L’affaire Bulzoni | Del vino innaturale, ovvero la strategia della tensione

di Emanuele Giannone

Il fatto è già di dominio pubblico da un paio di giorni e prima di scriverne abbiamo deciso di riflettere su portata e scenario. In breve: l’annosa e vexata questione del vino cosiddetto naturale nella sua definizione regolamentare è stata risolta con un agile colpo di mano dagli ispettori di Via Quintino Sella. Il metodo, efficacissimo, rivela conoscenza e studio delle regole di ingaggio nei conflitti non convenzionali: colpire a sorpresa, scegliendo un presunto soft target altamente simbolico. Aggiungere un commando di poche teste di cuoio, gente brava a sparare e che abbia familiarità quanto minore possibile con l’obiettivo – non sia mai che proprio al momento di far fuoco qualche coriaceo cuoricino si scaldi e provi pena – e qualche giorno di addestramento in un campo presso Via XX Settembre.

Abbiamo saputo del blitz. Non siamo sgomenti perché il fatto ricalca una consuetudine tutta italiana, una variante minore delle strategie della tensione, mediata dall’adagio parla a nuora perché suocera intenda; né ci serve particolare lungimiranza per capire da quali telefoni e scrivanie sia stata ispirata l’incursione delle agro-teste di cuoio. Inferendo pasolinianamente, io so i nomi dei responsabili. Ma non ho le prove. Ragioniamo.

Colpirne uno per educarne cento. Il verbo educare non ricorre per caso: Alessandro Bulzoni è cultore in senso proprio perché conosce il vino cosiddetto naturale e promuove un approccio culturale allo stesso. Le sue parole, anche e in special modo quelle delle note esplicative incriminate, rappresentano uno dei pochi tentativi riusciti di dar forma e contenuto a un concetto troppo vago e passibile di interpretazioni scorrette. Colpendo lui si intende reprimere una voce critica, pacata e ben informata.

Naturalis ex cathedra. Su cosa significhi l’aggettivo naturale con riferimento al vino si discute quotidianamente. Ora il livello della discussione trasla, grazie a un intervento di sicuro effetto sulla percezione comune: si faccia attenzione, parlare di vino naturale è pericoloso. Troppa anarchia, serve ristabilire l’ordine. Cosa voglia dire il termine, chi abbia titolo a definirne il contenuto, chi se ne possa fregiare e a quali condizioni è materia di competenza istituzionale. Chi sognava una definizione pregnante e credibile, promanante dagli stessi produttori e da questi condivisa, rischia di risvegliarsi con una costituzione dogmatica. Il dogma dell’infallibilità ministeriale.

Non avrai altro vino all’infuori di me. Io so, si diceva, ma non ho le prove. Inspirate: l’Ispettorato Centrale della Tutela della Qualità e Repressione Frodi dei Prodotti Agroalimentari presso il Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali – espirate – ha agito motu proprio? Ne dubito. Chi può aver avuto interesse a inoltrare l’esposto o la segnalazione? Soprattutto: l’artefice ha a cuore l’interesse dei consumatori o il proprio? Tracciamo un identikit per la seconda ipotesi? Maschio, età indefinita, segni particolari: produce tanto, tantissimo vino, usa per questo e comprensibilmente modelli produttivi e di remunerazione del capitale – diciamo per semplicità un business plan – tipici della struttura industriale, elabora strategie di comunicazione, è solito associare ai propri prodotti immagini e claims di artigianalità, naturalità e tradizione. Oppure è uno che siffatto vino lo vende. O ancora, è un picciotto o faccendiere, un “mandato da”. Serbo ancora la speranza che l’Ispettorato, se può farlo, abbia agito di propria iniziativa. In tal caso, sarebbe corretto e rassicurante che lo rendesse noto.

Parla a nuora perché suocera intenda. Parla a nuora: manda gli ispettori a Viale Parioli. Perché suocera intenda: amici vignaioli organic, capita l’antifona?

The Liberty Song (John Dickinson, 1768). Capita l’antifona, amici vignaioli organic? Organici anche a un progetto, a un’iniziativa di regolamentazione e autocertificazione condivise, quando lo diverrete? Sono tempi critici: servirebbero governi di coalizione, non tecnici ma assolutamente politici. Sono tempi di crisi: “Then join hand in hand, brave Americans all! By uniting we stand, by dividing we fall!”.

Post scriptum. Rinnovo I miei ringraziamenti ad Alessandro Bulzoni per il suo paziente, appassionato, competente e documentato lavoro di informazione e divulgazione. Svolto, oltretutto, a proprio rischio: un rischio fino a ieri esclusivamente imprenditoriale, da oggi non solo.

Con rispetto, E.

Emanuele Giannone

(alias Eleutherius Grootjans). Romano con due quarti di marchigianità, uno siculo e uno toscano. Non laureato in Bacco, baccalaureato aziendalista. Bevo per dimenticare le matrici di portafoglio, i business plan, i cantieri navali, Susanna Tamaro, il gol di Turone, la ruota di Ann Noble e la legge morale dentro di me.

75 Commenti

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gianpaolo

circa 7 anni fa - Link

credo che la questione sia molto piu' semplice e terra terra di quanto ipotizzato. I funzionari dell' ICQ (ex-repressione frodi, come si chiamava prima e come tutti continuano a chiamarlo anche ora) fanno questi controlli di routine dappertutto, in enoteche importanti, come Bulzoni, cosi' come nelle fischetterie e rivendite di vino sfuso (dove peraltro circolano molte migliaia di ettolitri di vino sfuso, e dove spesso i cartelli che lo denominano sono un po "fantasiosi", per dire). La cantine li conoscono bene, ne conoscono il modus operandi e le personalita'. Vi sono dei funzionari "vecchio stile", che non hanno mai visto un computer e che hanno una mentalita' burocratica di stile austro-ungarico, e vi sono giovani funzionari competenti, moderni, che usano il cervello. E' una lotteria, alla quale noi siamo sottoposti di media una o due volte l'anno (qualche anno fa ne ebbi 8 di funzionari in un controllo a sopresa: esito negativo, meglio precisare), con multe talmente alte da sfiorare il ridicolo. Ricordo di episodi, ai tempi della lira, di multe di miliardi. Che poi queste si siano "sgonfiate" o meno, non so, ma dubito che siano state pagate. Che pero' siano in grado di comminare multe esemplari e a volte straordinariamente iperboliche non v'e' dubbio, e basta a volte pochissimo, come per es. la vidimazione o l'invio ritardato di un documento. Tutto mi sembra possible, tranne che siano al servizio dei controrivoluzionari della riforma "naturale". Semmai e' proprio il termine "naturale" che oggi deve trovare una sua "formalita" se vuole continuare ad essere utilizzato nella comunicazione del vino. E questo non mi sembra affatto un male.

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Cristiana Lauro

circa 7 anni fa - Link

Non credo che questa visita rientri nei controlli di routine. Ultimamente a Roma i controlli di routine (quotidiani nelle enoteche) sono verifiche fiscali, ad esempio stanno controllando tutte le fatture per bottiglie singole a euro 25. I famosi omaggi per Natale. Io credo si siano presentati da Alessandro Bulzoni su segnalazione. Quindi hanno fatto il loro mestiere. Questa purtroppo sta diventando routine: la segnalazione, la lettera anonima. Certo, mi chiedo: se è ingannevole un cartello in scaffale con scritto vino naturale, allora cosa dovremmo pensare delle creme antirughe che non spianano un bel niente o dei prodotti anticellulite? Sono pubblicizzati ovunque nelle farmacie e raccontano bugie...così dice il mio specchio, almeno. :-)

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gianpaolo

circa 7 anni fa - Link

L'ICQ va a fare i controlli nelle enoteche, e anche dai commercianti di sfusi, quelli dove vanno a comprare il vino con la tanichetta. L'hanno sempre fatto, poi se in questo caso particolare l'hanno fatto su segnalazione non so, ma l'ICQ non c'entra con i controlli della finanza a cui ti riferisci, e' tutta un'altra roba.

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Marino

circa 7 anni fa - Link

Gli ispettori ad Alessandro hanno detto di essersi presentati dopo una specifica segnalazione, ed hanno fatto intendere che non si trattava di un pincopallo qualsiasi!!

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Eleutherius Grootjans

circa 7 anni fa - Link

Grazie Gianpaolo, la puntualizzazione è assai utile. Sorte vuole che proprio qualche minuto fa io stessi chiedendo lumi a persona informata in materia di regolamenti per le attività ispettive. Opinione personale anche la sua, ma non scontata. La riassumo volentieri: i controlli a campione sono una prassi. Tuttavia, visti l'oggetto della contestazione e il prelevamento di alcune bottiglie da parte degli ispettori, non è immediatamente comprensibile come un controllo di questo genere non sia stato eseguito direttamente presso i produttori. Adde quod - sempre secondo l'interpellato - una parte considerevole dei controlli avviene comunque a seguito di segnalazioni, e che in molti casi queste non sono esattamente disinteressate.

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Eleutherius Grootjans

circa 7 anni fa - Link

Concordo sulla necessità di formalizzare. Sarebbe tutt'altro che un male. Male è invece l'equiparazione surrettizia e speciosa del "naturale" al "biologico" in senso legale o regolamentare (e burocratico). Insomma: in mancanza di una norma che regoli l'utilizzo del termine, ad esempio una che lo vincoli al ricorrere di requisiti e certificazioni di qualità specifici, la contestazione dell'ICQRF sembra incomprensibile.

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Stefano Menti

circa 7 anni fa - Link

se non sbaglio ora si chiama ICQRF. Siamo partiti da ICRF, hanno cambiato in ICQ e successivamente un altro cambio in ICQRF.

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anonimo maremmano

circa 7 anni fa - Link

Di cosa parliamo qunado parliamo di vini naturali? E’ praticamente escluso che si raccolgano uva sane senza interventi decisivi dell’uomo ( la vitis vinifera ha cessato di essere una pianta spontanea migliaia di anni fa e viene lavorata ogni anno), dietro un grande vino ci sono anche buone tecniche in cantina, per cui penso che il nemico non può essere il futuro e chi utilizza saperi e tecniche adeguati al nostro tempo senza per ciò cedere alle lusinghe dell’agroindustria.

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Eleutherius Grootjans

circa 7 anni fa - Link

Gianpaolo: concordo sull'utilità di una definizione formale. Ma che sia recepita, vagliata e validata, non redatta e imposta per decreto. Non concordo sull'ipotesi dell'incidentalità della visita. Beninteso, mi piacerebbe essere smentito, perché quella che giudico più probabile mi è anche più molesta.

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Sir Panzy

circa 7 anni fa - Link

Volete gli ingredienti (?) in etichetta? Con questo tipo di legislazione? Con questo tipo di concorrenza? Solidarità per Bulzoni.

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Silvana

circa 7 anni fa - Link

Più si conosce il "mondo del vino", più si scopre che è solcato da sentimenti molto forti. E' un luogo dove si può ambientare tranquillamente un noir che più nero non si può - senza sangue ma con molti pensieri cupi -. Perché in luogo del sangue scorre molto denaro; perché in un certo senso c'è dentro molta finanza, di quella che lascia l'amaro in bocca. Che un bicchiere di vino, naturalmente, non basta a eliminarlo. Di questi tempi, verrebbe spontaneo esortare i diversi produttori di vino "naturale" (il virgolettato è d'obbligo) a un fronte comune. Mi chiedo se ciò sia possibile, dato che esistono molte visioni diverse (mi pare) della 'naturalità', tutte interessanti. Però, se fossi un produttore di vino 'naturale', starei con le orecchie dritte. I vini "naturali" sono diventati un mercato (in crescita) e soprattutto sono in clima con i nuovi pensieri che circolano nella testa dei consumatori più attenti. Ma dietro l'angolo non c'è (ancora) Wendell Berry.

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GiacomoPevere

circa 7 anni fa - Link

Se è noir che più nero non si può c'è sicuramente lo zampino del cabernet. O del merlot. :D

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Silvana

circa 7 anni fa - Link

Chi può dirlo?! Son curiosa di sapere quali bottiglie hanno portato via; così si capisce naturalmente, chi ha segnalato cosa.

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Rolando

circa 7 anni fa - Link

Ha in effetti tutta l'aria di uno strascico di una certa polemica tossica di qualche tempo fa. Ho l'impressione che qualcuno stia solo facendo un test per vedere da che parte arriverà la risposta.

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francesco

circa 7 anni fa - Link

vorrei che qualcuno mi spiegasse tutto questo casino per quattro gocce di vino (in proporzione alla totalità del vino in commercio) mentre per una bevanda venduta in milioni di confezioni nessuno dice niente http://www.youtube.com/watch?v=-WraAa7KsXc

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Simone

circa 7 anni fa - Link

Me lo chiedevo giusto ieri sera ...

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Giacomo Badiani

circa 7 anni fa - Link

davvero pazzesco...

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Nelle Nuvole

circa 7 anni fa - Link

Maronna, sono giorni che sto pensando di andare in piazza contro sta' porcheria! Scusate l'OT, ma mi sembra di non essere la sola.

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Pietro Caputo

circa 7 anni fa - Link

Orrenda proprio...anche perchè almeno il vino (naturale e non) è venduto in gran parte in bottiglie di vetro. Anche assumendo che questo tè sia naturale (anche assumendo), il packaging cozza completamente con un'idea di sostenibilità!

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RdB

circa 7 anni fa - Link

Aprite la finestra e fate entrare un po' d'aria nuova.

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Manilo

circa 7 anni fa - Link

Bastava scrivere Vino de na Volta,comunque se ce li hanno mandati, vuol dire che lo temono,io ne sarei orgoglioso..... Emanuele spero solo che non sia una concorrenza diretta, allora in questo caso se esiste una regola mi ci metterei e poi camionate di Vini Naturali.

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Marino

circa 7 anni fa - Link

Quello che da più fastidio, oltre a questo vile atto mafiosetto, tipicamente italiano da parte dell'azienda è la pronta collaborazione da parte delle Istituzioni e la velocità di esecuzione di questi!! Oggi potranno esultare quelli che hanno sempre attaccato questo mondo, sostenendo che il vino naturale non esiste e da oggi lo dice anche la legge!!!

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Eleutherius Grootjans

circa 7 anni fa - Link

Je ne sais de tout temps quelle injuste puissance Laisse le crime en paix et poursuit l'innocence (Jean Racine)

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Francesco Maule

circa 7 anni fa - Link

beh Marino, non siamo sguarniti! la verita', con fatica, ma verra' a galla. Il mondo gira proprio al contrario: sono quelli che inquinano e mortificano la cultura del vino che dovrebbero pagare... e invece ...

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Durthu

circa 7 anni fa - Link

A costo di fare la figura dell'ingenuo (o di qualsiasi altra cosa preferiate), questo mi pare un articolo pretestuoso, costruito praticamente su niente. A meno che non siate a conoscenza di particolari assenti sia nell'articolo che nel link riportato.

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Eleutherius Grootjans

circa 7 anni fa - Link

Grazie infinite anche da PPP

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Durthu

circa 7 anni fa - Link

???

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alcool duro

circa 7 anni fa - Link

non conosco ciò di cui parlate, salvo quanto si capisce leggendo - a fatica - qui e in giro. trovo solo fuori luogo il lessico dell'articolo, forse più confacente a un volantino da Csoa. AD

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Eleutherius Grootjans

circa 7 anni fa - Link

Spasibo tovarish. Credo tuttavia che il mio CSOA preferito non mi perdonerebbe un volantino con citazioni di canti patriottici yankee, riferimenti alla Pastor Aeternus (e alla Lumen Gentium), ammiccamenti all'economia aziendale. Dasvidania tovarish.

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Roberto Giuliani

circa 7 anni fa - Link

Attendo con ansia, per par condicio, le manette a tutte le aziende che fanno pubblicità raccontando di cibi sani, genuini e naturali, ben accorte a non scriverlo in etichetta, ma dichiarandolo ovunque un occhio possa vedere e un orecchio sentire.

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Gaetano

circa 7 anni fa - Link

Mi dispiace deluderti, ma nel settore alimentare esiste una specifica normativa che riguarda i "claims" nutrizionali. I quali possono essere utilizzati in etichetta solo dopo aver depositato completa ed esaustiva documentazione scientifica presso il MInistero.

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GiacomoPevere

circa 7 anni fa - Link

Non mi pare che sano e genuino siano indicazioni nutrizionali, in ogni caso, il problema è che lo spettatore (me compreso) associa alla parola "sano" il significato di: fà bene alla salute, mentre la legge italiana e quindi gli uffici marketing si accontentano di: non contiene sostanze nocive o sono in concentrazioni e quantità tali da non recare danno alla salute. Non darei gran colpa ai pubblicitari come se fossero il male del mondo, il loro mestiere (che poi è anche il mio) è comunicare un prodotto nel modo migliore, pensare che questi possano far crociate contro gli uffici marketing che li ricoprono di paroloni mediamente vuoti è fuori dal mondo. Al più, se proprio la coscenza si ribella furiosamente, si studieranno idee, parole, concetti diversi dai soliti (quelle del sano, genuino, ecc...) ma alla fine l'ultima parola spetta sempre al cliente. I cassetti delle agenzie sono pieni di idee geniali che non vedranno (purtroppo) mai la luce, lo sò perchè ho visto riempire alcuni di quei cassetti.

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Davide

circa 7 anni fa - Link

Emanuele Giannone secondo me devi cambiare mestiere perche' del tuo articolo non si capisce niente

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vincenzo de franco

circa 7 anni fa - Link

quoto quotissimo

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Francesco Romanazzi

circa 7 anni fa - Link

Cari Davide e Vincenzo, l'articolo di Emanuele è chiarissimo, sia nei dettagli che nei messaggi sott'intesi. Se voi non siete in grado di capirlo, rileggetelo, studiatelo meglio, impegnatevi, sforzatevi. Se vi va. Altrimenti leggete articoli a voi più confacenti. Il problema resta comunque vostro. Emanuele scrive per diletto: pensate quanto deve essere difficile per voi capire il suo vero lavoro.

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Francesco Fabbretti

circa 7 anni fa - Link

Francesco, io l'articolo l'ho letto ma mi sa che Emanuele guarda il dito e non la luna.....fidati

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Francesco Romanazzi

circa 7 anni fa - Link

Caro Emanuele, nella nostra repubblica delle banane è lecito modificare il vino con gomma arabica, tannini artificiali e quant'altro, ma è proibito scrivere naturale sullo scaffale di un'enoteca. Bulzoni ha fatto delle scelte precise, in anticipo con i tempi, prendendosi l'onere del rischio e pagandone oggi le conseguenze in questo modo. Penso però che grazie al suo lavoro, contrariamente ai tanti ignavi che popolano ed infestano il mondo del vino senza mai schierarsi, oggi ci sia la possibilità di reagire in maniera concreta ad un'offensiva così subdola e palesemente frutto di una manipolazione. Al di là di ogni aspetto formale o legale, è chiaro che la legislazione si trova indietro rispetto alle scelte produttive di tanti viticoltori o a quelle commerciali di tanti enotecari o ristoratori. E' altrettanto chiaro che a qualcuno fa comodo mantenere questo status quo. A questo qualcuno credo sia giusto rispondere così, cioè scrivendone, parlandone, dibattendone, e bevendone, sostenendo chi fa vino - e chi lo propone - in modo più naturale possibile. Oltre ogni semantica di quest'aggettivo che secondo alcuni non vuol dire niente ma che per tanti altri è così scomodo. Un caro saluto.

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Francesco Fabbretti

circa 7 anni fa - Link

Credo che tu non afferri il vero vulnus: questa è una guerra fra enoteche di dimensione titaniche che si tira avanti da 3 anni. La cosa che mi spaventa è che si sia arrivati a Alessandro, a cui oltre alla solidarietà va il mio profondo rispetto per la sua acclarata capacità di selezione (vini naturali e non), che tutto sommato è sempre rimasto piuttosto neutrale in questa insensata bagarre all'ultimo sangue tra i titani del beverage romano. Da oggi anche io mi sento meno sicuro perchè se sono arrivati a tirare in ballo lui possono arrivare a molti, ma molti. Non so di chi sia la Longa Manus (o meglio, non so di quale fazione) ma sconsiglio vivamente in questo momento storico ai giovani che ci stanno facndo un pensierino: stay away from Wineries!!!

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Eleutherius Grootjans

circa 7 anni fa - Link

Ricambio con affetto il tuo saluto, Francesco. Non aggiungo altro perché ho un privilegio: c'è un antico saggio ed esegeta cinese che risponde già per me.

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Francesco Romanazzi

circa 7 anni fa - Link

Mi t'immagino, lì, disorientato, interdetto, come un pastore errante alle prese col suo dito... A presto!

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Giorgio

circa 7 anni fa - Link

me ne fregio!

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Alessandro - VinNatur

circa 7 anni fa - Link

non ci fanno paura, se è questo che volevano fare!! Solidarietà all'amico Bulzoni che con grande coraggio e passione promuove i vini che piacciono a lui... per fortuna! verremo presto in tuo aiuto, anche per capire come difenderci noi, eventualmente...

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Fabrizio pagliardi

circa 7 anni fa - Link

E' da qualche tempo che sono venuto a conoscenza dei fatti ed ero stupito che non se ne parlasse. Stimo e rispetto Alessandro Bulzoni e sono rimasto allibito alla notizia della visita dei burocrati del xxx nella sua enoteca. Visita che dubito fortemente sia stata casuale e dubito possa essere la conseguenza di una segnalazione da parte di un avventore occasionale indignato o infastidito dai cartelli "vini naturali". Sono convinto  sia la reazione da parte di chi del vino ha fatto un business miliardario, reazione iniziata qualche mese fa con articoli e bloggate, di istituzioni del vino, spesso pretestuosi e poco informati, a volte dei veri e propri sfoghi scomposti su un argomento che sta a cuore a molti appassionati e, come tutti sanno, non a me. Nonostante quello che sto scrivendo in questo momento continuo a pensare che dire "vini naturali"  porti con sé un giudizio etico negativo sui non naturali che trovo presupponente e fastidioso e che alcuni radicalismi faranno la fine delle barrique di primo passaggio con tostatura alta degli anni '90. Ma nonostante questo mio atteggiamento critico nei confronti di alcuni aspetti di questo fenomeno, non posso che essere infastidito da quello che io vedo come un abuso delle leggi e delle istituzioni accompagnato dall'uso delle pedine mediatiche asservite, da parte di chi nel mondo del vino rappresenta il potere forte che perdendo terreno non tanto in termini di vendite quanto in termini di consenso e plauso degli appassionati, soprattutto nella fascia giovanile sempre attratta dalle visioni radicali, crede di poter risolvere con metodi mafiosetti qualcosa che deve essere risolta sugli scaffali di un'enoteca o nei bicchieri di un ristorante e non cercando di disarmare l'avversario delle parole. Alla fine le parole contano poco quando si può fare un confronto sia qualitativo che scientifico sul prodotto, le parole si cambiano ma il significato resta. É da tempo che io nella mia enoteca volevo trovare un nome diverso da naturali credo che utilizzerò vini nudi se tutto ciò dovesse andare avanti.

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Emanuele

circa 7 anni fa - Link

Thumb up e quoto.

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Simone e Zeta

circa 7 anni fa - Link

Vini nudi. Iniziativa interessante e lodevole la tua; temo dopodichè il ripetersi del dualismo ed avremo quindi i sostenitori dei vini nudi contro l'impero dei vini vestiti male. E' necessario, secondo il mio parere, normare per legge (o per convenzione se ne fossimo capaci) una o più categorie per creare la giusta trasparenza che permetta di scegliere serenamente ciò che si vuole acquistare.

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Fabrizio pagliardi

circa 7 anni fa - Link

Ma figurati!!! I produttori di vini naturali non riescono a fare un pezzo di carta straccia comune di quello che si può o non si può fare, ora secondo te riescono a condividere una legge??? Vini nudi non é una iniziativa é una categoria che credo utilizzerò per indicare i vini naturali senza dire naturali che é un termine che mi sta sulle palle. Ma é una questione che rimarrà interna.

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Gianpaolo Paglia

circa 7 anni fa - Link

http://nakedwines.com

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andrea

circa 7 anni fa - Link

Un produttore certificato bio può inserire tra le indicazioni facoltative in etichetta vino naturale, di conseguenza un ristoratore ecc può fare una carta uno scaffale con cartellino vini naturali. Questa è la legge in vigore in Italia.

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Fabrizio pagliardi

circa 7 anni fa - Link

Perdonami ma a parte che a me non me ne frega niente di fare una lista di vini naturali in questo modo che sarebbe veramente ingannevole per il cliente, dubito ch e ciò che dici sia esatto.

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gianpaolo

circa 7 anni fa - Link

ho qualche serio dubbio che si possa utilizzare "naturale" come equivalente o complementare o rafforzativo di "biologico" in etichetta. Esiste un rischio piu' che concreto di contestazione, multa e sequestro da parte della repressione frodi, che come controlla i cartelli in enoteca, tanto piu' controlla le etichette, spesso anche prelevando dei campioni e analizzandoli rispetto al contenuto dichiarato, per es. alcol, ecc.

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Massimiliano Montes

circa 7 anni fa - Link

Michael Collins ha vinto la sua guerra in Irlanda con una strategia. Quando la polizia o i servizi segreti britannici uccidevano un membro dell'IRA, lui uccideva un poliziotto o un funzionario britannico. E lo faceva nelle loro case, in famiglia. E' un metodo che funziona sempre: l'irlanda ha raggiunto la sua indipendenza. Fuor di metafora, quello che bisogna fare ora è analizzare campioni di vino convenzionale da bottiglie prelevate dagli scaffali. Dimostrare la presenza di pesticidi, cromo esavalente, mercurio, piombo ed altri metalli pesanti. Ovviamente sono tutte sostanze cancerogene, oltre che illegali. Denunciare tutto, analisi alla mano, alla procura della repubblica. Fare sequestrare milioni di bottiglie. Proporrei di denunciare a Torino, procura sensibile alle sofisticazioni, o a Milano.

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Tommaso Farina

circa 7 anni fa - Link

E chiamare Amnesty INternational? L'esercito della salvezza?

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Rolando

circa 7 anni fa - Link

Io credo che le grosse aziende convenzionali siano un po' più furbe di così; stanno bene attente a che nei loro vini non ci sia niente in contrasto con la legge. La legge inoltre può essere modificata in qualunque momento, basta ricordare che l'acqua alla diossina fu resa potabile 'per legge' elevando il quantitativo di diossina ammesso. Dalla legge. Però la tua idea, Massimiliano, forse modificata un poco, non è male. Si fanno le analisi di un vino convenzionale famoso, e poi le si confronta con le stesse analisi di un vino naturale; dopo di che, si pubblicano i risultati sui vari blog e magari su qualche testata cartacea, semplicemente ponendo una domanda: Cosa vorreste bere, tra i due?

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Pietro Caputo

circa 7 anni fa - Link

Montes, a parte che la citazione di omicidi (perché di questo si tratta) in questo contesto mi pare fuori luogo, ma ciò che suggerisci farebbe male al mercato del VINO. Non credere che dimostrando la presenza di cromo esavalente nel brand X non ne venga affetto anche il brand Y. Lo so per esperienza su un bene di largo consumo molto delicato che nel 98 fu vittima di un'azione simile.

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Alessandro Dettori

circa 7 anni fa - Link

Riporto un estratto della normativa oggetto di discussione: ------------ D.Lgs. 6 settembre 2005, n. 206 Art. 20 (Divieto delle pratiche commerciali scorrette) ... 2. Una pratica commerciale è scorretta se è contraria alla diligenza professionale, ed è falsa o idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico, in relazione al prodotto, del consumatore medio che essa raggiunge o al quale è diretta o del membro medio di un gruppo qualora la pratica commerciale sia diretta a un determinato gruppo di consumatori. Art. 21 (Azioni ingannevoli) 1. E' considerata ingannevole una pratica commerciale che contiene informazioni non rispondenti al vero o, seppure di fatto corretta, in qualsiasi modo, anche nella sua presentazione complessiva,induce o è idonea ad indurre in errore il consumatore medio riguardo ad uno o più seguenti elementi e, in ogni caso, lo induce o è idonea a indurlo ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso: b) le caratteristiche principali del prodotto, quali la sua disponibilità, i vantaggi, i rischi, l'esecuzione, la composizione, gli accessori, l'assistenza post-vendita al consumatore e il trattamento dei reclami, il metodo e la data di fabbricazione o della prestazione, la consegna, l'idoneità allo scopo, gli usi, la quantità, la descrizione, l'origine geografica o commerciale o i risultati che si possono attendere dal suo uso, o i risultati e le caratteristiche fondamentali di prove e controlli effettuati sul prodotto; d) il prezzo o il modo in cui questo è calcolato o l'esistenza di uno specifico vantaggio quanto al prezzo. ------------------------- Come potete leggere, anche se quei vini contestati avessero la certificazione biologica ed addirittura quella biodinamica, il termine "naturale" non potrebbe essere usato comunque, poiché (come recita la legge) seppur di fatto corretta, in qualsiasi modo, anche nella sua presentazione complessiva, induce o è idonea ad indurre in errore il consumatore medio............... Questo è il vero problema oppure la grande opportunità. Lo dico e lo faccio da anni: GLI INGREDIENTI IN ETICHETTA USATI IN VIGNA ED IN CANTINA. Il vino è l'unico prodotto alimentare a non avere gli ingredienti in etichetta. Qualcosa vorrà significare? Che sia talmente ovvio che il Vino sia fatto senza usare alcun ingrediente oppure che sia fatto con tanti di quelle cosucce da far tener lontani tantissimi consumatori. Altra grande opportunità. Divertirsi sull'occhio per occhio dente per dente. Preparare degli esposti da presentare in tutte le sedi regionali dell'ufficio repressione frodi (ed in copia presso la Procura della Repubblica). Una valanga di carta-denuncia di tutte le pubblicità ingannevoli..... sia nel mondo del vino che nel mondo dell'agroalimentare in genere. Tante etichette di vino che riportano in etichetta il disegno di una bella vigna ed invece sono industrie senza vigna quando va bene. Dicono di essere viticoltori, vignaioli, artigiani....ecc. ecc. verifichiamolo. Il Thè industriale che si presenta come naturale. Formaggi che non hanno mai visto del latte presentati come genuini. Prodotti confezionati in buste verdi campagnole, scritte sull'ecosostenibilità e poi scopri che si riferiscono all'utilizzo di energie alternative. Bucoliche pubblicità di una casetta bianca con un attore di terza categoria che parla con le galline, impasta a mano e sforna i biscottini uno ad uno.......... Noi ci stiamo organizzando....

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Alessandro Bocchetti

circa 7 anni fa - Link

Ma Ale, hai mai visto la pubblicità del mulino bianco, con Banderas che tra polzonetti, farine, burro, galline e uova, prepara i dolcetti della mulino bianco? O ancora un qualsiasi prodotto farmer americano? O la coca cola che diventa una tradizione da mamma italica? È il marketing baby... L'industria lo sa Fare benissimo e noi consumatori siamo programmati per cascarci... Certo se a questa immagine si contrappone non un'offerta alternativa, ma un ambiente litigioso, dove già in due si fa confusione e si litiga su chi è più naturale ed integro, dove pensi che si vada a finire? Vini naturali è un giudizio, non una categoria! Si presta a interpretazioni di questo tipo, cominciamo dagli ingredienti in etichetta, poi a sviluppare un linguaggio accessibile e chiaro per raccontare le differenze e infine a fare gruppo, ma per davvero... Ciao A

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Alessandro Dettori

circa 7 anni fa - Link

Concordo in Toto Ale! Siamo una massa di stupidi, troppo presi a coltivare il proprio orticello. Il vino naturale non esiste. E' un GHETTO. Le leggi in Italia ci sono eccome, ma occorre essere uniti, almeno nell'intento finale di PROTEGGERE IL NOSTRO PATRIMONIO CULTURALE VITIVINICOLO. La colpa non è mai del consumatore, è troppo facile. La colpa è dei produttori che non sanno illustrare come stanno le cose realmente e sopratutto non sono disposti a mettersi in gioco per questo.

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Alessandro Bocchetti

circa 7 anni fa - Link

Aggiungerei un altra colpa, quella di scrittori e giornalisti di vino... Sempre più innamorati del proprio eloquio e presi a rimirarsi ombelichi, floridi e asciutti... Se non cambia anche questo, in questa guerra tra poveri, il futuro sarà di naturali-industriali, come già è avvenuto con il bio... Quanti vini in fermentazione spontanea, senza solfiti, non filtrati ecc vedo ogni anno da grandi gruppi? Sempre di più... ;) Ciao A

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Sir Panzy

circa 7 anni fa - Link

Naturali(?), se avete bisogno di mettere in etichetta gli ingredienti per vendere i vostri vini siete messi maluccio...ops, scusate, volevo dire "fare marketing" Fortuna che tra produttori naturali(?) non vi parlate e soprattutto non vi ascoltate. Se l' enologia italiana (e parlo di legislazione) fosse sotto il vostro diretto controllo saremo già tutti morti e sepolti. Volete fare "gli altri" invece siete peggio dei "normali". Basta seguirvi un po' (sui vari blog e forum e fiere) per capire perfettamente che non avete un idea comune, che siete divisi in mille gruppetti e che, soprattutto, non sapete come muovervi. Ancora una volta, solidarietà per Bulzoni che vi stava dando una grossa mano.

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Alessandro Dettori

circa 7 anni fa - Link

L'agroalimentare italiano è già morto e sepolto e questo grazie ai tuoi amici che controllano la legislazione da cinquant'anni. Sempre i tuoi amici non vendono più una bottiglia e sono esclusivamente attaccati all'export verso l'Asia. P.S. Il voler indicare gli ingredienti in etichetta non ci serve per vendere le bottiglie (chiedi quali vini vengono venduti sempre di più in ristorante o in enoteca) ma per esaltare la grande cultura e tradizione enoica italiana. Occorre informare il consumatore in maniera veritiera e chiara sul come sta spendendo i propri soldi ed il proprio tempo (come richiede la legge fatta dai tuoi amici).

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Sir Panzy

circa 7 anni fa - Link

Al netto dei tuoi ed i miei amici(?) io mi reputo un sostenitore del minor uso possibile di molecole chimiche in vigneto. Esattamente come fai tu e molti tuoi altri colleghi. La gestione del suolo, imho, è la vera chiave di volta. Senza dubbio è nella vostra categoria che si trovano i picchi qualitativi migliori. La cosa però che odio è che non siate in grado di fare un marketing sulle OTTIME cose che già ampiamente attuate ma vi perdete sugli ingredienti in etichetta e sulle diciture da apporre. Se limitiamo il vostro lavoro alle sole scritte in etichetta (regolamentate da qualche decreto) facciamo il gioco dei grossi gruppi, che con molecole ammesse e giri di legali, arriveranno facilmente ad equipararsi ai prodotti naturali sul serio. Chiedo scusa per l'orrendo giro di "noi e voi". E' solo per essere il più semplice possibile. Chi ama il vino e la terra è dalla stessa parte!

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Francesco Maule

circa 7 anni fa - Link

Per favore, dacci delle idee pratiche per fare un marketing sulle OTTIME cose che già ampiamente facciamo!

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Sir Panzy

circa 7 anni fa - Link

Volentieri, dimmi solo a chi mandare la fattura ;)

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Francesco Maule

circa 7 anni fa - Link

io ho il profilo visualizzabile, fai presto se vuoi ... o se le hai, le idee! io pago sempre, fidati!

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Nelle Nuvole

circa 7 anni fa - Link

Fino ad oggi ho letto sempre più col fiato sospeso, meglio che qualsiasi fiction. Qui siamo persino oltre il reality, direi nell'"irreality" con certe affermazioni. Partendo dal titolo del post che riporta "strategia della tensione". Lo squisito stile di Emanuele Giannone che più si confà a "Morte a Venezia" che a "Milano spara, Roma risponde, e Napoli ti manda a cagare" ci espone un caso che sta girando da giorni su diversi blog. Tutta la simpatia al Signor Bulzoni e alla suo impegno per promuovere vini di qualità, presto chiamati "nudi" dall'ottimo Fabrizio Pagliardi. Da quello che leggo, anche nell'eusastivo esposto di Francesco Fabbretti, c'è in corso una guerra fra bande rivali nella Capitale. Wine Gangs of Rome. Presto si cominceranno a contare i cadaveri di bottiglie a centinaia. Il meraviglioso Don Massimiliano y Montes, che non finirà mai di stupirmi per la fantasia, va ben oltre con la sua dotta citazione di Michael Collins e propone una guerriglia nazionale che metta in ginocchio una volta per tutte gli odiosi industriali avvelenatori, e peccato che Ian Fleming sia morto da tempo, altrimenti avrebbe resuscitato la gloriosa Spectre a riguardo. Confido in Dan Brown. Poteva mancare un colpo di fioretto relativo alla genìa dei giornalisti persi nel loro onanismo contemplativo? Certamente no, ed infatti è arrivata puntuale grazie ad Alessandro Bocchetti. Alla fine di questa nuotata in un mare di parole che invece di rinfrescare infuocano gli animi, quanto scritto da chi il vino lo fa e cerca di farlo onestamente, e onestamente anche di venderlo, riporta con i piedi per terra. Sia nella lettura ed interpretazione dei fatti, sia nelle proposte per trovare delle soluzioni. Senza bagni di sangue, epurazioni, sollevamenti di "poppolo". Ringrazio Gianpaolo, Alessandro Dettori e soprattutto Sir Panzy. Mi fanno sentire che nella sostanza c'è un terreno comune di dialogo, anzi un terroir.

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Tommaso Farina

circa 7 anni fa - Link

Condivido Dettori, e non è la prima volta.

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wineleaky

circa 7 anni fa - Link

Non mi sembra vi siano gli estremi perchè dal verbale si passi effettivamente ad una sanzione; non si può certamente scrivere NATURALE su un’etichetta di un vino ma nessuna legge vieta di scriverlo su uno scaffale, come altre diciture. Non bisogna però confondere il vino bio con il vino naturale. Dopo ed a seguito della recente approvazione del reg. cee in merito,( che ha dovuto mediare gli interessi dei vari Stati, compresi quelli non produttori, ma importatori di vino bio in cisterne e quindi interessati ad alti valori di SO2) avremo vini simil industriali con il bollino bio a pochi euro sugli scaffali della GDO. Il vino naturale, è vino contadino, lavoro artigianale, piccole quantità e piccole dimensioni, agricoltura organica biodinamica o biologica, certificata o autocertificata. Del resto è impossibile normare il lavoro del vignaiolo naturale; perchè questo sarà molto diverso se svolto in Trentino o in Sicilia e all’interno della stessa azienda sarà diverso di anno in anno. Quando si lavora con i ritmi della natura, non è possibile incasellare tutto in delle norme. Certamente si possono ( e si dovranno) fissare dei paletti, dei minimi comun denominatori (livelli SO2, lieviti indigeni, rifiuto addittivi, ecc), da riportare liberamente in etichetta, a seconda dell’annata e del luogo dove si produce. Se finora non si è fatto è perchè vi sono delle “Prime donne” che hanno diviso e frammentato il Movimento dei Vini Naturali per i loro personali interessi (basta leggere le ultime dichiarazioni di N. Joly o A. Maule…) Vi sono però molti produttori scandalizzati dall’uso del termine naturale, che abusano di altri termini, ancora più ambigui, come Tradizionale per indicare l’agricoltura Convenzionale, cioè della Chimica di sintesi…un pò di onestà intellettuale

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francesco vettori

circa 7 anni fa - Link

"Del resto è impossibile normare il lavoro del vignaiolo naturale; perchè questo sarà molto diverso se svolto in Trentino o in Sicilia e all’interno della stessa azienda sarà diverso di anno in anno. Quando si lavora con i ritmi della natura, non è possibile incasellare tutto in delle norme." Quoto in pieno, bellissime parole. Eppure fa riflettere che in altre lingue, come il greco antico, il tempo delle stagioni, ciclico, che ritorna, abbia termine a sé, che risponde a un ritmo più lungo e duraturo: AION, da cui "era" e anche "eternità". L'oppozione natura/cultura è una bell'invenzione romantica. Io suggerirei di far nomi e cognomi dei funzionari e dei vini prelevati. Giusto perché ciascuno è responsabile di quello che fa, soprattutto se si tratta di funzionario pubblico. Aggiungo che promuovere il Marketing, come anche sopra si auspica, e non la conoscenza del vino è l'operazione più semplice, facile e conformista che si possa fare e che di fatto i più già fanno.

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Manilo

circa 7 anni fa - Link

Questo post mi piace, perchè non approfondire se serve una legge che regola tutto perchè non farla. Cosa occorre, si raccolgono firme per ogni cosa,è ora di mettere in chiaro tutto,naturali, biodinamici,biologici, solforosi minimi,solforosi mal di testa francesi, imbottigliatori,fiancheggiatori,spumantisti,alimbeccatori. Compri una bottiglia,molti non ci scrivono neanche di che vitigno si tratta,invece di scrivere abbinamento con carni rosse, selvaggina, ma ndo la trovate la selvaggina se la maggiorparte compra all'ipercoop,carrefour e via discorrendo, oppure animale da cortile tipo faraona e poi si comprano il pollo Amadori. Sono un pro-natural cerco di divulgare il vostro credo,però bevo anche i solforosi, mettete sti benedetti ingredienti, ultimamente su un produttore di naturale in quel di Navelli gomma arabica a gogo sia su un pecorino idem su un trebbiano sarà il terroir. Più giro cantine e conosco enologi e più cerco di bere naturale fatto bene,perchè ci sono tanti puzzoni che devono migliorare. Comunque come sempre in Italia e non solo c'è il vignaiolo che ci crede e cerca di fare una piccola impresa e chi invece industrializza.

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sir panzy

circa 7 anni fa - Link

@ Maule: ho idee da vendere ;) rimangono comunque inutilizzabili fino a quando non si arriverà ad un nome comune (leale e legale) e ad un unico grande gruppo (anche molto variegato, ma UNO solo, e non 10 piccoli che si fanno le scarpe uno con l' altro). Eccoti 2 consigli di marketing per questo tipo di vini. Gratuiti ;) Buon lavoro. p.s: oggi mi sento buono dunque ti regalo anche il terzo. Mettere sotto i riflettori, tutti insieme, la gestione del suolo e, per ora, lasciare al singolo la parte enologica. poi basta che il post è vecchio e noi cominciamo a puzzare ;)

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Emanuele

circa 7 anni fa - Link

Altro che puzza. Questo è un invito alla riflessione. Commento e post. Gli spunti utili si sprecano, peccato che resteranno verosimilmente inesplorati.

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vittorio

circa 7 anni fa - Link

fate venire due maroni così con le vos3 elucubrazioni. w i vini a bassa manipolazione 'enologica'!

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