Le Ragnaie, Brunello di Montalcino Vigna Vecchia e Fornace: doppia verticale a Sangiovese Purosangue

Le Ragnaie, Brunello di Montalcino Vigna Vecchia e Fornace: doppia verticale a Sangiovese Purosangue

di Emanuele Giannone

Riccardo Campinoti ha tratti da comic strip hero anni trenta. Un ipotetico bevitore fumettista, in cerca d’ispirazione per una nuova striscia di successo, troverebbe nell’Uomo delle Ragnaie un ottimo candidato a protagonista, emulo di Buck Rogers, o Dick Tracy, o Flash Gordon. È un bene, peraltro, che lui si trovi al Lume Spento e non sul Chicago Tribune. Le fantastiche avventure del piccolo, grande mondo tra Ombrone, Orcia e Asso non contemplano infatti viaggi spaziali e scontri con imperatori di Mongo (tutt’al più qualche invasione di facoltosi ultracorpi), ma sono ugualmente avvincenti per trama, sceneggiatura ed effetti speciali. Prova ne sia anche quest’uscita: un albo con le fantastiche avventure della Fornace e della Vigna Vecchia, strisce in fin dei conti abbastanza recenti ma già veri classici per collezionisti e amanti dei migliori fumi e fumetti dell’alcol.

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I dati, purtroppo, piacciono più dei fumetti. Eccoli, in ossequio ad abachisti e attuari. La Vigna Vecchia è, come quelle del Lago, Fonte e Cappuccini, alle Ragnaie. Data al 1968 e giace a circa 600 metri di altitudine su pietraforte, suolo di arenarie e siltiti spesso affioranti: vecchia, quindi, è la vigna ma soprattutto la terra (Cretaceo). La zona è fresca, caratterizzata da escursioni termiche notevoli nelle fasi di maturazione e, più in generale, dal ciclo riproduttivo più graduale – quindi ritardato – rispetto alla normale successione delle fasi a Montalcino. La Fornace non è presso l’omonima località a ridosso del paese ma a Castelnuovo dell’Abate: giace quindi in zona più temperata, a quota inferiore (400 mslm) e su sedimenti pliocenici e pleistocenici (quindi suoli di più recente litificazione). Da qui si è guadagnata a partire dal 1990, anno dell’impianto, o meglio dal 2007, prima annata prodotta, lustro paragonabile a quello delle adiacenti Loreto e Schiena d’Asino.

Riccardo Campinoti

L’areale dona tipicamente vini di ricchezza e sostanza ingenti, corposi, mascolini: ragione per la quale, onde evitare concentrazioni eccessive, le rese sono maggiori rispetto alla Vigna Vecchia, che di converso dà vini informati a finezza più che robustezza – a titolo di esempio, ricordo l’impressione a l’aveugle di Sandro Sangiorgi il quale, già di primo naso, connotò immediatamente un Vigna Vecchia quale Brunello borgognone. Colpiscono l’eleganza connaturata in un caso, l’ingente complessione gestita in compostezza nell’altro, viemeglio considerando che le macerazioni sono in ambo i casi più lunghe di quanto sia costume a Montalcino. Maurizio Castelli è l’enologo di casa.

Le Ragnaie, Brunello di Montalcino Vigna Vecchia e Fornace: doppia verticale a Sangiovese Purosangue.
Roma, 28 gennaio 2017.

Vigna Vecchia 2007.
Ampio, profondo, caldo. Splendido frutto carnoso, maturo, succulento. Voluttuoso. Bocca elegante e di buono slancio, dinamica, caratterizzata nonostante il corpo da una profondità sottile e fresca, non saturante. Dolcezze di frutto in progressione, tannini grossi e morbidi con sensazioni di cacao e cortecce, una sana nota di amaro (liquirizia, rabarbaro) a chiudere. Un bel bere.

Fornace 2007.
Sinuoso, persino giunonico, eppure non ridondante. Nella comic strip con l’Uomo delle Ragnaie è la curvy incrociata al dancing, stretta nel costume Charleston che a stento ne contiene le forme.  Volume e larghezza già al naso, grande e composito con frutta rossa matura ed essiccata, erbe macerate, una curiosa e fragrante nota di petit beurre, quindi canfora e smalto. Bocca possente e calda, di grande presa, unitaria per dinamica e impressione gustativa. Freschezza di conserva, vino vivo, non declive, dalla beva spigliata e gioiosa. Naso confit, bocca comfort.

Vigna Vecchia 2008.
Per sola informazione: il preferito di Riccardo Campinoti, ahinoi, ha tradito lui e i presenti. Scartato alla leva (del tappo) per difetto di forma e sostanza.

Vigna Vecchia 2009.
Ovvero del concetto di jolie amertume (solitamente è en fin de bouche, qui in verità non solo): arancia ed erbe amare, radici, china. Essenziale, fine e austero; verticale, secondo Davide Bonucci. Il tatto più e prima dell’olfatto perché il vino è restio alle effusioni aromatiche ma carezza e poi prende la bocca, ha presenza vibrante e soffusa per fasi alterne, è fresco e definito in progressione, di persistenza lunga, nitida e delicata con ciliegia, ribes, lauro e armelline. Un graffio amaro di china, una coda sanguigna e agrumata a chiudere.

Fornace 2008.
A detta di molti è l’annata più in beva. Ma prima della beva, che naso: elegante, maturo, puro nel frutto rosso e scuro (che al sorso si rivelerà di succulenza e croccantezza esemplari), ornato di rosa, garofano, felce. Energico e dinamico al palato, dal tocco deciso e diffuso, immediato nei richiami a frutta rossa ed erbe fini, appagante per la sensazione di freschezza infusa e la nettezza in chiusura. Tanto serio, quanto vivace.

Vigna Vecchia 2010.
Armonica fusione di finezza, slancio ed energia. Vino semplicemente squisito. Frutto immediato e fresco, naturale, con ciliegia e melagrana rese in purezza. Composita e intensa dote aromatica in cui le erbe si accompagnano a iris, garofano, arancia amara, curcuma, pepe rosa. Freschezza infusa e golosa di ciliegia e ribes freschi, che apprende il palato insieme a tannini radenti ed eleganti, calibratissimi; progressione spigliata, contesta di aromi di grande definizione. Il vino ha stoffa e stile, è complesso per ricchezza dei dettagli ed elegante per la loro armonia, un inno agli equilibri e alle corrispondenze, mimetico per i continui cambi di ritmo e spettro. Finale corale, lungo, in lentissimo diminuendo (“… Acquistava più lena / il ronzio dell’incrociato parlare, / infin che soltanto col vino, in lento diminuendo, / morivano i suoni.” Vd. nota 1).
Il mio preferito ex aequo con il 2012.

Fornace 2010.
Qualcuno lo amerà perché è già buono e lo vorrà ribere subito, qualcuno ne coglierà il potenziale e saprà aspettare. Contenti tutti. Per i primi valgono il frutto puro, rosso e maturo, la beva spigliata, la precisione nel gestire struttura e calore, la definizione degli aromi, il nocciolo di ciliegia e il rabarbaro in fondo. Per i secondi decide il nucleo denso e profondo di freschezza e materia coessenziali, insieme agli impulsi che emette a intermittenza.

Vigna Vecchia 2011.
Più svolto e sciolto del 2010, quindi di più immediata lettura. Molta frutta, anzi, un bordone frutto-freschezza che determina la tonalità, un timbro di letizia, apertura, solarità. In più, note floreali soavi, cenni di spezie e incenso. Grande equilibrio al palato: ordine, simmetria e pulizia. Di nuovo, la verve delle spezie in chiusura. Un vino brillante, un re maggiore.

Fornace 2011.
Questo mi è sembrato il vino più in beva, anche più del 2008. Distilla il frutto maturo delle altre annate in slancio ed essenzialità, in una freschezza verticale e traente che, insieme a tannini minuti e gustosi, è un invito al sorso iterativo, empatico, compiaciuto. Bere, bere ancora, dopodiché abbandonarsi a esclamazioni e consonanti clic di soddisfazione.

Vigna Vecchia 2012.
Una sbozzatura. La prima forma è data, dal blocco si trarrà poi una scultura di mirabile plasticità. Ciliegia e tabacco sono già nitidi ma gli effetti espressivi li apprezzeremo in pieno tra qualche tempo. Già ora ne è chiara la levatura per energia e articolazione, che al momento risulta in bozza nella concentrazione di aromi, nella presa veemente, nella tattilità impetuosa. Teso, serio e profondo.

Fornace 2012.
Lettura filologica dell’annata e della zona. Anche qui ciliegia e tabacco ma lo sfondo cambia sensibilmente: più calore, più larghezza e pienezza al palato, una stoffa più robusta, una diversa grana dei tannini, un frutto più maturo e dolce. La tensione è più piana, l’andamento più disteso e in largo. Ha grande sostanza e spalla acida adeguata alla taglia. Non ha le proporzioni canoviane del precedente.

Vigna Vecchia 2014 – Campione di vasca.
Riccardo Campinoti ha deciso che non sarà Brunello ma Rosso. Troppi gli accidenti dell’annata, troppe le ripercussioni sulla qualità: la quale, beninteso, non è affatto bassa, ma solo più facile. L’aspettativa di corpo, nerbo e complessità per un Brunello è il problema, la cui soluzione è qui… la soluzione, nel senso di tensione risolta, volume e concentrazione minori, presenza più sottile. Il vino ha grazia all’olfatto, è buono e non molle, né discontinuo nella dinamica gustativa, offre lampone, ciliegia, mentuccia, sasso e una partecipe, rilassata freschezza d’insieme.

(1) Da una poesia di Aldo Della Malvina.

Foto: Andrea Moretti
Disegno: Giovanni Corazzol

Loc. Le Ragnaie
53024 – Montalcino (SI) – Italia
Tel: +39 0577 848639
Fax: +39 0577 848758
Email: info@leragnaie.com

Emanuele Giannone

(alias Eleutherius Grootjans). Romano con due quarti di marchigianità, uno siculo e uno toscano. Non laureato in Bacco, baccalaureato aziendalista. Bevo per dimenticare le matrici di portafoglio, i business plan, i cantieri navali, Susanna Tamaro, il gol di Turone, la ruota di Ann Noble e la legge morale dentro di me.

5 Commenti

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

- - ERRATA CORRIGE - - Ricevo un appunto da Riccardo Campinoti sulla Vigna Vecchia 2008. Avevo inteso male e volentieri rettifico: tappo non fu, ma FURTO. Bottiglie mai pervenute a Roma. Da parte mia, al malefico predone: te possino anna' pe' traverzo.

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wine princess

circa 4 anni fa - Link

Anno nuovo vita nuova, ed io per il 2017 mi sono data un tetto massimo di spesa, per quanto riguarda il Brunello, di 37,50 euro a bottiglia pari quindi a 50 euro al litro, pertanto non potrò acquistare questi vini che mi risulta siano molto più costosi. Peccato, ma in tempo di crisi perdurante occorre sapersi gestire con oculatezza. In ogni caso mal di poco, dato che riesco comunque a trovare altre etichette interessanti entro il prezzo che ho fissato come limite, basti citare nomi come Caprili,, Fattoi, Baricci, Baccinetti, Talenti e Castelli Martinozzi per rendersene conto. Concludo rammentando a tutti i semplici appassionati come me l'importanza di considerare sempre il prezzo al litro per qualsiasi vino che abbiate intenzione di acquistare, in quanto è il litro e non la bottiglia l'unità di misura che fa realmente testo permettendo paragoni e confronti precisi. Buon weekend.

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

Visti i nomi citati quali alternative, comprendo: si tratta in massima parte di vini tra quelli che bevo più volentieri - e sono un brunellista seriale, uno di quelli che trascurano tranquillamente altre grandi o grandissime zone per insistere su Montalcino. Sulla fascia di prezzo da lei citata, potrei peraltro suggerirne almeno 3 o 4 ancora, tutti a mio modo di vedere meritevoli. Detto questo: d'accordo; ma, quando si può, magari non da soli, una bottiglia di Vigna Vecchia o Fornace delle Ragnaie è un gran bel bere.

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Frederico

circa 4 anni fa - Link

Perchè paragonare prezzi di bottiglie da 0,75 con altre da 0,75 non permette paragoni e confronti precisi? Interessante teoria, quasi quanto il commento. Quasi quanto il mio tra l'altro :-)

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Emanuele

circa 4 anni fa - Link

Commento condivisibile. Anche questo.

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