La tavola sinottica del Porto è davvero spettacolare

La tavola sinottica del Porto è davvero spettacolare

di Emanuele Giannone

I vini fortificati si attestano oggi in Italia più o meno come i partiti della sinistra non candeggiata: pervicacemente frazionati, premiati da frazioni minime dei votanti. Tale stato di cose ce li aveva già resi simpatici in tempi ormai lontani, quelli in cui Mario Capanna e Lucio Magri ottenevano riscontri limitati ma visibili, diciamo più da Marsala che da Porto, Madeira, Sherry, Maury e Banyuls. Il primo incontro, tanti anni fa, fu col glorioso siciliano, dopodiché il voto si disperse: così oggi, tolto quello, i fortificati continuano a oscillare, al pari di ecosocialisti ed eurocomunisti, nell’intervallo tra zero-virgola-qualcosa e uno. E questo continua a renderceli simpatici, al punto di spingerci talvolta a visitarne memoriali, obelischi e archi di trionfo.

A parte i deragliamenti fantapolitici, quel che continua ad affascinarci è il rapporto dei fortificati con il tempo: sono per la maggior parte vini lenti, fatti per la durata più che per la velocità, per consideratezza più che consumo. Lo testimonia lo stato di alcuni vivaci ultranovantenni o di quinquagenari ben più energici del sottoscritto, nei quali mi sono imbattuto durante i pellegrinaggi; ancor più, stando ai racconti dei fortunati esperti, quello di tanti highlander d’età non inferiore al secolo e mezzo. Questi vini possono insegnarci a fissare in un tempo che non trascorre (1) le nostre concezioni e il piacere nel bere. Uno spunto per imparare ad apprezzarli per questo motivo, ben più che per il fascino scontato del vino vintage, è questa tavola sinottica a uso e orientamento dei curiosi, pubblicata nel gennaio scorso sul blog Port to Port wine:

 

Schermata 2020-04-09 alle 12.53.41

Lo confesso: pur da appassionato, tra le classiche non sono ancora riuscito ad andare più indietro della 1963. Forse qualcuno è stato più fortunato. In tal caso, avanti: cedo la tastiera e mi accomodo per leggere e invidiare meglio.

  1. Citazione da Il Ricordo, in I Racconti del Maresciallo, Mario Soldati

Emanuele Giannone

(alias Eleutherius Grootjans). Romano con due quarti di marchigianità, uno siculo e uno toscano. Non laureato in Bacco, baccalaureato aziendalista. Bevo per dimenticare le matrici di portafoglio, i business plan, i cantieri navali, Susanna Tamaro, il gol di Turone, la ruota di Ann Noble e la legge morale dentro di me.

16 Commenti

avatar

Fabio Pracchia

circa 2 mesi fa - Link

Bello ! Grazie.

Rispondi
avatar

Emanuele

circa 2 mesi fa - Link

Grazie a te.

Rispondi
avatar

Daniele DB

circa 2 mesi fa - Link

Ho potuto vendere e provare un piccolo sorso di un meraviglioso e delicato Sandeman 1935 alcuni anni fa. Piu' indietro niente. Ma se potessi scegliere, o anche solo sognare: ovviamente il vintage Cometa (1811) e il Waterloo (1815), il 1834 (tristemente associato all'episodio tragico di 3 esploratori svedesi che decisero di attraversare il Polo Nord su un pallone a idrogeno; il pallone cadde sull'Artico, dove i 3 sopravvissero alcuni mesi; una spedizione incontro' i loro corpi 33 anni piu' tardi, insieme ai diari e ai negativi fotografici che rivelarono la foto di un banchetto a base di carne di foca e una bottiglia di Porto Vintage Ferreira 1834, la quale era stata regalata ai 3 esploratori dal re di Svezia). Il 1851 (Great Exhibition Port), provato nel 1875 da Michael Broadbent e da lui considerato come il migliore tra quelli provati. Il 1897 di Sandeman (Royal Diamond Jubilee Vintage), che fu fortificato con Scotch whisky a causa della mancanza di aguardente in quell'anno. Infine, il primo Vintage Noval con la denominazione Nacional: 1931.

Rispondi
avatar

Lanegano

circa 2 mesi fa - Link

Ho aperto giusto oggi un Tawny Colheita 1975 in grandissima forma !

Rispondi
avatar

Emanuele

circa 2 mesi fa - Link

Produttore?

Rispondi
avatar

Daniele DB

circa 2 mesi fa - Link

Grazie per non aver pubblicato il mio commento. Bah.

Rispondi
avatar

Emanuele

circa 2 mesi fa - Link

Ciao Daniele, Grazie per aver segnalato il disguido. Il commento al quale ti riferivi è stato pubblicato.

Rispondi
avatar

vinogodi

circa 2 mesi fa - Link

...diciamo che i Porto dell'800 sono esperienza quasi mistica. I più recenti , uno a dicembre e uno a Gennaio pre Coronavirus, un Ferreira del 1895 e un Quinta do Noval 1880 ( annate che non vedo , erroneamente , nello schema ) , fra i vini più emozionanti bevuti negli ultimi anni. Ma non sono certo i più vecchi ,almeno un centinaio di bocce ereditate di quel periodo (da fine 700 e tanti della prima metà dell'800) mi hanno permesso di condividere , chiaramente con gli amici cari , piaceri profondi dispensando emozioni difficilmente ripetibili . Peccato non sappia mettere le foto su questa piattaforma , magari le invio per WA a Morichetti . Concordo sulla 1963 annata del secolo scorso : il Taylor aperto un mese fa era davvero spettacolare...

Rispondi
avatar

Emanuele

circa 2 mesi fa - Link

... tutte segnalazioni di cui ringrazio, poiché a me le "esperienze mistiche" tra i fortificati mancano proprio col Porto.

Rispondi
avatar

Chissà

circa 2 mesi fa - Link

Vinogodi sempre a buttarci in faccia le tue super bevute a noi poveracci

Rispondi
avatar

Daniele DB

circa 2 mesi fa - Link

Ho potuto vendere e provare un piccolo sorso di un meraviglioso e delicato Sandeman 1935 alcuni anni fa. Piu’ indietro niente. Ma se potessi scegliere, o anche solo sognare: ovviamente il vintage Cometa (1811) e il Waterloo (1815), il 1834 (tristemente associato all’episodio tragico di 3 esploratori svedesi che decisero di attraversare il Polo Nord su un pallone a idrogeno; il pallone cadde sull’Artico, dove i 3 sopravvissero alcuni mesi; una spedizione incontro’ i loro corpi 33 anni piu’ tardi, insieme ai diari e ai negativi fotografici che rivelarono la foto di un banchetto a base di carne di foca e una bottiglia di Porto Vintage Ferreira 1834, la quale era stata regalata ai 3 esploratori dal re di Svezia). Il 1851 (Great Exhibition Port), provato nel 1875 da Michael Broadbent e da lui considerato come il migliore tra quelli provati. Il 1897 di Sandeman (Royal Diamond Jubilee Vintage), che fu fortificato con Scotch whisky a causa della mancanza di aguardente in quell’anno. Infine, il primo Vintage Noval con la denominazione Nacional: 1931.

Rispondi
avatar

thomas pennazzi

circa 2 mesi fa - Link

Emanuele ! Vox clamantis in deserto, la tua. I vini fortificati sono quanto di più sorprendente esista nel mondo enologico. Anello di congiunzione tra il vino propriamente inteso, e la grande famiglia degli alcolici, non dispiaceranno né al più incallito stappatore di sugheri, né agli specialisti degli alti gradi, sebbene sdegnati dai primi, per la contaminazione con l'alcool, ed ignorati dai secondi per la pochezza dello stesso. Eppure sono un mondo affascinante e longevo quanto i cognac più magnifici. Bisogna saperli aspettare, e anche saperli trovare, cosa ancora più difficile. Un pensiero anche per le umili mistelle, completamente ignorate dal bevitore italico, i cui fulgidiori rappresentanti sono i pineau des Charentes, capaci anch'essi di sfidare in botte il secolo ed oltre in tutta souplesse.

Rispondi
avatar

marcow

circa 2 mesi fa - Link

Mi è piaciuto molto questo articolo dedicato ai vini "liquorosi", ma "fortificati" rende meglio l'idea del "grande ruolo" dell'alcol nella loro produzione. "Alcol", spesso, bistrattato, snobbato nei discorsi sul vino: è, invece, l'anima di vino e la sostanza che riscalda l"anima degli uomini da millenni. Thomas Pennazzi con la definizione di "anello di congiunzione" ne spiega, efficacemente, il fascino ma anche le difficoltà di essere pienamente apprezzati da molti. _ "Questi vini possono insegnarci a fissare in un tempo che non trascorre le nostre concezioni e il piacere nel bere". Questa bellissima frase del testo di Emanuele Giannone ha un valore universale che va oltre i magnifici vini "fortificati". Quando, parlando di "vino", si riesce ad evocare qualcosa di altro, qualcosa di profondo, lo scrivere vale di più.

Rispondi
avatar

Stefano

circa 2 mesi fa - Link

Io non ho capito bene come funziona la carta che hai pubblicato: mi pare manchino parecchie annate in cui i produttori han potuto fare vintage (es.: 1996). Si tratta di una classificazione di qualità stilata da sito?. Poi, personalmente: in cantina ho un Madeira 1956, bottiglia che ho sempre riservato a un'occasione particolare. Visto che in questi giorni ho bevuto tutte le altre destinate a "occasioni particolari", non escludo di berla prossimamente! per il resto, assaggiati Porto fino al secondo dopoguerra, sempre molto buoni.

Rispondi
avatar

Emanuele

circa 2 mesi fa - Link

Buonasera Stefano, La carta è stata stilata dall'IVDP e segnala le "Classiche", con ciò intendendo le annate classificate migliori. Quindi, è possibile che non vi si ritrovino annate ammesse a Vintage perché, almeno a giudizio dell'IVDP, non ritenute all'altezza delle Classiche.

Rispondi
avatar

Rossano Ferrazzano

circa 2 mesi fa - Link

Colheita 1786 Nieeport, gentilmente offerto da Dirk Nieeport, nel 2006. Mi sa che stavolta sono arrivato uno.

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.