L’Asti secco e l’insostenibile pesantezza delle bollicine

L’Asti secco e l’insostenibile pesantezza delle bollicine

di Michele Antonio Fino

Si avvicina il termine che il Consorzio dell’Asti aveva dettato (a mezzo di stampa affezionata) al Comitato Nazionale Vini, affinché si pronunciasse circa la sua ineffabile (ma ci abbiamo provato lo stesso qui) proposta di aprire alla tipologia “Secco”, con relativo inserimento della dizione corrispondente nell’etichetta e nella presentazione dei vini spumanti prodotti a partire dall’uva moscato dei comuni inseriti nella DOCG in Piemonte, tra cui, giova ricordare, non c’è Asti. In realtà le tipologie nuove sarebbero due (Secco e Semisecco, a quanto si apprende dalla stampa), ma per semplicità ci concentriamo qui sulla parola che è il casus belli.

Il 15 gennaio è il D-day, invocato dalle industrie spumantiere che detengono il controllo della denominazione, per avere il via libera a scrivere ASTI SECCO sulle proprie bottiglie e presentarle all’incipiente Vinitaly.

A parte la curiosità di sapere cosa ne sarà di tanto nettare in autoclave, se non dovesse arrivare l’agognato riconoscimento e quindi in etichetta quel vino non potrebbe che essere Vino Spumante Aromatico Secco, la presa di posizione prenatalizia da parte dei vertici astigiani chiarisce bene che di una nuova tipologia di vino si tratta fino ad un certo punto. La questione, gabellata per libertà di scelta fra sec, dry o secco (o ancora, demi sec, medum dry o abboccato), è appunto quella di riportare in etichetta, con caratteri di grandezza uguale ASTI e SECCO, senza punto entrare nel merito, immagino: per rispetto alla libertà di scelta, alla distanza fra le due parole.

I paladini della libertà, all’ombra del gonfalone di San Secondo, pare abbiano redarguito, con una missiva dal tono sprezzante, i colleghi trevigiani preoccupati che l’Italian Sounding al gianduja indebolisse i loro sforzi per impedire che nel mondo, associando il suffisso “secco” alla qualunque, sempre e soltanto si provasse a cavalcare il successo delle bollicine a base Glera. Intuibile, che sia paura di vedersi apostrofati, nei tribunali dove si affaticano gli avvocati di Stefano Zanette: “di cosa vi lamentate se ASTI SECCO è legalmente prodotto in Italia e non può certo dirsi del tutto diverso da svariati altri “secco” prodotti in giro per l’Europa.

Gli astigiani sostengono che SECCO sia una tipologia di vino spumante che spetta a chiunque, nel rispetto di un disciplinare usare: essa si riferisce a vini con un residuo zuccherino compreso fra 17 e 32 grammi litro. Ed è vero, perbacco. Tuttavia, nell’applicazione di DIVERSE norme in vigore, sta il dolo, che non può mai accompagnarsi all’esercizio del diritto.
Infatti, SECCO spetta a tutti, ma solo ad ASTI (insieme a Franciacorta e Marsala, unici tre casi in Italia) spetta di non riportare la dicitura DENOMINAZIONE DI ORIGINE CONTROLLATA (E GARANTITA). Se l’obbligo ci fosse, non esisterebbe alcun problema, perché leggendo l’etichetta

ASTI
DENOMINAZIONE DI ORIGINE CONTROLLATA E GARANTITA
SECCO

non si confonderebbe nessuno, né a Treviso né ad Asti.

E quindi? E quindi basterebbe che fra le regole di presentazione del prodotto, nel disciplinare dell’Asti, si specificasse che, nel caso in cui la tipologia prodotta fosse quella “SECCO” il termine che indica il residuo zuccherino si trova nella presentazione del vino separato dalla parola Asti dalla menzione tradizionale “Denominazione di Origine Controllata e Garantita”.

Poiché l’obiettivo del consorzio dell’Asti non è certo scimmiottare la denominazione Prosecco, cosa di cui non dubitiamo, perché non adottare questo piccolo, risolutivo e chiarificatore espediente normativo?
Caso mai qualcuno volesse approfittarne, noi lo suggeriamo apertamente e proponiamo persino il comma destinato ad integrare l’articolo 7 del disciplinare vigente, così, ad abundantiam:

9. Per la tipologia “Asti” o “Asti Spumante” con residuo zuccherino compreso fra i 17 e i 32 g/l, l’indicazione in etichetta della dicitura “Secco” è effettuata con caratteri di dimensioni non superiori a quelli delle parole “Asti” o “Asti Spumante” ed è sempre preceduta dalla menzione tradizionale “Denominazione di Origine Controllata e Garantita”.

Poi non dite che non siamo generosi e costruttivi…

8 Commenti

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Mattia Grazioli

circa 2 anni fa - Link

Il problema del nome è un falso problema... Quando il Prosecco non andrà più di moda, e non sarà più così trainante, come si relazioneranno col mercato? Pensate a cosa si beveva 15 anni fa e quanta evoluzione c'è stata.

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Michele Antonio Fino

circa 2 anni fa - Link

Sì, vabbè. C'è il breve periodo e c'è il medio periodo, poi c'è il lungo periodo. Io non proverei a dire alla signora scippata che tutto sommato, nel bilancio di una vita che cos'è una borsa e che forse, l'anno prossimo manco se la ricorderà... Per dire.

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Mattia Grazioli

circa 2 anni fa - Link

Io intendevo dalla parte degli astigiani... Trovo folle fare investimenti su un prodotti senza storia per correre dietro a una moda.

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Vittorio

circa 2 anni fa - Link

tranquillo,si vendevano un 150/200 milioni di bottiglie tra Prosecco igt (ora doc) e Conegliano Valdobbiadene anche 20 anni fa,e svariate decine di milioni quando andavo a Conegliano e a Valdobbiadene nel 1980 circa,gia c'erano decine e decine di cantine attive e i terreni erano sin da allora definiti in loco ''assegno circolare''...quindi parlerei di tante cose ma non certo di moda

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Hamlet

circa 2 anni fa - Link

io invece mi chiedo: ma sarebbe giusto concedere la scritta "secco" a qualcosa che secco (zucchero residuo tra 17 a 32 g/l) non è???

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Sergio

circa 2 anni fa - Link

ma qualcuno l'ha assaggiato 'sto Asti secco? come è, buono?

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Vincenzo busiello

circa 2 anni fa - Link

E fare disciplinari o normative più semplici?

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Stefano Cinelli Colombini

circa 2 anni fa - Link

Se Asti può essere anche "secco", allora perché Chianti domani non potrà essere anche "bianco" o Barolo "spumante"? L'unico vantaggio competitivo che possiamo usare nella competizione (impari) coi colossi vinicoli di tutto il mondo è l'identità, di spumanti ce ne sono milioni ma di Asti dolce ce n'è uno solo. È l'unico grande classico dolce con le bolle. Se non è identità questo, cosa lo è?

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