L’annata 2011 e Angelo Gaja ministro del vino in pectore

di Alessandro Morichetti

Raccogliendo in giro opinioni sulla vendemmia 2011, arrivano le parole di Angelo Gaja a limitare le interpretazioni possibili. L’epistola “Il vino non ci esce più dalle orecchie” dell’8 settembre parte da una constatazione abbastanza pessimistica (“La previsione era facile da fare già a fine agosto, dopo venti giorni di caldo africano che aveva asciugato le uve, premonitore di un forte abbassamento delle rese sia nel vigneto che in cantina“) per arrivare a qualche nota positiva: grazie all’OCM vino, diminuiscono le scorte in cantina e saliranno sia i prezzi delle uve che quelli del vino all’ingrosso. Limitando il mercato delle eccedenze, molti si augurano che sia questo il risultato.

Angelone da Barbaresco è ormai da qualche anno il ministro italiano del vino in pectore. Vista la fauna politica in circolazione, sarebbe un bene. Stagione difficoltosa dal Piemonte alla Toscana. Nel Chianti, metà delle uve è già in cantina, molti hanno già vendemmiato un sangiovese avanti con gli zuccheri ma fenolicamente ancora immaturo e Martino Manetti (Montevertine) invoca la pioggia su Radda in Chianti per risollevare una “annata di merda”.

Il presente è difficoltoso ma Gaja ha idee chiare sul futuro (pdf, pagina 4): il calo del consumo interno di vino è un dato di fatto e “viene sperperato oltre il 50% del denaro pubblico destinato in Italia alla promozione del vino: occorre indirizzarlo sui mercati esteri”. 35.000 imbottigliatori e meno di 4.000 esportatori è il dato che preoccupa: “soltanto la valvola dell’esportazione può salvare il vino italiano”. Le sovvenzioni promozionali devono cambiare direzione e dubitare della lungimiranza istituzionale italiana è un dovere sacrosanto. Piaccia o no, vendemmia attuale e prospettive commerciali sono due lati della stessa medaglia. Con un mercato solido e ampio, è più facile scegliere serenamente.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

15 Commenti

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she-wolf "why they don't keep their big mouth shut"?

circa 8 anni fa - Link

Le parole di Angelo Gaja arrivano a farci salire la pressione del sangue, ma forse contribuiscono a facilitare le fermentazioni in corso. Certe lapidarie affermazioni se le dice la portiera lasciano il tempo che trovano, invece elargite dal Ministro in pectore illuminano il cammino di noi poveri mortali. Mi ricorda la figura del giardiniere interpretato da Peter Sellers in "Being there" (Oltre il giardino). Quanto alle dichiarazioni sulla vendemmia ancora in corso, a leggerle mi viene subito la malolattica. E mi sa che é solo l'inizio. Moricchia, la tua ironia é così sottile che non ho capito se ci credi veramente a quello che hai scritto o no ;)

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marco arturi

circa 8 anni fa - Link

"Angelone da Barbaresco è ormai da qualche anno il ministro italiano del vino in pectore. Vista la fauna politica in circolazione, sarebbe un bene". Non c'è niente da fare, Berlusconi ce l'abbiamo dentro.

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maurizio gily

circa 8 anni fa - Link

sulla promozione Gaja ha ragione ma non c'è da illudersi. I contributi OCM che dovevano fare il salto qualitativo, spostando le risorse dagli enti istituzionali alle imprese, hanno spesso prodotto risultati deludenti, perchè le imprese le hanno usate per farsi scontare spese che avrebbero fatto comunque o dare premi agli agenti esteri, con artifici di vario genere. Siamo fatti così, si vive alla giornata e in questo siamo maestri, parlare di visione e strategie di lungo periodo in Italia fa ridere, meglio parlare di calcio. Per fortuna ci sono alcune eccezioni, ma non sono la regola. A proposito di vendemmia verde, in Australia circa il 10% delle uve non è stata raccolta, per il secondo anno consecutivo. Ma senza contributi. E le banche hanno pignorato molti terreni, di cui però non sanno che fare perchè nessuno li compra. Il liberismo nella messa a dimora di nuovi impianti porta a questi brillanti risultati. L'Europa è ancora in tempo per ripensarci.

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Gianpaolo Paglia

circa 8 anni fa - Link

non sono d'accordo con te sulla critica al liberismo, che poi si potrebbe declinare meglio con il nome proprio "liberta di impresa". Si l'Australia non da contributi per l'espianto, come non li da per l'impianto, o per la distillazione, o per il mosto concentrato (negli anni di vendemmie "speciali" qui da noi, cioe' tutte). Vogliamo fare i conti di quanto sia il costo finale per la collettivita' da noi e da loro, tenendo conto del 10% non raccolto e di quello dall'Europa speso a cercare di controllare i meccanimi di mercato? Fare il produttore di vino non lo ordina il medico, se non vendi l'uva la lasci in campo, cosi' come se apri un ristorante non puoi chiedere allo Stato che ti ci metta dentro i clienti, oppure che proibisca agli altri di aprire un ristorante perche' "ce ne sono gia troppi".

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Marossi

circa 8 anni fa - Link

Ti abbraccerei. Bravo.

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gianpaolo paglia

circa 8 anni fa - Link

niente baci pero'

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Federico

circa 8 anni fa - Link

amen

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francesco

circa 8 anni fa - Link

Sssss, quando parla Gaia tutti in silenzio ad ascoltare, zoticoni

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esperio

circa 8 anni fa - Link

Oggettivamente gli italiani non sono mai stati brillanti a sponsorizzare e promuovere i loro vini all'estero. I nostri emigrati sono stati i veri promotori e importatori dei prodotti- made in Italy-, senza di loro non sarebbe uscita una sola goccia di vino fuori dalle frontiere Italiche. Basta pensare all'attegiamento disinteressato e cafonesco di molti operatori alle fiere campionarie in giro per il mondo. Ovviamente crisi economica globale , un euro troppo forte e inflessibile e un governo fantasma aiutano ad infossare la baracca.

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silvana

circa 8 anni fa - Link

Un pensierino sul 'fare sistema'- espressione abusata (ma corretta) - bisognerebbe farlo; anche una riflessione sul "farne meno, farlo super" e usando leve più strategiche e meno somiglianti alla classe "politica" che affligge il paese. Ma - appunto - il paese è strano: ci sono produttori che fanno sistema per sè stessi e arraffano i contributi comunitari per la promozione. Occhiali per tutti, ci vorrebbero, ma siamo il paese in cui D'Alema (il politico e il vigneron) ha evitato per diciassette anni di fare una legge (seria) che ci evitasse il conflitto d'interessi (e le iatture conseguenti). Il resto del paese è la sua fotocopia.

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Maurizio Gily

circa 8 anni fa - Link

@gianpaolo: sono sempre stato contrario ai contributi su mcr e distillazione e "ristrutturazione" dei vigneti (salvo il caso di piani di sviluppo per insediamento di giovani) quindi in parte concordo con te; non sono invece d'accordo sulla libertà di impianto perchè penso che la conseguenza sarebbe la scomparsa della viticoltura "contadina", che sarebbe spazzata via dalla prima crisi di sovrapproduzione senza possibilità di ritorno. E con essa se ne andrebbe gran parte del vantaggio di immagine di cui continua a godere l'Europa. E' vero che la viticoltura da noi genera costi per la collettività ben maggiori che in Australia. Potrebbero essere di meno con scelte più oculate. Ma a mio avviso il fatto che la collettività sostenga la viticoltura italiana non è affatto sbagliato, neanche su un piano puramente economico, perchè è una risorsa strategica.

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