Le scomode verità del caso Passalacqua

Le scomode verità del caso Passalacqua

di Antonio Tomacelli

Devo ammetterlo: il post di Simon Woolf sul The Morning Claret è davvero esemplare ed esaustivo. Tratta tutti gli aspetti del caso di Valentina Passalacqua con l’occhio di chi guarda a fondo nelle cose e sa leggere la realtà. Tra l’altro Woolf ha avuto la fortuna di aver visitato di recente l’azienda e ha scattato diverse foto interessanti ma quello che ci interessa qui sono due documenti che mettono la parola fine ad una narrazione dei fatti non veritiera: Valentina Passalacqua era socia datrice di lavoro del padre in almeno una delle aziende sequestrate e quindi la presunta separazione dalle attività del padre è, appunto, falsa.

Rileggiamo insieme il post scritto su Facebook da Valentina subito dopo l’arresto:

L’azienda ortofrutticola condotta da mio padre è stata sottoposta a procedimento penale per asserite irregolarità nella gestione della manodopera.

Formalmente ci unisce lo stesso cognome, tuttavia le condotte ascritte a mio padre, peraltro tutte in fase embrionale e tutte da accertare, non sono riconducibili alla mia azienda ed al mio operato.

Peraltro, la filosofia gestionale della mia azienda è – da sempre – virtuosa e si è sempre distinta per la correttezza del suo operato, anche con la manodopera.
Spero ardentemente che mio padre possa chiarire al più presto la sua posizione e risultare estraneo alle ipotesi di reato che oggi lo vedono indagato.

In ogni caso, ove così non fosse, confido che questa dolorosa esperienza possa offrirgli un’opportunità di cambiamento e di revisione degli schemi….

Questo il testo nel quale la Passalacqua si dissociava dal padre negando ogni legame aziendale. Ora però arriva l’articolo di Woolf a smentire tutto con le visure camerali. Devo ammettere qui un mio errore: avevo richiesto la visura dell’azienda di Valentina ma non avevo pensato al certificato delle altre aziende dai quali si vede chiaramente quanto fosse reale il legame anche finanziario tra padre e figlia. Eccovi i certificati:

Tenute-Passalacqua-srl-co-reg-showing-the-three-co-owners-768x859

E qui c’è uno dei verbali di assemblea con amministratore Settimio:

Tenute-Passalacqua-shareholders-meeting-minutes-16-10-19-768x776

Cade dunque uno dei cardini della difesa pubblica di Valentina Passalacqua: il legame col padre era strettissimo e lei non poteva non sapere.

C’è di più: spunta in rete un articolo in cui si dà notizia di una denuncia di FederBio antecedente l’arresto di Passalacqua. FederBio, infatti, aveva segnalato in passato un’azienda di Passalacqua al comando dei carabinieri per la tutela agroalimentare. In quel caso per non conformità del pomodoro da industria biologico e per una gestione agronomica già allora sospetta anche per i cereali e altre produzioni orticole in rotazione.

La famiglia Passalacqua, dunque, era già da tempo al centro dell’attenzione e questa inchiesta probabilmente chiarirà tutto.

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi e Stefano Caffarri il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

16 Commenti

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marcow

circa 1 mese fa - Link

Ricordo "quelli" che... dicevano che Intravino speculava sulla notizia... per aumentare la sua diffusione tra i lettori___ Ricordo "quelli" che... dicevano che...... ......... 1 bisognava aspettare le dichiarazioni di Valentina P. 2 che l'azienda di Valentina P è separata da quelle del padre e che sono due cose diverse. 3 le colpe dei padri non devono ricadere sui figli 4 bisognava attendere la fine del processo... per "esprimere" un'opinione... sui FATTI. 5 i media(compreso i food e wine blog) non si devono occupare di queste notizie perché non c'è stato ancora un processo e poi, in generale, perché questo clamore...danneggia... il SISTEMA. __ E, infatti, famosi esperti, critici e blogger del food e del vino sono rimasti "accucciati" e,,, non hanno speso una parola sui fatti. Volete i nomi? __ Ma sono certo che questo nuovo articolo che illumina ancor di più la vicenda non cambierà l'opinione di chi si è schierato subito contro Intravino

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Franco

circa 1 mese fa - Link

Giusto ricordarlo Marcow, grazie. In questa storia tutta all'italiana i furbi ci sono per davvero. Chi continua a nascondersi sotto l'ombrellone di Enzo Tortora è spesso, ingenuamente o no, in mala fede. Poi si può discutere sulle sberlinate in pubblica piazza pre sentenza(alla mo di "se dovessi esserci io nella sua posizione mi piacerebbe essere sputtanato prima di essere giudicato?")... che rientrano tra i rischi di fare impresa in italia, poco ma sicuro. Un abbraccio

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Pasquale

circa 1 mese fa - Link

E tutti i suoi amici vignaioli naturali e antimafia dove sono? Sono come lei o la vicinanza ad un'amica in difficoltà vale meno della propria immagine e del proprio fatturato?

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Capex

circa 1 mese fa - Link

Quindi Sig. Pasquale gli amici sarebbero o come Valentina o dei vili voltagabbana, tutti. Beato lei che ha in mano la verità. Generalizzare questo sì è da persone giuste.

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Pasquale

circa 1 mese fa - Link

Però sta succedendo così. Nessuno degli amici e dei colleghi con cui ha condiviso tanto ha preso parola. Questi sono quelli che hanno fatto tanta fortuna sventolando ardentemente la bandiera del naturale, del virtuoso e del rispetto per l'ambiente e la manodopera.

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vinogodi

circa 1 mese fa - Link

...mi sembra davvero ingiusto generalizzare . Nonostante sia contrario e mi irriti (come già espresso più volte ) il termine "naturale" riferito al vino oppure all'agroalimentare , discutere l'agricoltura sostenibile focalizzando (capziosamente) l'interesse su una triste vicenda mi sembra perlomeno fuori luogo e scorretto . Ma questo per "vita vissuta" e conoscenza diretta verso straordinarie realtà dove lo spirito e l'adesione , così come l'operare legato ad un anelito di salvaguardia della natura , non solo rileva un principio condivisibile , ma anche auspicabile . Indipendentemente dal risultato . Quindi criminalizzare un'idea prendendo spunto da un "incidente" di percorso di un singolo non mi sembra semplicemente "giusto". Così come ritengo giusto che Tomacelli abbia portato alla luce il caso , con grande coerenza intellettuale ...

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Pasquale

circa 1 mese fa - Link

La questione non è generalizzare. La questione è che Valentina Passalacqua "era la beniamina del mondo del vino naturale - e in particolare di importatori e distributori che apprezzavano i suoi vini a buon prezzo, fino a poche settimane fa". Valentina Passalacqua frequentava il mondo del vino naturale condividendo progetti e valori con tanti collaboratori, colleghi e amici. Insieme raccontavano di quanto fossero rispettosi di ambiente, natura e manodopera. Questi vignaioli e operatori oggi non prendono parola. Spariti tutti. Non sono più amici, non hanno condiviso nulla, non la conoscevano. Probabilmente oggi diranno di non essere mai stati vignaioli naturali.

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Alessandro

circa 1 mese fa - Link

Scusi Pasquale, ma lei è sicuro di quello che ha affermato? Glielo riporto: "frequentava il mondo del vino naturale condividendo progetti e valori con tanti collaboratori, colleghi e amici." Lei ha mai visto post con altri produttori? Quali?

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marcow

circa 1 mese fa - Link

Come potete vedere nessuno, fino a questo momento, si è alzato per contestare il nuovo articolo dell'editore di Intravino. Come sapete nei precefenti articoli Tomacelli era stato contrastato più volte e anche duramente. Perché? Perché con i nuovi elementi è molto difficile smontare le argomentazioni di Antonio Tomacelli_________- Vorrei ora dire qualcosa sul commento di Pasquale che ha suscitato interessanti repliche. 1 È naturale, secondo me, che la vicenda si allarghi al discorso sul cd. vino naturale. E mi sembra assurdo volerlo impedire. 2 Sono d'accordo che non bisogna generalizzare. Ma, secondo me, è vero, come afferma Pasquale, che Valentina P. rischia di rimanere sola. Pasquale, chiaramente, nel criticare i colleghi "naturalisti" di Valentina P spariti, esprime una critica forte al mondo del cd. vino naturale. 3 Ma, signori, avete dimenticato i vari post in cui si è discusso di vini naturali o di cornoletame in questo blog? Sono stati sempre divisivi. E voi ora, volete mettere la museruola a Pasquale? (Nel senso di rappresentante di chi non condivide la NARRAZIONE che è stata fatta in questo decennio dal marketing del vino naturale). 4 Penso che una cosa dovrebbe insegnare questa vicenda: a non credere "passivamente" a tutto quello che il marketing aziendale ci racconta. E mantenere sempre "acceso" il nostro "PENSIERO CRITICO". Ma non soltanto sui cd. vini naturali o al cornoletame... ma... su TUTTO.

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Capex

circa 1 mese fa - Link

Sig.Marcow mai in vita mia ho desiderato mettere la museruola a chicchessia. Riguardo il mio commento al Sig. Pasquale voleva essere solo un dissentire dal suo intervento. Oltretutto non escludo che, riguardo alcuni dei vignaioli di cui diceva il Sig. Pasquale, l'opinione dello stesso potesse essere giusta. Il mio dissentire era sul "tutti". Salute, questa volta a tutti.

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marcow

circa 1 mese fa - Link

Capex, ma non era riferito in particolare a qualche commentatore. __ Volevo dirti che mi era piaciuta la tua replica(sul commento di Giacomo) al dibattito sulla cancel culture e il politicamente corretto e avevo quasi preparato una mia risposta. Comunque, colgo l'occasione per salutarti con sincera simpatia. E, si badi, anche quando polemizzo non sviluppo mai antipatie verso nessuno. Se non ci fossero quelli che non la pansano come noi... i dibattiti sarebbero noiosi.

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Capex

circa 1 mese fa - Link

Sì, avevo capito il senso del tuo intervento non indirizzato a qualcuno in particolare. Io ti ho risposto per precisare e non perché mi sentissi colto sul vivo. Detto questo ricambio la stima non perché dovuto, bensì perché i tuoi interventi, anche quando non mi trovano daccordo, sono comunque sempre costruttivi. Un saluto.

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Marco

circa 1 mese fa - Link

Da quel che ho letto faceva parte dell'associazione Vinnatur pertanto chi la rappresenta (e che in qualche modo garantisce la serietà delle aziende associate) avrebbe dovuto quantomeno prendere una posizione sulla vicenda

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Paolo

circa 1 mese fa - Link

Bisognerebbe smettere di preoccuparsi solo se i vignaioli usano o non usano il cornoletame o se usano i lieviti indigeni o quelli selezionati. Vale la pena chiedersi di un vignaiolo quanti ettari possiede, quali fiere frequenta (il Vinitaly!?!) , quanti milioni di investimenti ci sono sul piatto o non ci sono, quanta manodopera e con quali contrattti, dove vende il vino (tutto o la maggior parte all'esteo a prezzi spropositati!?),... le risposte a queste domande raccontano molto del vino e di chi lo produce ... "Dal 2010 Valentina ha avviato seriamente la sua attività vinicola, utilizzando 45 ettari di vigneto che erano stati piantati nel 2000 (e che presumibilmente erano di proprietà di Tenute Passalacqua srl ​​o di una delle altre aziende della famiglia). Assecondando la sua dichiarata passione per l'architettura, ha costruito un'impressionante azienda vinicola moderna. I fanatici del vino naturale possono rimanere sorpresi dalle sue dimensioni. Il complesso è estremamente grande, con arredi, sculture e decorazioni lussuosi. È difficile stimare il costo di costruzione, ma le stime intorno ai 20 milioni di euro sarebbero probabilmente prudenti. Ricorda più il set di un film di James Bond che la cantina rustica di un viticoltore naturale. È anche pieno di marmo, che è stata la strada verso la fortuna della famiglia Passalacqua. Settimio possiede ancora un'enorme cava di marmo nella regione."

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cecilia

circa 1 mese fa - Link

Siamo produttori, al sud. Produciamo vini nel Vulture e conosciamo aziende ortofrutticole che impiegano decine e decine di ragazzi di colore come schiavi. Come noi le conoscono in tanti, eppure. La manodopera per aziende di grandi dimensioni è la chiave di volta: a meno che tu non sia una famiglia di armatori che decide di convertire e produrre in biodinamico una azienda di 80 ettari perdendo ogni anno centinaia di migliaia di euro ( Avignonesi in Toscana forse ne perde di meno ma è una realtà che risponde all’esempio ) non puoi fregiarti di aggettivi come naturale, amico del bio, fatto come lo faceva mio nonno eccetera. il discrimine è sia il prezzo che la dimensione: produrre vino costa, se non usi prodotti di sintesi, se inerbi e se segui seriamente il protocollo del biologico. Puoi certamente avere un vino ad un prezzo con cui vai in pareggio o quasi, ma il resto della produzione deve essere venduta al tuo importatore/distributore ad almeno 8 euro e quindi finire sullo scaffale a minimo 22 euro; valutiamo per bene, gli strumenti ci sono tutti, basta non leggere le cose con un filtro dato dalla grande famiglia del naturale in cui tutti ci vogliamo bene e nella quale è semplice nascondersi dietro un dito. Cecilia per Grifalco

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simeone lo stilita

circa 3 settimane fa - Link

Molto interessante l'articolo di The Morning Claret. Soprattutto questa parte (che è la cosa che più mi fa rattristare del mondo vino naturale degli ultimi anni) "When I first met her in 2017, she looked more like a lawyer than a natural wine grower, dressed and coifed smartly and conservatively. Her image didn’t suit the brand – if she wanted to play with the cool kids at natural wine fairs, something had to change. In February 2019, I met Valentina at Salon St. Jean, in Angers. This is a large tasting organised by Renaissance des Appellations, which takes place just a day or two before the infamous La Dive Bouteille. She was unrecognisable (I walked right past her stand) – she’d had a complete make-over, and now sported punky pink-blue hair, a T-shirt and jeans. She also seemed much more relaxed. Valentina isn’t the first natural winemaker to carefully curate her image and she won’t be the last. Natural wines need a story and an image to help them sell, just like anything else."

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