La verticalità in 5 assaggi firmati Trentodoc con Roberto Anesi

La verticalità in 5 assaggi firmati Trentodoc con Roberto Anesi

di Graziano Nani

Le “Otto Montagne” di Paolo Cognetti è un libro meraviglioso. Uno dei personaggi, a un certo punto, accompagna il lettore attraverso una riflessione. Immagina di essere un pesce in un fiume di montagna. Dove si trova il futuro, a monte o a valle? A valle, ho pensato, perché l’acqua come il tempo scorre e va avanti. Il personaggio, a sorpresa, rivela una visione opposta. Il futuro sta a monte, da lì arriva la vita. “[…] Tutte le cose, per un pesce di fiume, vengono da monte: insetti, rami, foglie, qualsiasi cosa. Per questo guarda verso l’alto, in attesa di ciò che deve arrivare. Se il punto in cui ti immergi in un fiume è il presente, allora il passato è l’acqua che ti ha superato, quella che va verso il basso e dove non c’è più niente per te, mentre il futuro è l’acqua che scende dall’alto, portando pericoli e sorprese.”

Futuro e verticalità. Pensavo proprio alla parola “verticale” durante la degustazione firmata Trentodoc e organizzata in Val Di Fassa in occasione di “Dolomites Top of the chefs”. E non perché si trattasse della classica “verticale” che ripercorre le annate. Mi interessa piuttosto l’altra accezione, quella che descrive vini caratterizzati da rigore aromatico e una certa precisione. Assaggiando le cinque proposte riflettevo proprio sulla tendenza del pubblico a cercare sempre più nei vini questo tipo di impostazione rispetto a quella “orizzontale”, più rotonda e accondiscendente, tipica di qualche anno fa.

Trentodoc, in questo senso, ha saputo precorrere i tempi con un lavoro che fa della pulizia il proprio tratto distintivo. Lo spiega bene il percorso guidato da Roberto Anesi, Miglior Sommelier d’Italia 2017, verticalissimo anche lui con un racconto sobrio ed elegante, in grado di raccontare il territorio con raffinatezza senza mai sbordare in un eloquio largo ed eccessivamente barricato.

Bello ascoltarlo fianco a fianco con Maurizio Rosazza Prin di Chissenefood e fondere le mie impressioni con il suo punto di vista, il cui baricentro è posizionato nell’universo del cibo.

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Alperegis Extra Brut 2011, Rotari. 
La parola “verticale”, nella sua prima accezione, si mostra al naso in una versione asciutta e rigorosa, frutto di 48 mesi sui lieviti e sole uve chardonnay. Pulito, apre la porta e accoglie gli ospiti con sentori di mela. Si concede un’espansione misurata verso toni agrumati, per poi riacquistare intenzioni ortogonali di matrice gessosa. In bocca si concede di più. Avvolgenza da lieviti, poco burro in punta di coltello, memorie sfumate dei pochi mesi passati in legno. Ma è un attimo, poi si ricompone. Saluta educatamente e si prende il suo tempo prima di chiudere la porta, un bel portone di roccia delle Dolomiti.

Brut 2013, Altemasi.
“Verticale” qui prende un altro significato e tutta un’altra forma. Provate a immaginare una conchiglia di mare finita chissà come sulle Dolomiti, un bel guscio smaltato di sale che si avvita verso l’alto sotto un sole delicato. Blanc de blancs, 36 mesi sui lieviti, niente legno. Al naso gelsomino e frutta delicata, poi iodio su iodio. Ostrica, dice Maurizio, come dargli torto. Meno tempo sui lieviti rispetto al precedente, e niente legno, per un tocco che rinuncia a certe cremosità per acquistare uno slancio più aereo.

Brut 2014, Letrari.
Questo spumante, rispetto ai primi due, viene da una zona più a sud del Trentino. 85% chardonnay e un 15% di pinot nero che si fa notare prima di tutto nel colore, più carico. Roberto Anesi ci guida alla scoperta di un bouquet che apre al mondo della panificazione nella declinazione più piena e gentilmente burrosa del croissant. Anche la frutta al naso è più “avanti”, si avverte la nespola e un mandarino maturo. L’impostazione più concessiva trova conferma in un palato giocato tra accenni tostati e speziature delicate. Il meno ortogonale tra i vini in degustazione, mantiene comunque una sua freschezza e una direzione verticale, o forse a 45°, come un pendio dolomitico che profuma di fieno.

Brut Rosè 2013, Pisoni.
Il quarto assaggio declina il concetto di verticalità in una versione arcuata che ricorda più la curva di un piano cartesiano piuttosto che una retta che sale verso l’alto. 100% pinot nero, mostra un bellissimo color buccia di cipolla e al naso apre un boquet di fiori e piccoli frutti rossi appena accennati. L’ingresso in bocca è sferico, smussato, a causa del residuo zuccherino più elevato rispetto ai precedenti. Seguono rintocchi cerealicoli gentili, intrecciati a sentori di mela rossa. Chiude come ha aperto, con delicatezza.

Perlé Zero Cuvée 2011, Ferrari.
Umami! La parola esce spontanea dalla bocca di Maurizio e io lo seguo a ruota. È  davvero completo, e complesso. Prima di tutto perché stiamo parlando di un vino che trascorre almeno sei anni sui lieviti, e si sentono tutti. Il naso è una meraviglia di gesso e mineralità, il frutto è splendidamente in evidenza, tutt’intorno le erbe aromatiche formano la sua speciale corolla. In bocca mostra una sapidità superiore, complessa e raffinata, e un  equilibrio raro. Anesi ci accompagna con il suo garbo alpino verso una chiusura lunga e articolata, come una passeggiata in montagna in cui ogni scorcio profuma di qualcosa di diverso. Grande bottiglia.

Percorsi verticali da vivere. Esplorazioni in ciascuno amerà sfumature differenti e troverà il proprio piacere in punti diversi dell’asse ortogonale. Come nel libro di Cognetti:

“Forse è vero, come sosteneva mia madre, che ognuno di noi ha una quota prediletta in montagna, un paesaggio che gli somiglia e dove si sente bene. La sua era senz’altro il bosco dei 1500 metri, quello di abeti e larici, alla cui ombra crescono il mirtillo, il ginepro e il rododendro, e si nascondono i caprioli. Io ero più attratto dalla montagna che viene dopo: prateria alpina, torrenti, torbiere, erbe d’alta quota, bestie al pascolo.”

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Graziano Nani

Frank Zappa con il Brunello, Hulk Hogan con il Sassella: per lui tutto c’entra con tutto, infatti qualcuno lo chiama il Brezsny del vino. Divaga anche su Gutin.it, il suo blog. Sommelier AIS, lavora a Milano ma la sua terra è la Valtellina: i vini del cuore per lui sono lì.

1 Commento

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Lucia

circa 1 settimana fa - Link

Felice i Trentodoc assaggiati siano riusciti ad esprimere il nostro magnifico territorio nelle sue micro diversità.

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