Leggi le mie labbra: “Il vino naturale è una cazzata”

di Alessandro Morichetti

Di solito arriva a discussione iniziata, quando gli animi si accendono. È il commento, più o meno argomentato, sul genere: “il vino naturale non esiste. L’aceto è naturale. L’uva nasce per altri scopi, la tecnica dell’innesto è intrinsecamente innaturale e i sistemi di allevamento hanno ben poco a che fare col naturale corso delle cose”. Stavolta è toccato al commentatore Franco Pallini esporre la tesi di chi storce il naso quanto sente parlare di “vino naturale”. Non da agricoltura biologica o biodinamica, lì ci sono dei protocolli a stabilire chi è dentro e chi fuori. A lasciarmi perplesso è la chiusura dell’intervento: “Forse varrebbe la pena trovare una locuzione più chiara non so, vino ecosostenibile, rispettoso dell’ambiente o robe del genere”. Mi domando: la questione è formale o sostanziale, terminologica, concettuale o tutte e due?

E questo è niente, basta leggere il prof. Mario Fregoni, un maestro della viticoltura in Italia, intercettato da Gian Luca Mazzella: lieviti selezionati in vigna dal produttore, lieviti selezionati tout court e finanche lieviti Ogm sono adatti alla produzione di vini naturali. La chiosa finale non mi è chiarissima ma vado a senso:

è da ritenersi innaturale tutto ciò che è impertinente ed estraneo alla composizione primaria dell’uva, al profilo unico dell’ecosistema viticolo. Ma sarebbe più opportuno considerare la questione diversamente, cioè ponendo in risalto le pratiche ammissibili nella vinificazione e viticoltura di qualità.

Fiumi di parole, fiere, contadini critici, agricolture sensibili al rispetto degli ecosistemi e sperimentazioni di ogni genere (no rame e zolfo in vigna, no solforosa in vinificazione, no addizioni di qualsiasi tipo ai mosti) per poi trovarsi punto a capo con un pugno di mosche in mano e nessuna certezza? Rispetto ai vini c.d. naturali, il prof. Dario Bressanini, scienziato col pallino della cucina, si chiede: “sarebbe interessante sapere come, in una degustazione alla cieca, questi vini si comportano rispetto agli altri”. Dipende. Alcuni sono buonissimi, altri imperfetti e scomposti, molti galleggiano nel limbo. Un vino non è buono o cattivo in sé in quanto naturale. Certo è che i “naturali” buoni sono davvero straordinari e per qualcuno hanno un dippiù. Diciamola tutta: fare nomi è difficile perché tra specificazioni, distinguo e “talebanismi” vari (per dirla con Massimo Billetto, relatore di punta dell’Associazione Italiana Sommelier) risulta ostico numerare un insieme ancora definito in maniera approssimativa.

Termometro significativo della diversità di vedute è l’etichetta delle bottiglie. Si sveglia un Alessandro Dettori a caso e dice: io faccio il vino con uva e zolfo, senza lieviti aggiunti, enzimi e altri coadiuvanti. Fuoco e fiamme: bravo, presuntuoso, mercenario, encomiabile, gliene dicono di tutti i colori. Si alza un altro, il Gabrio Bini della situazione, e mette giù dati analitici, prodotti aggiunti e processi: etichetta “bella e utile” o “enofolcloristica“? Nel mucchio, non mancano considerazioni apparentemente light ma in realtà rocciose come una testa di sardo: “Non esistono vini naturali e vini non-naturali. Ci sono i vini da una parte e le bevande alcoliche a base d’uva dall’altra”. Sottotitolo: il rapporto è 1 a 1.000, se va bene.

La conclusione è una pervasiva assenza di accordo e sul termine da utilizzare (vino naturale, vino-e-basta, vino ecosostenibile, vino biologico – nel caso di accurata regolamentazione della vinificazione bio – ecc ecc) e sulla definizione dello stesso. Nel dubbio, torno sempre con piacere alle parole di Giovanni Bietti – autore del volume “Vini naturali d’Italia” –  che una mappatura del vino naturale l’ha tentata, conscio della difficoltà ma fiducioso di vedere giusto affidandosi a criteri quali artigianalità della produzione, salute del vigneto, rispetto dell’uva in cantina, digeribilità e valore gastronomico ma anche necessità di “andare incontro al vino”, nel senso di “vincere il pregiudizio verso la non-correttezza enologica”. Criteri talvolta più filosofici che scientifici ma di certo discriminanti, chiari e ottima chiave di lettura critica dello scenario naturale. Tante le questioni, pochi i punti fermi. Di certo, io con l’enologo per cui l’uva di partenza conta poco nella realizzazione del vino finito non voglio avere nulla a che fare. Tantomeno con quello che dice il contrario ma poi si comporta allo stesso modo. Io parto da qui.

[Foto: Flickr/purplemattfish]

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

72 Commenti

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

Lancio una provocazione: ha senso continuare a fare distinzioni fra vini naturali e non? Ma allargando di poco l'osservazione: ha senso fare distinzione fra vini Biologici, Biodinamici, Naturali e il resto del mondo? Insomma, tanto per citare un nomignolo a caso, il Domaine ROMANEE-CONTI (mica spiccioli) è un biodinamico ante-litteram. C'è qualcuno che DAVVERO si prende la briga di preoccuparsene prima di berlo? (sempre se se lo può permettere - io non può). Io credo che la palla debba ritornare a centrocampo e ripartire con un approccio differente: vini buoni, vini non buoni.

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Fabio Cagnetti

circa 9 anni fa - Link

DRC è biodinamico in vigna, ma in cantina, ad esempio, in molte annate effettua zuccheraggio; Oltralpe, del resto, si pone l'accento quasi esclusivamente sulle pratiche in vigna (con la biodinamica che è affar vecchio di decenni e non moda di dieci minuti fa) lasciando più o meno carta bianca in cantina; c'è solo un ristrettissimo manipolo di produttori "talebani" che niente aggiungono (solforosa compresa) e niente tolgono al vino, un esempio chiarissimo è Robinot. Del resto, c'è consenso su quali trattamenti siano da considerarsi "naturali" in vigna (certificazione Demeter o criteri più restrittivi), mentre manca un accordo per le pratiche di cantina, anche se appare ovvio che rotomaceratori, osmosi inversa, aggiunta di Mosto Concentrato Rettificato (MCR), acidificazione, lieviti aromatizzanti e trucioli non possano essere compatibili con un vino che sia essenza della terra che l'ha generato e del vignaiolo che l'ha allevato. Sui lieviti selezionati non aromatizzanti c'è meno accordo, ma personalmente trovo che siano totalmente incompatibili con la c.d. enologia naturale, anche se non con quella "convenzionale" ma volta alla produzione di vini di qualità (così come l'osmosi inversa, ad esempio). L'approccio "vini buoni/vini non buoni" è da rigettare in toto, in quanto azzera completamente il concetto di territorio. Davvero, Francesco, non ti interessa se il vino buono che assaggi lo è perché i suoi raffinati ed eleganti aromi sono espressione non del territorio ma dei lieviti aromatizzanti, magari è stato affinato con i trucioli, sottoposto a osmosi inversa, addizionato di MCR, in vigna sono stati usati pesticidi, diserbanti e antibiotici (questi ultimi vietati in Italia ma permessi altrove) di cui permangono tracce nel vino, e il contenuto di solforosa, su un vino rosso, è di 160 mg/l? Se la risposta è sì, è un atteggiamento che posso accettare dal consumatore finale (il mio motto come pusher di vino è, o dovrebbe essere, "give people what they want in lethal doses"), ma non da un addetto ai lavori. E bada, gli enologi industriali sono veramente dei fenomeni, e lo sarebbero ancora di più se si togliessero loro un paio di paletti legislativi... sono in grado di imitare, più o meno grossolanamente, qualsiasi vino di qualità e ricrearlo partendo da basi mediocri e anonime.

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Les Caves de Pyrene

circa 9 anni fa - Link

Personalmente concordo in pieno con quanto detto da Francesco... L'unica grande divisione dovrebbe essere tra vini buoni e vini cattivi... Io credo che un vino "naturale" , per essere grande , debba dimostrare la sua superiorità attraverso la finezza , l' eleganza ,la bevibiltà e la digeribilità. Se usi 160 mg/l di solforosa un vino non riesci a berlo. Se usi il concentratore il vino è pesantissimo e con dei sentori vegetali veramente marcanti. Bisognerebbe attivare naso , palato e pancia quando si degusta un vino. Tutte il resto , a mio parere , è fuffa!

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

"sono in grado di imitare, più o meno grossolanamente"... scusa na tu non sai distinguere un'imitazione più o meno grossolana da un allure sensoriale con una tracciabilità precisa? Se la risposta è affermativa ti consiglio di esercitarti un po' di più nella tecnica della degustazione

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Fabio Cagnetti

circa 9 anni fa - Link

Non è semplice come vorresti far intendere, e soprattutto oggi una soverchiante maggioranza dei degustatori non sa più quali sentori secondari sono territoriali e quali tecnologici. Se si esclude un ristretto pinnacolo di vini di fascia altissima e di paradigmatica armonia, in una degustazione coperta anche un degustatore esperto può e deve porsi delle domande, anche se in realtà, all'atto pratico, simili degustazioni vanno generalmente ad annegarsi nello sconforto dovuto all'eccessiva artificiosità di una larga maggioranza dei vini, con risultati più o meno tragici a seconda della denominazione in esame. A volte, peraltro, mi capita di commettere l'errore opposto, come mi succede sempre con il Bricco Boschis (il base) di Cavallotto il cui sentore di fragolina stupida© viene da me invariabilmente attribuito, alla cieca, ai lieviti selezionati e il vino in questione bollato come modernista e artefatto, salvo rapido dietrofront post-scopertura. Senza contare che ci sono un po' di sostanze inodori, incolori e insapori che, se devo scegliere, preferisco non avere nel vino: i residui dei pesticidi, per esempio.

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bacillus

circa 9 anni fa - Link

Fabio Cagnetti, non voglio fare polemica, voglio solo capire. Essendo inodori, insapori, incolori i residui di pesticidi non condizionano la "qualità" organolettica del prodotto. Per quale motivo, dunque, vorrebbe "non averli"? (per l'accezione comune sembrerebbe una domanda scema, ma infatti io lo sono... :-) ) Seriamente: una valutazione oggettiva sulle qualità di un vino è giusto sia condizionata - pesantemente - da un "contorno" che di fatto, nel momento della degustazione, non influenza affatto la sua espressività? E quindi, all'opposto, è giusto che un certo "contorno" finisca per far passare come eccellenti prodotti che non lo sono affatto?

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

Quando mai degustare è semplice? Mi sono rivolto a te come a un professionista per cui da te pretendo, in linea teorica, la capacità di discernimento tra una copia traballante e un originale. Degustare è un'attività divertente solo per il cliente finale che una volta ogni tanto si sbevazza una 20 di vini torna a casa lesso e fa il figo con gli amici quando gli è passata la ciucca. Per chi lo fa di mestiere è un'attività noiosa e spiacevole. Affrontiamo ora una altro nodo gordiano: il prezzo: essendo l'argomento il gusto i vini naturali davvero notevoli costano quindi, per forza di cose si confrontano proprio con quel "ristretto pinnacolo di vini di fascia altissima e di paradigmatica armonia" (che, poi, proprio così ristretto non è) e spesso, gustativamente parlando, prendono schiaffoni. Chiudo e rilancio: sei proprio sicuro che i precursori aromatici dei vini naturali siano legati al terroir??? Prova a farti servire alla cieca un Tuderi di Dettori e un Munjibel di Cornelissen... per tacer dei bianchi che con una volatile spesso alta e un sentore di lievito non esausto sembrano fatti in serie p.s. se vuoi farti due risate prendi una vernaccia di oristano di sella & Mosca e versala dentro una boccia di Pico di Maule e senti quanti drogati di "naturalismo" ne decantano le doti ignorando che stanno bevendo il vino di un produttore che popola gli scaffali di mezzo mondo ;-)

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Fabio Cagnetti

circa 9 anni fa - Link

@bacillus: vorrei non averli perché non sono certo della loro non nocività per la salute e perché testimoniano una viticoltura lontana dal concetto di rispetto dell'ambiente e di territorio che io ho, e che per me rappresenta un valore intangibile e superiore a zero in un vino, anche se organoletticamente non percepibile. Per lo stesso principio sono disposto a pagare un sovraprezzo per un qualsiasi prodotto realizzato utilizzando energie alternative, o per un capo di abbigliamento utilizzato senza sfruttare il lavoro minorile. Riguardo il secondo punto, un vino "naturale" non è intrinsecamente migliore (parlando di punteggi) di uno convenzionale, ma a parità di punteggio ha per me un valore aggiunto, sia per i concetti sopra espressi, sia perché è innegabilmente più difficile fare viticoltura di qualità a determinate condizioni, e ciò rende più pregevole e pregiato un vino eccellente ottenuto con pratiche rispettose dell'ambiente e del territorio. Territorio che, inoltre, nei migliori vini naturali si esprime a mio parere con una franchezza e un impatto organolettico non riscontrabile nel migliore dei vini convenzionali. Se lo spazio dei commenti permettesse una tabella a doppia entrata la disegnerei, ma riassumendo: - un vino mediocre, convenzionale o naturale che sia, è da rigettare; - un vino convenzionale eccellente è da apprezzare; - un vino naturale eccellente è da apprezzare di più, sia in quanto ultima espressione di territorio sia in quanto prodotto di una viticoltura in armonia con l'ambiente.

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Fabio Cagnetti

circa 9 anni fa - Link

@Fabbretti: per quanto mi riguarda, i migliori vini naturali non hanno un rapporto q/p peggiore di quello dei migliori vini convenzionali. In un'orizzontale di Merlot in purezza italiani, Radikon (per me il migliore della categoria in quasi tutte le annate) e il Rujno di Gravner non temono alcuni dei toscani, e personalmente hanno uno stile che prediligo, senza contare che sento più territorio in un Merlot del Collio, dove quel vitigno fu introdotto da Maria Antonietta d'Austria, che in uno della costa toscana, dove salvo rare eccezioni si tratta di un'uva pienamente alloctona e acclimatata fino a un certo punto. Se poi li facciamo invecchiare una decina d'anni, i friulani mostrano di avere tutto un altro passo e solo qualche vecchio Apparita li pareggia in equilibrio e finezza. Altro esempio: all'ultimo Nebbiolo Prima (degustazione alla cieca, quindi), il mio miglior Barolo 2006 è stato il Brunate Le Coste di Beppe Rinaldi, e il mio miglior Barolo Riserva 2004 il San Giuseppe di Cavallotto. Certo, mancava la Santissima Trinità Conterno-Giacosa-M.Mascarello, ma si tratta comunque di un risultato significativo. Dettori e Cornelissen? Per me sono le espressioni più elevate dei loro rispettivi territori: il Dettori Bianco 2006 è uno dei migliori Vermentino mai usciti dalla Sardegna (e assaggia oggi Tuderi 2003: c'è da divertirsi, potresti prenderlo per un Valtellina!) e le ultime uscite di Cornelissen sono espressione purissima e noncompromissoria dell'Etna, che possono non piacere, è vero, ma per eccesso di carattere e non a causa di difetti. Non spenderò una parola, al contrario, in difesa di chi produce vini naturali palesemente difettati o comunque mediocri: la strada per l'Inferno è lastricata di buone intenzioni. Anche se il numero di vignaioli, Dio benedica Darwin, che faccio rientrare in questa categoria è oggi assai inferiore rispetto a cinque anni fa.

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bacillus

circa 9 anni fa - Link

Grazie per l'attenzione, Fabio. Non posso che concordare sull'importanza del contenuto "culturale" di un vino. Dico una banalità: io stesso, come tantissimi altri produttori, quando produco le mie nullità enoiche mi faccio partecipe come protagonista di questa fondamentale esigenza. Niente di nuovo. Tuttavia la mia idea di "armonia con la natura" è diversa dalla sua. Ultima domanda. Se venisse a conoscenza nel dettaglio di un quadro di gestione della vite e di produzione del vino diverso da quelli che conosce attualmente e che possono garantire in termini ambientali maggiore sostenibilità, sarebbe disposto a cambiare idea? Oppure pensa che situazioni del genere non esistano?

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Fabio Cagnetti

circa 9 anni fa - Link

@bacillus: la maggiore sostenibilità è un elemento, per me, comunque positivo a parità di tutti gli altri fattori, e non sono certo un talebano del vino, pur avendo una visione della viticoltura e dell'enologia nettamente orientata verso un vino territoriale, a scapito dei "vini dell'enologo". Per cui nella situazione prospettata la mia priorità sarebbe informarmi, sporcarmi le scarpe di terra, degustare e capire, e solo in un secondo momento giudicare.

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bacillus

circa 9 anni fa - Link

@Fabio Perfetto. Mi basta, grazie. Mi permetto di esprimerle i miei sinceri complimenti.

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

-i migliori vini naturali non hanno un rapporto q/p peggiore di quello dei migliori vini convenzionali concordo... quindi è proprio con quelli che si vanno a confrontare -sento più territorio in un Merlot del Collio, dove quel vitigno fu introdotto da Maria Antonietta d’Austria, che in uno della costa toscana, dove salvo rare eccezioni si tratta di un’uva pienamente alloctona e acclimatata fino a un certo punto... 1300, orto botanico mediceo, merlot censito e utilizzato per farne vino -Sotto la santissima Trinità Conterno-Giacosa-Gaja a mio avviso ci sono (alla serata barolo in premier organizzata a Roma dall'AIS) Vietti, Chiarlo, Parusso, Alessandria (Gianfranco) e Veglio.... menzione a parte per Parusso Bussia 2004 che forse è risultato il migliore della serata -Dettori e Cornelissen per me sono le espressioni più elevate dei loro rispettivi territori ... per me sono le più esasperate (pur restanto tanto, ma tanto buone). Lavorando sia Cornelissen che Marc de Grazia non ho problemi a prediligere il secondo. assaggia oggi Tuderi 2003: c’è da divertirsi, potresti prenderlo per un Valtellina! ... e l'espressione di territorio (a meno che Sorso e Sennori siano state trapiantate nottetempo in lommbardia...)? PEr me tutto parte dall'esame organolettico, mi sembra che per te ci sia uns precondizione che finisce per motivare in anticipo una predisposizione d'animo positiva o negativa nei confronti di questo o quel vino p.s. fra un vino da 88 punti naturale e un 91 punti ottenuto con lievi interventi di cantina che non ne distorcano il senso gustativo dell'uva e del terrori chi preferisci?

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Fabio Cagnetti

circa 9 anni fa - Link

"1300, orto botanico mediceo, merlot censito e utilizzato per farne vino " quindi se un papa del 1300 ha piantato del Riesling in un orto botanico utilizzandolo per farne vino per sè e per qualche cardinale possiamo dire che nel Lazio il Riesling è un vitigno autoctono presente da sette secoli? Suvvia, l'ampelologia è una cosa seria. Alla degustazione di Barolo 2006 dell'AIS non c'ero, ero ad Alba ed ero al Marriott, comunque parlando solo di Barolo per quanto mi riguarda Rinaldi è senza dubbio uno dei dieci produttori che prediligo, e Teresa Mascarello e Cavallotto certamente tra i primi venti. Strepitose, sui 2006, le performance di Fenocchio e (nonostante i suoi vini abbiano il difetto di assomigliarsi tutti risultando poco distinguibili, alla cieca, l'uno dall'altro) Schiavenza. Insomma, mi sembra chiaro che solo Conterno e Giacosa ci mettono d'accordo. Su un vino privo di difetti, a mio avviso un'espressione di terroir non può essere "esasperata", semmai "pura". Marc De Grazia sta facendo cose egregie sull'Etna sia per quanto riguarda i vini sia per quanto riguarda la cultura del territorio, il Prephylloxera (che costa quasi quanto il Magma) e il Guardiola sono due espressioni indubbiamente territoriali e di grande finezza, fatti con in mente un modello stilistico, quello borgognone, che evidentemente ben si addice al territorio dell'Etna; ma se cerco la più pura espressione di quel terroir vado su Cornelissen, su vini più ostici, meno "addomesticati", certo meno eleganti, ma che per me sono la summa di quel territorio. E comunque entrambi i produttori sono ben rappresentati nella mia cantina. Quella del Tuderi 2003 è una provocazione, ti è capitato di assaggiarlo di recente? "PEr me tutto parte dall’esame organolettico, mi sembra che per te ci sia uns precondizione che finisce per motivare in anticipo una predisposizione d’animo positiva o negativa nei confronti di questo o quel vino" in una cieca? Quella che tu chiami "precondizione" io lo chiamo gusto ed esperienza, insomma so cosa cerco in un vino di un determinato territorio e sì, se un Barolo sa solo di cioccolato, lucido da scarpe, pesca candita e ha un tannino amarissimo (così è una buona metà dei 2006 assaggiati oggi) il mio giudizio sarà fieramente negativo. Un vino senza identità è un vino senza interesse. "fra un vino da 88 punti naturale e un 91 punti ottenuto con lievi interventi di cantina che non ne distorcano il senso gustativo dell’uva e del terrori chi preferisci?" Mi sembra una domanda stupida: se i punteggi li ho dati io, ho già risposto con essi. Se i punteggi li ha dati Antonio Galloni possiamo parlarne...

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

Il preconcetto si esercita anche nella degustazione alla cieca... facciamo che ti do 20 etna rosso (tanto per rimanere sul pezzo) alla cieca. Come la giri la giri Cornelissen e Foti li riconosci comunque. I marcatori olfattivi dei loro vini sono inconfondibili e il preconcetto consiste in genere nel fatto che alcuni sentori "fuori" dal comune vengono ipso facro associati a concetti ideologici come naturalezza, ecocompatibilità etc. etc. ... e torniamo a una visione positivista e illuminista che mi sembra fuori luogo e contesto storico. p.s. Per coerenza ecocompatibile ogni vino dovrebbe essere consumato a impatto 0.... non oltre i cinquanta km dal luogo di produzione. Ci siamo mai chiesti quanto incida in termini di consumo carburante e di inquinamento gli impianti termocoibentati installati sui mezzi atti al trasporto di vini Bio-natur-organic etc. etc.?

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

P.s.2 "Quella che tu chiami “precondizione” io lo chiamo gusto ed esperienza, insomma so cosa cerco in un vino di un determinato territorio" tu sai cosa "cerchi". Peccato che in un vino non si cerchi nulla ma ci si metta in ascolto di quel che dice senza preconcetti, valutandone la...... ops! stavo per dire cosa bisona valutare ma qui l'esperto sei tu, lo sai benissimo ;-)

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Fabio Cagnetti

circa 9 anni fa - Link

Anche Monfortino, La Tache e Romanée Conti hanno caratteristiche tali da essere immediatamente riconoscibili in degustazione cieca. So what? (peraltro non sono un gran sostenitore della cieca "assoluta": è necessario conoscere denominazione, annata e in alcuni casi sottozona per poter dare una valutazione corretta, da riconsiderare dopo la destagnolatura delle bottiglie, altrimenti si perderebbe il valore dell'esperienza che, ad esempio, ci dice moltissimo sulle prospettive di evoluzione di un vino, o su come alcune caratteristiche siano più o meno strettamente riconducibili alla vigna, al microclima o alla mano del produttore. L'identità di un vino è un valore, il suo essere sempre uguale a se stesso un disvalore)

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

Non vale la pena di scannarsi per una definizione legale del termine "naturali". Ecco perche', ad es. non mi piace l'etichetta di Gabrion Bini che mette il termine in prima fila. E giusto secondo me che la definizione di vini naturali sia elastica, anche un po anarchica se vogliamo, in coerenza con i vini stessi che rappresenta. Questo e' possibile solo se non diventa "legge". Riporto un paragrafo di Doug Wregg, director of sale de Les Caves de Pyrene UK, forse il piu' importante distributore di vini naturali in UK e uno dei maggiori in Europa: "Inconsistency and resistance to easy definition is its most infuriating characteristic to the majority of critics, yet inconsistency is surely in the nature of things and wines qua wines are snapshots of a vintage – different grapes, different terroirs, different blends, young vines, old vines, different vinifications with the wild yeasts and low sulphur adding to the unpredictable mix. Things happen. Not for nothing are cuvees named L’Echappée Belle, Hurluberlu and so forth. Natural wines reflect the temperament of the growers and the wild yeasts themselves – restless, dynamic, edgy and unconstrained. " Un buon punto di partenza puo' essere questo qui, consiglio una lettura di altri articoli di Doug sempre sul sito, perche' sono molto interessanti per l'argomento: http://www.lescaves.co.uk/grapevine/article/definiton_of_natural_wine/ (Non metto altri links altrimenti il commento va in moderazione, e rischia di rimanere li', come e' gia successo)

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falletto

circa 9 anni fa - Link

ho letto il link de caves de pyrene (li conosco anche personalmente) ma non c'è scritto di più che il solito non interventismo. penso che la cosa importante sia la soggettività di certe scelte come dire che i lieviti selezionati nella propria vigna non siano indigeni o lo zuccheraggio o lo champagne.... non tiene ne in teoria ne in pratica.... dato che il tema è così interessante si potrebbe seguendo le tracce delle interviste dell'articolo precedente organizzare un convegno, serio, con i citati che hanno partecipato alla discussione.... non ho dubbi che sarebbne un successo! Intravino è la tua occasione

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Marco

circa 9 anni fa - Link

e in cantina si fa ciò che si vuole!! Niente regolamento europeo sul vino biologico La Commissione europea ha ritirato la proposta di regolamento sulla vinificazione biologica che avrebbe dovuto andare al voto il 16 giugno. Il vino biologico doveva essere inteso come un nuovo concetto, dato che il vino è stato finora escluso dal regolamento biologico UE. Il vino ottenuto da uve biologiche è commercializzato attualmente come 'Vino da uve da agricoltura biologica'. A causa di una spaccatura tra i vari paesi, il vino “biologico” è rimandato a data da destinarsi. NOTA INFORMATIVA emanata dal MiPAAF il 21/06/2010 1) norme di attuazione per la produzione di vino biologico La Commissione ha ritirato nel corso della riunione le proposte di regolamento sul vino biologico. La proposta è stata ritirata in quanto, come dichiarato in un comunicato ufficiale della Commissione, “non è stato possibile trovare un compromesso credibile che rispettasse gli standard biologici”. Gli Stati membri infatti non hanno trovato un compromesso in particolare sul contenuto di SO‚ dei vini biologici. La proposta, secondo le comunicazioni fornite dalla Commissione, non verranno più riportate sul tavolo di discussione e ovviamente nemmeno discusse nel consiglio dei Ministri, come invece era stato prospettato in passato. La delegazione italiana ha espresso in sede di comitato permanente il proprio disappunto per la decisione della commissione facendo presente la delusione degli addetti al settore che dalla vendemmia 2010 avrebbero potuto etichettare il vino prodotto con la dizione “vino biologico”. Rimane tuttavia la possibilità di etichettare il vino prodotto con uve biologiche come “vino ottenuto da uve biologiche”. Su tali vini comunque, come ribadito dalla stessa Commissione UE, non potrà essere apposto il logo biologico dell’Unione Europea. 2) Gruppo esperti . supporto tecnico Commissione UE La Commissione attiverà entro fine anno il gruppo di esperti,come previsto dal Piano di azione Europeo, con il compito di esprimere pareri tecnici sulle diverse questioni affrontate dalla Commissione ed in particolare sulle modifiche degli allegati tecnici (fertilizzanti, antiparassitari etc.) richieste dai vari Stati Membri.

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Sophie Riby

circa 9 anni fa - Link

Innanzitutto, date a Cesare quel ch’è di Cesare… La contro-etichetta non è una creatura del ns. caro Gabrio bensì è stata voluta e creata dalla Luca Gargano, titolare della Velier, nel Novembre 2005 quando è entrato in vigore l’obbligo di indicare la dicitura‘Contiene solfiti’ in etichetta per i vini con oltre 10 mg/l di SO2. Tanto è vero che anche altri vignaioli distribuiti dalla Velier, Binner (Alsazia), Denis Montanar (Friuli), Chateau Le Puy (Bordeaux)…, come giustamente segnalato da Mauro, hanno una contro-etichetta simile. La dicitura 'Contiene solfiti' non ha proprio senso, senno quello di confondere ulteriormente il consumatore... innanzitutto perché ci sono pochi vini che contengono meno di 10g/l di solforosa, giacchè viene autroprodotto durante la vinificazione. Poi, un vino che contiene 40g/l di SO2 non è proprio la stessa cosa di un vino che non contiene anche 200 o 300... Personalmente quando compro le fette biscottate ci tengo a sapere se contengono grassi idrogenati o meno.. per il vino è lo stesso discorso... ritengo che il consumatore abbia il diritto di essere informato...

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Fabio Cagnetti

circa 9 anni fa - Link

Fino a un po' di tempo fa ero anch'io fiero sostenitore dell'indicare la quantità esatta di solforosa in etichetta, poi mi hanno fatto notare i problemi della cosa. Il rischio è che il consumatore venga accecato dal numerino e scelga sempre e comunque il vino con meno solforosa; senza contare che l'industria potrebbe approfittarne mettendo in commercio vini senza solforosa, ma con altri (e magari più dannosi) conservanti. Insomma, un'eventuale legislazione andrebbe ben studiata, e l'idea di indicare TUTTO quello che viene aggiunto al vino invece della sola solforosa mi appare più corretta, seppur di non facile realizzazione.

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Sophie Riby

circa 9 anni fa - Link

l'assurdo della cosa è che, per qualsiasi tipo di alimenti, la legge impone l'indicazione degli additivi... su ogni bottiglia di acqua minerale, c'è addirittura l'analisi chimica-fisica.. spiegatemi perché per il vino no? è ovvio che ci sono troppi interessi in gioco...

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Cattamax

circa 9 anni fa - Link

Se non ho letto male il limite massimo consentito dalla legge è 160 mg/litro per i vini rossi, 210 per i bianchi e 260 per i dolci ( questo limite in Francia o in Germania è addirittura più alto). L'Organizzazione Mondiale della Sanità consiglia ad un adulto di 70 kg di non assumere più di 49 mg di solforosa giornaliera in tutto, tra cibi conservati, vino e il resto. Mezza bottiglia di un vino con 120 milligrammi di solforosa totale – e sono la stragrande maggioranza, compresi vini celebri e costosi – ci fa già superare questo limite… Non scrivere la percentuale di solforosa all'imbottigliamento è una truffa legalizzata ai danni del consumatore. Altro che mal di testa.

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Cattamax

circa 9 anni fa - Link

Avevo letto bene. http://vino.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/11/24/risparmiare-sullaspirina-parte-seconda/

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

A proposito della solforosa, in quel post ci sono anche altre considerazioni interessanti. per es. questa: "le dosi giornaliere ammesse (le DGA) non sono da interpretare come “dosi di pericolo” ma bensi’ come “dosi di sicurezza”: si ritiene che mangiando ogni giorno, per tutta la vita, quella dose, non ci siano conseguenze per l’organismo. Volevo quindi fare un altro appunto: se uno beve due litri di vino al giorno si dovrebbe preoccupare di ben altro che non dell’anidride solforosa contenuta".

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Cattamax

circa 9 anni fa - Link

@ Giampaolo. Dici il giusto si tratta di dosi massime che l'organismo riesce ad assimilare senza problemi. Il superamento di queste "dosi di sicurezza" dipende anche da quanto vino bevi e quale vino bevi e non solo vino. Ma perchè la decisione di superare questo limite non può prenderla il consumatore leggendo l'etichetta invece che gli venga imposta visto che parliamo di una sostanza tossica, corrosiva e che può causare reazioni allergiche. Scusami la domanda diretta: tu sei un produttore, cosa comporterebbe per te mettere in etichetta la percentuale di solforosa all'imbottigliamento ? Scusami se ti do del tu e se sono troppo invadente.

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

La solforosa quale? Esiste la Solforosa Totale, quella Libera, e quella Molecolare. Ora, a me viene detto che quella "attiva" e' quella "molecolare", assi difficile da rilevare. Anche la "libera" e' molto difficile da rilevare con precisione ed e' molto variabile. Sostanzialmente vorrebbe dire che per ogni lotto di imbottigliamento, quindi non per ogni annata ma per ogni volta che si imbottiglia un dato vino, quindi anche molte volte durante l'anno, andrebbe scritto in etichetta il valore (ma quale?). Sicuramente non una cosa facile o agevole, ma possibile se si ritiene che questa informazione abbia una valenza importante. Ma ce l'ha? Io lo metto in dubbio, in quanto esistono gia' dei limiti imposti per legge, entro i quali si suppone che gli effetti della solforosa non diano problemi (a parte se uno beve una quantita' smodata di vino, ma i problemi li' sono altri, o se uno e' allergico ai solfiti, e allora dovrebbe astenersi dal bere vino). Non sempre pero' quello che si scrive in etichetta deve avere una valenza salutistica. Insomma, se ci fosse una richiesta pressante da parte del pubblico per avere questo datao (ripeto, ma quale?), allora sarebbe giusto venire incotro ad essa, anche se la si reputa fondamentalmente inutile e costosa per chi produce. Non so se ho risposto.

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Cattamax

circa 9 anni fa - Link

Se esistono delle soglie stabilite per legge con dei minimi e dei massimi di solforosa totale significa che è misurabile. Che sia sconveiente e dispendioso rilevarla ed eventualmente aggiornare le etichette ogni lotto di produzione è un altro discorso, comprensibile. Probabilmente hai ragione tu, al consumatore medio non interessa più di tanto questo tipo di informazioni. Spero molto che questa mania dei vini naturali oltre ad aver stancato un pò tutti dia almeno una mano sotto questo punto di vista, la trasparenza.

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

le soglie sono sulla solforosa totale, quella e' abbastanza facile da misurare e stabile, se e' quella che si vuole mettere, ma ho qualche dubbio che sia quella che effettivamente e' attiva.

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D@n

circa 9 anni fa - Link

Mi intrometto... la solforosa totale: è quella libera + quella legata. La solforosa libera è quella molecolare: la solforosa libera, o molecolare, è quella che ha effetto sul vino, ovvero azione antiossidante, antiossidasica, e antimicrobica. C'è da dire che la solforosa libera o molecolare, prodotta dai lieviti è la medesima dal punto di vista molecolare di quella che si aggiunge tramite solfitazione. Pongo una domanda: Perchè non ci limitiamo a bere vini naturali e vini convenzionali , perchè non la smettiamo di paragonare le due categorie? Perchè non ci limitiamo ad ammettere che sono semplicemente due categorie distinte? VINO NATURALE = TREND DI MERCATO?

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giulo

circa 9 anni fa - Link

in realtà la solforosa molecolare è solo una frazione della libera, secondo l'equilibrio: SO2 + H2O HSO3- + H+ il cui valore dipende da pH, temperatura e gradazione alcolica del vino in questione g

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giulo

circa 9 anni fa - Link

la formula è da leggersi con una doppia freccia dopo H2O

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D@n

circa 9 anni fa - Link

giusto!

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Luca Ferraro

circa 9 anni fa - Link

ora lancio una bomba e poi fuggo.... io so per certo che certi supernaturali-superbiodinamici dopo la fermentazione a temperatura non controllata usano le resine per togliere l'acido acetico al vino! eppure sono naturali! Luca P.s. non chiedetemi chi è, non lo dirò nemmeno sotto tortura.

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bacillus

circa 9 anni fa - Link

:D Non serve fare nomi, Luca. Basta qualche riflessione dal punto di vista tecnico e le cose appaiono del tutto "naturali". Accidenti, dovevo farci un post già quando si parlava di quell'etichetta (oltre 0,6 di volatile dichiarata), ma non riesco a trovare un po' di tranquillità per la mia nocciolina... farò il possibile...

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Marco

circa 9 anni fa - Link

Che poi, tra l'altro, dichiarare oltre 0,6 di volatile non è che sia proprio il massimo come biglietto da visita...

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patrizio mengozzi

circa 9 anni fa - Link

Perche? :roll:

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franco pallini

circa 9 anni fa - Link

Caro Morichetti, la questione sarebbe formale e sostanziale. Naturalmente (mi sembra l’avverbio più appropriato), concordo con lei che il mio precedente intervento potrebbe essere più diffusamente articolato (ho solo rimesso in discussione delle ovvietà, peraltro), magari in un convegno ad hoc, ma questa è un’altra storia. Quello che mi premeva mettere in risalto e che il vino è un prodotto eminentemente umano, che senza l’intervento dell’uomo non esisterebbe e che quindi l’espressione “vino naturale”, che eufemisticamente ho descritto come una “contradictio in adiecto”, mutuando il suo francesismo, è decisamente una cazzata e forse sarebbe meglio liberarsene al più presto. E mi sembra che potrebbe essere considerato tranquillamente uno di quei punti fermi che stenta a rintracciare. Ormai, purtroppo, siamo orribilmente avvezzi a non pesare più il significato delle parole e ad essere passivamente sopraffatti da una immane massa di menzogne e questa miseria mi sembra che, inevitabilmente, non risparmi neppure il piccolo e autoreferenziale mondo del vino. Insomma, la discussione intorno al “vino naturale” è una delle tante discussioni di lana caprina che hanno solo lo scopo, ammesso che ne abbiano uno, di alimentare la pervasiva chiacchiera metafisico-reazionaria o semplici strategie di marketing a la page. Altra cosa sarebbe una discussione sulle metodologie, i sistemi e i modi con cui l’uomo alleva la vite e produce vino, perché, tanto per ripetermi, senza l’intervento umano, anche il più soft, il vino non esiste. Poi va da sé che “con l’enologo per cui l’uva di partenza conta poco nella realizzazione del vino finito non voglio avere nulla a che fare. Tantomeno con quello che dice il contrario ma poi si comporta allo stesso modo”.

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corrado dottori

circa 9 anni fa - Link

Gentile Franco Pallini, ma Lei in quanto essere umano si sente parte della natura oppure è un replicante creato in laboratorio da qualche entità extra-terrestre? No, perché 'sta roba che siccome è l'uomo a fare il vino-quindi-il-vino-non-può-definirsi-naturale è decisamente delirante... Ovviamente innaturali sono il miele delle api ed innaturali tutte le manifestazioni di intelligenza animale, oltre che umana (formiche oricoltrici, castori costruttori di dighe, ecc.). Qui ho provato a parlarne: http://www.enophilia.net/?p=607. Prima di definire con leggerezza "cazzata" una importante questione filosofica, più che produttiva, bisognerebbe cogliere la portata del dibattito. Che, per esempio, nel libro di Giovanni Bietti "Vini naturali d'Italia" si affronta. Fermo restando che l'acetobacter agisce in presenza di etanolo e dunque l'aceto è prodotto secondario dell'uva (cioé l'uva non produce in prima istanza aceto, bensì vino. Magari cattivo, ma pur sempre vino vino).

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bacillus

circa 9 anni fa - Link

Dottori, mi scusi se non posso argomentare più approfonditamente. Vorrei poterlo fare, ma obbligato come sono a risolvere i problemi informatici di clienti inetti, non ho la tranquillità di argomentare a dovere. Leggo a tratti questo bel blog, per allentare la tensione... ma ritrovo manifestazioni a cui DEVO rispondere. Io ritengo che chi confonde od accetta una sorta di contiguità tra il vino e l'aceto, offende sia uno che l'altro prodotto. Oltre a dimostrare di non aver capito bene cos'è l'enologia. Servono spiegazioni? Spero di no.

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franco pallini

circa 9 anni fa - Link

gentile Dottori, hai mai letto Karl Marx? Se non l'ha fatto gli lascio una piccola citazione, peraltro celeberrima, che spiega molto meglio di me cosa intendo (Capitale, cap. 5°): "Il nostro presupposto è il lavoro in una forma nella quale esso appartiene esclusivamente all’uomo. Il ragno compie operazioni che assomigliano a quelle del tessitore, l’ape fa vergognare molti architetti con la costruzione delle sue cellette di cera. Ma ciò che fin da principio distingue il peggior architetto dall’ape migliore è il fatto che egli ha costruito la celletta nella sua testa prima di costruirla in cera. Alla fine del processo lavorativo emerge un risultato che era già presente al suo inizio nell’idea del lavoratore, che quindi era già presente idealmente. Non che egli effettui soltanto un cambiamento di forma dell’elemento naturale; egli realizza nell’elemento naturale, allo stesso tempo, il proprio scopo, che egli conosce, che determina come legge il modo del suo operare, e al quale deve subordinare la sua volontà".

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francesca ciancio

circa 9 anni fa - Link

una citazione di Marx. da quanto tempo non ne leggevo una? grazie franco

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corrado dottori

circa 9 anni fa - Link

Gentile Pallini forse non se ne accorge ma la sua citazione non fa altro che confermare l'esistenza del concetto stesso di vino naturale. Nel celebre passo marxiano si prosegue infatti osservando che: "L'uso e la creazione dei mezzi di lavoro, benché già propri, in germe, di certe specie animali, contraddistinguono il processo lavorativo specificamente umano; per questo il Franklin definisce l'uomo «a toolmaking animal», un animale che fabbrica strumenti. Le reliquie dei mezzi di lavoro hanno, per il giudizio su formazioni sociali scomparse, la stessa importanza che ha la struttura delle reliquie ossee per conoscere l'organizzazione di generi animali estinti. Non è quel che vien fatto, ma come vien fatto, con quali mezzi di lavoro, ciò che distingue le epoche economiche. I mezzi di lavoro non servono soltanto a misurare i gradi dello sviluppo della forza lavorativa umana, ma sono anche indici dei rapporti sociali nel cui quadro vien compiuto il lavoro". Non è QUEL che viene fatto ma il COME viene fatto a distinguere l'uomo rispetto ad animali meno evoluti e/o l'uomo nel suo progressivo dominio sulla natura. Dunque il termine "naturale" si riferisce al tipo di vinificazione, al COME, cioé con quali mezzi, essa venga espletata. Questo definisce dunque la naturalità del vino a seconda del livello/quantità di operazioni tecniche e chimiche che vengono effettuate nella trasformazione. Questo pone al centro la questione della Tecnica nel rapporto fra Uomo e Natura, questione irrisolta ed affascinante ma che non liquiderei come "cazzata" del marketing né, tantomeno, come "pervasiva chiacchiera metafisico-reazionaria". A meno che Lei non continui a credere nelle magnifiche sorti e progressive della Civiltà Occidentale. Di questi tempi non mi pare il caso.

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Simone e Zeta

circa 9 anni fa - Link

Datece da'be roba 'bona!!

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

se hai una cannuccia che arriva fino a Roma sto con un vermentino di Gallura superiore di Vigne Surrau "Sciala".... e mentre lo bevo sto letteralmente "scialando"

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Massimo Bernardi

circa 9 anni fa - Link

Non si capisce se la parola cazzata compresa tra virgolette nel titolo del post sia parte di una citazione o deliberata scelta dell'autore. Se questo fosse il caso, gli auguro di ampliare il vocabolario con una prossima e spero fruttuosa ricerca di alternative. Lascerei l'espressione a certi fabbri della parola.

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Angelo Di Costanzo

circa 9 anni fa - Link

manco l'acqua è naturale...quella del rubinetto intendo.

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fabrizio pagliardi

circa 9 anni fa - Link

SI fabio, in quella degustazione quindi erano presenti le massime espressioni dei nebbiolo naturali ma non le massime espressioni dei vini convenzionali in ogni caso. Per quanto riguarda Cornelissen, ne abbiamo parlato di persona per strada non so se ti ricordi, per me è un estremizzazione di una scelta enologica, fuori scala, come erano fuori scala alcuni bianchi di dieci anni fa super barriccati. ovviamente è un esempio, non li metto sullo stesso piano. Per quanto riguarda la territorialità, continuo a essere della mia idea, il più delle volte nei vini naturali c'è un appiattimento autoreferenziale, un'immediata riconoscibilità filosofica, che mette in secondo piano quella territoriale e spesso anche la tipicità del vitigno. E la estremizzazione di cornelissen non ne è immune.

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falletto

circa 9 anni fa - Link

d'accordo per Cornelissen che comunque sta facendo passi in avanti per avere il frutto, rispetto ai primi vini ossidativi. Come dire, lo sa anche lui che dovrà trovare un modo equilibrato. Faccio notare che alcuni produttori hanno avuto bisogno di scelte estreme per imporsi all'attenzione del pubblico o della critica

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Les Caves de Pyrene

circa 9 anni fa - Link

Mi scusi Fabrizio , ma dicendo che "il più delle volte nei vini naturali c’è un appiattimento autoreferenziale" mi sembra che lei stia un pochino generalizzando... Beva ( magari lha gia fatto ;) ) un Sauvignon di Puzelat , un Fiano di Guido Zampaglione , un Morgon di Foillard e mi dica se trova "un appiattimento autoreferenziale". Lo troverà , magari , in vini naturali non ben riusciti... Sarebbe bello se passasse il concetto che esistono vini "naturali" buoni e vini "naturali" meno buoni , ( ovviamente lo stesso è valido per i vini "convenzionali").

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Les Caves de Pyrene

circa 9 anni fa - Link

ops... intendevo Falletto , non Fabrizio... Scusate!

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Les Caves de Pyrene

circa 9 anni fa - Link

Fa caldo , ed il cervello non funziona come dorebbe... Avevo scritto bene la prima volta... Scusate per lo spazio rubato!

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fabrizio pagliardi

circa 9 anni fa - Link

Mi sono spiegato male, non intendo dire che dopo non ci sia la riconoscibilità territoriale o quella di vitigno, ma che "il più delle volte" è un qualcosa di secondario Conosco, apprezzo e vendo Zampaglione, per altro a me piace anche il Baccabianca, mi piace moltissimo Foillard, ignoravo facesse dei vini bianchi, io ho provato solo i rossi e in particolare la cuvèe Corcelette, mi ha entusiasmato per carattere e piacevolezza senza andare mai sopra le righe. Però rimango della mia idea, la maggior parte delle volte i vini naturali bianchi, si riconoscono prima di tutto per vini naturali, come nel recente passato è stato per altre tendenze enologiche come i bianchi barriccati che prima di tutto erano barriccati, e poi in secondo piano c'era tutto il resto..... Tutto qua.

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Les Caves de Pyrene

circa 9 anni fa - Link

@ Fabrizio : Anche io adoro il baccabianca ( soprattutto da quando il legno è stato completamente abbandonato )... Quello che invece volevo esprimere è la mia convinzione che se l'elemento "naturale" sopraffà le peculiarità dell'uva ed il terroir allora c'e' qualcosa che non và... Io credo che l'approccio naturale debba esaltare le caratteristiche dell'uva e del territorio nel quale questa viene coltivata. A mio parere , quando questo non succede ci troviamo di fronte ad un vino "naturale" che non è riuscito nel suo intento. P.s. Ha ragione , Foillard produce solamente rossi ( non avevo capito che lei stesse parlando esclusivamente di bianchi )

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Gabriele

circa 9 anni fa - Link

I vini bianchi di Guido Zammpaglione che, beninteso, mi piacciono molto sono il frutto di pratiche enologiche piuttosto spinte prima ancora di essere naturali. Le principali caratteristiche che li contraddistinguono, sia il fiano che il cortese, vengono in buona parte dalle lunghe macerazioni. Un vino naturale non deve essere necessariamente fatto in questo modo, spesso però si tende ad identidficarlo con questi prodotti.

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Eugenio

circa 9 anni fa - Link

Come non sottoscrivere in toto questa tua affermazione. Riguardo Zampaglione, a me pare che il Fiano Don Chisciotte 2006 sia una delle cose più buone prodotte nel suolo italico negli ultimi anni, aldilà delle categorie rossi/bianchi/orange o macerati/non-macerati o naturali/innaturali. E quando escono cose così buone pare esserci una nuova definizione di territorio.

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Gabriele

circa 9 anni fa - Link

Ecco, ora me lo hai fatto venire in mente: io ho ancora una bottiglia di fiano '06 di Guido Zampaglione! Vado a metterla in fresco...

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vini etici e dinamici

circa 9 anni fa - Link

L'agricoltura sostenibile si prefigge l'obbiettivo di coltivare in modo efficiente e produttivo preservando e migliorando l'ambiente e le comunità locali. il concetto di agricoltura sostenibile prevede minimo impiego possibile di elementi estranei quali fertilizzanti e pesticidi pur continuando a produrre raccolti con una resa elevata e una buona quantità......nelle coltivazioni e negli allevamenti utilizza il più possibile i processi naturali e le fonti energetiche rinnovabili disponibili in azienda, riducendo così l'impatto ambientale dovuto all'uso di sostanze chimiche di sintesi, nonchè allo smaltimento indiscriminato di rifiuti di produzione...RIPORTO DA UNO STUDIO DELL'UNIVERSITà DI PIACENZA SULL'USO DELLE TECNOLOGIA EM PER LA LOTTA ALLA PERONOSPORA, mi sembra una bella definizione. Info presso l'azienda Bio-nrg di lodi e in allegato nel mio sito, vini etici. per quanto invece riguarda il vino, seguendo il protocollo del progetto europeo Orwine per il vino Bio, si ottengono vini con valori analitici veramente "sani" e spesso molto buoni. queste le mie esperienze. f

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Fabrizio Giorgi

circa 9 anni fa - Link

@ Francesco Fabbretti una piccola precisazione, la Vernaccia di Oristano Is Arenas, menzionata in uno dei primi post, è prodotta e imbottigliata dall'azienda Attilio Contini (Cabras). Sella & Mosca (Alghero) acquista le bottiglie e vi appone le proprie etichette.

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

in parte hai ragione, lunedì pomeriggio vado a controllare in controetichetta, non vorrei che ti sbagliassi perchè, se non ricordo male è proprio il contrario: imbottigliata da Contini per cont di sella e mosca. non ne sono sicuro però per cui preferisco accertarmene e darti ragione o meno una volta esaminata la cosa con più attenzione. p.s. pensa che io per anni ho detto "è fatta da Contini, sella e mosca la imbottiglia soltanto2 poi non ricordo cosa ho letto in etichetta (memoria me cedit) e ho dovuto ritrattare questa affermazione con i miei clienti per correttezza..... pensa se ho sbagliato :-)

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

risolto l'arcano, ne ho una boccia a casa, l'etichetta recita "imbottigliato da az. vin. Attilio contini". Per scrupolo, non avendo letto la dicitura "prodotto e imbottigliato" e nemmeno "imbottigliato all'origine" non me la sento di attribuirla a Contini. Se tu mi puoi confermare con pezze d'appoggio valide che in realtà il processo di coltivazione e vinificazione è ad opera sua sarò ben lieto di restituire a "Cesare quel che è di Cesare"

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Fabrizio Giorgi

circa 9 anni fa - Link

Perdonami il pessimo quoting. Te lo posso confermare sin d'ora, a me risulta in tutto e per tutto una vernaccia di Contini, presto chiederò direttamente a loro. Mi sembra proprio che S&M, a parte Alghero e altri in Gallura per il Monteoro non abbia altri vigneti.

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Fabrizio Giorgi

circa 9 anni fa - Link

... pensa che io per anni ho detto “è fatta da Contini, sella e mosca la imbottiglia soltanto2 poi non ricordo cosa ho letto in etichetta (memoria me cedit) e ho dovuto ritrattare questa affermazione con i miei clienti per correttezza….. pensa se ho sbagliato... La prima è sempre quella giusta. AHIA! Ahahahah! http://www.cronistadelvino.it/public/podio10.jpg

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

la mia correttezza professionale a volte rasenta la paranoia: stimando Contini maggiormente rispetto a S&M nel dubbio lo attribuivo al secondo. p.s. converrai che "imbottigliato da..." non è proprio la dicitura più felice per dire che un vin lo fai tu ;-)

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Paolo Ghislandi

circa 9 anni fa - Link

Fare il vino è per me un compromesso fra alchimia e chimica, passione e ragione.. Quando ci si sbilancia verso la parte alchemica passionale si fanno cose estreme, a volte enologicamente sbagliate, ma capaci di far godere l'"enostrippato", quando invece si protende troppo verso la parte della ragion chimica abbiamo vini tecnicamente perfetti, più adatti ad un consumo di massa. Sempre secondo il mio modesto parere è nel trovare l'equilibrio fra queste due anime del vignaiolo che si ottengono i più grandi vini, perfetti tecnicamente e straordinari della loro tipicità espressiva. Ogni vignaiolo non dovrebbe mai smettere di avere un atteggiamento curioso di ricerca della bottiglia perfetta coniugando la ricerca del massimo non-interventismo in vinificazione avendone potute garantire prima le condizioni ideali derivate da anni di esperienze. imho Paolo

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Carlo Fasanino

circa 9 anni fa - Link

L'antroposofia in vigna? Guardate, qualcuno ha mai provato a trattare la plasmopara viticola con l'acquasanta e le benedizioni del parroco? O cacciare l'empoasca vitis facendogli ascoltare Gigi D'Alessio? Certe porcherie da neonazimistici non dovrebbero nemmeno venire accostate alla parola vigneto, e non sono i miei anni di studio spesi a parlare, ma è il mio ethos che si rifiuta di accostare la biodinamica alla sfera delle scienze. Non citerò gli studi statistici, ma solo il buonsenso che abbondava in (qualcuno) dei miei (e spero anche dei vostri )insegnanti: "piantatela con 'stestronzate!!" [cit.] Creare falsi miti e credenze è lesivo per tutti, è lesivo per la tradizione ed è un insulto per il buonsenso. Vi prego, ditemi che nessuno qui dentro crede nella biodinamica! I vini "naturali"?? ecco, i commercianti hanno colpito ancora. Ci riusciranno a distruggere il mondo del vino, è solo questione di tempo. Focalizzare l'attenzione dei media sull'impiego dell'anidride solforosa e dei suoi sali a qualcuno dev'essere sembrata una mossa intelligente, una trovata di marketing notevole! "Cittadino, smettila coi (bi)solfiti, non lo sai che hanno un nome strano?Non lo sai che nel vino non ci entrano da soli?Cosa fanno li?Sono Clandestini?Ti senti al sicuro con tutti sti (bi)solfiti?Forse fai ancora in tempo, forse non ti hanno ancora intaccato!!Salvati, acquista questo mio prodotto senza (bi)solfiti aggiunti, troverai solo vecchia cara sana volatile e tradizionalissimi chetoacidi a iosa!!" Hanno fatto leva sull'ignoranza, come tanti altri, solamente per i propri scopi? Sono tranquillamente paragonabili ai tecnici che cavano il sangue dalle rape in cantina, dimenticano assolutamente che nel terroir il primo dei geni codificanti è il buonsenso. E' questa la categoria più pericolosa, perchè non ha una coscenza tecnica e nemmeno un'anima sociale, ma mira con una campagna di stampo madioevalpuritano a minare il rapporto tra vino e consumatori. Eminenti giornalisti (una volta li chiamavano scemi del villaggio, oggi globalizzandosi son diventati eminenti giornalisti) hanno portato alla ribalta questo aspetto, del tutto marginale, della viticoltura/enologia italiana. Naturalmente nessuno degli aspiranti Pulitzer conosceva in minima misura la natura chimico fisica del vino. Conosceva forse meglio la finanza e la mazzetta? Parlare di vino "naturale" significa automaticamente discriminare un vino "artificiale" e dunque ci si immagina subito una bella capiente petroliera cullata dalle dolci onde del Mediterraneo stracarica di acqua, etanolo, acido tartarico, glicerolo, acido citrico, antociani, antocianidine, derivati dell'acido benzoico e cinnamico...(la migliore delle ipotesi!!!) Il vino è uno dei pochi settori (a parte mafia e chiesa) che arricchiscono il territorio e non i singoli. Come i due esempi sopra, riesce a tenere a galla infinite economie locali. Dunque uccideteci, ed uccidete col vino i 150 anni di ricerca. L'ignoranza non li merita

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filippo ferrari

circa 9 anni fa - Link

chi sia lei sig. fasanino non lo sò e nemmeno mi interessa visto il tono che usa e le argomentazioni davvero infantili. la biodinamica non nega niente ma amplifica invece. nessuno vuole bere vino alle amine biogene o al bretta, come credo sia ovvio, ma nessuno vuole bere roba morta con la quale neanche l'aceto, si può fare. personalmente credo molto nella scienza ma credo anche che esistano forse non misurabili, altrimenti certe cose della vita non si siegherebbero. credo che nella vita si debbano fare critiche edificanti e non distruttive, prima di esprimere pareri e offendere pensieri si farebbe bene a farsi un pò di cultura. vada oltre le puzze e i difetti, vada a trovare i vini e gli ortaggi e la carne buoni, poi ne riparliamo. saluti e buon lavoro f.f.

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Carlo Fasanino

circa 9 anni fa - Link

Dott. Ferrari forse Lei travisa il significato recondito al mio post che lei liquida come "ragioni infantili". Ciò che tratto con sacrosanto sarcasmo è un conto, ciò che invece non accetto (come mi pareva di aver bene espresso in precedenza) è il fatto che la biodinamica si arroghi un diritto che non ha, cioè quello di fare da discriminante tra un vino naturale ed uno non-naturale, categoria nella quale inevitabilmente ricadrebbe il 90% della produzione italiana. Discriminante dettata dalla filosofia steineriana. Non ha forse compreso che la "petroliera" era solo una metafora. Un paragone al quale verrebbe accostato il meglio dell'Italia enologica. Ognuno dev'essere libero di operare le proprie scelte in cantina ed in vigna, ma quando le proprie scelte vanno a scapito di altri (o peggio quando non rispettassero le leggi vigenti) bisogna ponderare ed impiegare il buonsenso. Altro che amplificare! Come prima mi rifiuto di entrare in merito a questioni filosofiche, sono un tecnico e non sono avvezzo a tali dispute. E nemmeno mi interessano, vista l'iniquità delle argomentazioni passate per "scientifiche". ForZe non misurabili? E se non sono misurabili come fa a supporre la loro esistenza?Con la filosofia forse, ma il vino è una matrice reale e non certo teoretica! Mi piacerebbe capire quali cose della Sua vita non comprende, magari potrei aiutarla oppure potrei segnalarLe un paio di ottimi professionisti, oppure un paio di prevosti, anche se purtroppo sono tutti molto impegnati a esorcizzare i "brettanomyces". Anche in merito alla splendida immagine di "vino morto" da lei proposta avrei qualcosa da ridire, nel mio intervento non faccio alcun cenno a questo, non parlo di strapotere della chimica ma parlo di terroir, di uomini e di tradizioni. Parlo invece di ricerca, di studio dei delicatissimi equlibri che si intersecano in ogni prodotto di qualità. Tanti, tantissimi e molti poco noti e poco spiegati. D'accordo, la biochimica non è ANCORA in grado di spiegare scientificamente ogni singolo processo di formazione delle 2500-3000 specie chimiche che vanno a formare tutto. Ma propugnare le lacune della ricerca come prova dell'esistenza di qualcosa di immanente è da domenicani spagnoli. Come detto prima la cosa non mi procurerebbe alcun disturbo, se non rivendicaste un riconoscimento statale. Ciò che non è dimostrabile non fa legge, o almeno non ancora in Italia, in Iran si e non mi sembra stiano troppo bene i liberi pensatori. Quanto alle critiche distruttive piuttosto che costruttive, Le ricordo che io NON CRITICO il Suo modo di operare e di pensare, io rifiuto che venga accostato al termine SCIENZA, poichè nulla di ciò che dice è frutto di ricerca scientifica in senso attuale del termine. Dunque, auguro buon lavoro anche a Lei, so che fa un ottimo lavoro (a meno che non sia un omonimo) e mi auguro che prosegua sulla strada che ha scelto e che continui a raccogliere i meritati successi, ma prima di dirle addio (o a chi vuole Lei) le ricordo che: a) Mi chiamo Fasanino e non fasanino, le due cose seppur simili sono nettamente differenti, poichè sono un soggetto e non un oggetto ai fini grammaticalsociali. b) Anch'io ignoro chi lei sia veramente, ignoro se sia un ipocrita o meno, ignoro se lei sia un essere di luce, d'aria o di terra, se si immagina folletti invisibili che la notte la tengono sveglio con storie di mondi invisibili. Ignoro se lei si svegli nel cuore della notte e metta mano alle corna di qualche animale per ricavarne qualche stranezza in nome degli antichi, ignoro anche in che posizione della cerchia occulta sia, chi le stia sopra e chi sotto (sennò dove starebbe l'occulto??), non ignoro del tutto da chi siano composti i suoi vertici, ma questo è un altro discorso. Come vede molte cose ignoro.E nemmeno trovo l'interesse di conoscerle. c) Come l'antico Auctor sosteneva, la cultura non è mai sufficiente ed è sempre buona cosa ampliare al massimo le conoscenze per poter affrontare al meglio le interperie della vita, per poter aver più idee da difendere, per fortificare l'Ethos. Dunque accolgo con gioia il suo invito di continuare in questo senso e mi permetto di augurarle di fare altrettanto, con un piccolo appunto però. Prima di metter mano a Goethe, a Nietzsche o a Freud (che fan sempre bene) le consiglierei di riaprire quel polveroso testo di grammatica italiana che tiene sicuramente in soffitta. Sarà un po' datato, magarii risale al periodo Elementare, ma Le assicuro che è un ottimo viatico agli strafalcioni. d) Tralasciando il fatto che il vino non sia ne una carne ne un ortaggio, il "oltre ai difetti" (che a quanto pare Lei considera endemici) è un discorso che in medicina definiscono come "tipica manifestazione paranoica", poichè vorrei proprio capire come faccia a stabilire una differenza che non può valutare.Una forza non misurabile. A proprosito di misure, un certo Albert nonricordo disse: "Che l'Universo sia infinito resta da dimostrare, attualmente per la scienza l'unica cosa ad essere illimitata è l'ignoranza umana"

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filippo ferrari

circa 9 anni fa - Link

nelle mie parole infatto non c'è e non c'è mai stata la volontà di aberrare ricerche e progressi dell'uomo. gli effetti della biodinamica sono comprovati da studi scientifici come nella normale scienza moderna. può mettersi con contatto con agribionotizie, la società di agric. bd italiana e richiedere tutte le info che vuole, tra l'altro anche l'università del gusto di pollenzo ha sicuramente in archivio un convegno tenuto da nicolas joly ed altri personaggi su uno studio comparativo di 25 anni svolto sin svizzera per valutare le differenze tra tradizionale, bio e bd. come io non anniento la scienza ed anzi ne faccio uso, lei non riduca la bd a niente. in medio stat virtus. saluti e buon lavoro f.f.

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carlo

circa 9 anni fa - Link

Io sono titolare della ditta www.cantinenaturali.it , siamo stati i primi al mondo a fare nel 1992 i primi vini senza solfiti naturali, per noi naturale vuol dire dare al consumatore finale un prodotto piu sano possibile, senza alterarne in qualsiasi modo le caratteristiche, tutti sanno che aggiungere la solforosa ormai e' quasi un ingrediente nel vino, ma pochi sanno che ne cambia gusto odore e colore, percio' forse non abbiamo mai bevuto il vero vino naturale! Usando tutta la tecnologia moderna disponibile partendo dal raccolto in cassette da 17 kg, lavando l'uva, asciugandola, sterilizzandola con UV, non aggiungendo nessun additivo che siano solfiti sorbati o porcate varie, produciamo veramente un vino che si puo' dire sia solo succo d'uva. Qui si parla di profumi gusti ecc... ma siamo sempre condizionati dal nostro sapere, dagli occhi e dal naso e dalla bocca. L'unica cosa che non si puo' condizionare e'il nostro stomaco, beviamo un bel bicchiere di vino e ascoltiamo la nostra pancia, se non abbiamo problemi di nessun tipo vuol dire che il vino era sano, NATURALE. Il nostro corpo non riesce ad assimilare i solfiti o metalli pesanti che si possono trovare e non e' condizionabile dal nostro pensiero. Alla fine poi le analisi parlano, perche nel nostro caso quando si vedono analisi con irrevabilita' di anidride solforosa, ferro, arsenico, zinco e piombo....siamo sicuri di cosa beviamo. Smentisco il pensiero che i vini senza solfiti durino poco, qui in cantina ad oggi si possono ancora bere Sauvignon Bianco 1994 o merlot 2001 , per chi non ci credesse ben disposto in ditta a farli assaggiare. Carlo Torboli

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