Citrico: Brunate le Coste e Cannubi San Lorenzo Ravera 1995-2015

L’eredità di Citrico: Brunate le Coste e Cannubi San Lorenzo Ravera 1995-2015

di Andrea Gori

Le ricette di Beppe Rinaldi sono ormai consegnate alla storia della nostra enologia ma i suoi vini hanno lasciato tracce indelebili nel Barolo e nella mente e bocca di degustatori, enologi e vignaioli di tutto il mondo. Dai suoi 3,8 ettari a Barolo tra i comuni di Barolo e Novello, Beppe ci ha sempre insegnato la via dell’assemblaggio, il carattere e la piacevolezza dei millesimi che nascevano dai contrasti con la spesso scontrosa acidità di Le Coste stemperata dalla morbidezza più accentuata di Brunate, mentre nell’altra etichetta storica Cannubi San Lorenzo, era questo ad offrire morbidezza e avvolgenza e Ravera a fare il contraltare “cattivo”.

Mappando Ravera (siamo a Novello) possiamo dire sommariamente che si tratta di terreno di origine tortoniana principalmente composto da marne di Sant’Agata fossili in prevalenza laminate, un tipico suolo alcalino con buona capacità di ritenzione idrica, calcareo e argilloso che ha cominciato a dare il meglio negli ultimi anni, mentre prima aveva qualche problema di maturazione nelle annate meno calde e comunque spesso responsabile di vini acidi e scontrosi in gioventù, molto piemontesi e arcigni.  Cannubi San Lorenzo è invece una delle cinque sottozone attorno a Cannubi e conta solo 2,5 ettari (Ceretto è uno dei produttori più famosi che qui opera). L’ esposizione è Est/Sud-Est e siamo oltre i 315 metri sul livello del mare, la matrice del sottosuolo è sabbiosa (anche qui marne di S.Agata fossili), i vini sono più ricchi e rotondi con una complessità che si manifesta anche in età precoce nei vini rispetto in altre zone. Brunate è forse la più famosa espressione dei vini di Rinaldi (non a caso oggi uno dei due Barolo è “Brunate” con solo un 15% di Le Coste) e di certo è la vigna più famosa e celebre di La Morra (e anche tra le più estese, quasi 28 ettari con parziale prosecuzione nel comune di Barolo), esposizione Sud/Sud-Est ma le quote variano tra i 230 mt ai 400 mt. Il sottosuolo è tortoniano con marne di S. Agata fossili ma anche sabbie, e il loro carattere appena più accomodante è sempre stato un ottimo contraltare per Le Coste, più calcareo.

La verticale accoppiata da Paolo Miano a Golden View di Firenze con affaccio Ponte Vecchio, ci guida tra tre decenni in cui il clima cambia radicalmente e soprattutto in cui il Barolo, da vino per pochi appassionati diventa vino di lusso per ricchi e appassionati hard core disposti a spendere per apprezzarne tutte le sfumature. Da questo punto di vista il comportamento di Casa Rinaldi è sempre stato inappuntabile con un profondo rispetto per le tasche e le possibilità economiche dei suoi estimatori che non si sono mai dovuti svenare per acquistarne i vini. La speculazione in seguito alla dipartita di Beppe ha portato i vini a quotazioni molto elevate ma per una volta non sono certo da imputare all’azienda quanto ai venditori commercianti e speculatori.

1995 Brunate Le Coste
Colore piuttosto spento ma naso affascinante e sontuoso, con rimandi ad una larga gamma di note di frutta sotto spirito, spezie orientaleggianti, musk, sandalo, liquirizia, olive tostate, sacrestia. Sorso largo e maturo con frutto in confettura di sottobosco, senape  e tartufo, l’acidità è lieve, molto vaporosa e il tannino sottile ed elegante ma anche con poco mordente e tensione. 88

1996 Cannubi San Lorenzo Ravera
Spicca per la sua acidità mentolata, nonchè per il bellissimo colore acceso, un vino sottile ma forzuto in pieno stile dell’annata che altrove deve ancora finire di mostrare le sue qualità (che, invero, molti mettono in dubbio). Questo Cannubi Ravera è in una forma esile e soave ma la piccantezza è ben presente, la sua forza sottile seduce ed emerge alla lunga, guizzando agile nel palato e restituendo aromi belli di lamponi, fragole e guizzi di zenzero. Tannino pulsante e vitale con tracce verdi che si rivelano preziosa energia alla beva. 93

1998 Brunate Le Coste
Colore e tono iniziale molto dismesso, note al naso di arancio maturo e tabacco corredati da tamarindo, poi vira presto su note scure di senape e tartufo. Molto leggero e soffice, sottile, lungo e saporito ma un poco svanito nel complesso, con tensione assente nonostante gli aromi molto compiuti e complessi. 87

1998 Cannubi San Lorenzo Ravera
Pare saltar fuori dal bicchiere per il colore vivissimo e porpora, le note di ribes rosso e nero, il cassis, il mallo di noce e le mandorle, poi note di pepe e sale, frutto rosso, lampone e fragola polpose ma anche mela carnosa. In bocca forse la lunghezza non è esaltante ma dispensa classe e luminosità, offrendo nell’ingresso in bocca un volume sensazionale come una milf formosa in gran spolvero. Grandioso vino in un momento di gloria. 95

1999 Cannubi San Lorenzo Ravera Riserva
Annata che ci ha abituato a sorprese e che si dimostra la bottiglia della serata con poche discussioni. E’ un vino elegantissimo e armonico, emozionante e diretto tra note vivide di lamponi e mirtillo, incenso, liquirizia, rosa damasco e menta, humus e fungo leggero, tartufo e sandalo. In bocca è un vino piacevole con sottobosco spinto ma di un frutto polposo favoloso e intenso, cui il tannino dona una tensione speciale e ancora non del tutto risolta. Magico e a tratti straniante, bottiglia splendida. 97

2001 Cannubi San Lorenzo Ravera
Note iniziali di humus e peperoncino più sottobosco fruttato che prelude, insieme a tocchi balsamici, ad una bocca con agrumi senape, zenzero e amarene, corredate da note fumè e sensazioni incalzanti un po’ irrisolte. In bocca resta un po’ sgarrupato e scostante con qualche sbuffo alcolico, regala belle sensazioni ma senza l’eleganza dei migliori millesimi, apparendo un po’ appagato e posato. 92

2004 Brunate Le Coste
Colpo di reni e tensione solare con note di lamponi, fragole e pomodoro confit in una tensione sapida palatale con tocco rugoso per via dell’acidità guizzante e nervosa che piacerà tantissimo agli appassionati rinaldiani; poi prosegue con frutto solido e un finale lungo di frutta nera e rossa, tabacco, incenso e rosa damascata. Il tannino è piacevolmente piemontese ma non lascia nessun dettaglio al caso. 94

2005 Brunate Le Coste
Naso complesso e affascinante, molto femminile, note che vanno a definire un panorama ampio dolce, perfettino e distinto. Sorso elegante, profondo, sapido e ferroso in cui emergono mallo di noce, mandorle e amarene. Bocca dal tannino che emoziona e tiene banco a lungo nel palato. 93

2006 Brunate Le Coste
Naso dolce ma ben contrastato tra amarene, liquirizia, ematico e muschio. Sorso teso, nervoso e maschile, spezie, pepe salsedine, cayenne e amarena succosa rigida e saporita. Tannino sferzante e acceso, lunghezza enorme e bergamotto con sandalo e vena dark affascinante, persistente nel suo carattere ombroso e irresistibile. 94

2006 Cannubi San Lorenzo Ravera
Naso di una dolcezza struggente ma anche sapidità e floreale di rosa e violetta, note di  bergamotto e fragole in confettura. Splendido e saporito il primo sorso che poi si completa con lunghezza e stile più accomodante di Brunate, ma con un registro più completo e saporito, giovanile e solare che riempie e il cuore di allegria seducendo e schiaffeggiando in un susseguirsi di emozioni contrastanti. 95

2015 Brunate ( + Le Coste)
Salto nel tempo per assaggiarli in gioventù e con assemblaggi aggiornati con i nuovi dettami MGA. Questo Brunate (che ha un 15% di Le Coste) è bellissimo e invitante tra agrumi, mandarino, arancio rosso, pepe nero e lamponi. Stuzzicante e curiosa dolcezza, po talco, menta, ciliegia, violetta, cipria e carattere comunicativo aperto ed energico. Tannino croccante, saporito e mentolato, sandalo, liquirizia, ribes rugoso quanto basta con prospettiva simile alle migliori annate di questo cru. 97

2015 Tre Tine (Cannubi San Lorenzo + Ravera)
Toni accesi e accaniti in un naso esplosivo di frutto rosso, incenso, more, lamponi, zenzero, bergamotto, arancio e talco. Bocca sferzante bellissima, lunga ampia con rimandi stratificati fitti e carnosi e una prospettiva di grandiosità ineluttabile. 95

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

1 Commento

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Rialtoinalto

circa 7 mesi fa - Link

Beppe..what else??

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