La strana storia del Gamay del Trasimeno

La strana storia del Gamay del Trasimeno

di Sara Boriosi

Mia nonna (classe 1914) all’anagrafe fu registrata come Maria Pia, ma nel corso della sua lunga vita non c’è stata persona che usasse questo nome per rivolgersi a lei: per tutti, il suo nome era Letizia.

Chi è cresciuto nella provincia sa bene che se la comunità inizia a chiamare qualcuno o qualcosa con un nome diverso dal proprio, ogni tentativo di dissuasione è vano. La comunità ha scelto, dunque nome imposto batte nome di origine senza possibilità di appello.

Così è accaduto per il Gamay del Trasimeno, un’uva che non ha parentele con quella che cresce in Borgogna. Per un errore storico la granacha spagnola (o grenache, o cannonau, alicante se preferite, tai rosso se vi piace fare gli esotici), introdotta dall’arrivo della Marchesa de Mendoza nelle malinconiche campagne lacustri, fu ribattezzata il vigneto francese e da allora non c’è stato verso di restituire il nome corretto a quell’uva capace di dare vini profondi, succosi e complessi.

Questa è la storia che racconto agli interessati che non conoscono il Gamay del Trasimeno, declinato dalle cantine del comprensorio della omonima DOC. Tipicamente, il racconto che precede l’assaggio aiuta molto a capire ciò che racchiude la bottiglia e il territorio dove si produce questo vino, un territorio noto per la sua vocazione a vini potenti più che eleganti, spesso scorbutici, decisamente caratteriali.

Fino a qualche tempo fa, l’inesperto che voleva provare un vino umbro senza indugiare nelle realtà produttive più note, non poteva immaginare che attorno al lago Trasimeno ci fosse una produzione consistente di cannonau; da qualche anno a questa parte però, il Consorzio dei Colli del Trasimeno ha lavorato di fino per dare un’identità più definita di questo vitigno dal nome ingannevole.

Certamente l’equivoco storico conferisce al vino un appeal intrigante tale da non passare inosservato agli occhi e al palato dell’appassionato curioso, che almeno una volta vuole provare quel Gamay là, quello che invece è qualcos’altro. Difficile raccontare cosa ci dice il vino nel bicchiere, perché ciò che sembra non corrisponde a ciò che è; eppure questo è proprio il carattere del Gamay del Trasimeno, che a dirla tutta, gode di un temperamento ingentilito dal microclima lacustre.

Schermata 2020-11-13 alle 12.39.58
Questo Gamay, di fatto, si sposa alla grande con la cucina locale; se si considera che la cucina umbra è piuttosto povera (non vanta un’enorme varietà di di materie prime, inutile negarlo; ma guai a toccare la norcineria, i legumi, i tartufi, le patate e naturalmente Sua Maestà l’olio di oliva) ma saporitissima nella lavorazione e negli intingoli, il connubio è felicemente piacevole.
Vale la pena fare un giro attorno al lago Trasimeno, se non per i panorami dai colori mozzafiato che in questa stagione sono particolarmente struggenti, almeno per un calice di tipica grenache umbra.

(Foto gentilmente concesse da Cristiano Pelagracci, magionese purosangue.)

avatar

Sara Boriosi

Vivo come un’estranea nella provincia denuclearizzata, precisamente a Perugia. Bevitrice regressiva, il mio cuore appartiene al Carso. Dotata di una vena grottesca con la quale osservo il mondo, più dei vini mi piace scrivere delle persone che ci finiscono dentro; lo faccio nel mio blog Rosso di Sara ma soprattutto per Intravino. Gestisco con godimento la migliore enoteca della città, ma lo faccio piena di sensi di colpa.

3 Commenti

avatar

Anulu

circa 3 settimane fa - Link

Garnacha, non granacha. Buoni vini rossi umbri, facilmente più attraenti del Sagrantino oggi. Io li metterei in carta senza problemi. Mi è piaciuto molto il vino di Madrevite (Nicola il produttore è in gamba) e tutto sommato anche quello della cantina sociale Duca della Corgna. Meglio di tante altre cooperative Ma sicuri che questo biotipo di Garnacha nei secoli sia rimasto identico nel DNA rispetto a quello di provenienza, e non si sia ibridato nei vigneti locali che sicuramente sono promiscui?

Rispondi
avatar

Cervi nicola

circa 3 settimane fa - Link

Giuste osservazioni Anulu, si bisognerebbe fare delle analisi ampelogratiche e dei confronti, una domanda che non c'entra niente, sto cercando una varietà di malvasia di Candia selvatica, molto profumata, quasi o forse più dell uva fragola, qui a Reggio Emilia se la ricordano gli anziani ma non si trova più, degli anni aveva problemi di allegagione, faceva chicchi grossi e chicchi piccoli, era molto molto aromatica, non si trova più... Se sapesse indicarmi se la conosce e dove posso trovarla gliene sarei grato, cordiali saluti

Rispondi
avatar

Valerio De Donno

circa 3 settimane fa - Link

Buongiorno Nicola, la Malvasia di Candia aromatica che descrivi mi rimanda ad alcuni vini, estremamente buoni peraltro, prodotti nella zona di Piacenza, in particolare a Travo. Le consiglio in particolare 3 vini macerati: Ageno della cantina La Stoppa, Cenacolo della omonima cantina e il bianco della cantina Il Poggio. Buonagiornata

Rispondi

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.