La sottile perversione del vino naturale

La sottile perversione del vino naturale

di Andrea Troiani

Erano i primi anni ’80, per chiamare casa usavamo i gettoni, sulle tavole spopolava il galestro capsula viola, Carlo Verdone diventava un pilastro della comicità Italiana, e le serie si chiamavano ancora Telefilm.

Uno di questi Telefilm, non certo tra i più noti in Italia, colpì fin dall’epoca la mia fantasia di astemio consumatore di bevande gassate e merendine confezionate. La storia era incentrata su un bar, il cui nome dava anche il titolo alla serie stessa: Cheers (Cin-Cin fu ribattezzata in italiano). Durante i diversi episodi avventori e personale si alternavano in conversazioni, amori e litigi perlopiù davanti al bancone del bar. Ora sarà per via di Cheers, o per comodità ma io ho sempre cercato il bancone per le mie soste alcoliche.  Il bancone è un luogo di passaggio, di scambio, di chiacchiera, tutti passano per il bancone alcuni si soffermano.

Al bancone puoi sentire gli avventori lanciarsi nelle richieste più strane, e puoi trovare il tempo di approfondire meglio i pensieri. Ma ovviamente tutta questa premessa non ha nulla a che vedere con il tema di oggi.
Uno dei banconi che frequento è collocato all’interno di una piccola ma ben gestita enoteca di quartiere, dedicata ai vini naturali. Quando sono entrato la prima volta, circa un anno fa, ricordo con sorpresa di aver cercato, tra le tante, qualche etichetta nota. Niente, solo strani nomi e cantine (a me) sconosciute.

Al bancone “naturale” si parla di vino, e si assaggia senza ritegno per il tasso alcolemico (“che poi a casa si va in taxi brigadiere..”). Durante uno di questi soffusi scambi di opinioni ho colto l’essenza, illuminate, che da il titolo a questo scritto.

Nel periodo natalizio mi presento al “bancone naturale” con una cassa di bottiglie, comprate altrove, da portare in regalo. Il rapporto con gli “osti naturali” è tale che non mi metto disagio e inizio a mostrare le bottiglie. Tutti vini più che dignitosi, alcuni eccellenti e pluripremiati. Ma è qui che esce fuori l’animus del vero “naturalista” (da non confondere con naturista che per essere riconosciuto tende a frequentare le spiagge e non le enoteche) alla vista di cotanto ben di Dio.
Il commento chiarificatore è stato netto, lapidario quanto illuminante: “Questi erano i vini che bevevo qualche anno fa, prima di cercare qualcosa di diverso”.
Ecco la parola magica. Perché il naturalista cerca una cosa diversa, nuova possibilmente strana.

E’ annoiato e il solito vino non basta più. Non che il “naturalista” non ami il vino tradizionale, ma non lo eccita più.
Come in uno stanco rapporto di coppia cerca qualcosa che possa dare una sferzata di emozioni nuove. Ha già nella birra e nei super alcolici le sue amanti, ma vuole rendere più piccante il suo grande amore. I bordolesi, appaiono gonfi e stanchi, i grandi bianchi troppo legnosi, altri troppo sottili, molti “sopravvalutati”. Allor, come la coppia che sceglie di travestirsi, di giocare con i legacci o provare la serata per scambisti, il nostro cerca qualcosa di diverso, di nuovo, di eccitante, di strano.

Senza nulla togliere ai vini naturali, tra le cui fila si registrano eccellenti prodotti, tanti quanti nei tradizionali, cionondimeno il naturista mi ricorda un po’ Ivano, uno degli ultimi gradi personaggi del Verdone di cui sopra, che chiede alla moglie Jessica (Claudia Gerini in grande spolvero):
“O’ famo strano?”

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Andrea Troiani

Nasce a Roma dove lavora a mangia grazie al marketing digitale e all'e-commerce (sia perché gli garantiscono bonifici periodici, sia perché fa la spesa online). Curioso da sempre, eno-curioso da un po', aspirante sommelier da meno.

19 Commenti

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Stefano Cinelli Colombini

circa 9 mesi fa - Link

Direi che questa è una delle migliori analisi del problema che abbia mali letto. Complimenti. Un'unica aggiunta è possibile; al "famolo strano" del consumatore, aggiungerei un "ch'aggio a fà pé campà!" del produttore.

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Jacopo

circa 9 mesi fa - Link

Ciao Stefano, come mai usi il termine "problema" riferendoti ai vini naturali?

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Stefano Cinelli Colombini

circa 9 mesi fa - Link

Scrivo "problema" perché per me ogni vino è vino, sia se è spumante, naturale, rosato, bio, cileno, metodo Charmat oppure cabernet. Basta che sia d'uva, sia buono e sia fatto rispettando la legge, il mondo è grande e c'è posto per tutti. E così, quando leggo che i "naturali" sono buoni perché sono moderni mentre il resto non va bene perché è " invecchiato.. troppo formale, fatto di fiere, di agenti, di brochure e di etichette vecchio stile" mi si rizzano i capelli. Così come mi si rizzano quando trovo gente che dice che chi non fa come loro è un avvelenatore. Questi sono problemi.

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Stefano

circa 9 mesi fa - Link

Ciao Stefano,

quando ho scritto "moderni eccetera" mi riferivo solo al metodo in cui vengono pubblicizzati che contribuisce a farli circolare, di sicuro la loro qualità non dipende da questo.. mi dispiace se non ho argomentato bene ma non vorrei farmi fraintendere.

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Lorenzo

circa 9 mesi fa - Link

Per lei ogni vino è vino? Abbia la decenza di non perdere tempo a scrivere castronerie e di ampliare la sua visione del vino ( nonchè di se stesso) grazie.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 9 mesi fa - Link

Caro Lorenzo, credo che il dire che ogni vino fatto da uva rispettando la legge sia vino si chiami rispetto del prossimo, non visione ristretta del vino. Se non le piace nessuno la obbliga a berlo, ma è comunque frutto di un lavoro ed il lavoro merita rispetto.

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Lorenzo

circa 9 mesi fa - Link

A questo mi piacerebbe chiederle se sa cosa sono i vini naturali ......e grazie al c... che il vino è frutto di uno sforzo le ovvietà le tenga per lei . Tra l'altro i vini cosiddetti NATURALI non sono ancora certificati in maniera chiara e universale come, per esempio , nel sistema biologico. Il brutto di questi discussioni è che si parla senza avere una conoscenza alla spalle e molto spesso si va oltre......

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amadio ruggeri

circa 9 mesi fa - Link

A me invece sembra che ridurre il tutto al "famolo strano" banalizzi un po' la questione. Ma trovo anche priva di senso una lotta Naturale Vs Convenzionale. C'è il vino buono (pulito e giusto?) e il vino cattivo, banale, senz'anima.

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Andrea

circa 9 mesi fa - Link

Secondo me qua la partita si gioca solamente sull'interpretazione della frase incriminata "prima di cercare qualcosa di diverso", ovvero, semplicemente, riferendosi al fatto che un appassionato inevitabilmente vuole ricercare ed approfondire l'argomento di interesse. Nel vino direi che è inevitabile imbattersi nei vini così detti "naturali". Sta poi nelle sue capacità riconoscere quelli che "O' fano strano" da quelli che lo fanno perché sono bravi a prescindere. Altrimenti sai che noia bere per sempre il Galestro capsula viola!

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Luca Mulleri

circa 9 mesi fa - Link

Trovo questa lettura del mondo dei vini naturali molto valida e simpatica. Ovviamente apre un tema molto ampio che si potrebbe svolgere per giorni. Di base credo che oggi il mondo del vino sia un po' troppo pieni di parolai e commercianti con scarsa passione. Tra corsi per sommelier e degustazioni improvvisate in fondo il vino naturale è la risposta dei profani e dei fedeli alla linea del non lo capisco ma fa figo dire che è buono. Essendo io un produttore anche di vini naturali(che per scelta non commercializzo) la mia non è una critica a questi vini, ma alla poca capacità critica dei bevitori.

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Massi

circa 9 mesi fa - Link

Siamo un po' a corto di idee ...

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Marco

circa 9 mesi fa - Link

Come non conrcordare al 100%!

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Stefano

circa 9 mesi fa - Link

il vino naturale e' come la musica moderna.
i tradizionalisti la odieranno sempre, eppure si vende, si apprezza ed in molti casi si capisce anche.

in ogni mercato ci sono prodotti innovativi o tradizionali, che vengono apprezzati o meno.

le ragioni per cui questi prodotti vengono cercati non sono legate a nessuna perversione, fanno solo parte di un mercato che evolve ed offre una fruizione piu' completa e ricercata per i motivi piu' o meno disparati.

io credo che la "fortuna" dei vini naturali (per quanto siano considerati ancestrali, puri, non compromessi eccetera.. ) stia proprio nel fatto che sono moderni, quindi sono spinti su canali moderni, sono giovani, hanno un design abbinato ed accattivante, sono vini che osano, i loro produttori parlano a voce alta anche senza avere una storia alle spalle, sanno come comunicare, sanno che strumenti utilizzare.

il fenomeno dei vini naturali non va argomentato sulla qualita' o meno dei vini, che non manca, ma sulla capacita' di farsi notare in un mercato che troppo spesso e' invecchiato.. troppo formale, fatto di fiere, di agenti, di brochure e di etichette vecchio stile..

a me personalmente non piace fare distinzione, per me il vino e' uno solo, naturale, bio, dio, eccetera.. ma come per gli artisti musicali, da commerciante, premio chi sa comunicarsi.

Justin Bieber sicuramente non e' Micheal Jackson, ma gli stramilioni li fa benissimo lo stesso.

Quindi per tornare al post, concordo, non credo che i motivi che spingano gli acquirenti ad acquistare i vini naturali siano per la maggiore molto profondi ed etici, bensi' si cerca un approccio alternativo al vino e sicuramente i vini naturali in questo momento lo offrono a pieno.

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Palaia

circa 9 mesi fa - Link

Madonna che ridere questo articolo! E allo stesso tempo arricchisce di molto il dibattito! Grazie!

ps: potete gentilmente pubblicare la lista dei vini presenti nella cassa, che l'autore ha comprato per fare i regali?

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Claudio

circa 9 mesi fa - Link

L'ennesimo articolo superficiale sui vini naturali e su chi li beve, con la convinzione di essere divertente. Ma veramente pensate che chi beve quel tipo di vini sia uno annoiato che cerca di eccitarsi? Cioè una sorta di borghesuccio che per fare lo snob cerca il vino torbido bullandosi dei vini perfettini? Ma non è che si interessa al mondo del vino e per forza di cose ci si avvicina assaggiando le etichette convenzionali che dominano il mercato, fa un percorso che lo porta a provare i vini naturali e poi per motivi legati al gusto e agli effetti sulla salute, non torna più indietro? No perché tanti, tra cui il sottoscritto, hanno fatto esattamente così. E se il vino dell'industria enologica viene da una vigna piena di concimi chimici, è trattato con di tutto e di più in cantina, ha lieviti selezionati e solforosa ai limiti, non sarà fuorilegge ma dire che avvelena non è andare tanto lontano dalla realtà.

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zzz

circa 9 mesi fa - Link

Balle. La stragrande maggioranza dei capiscitori odierni, autentici biopasdaran, non sanno minimamente capire cosa c'è nel bicchiere. Se non fosse che costoro hanno il gusto talmente deviato da non riuscire più a fare a meno di tannini scorbutici, brettanomiceti agguerriti e volatili impettite, li metterei a confronto con dei signori vini (tradizionali) per potersi poi guardare dentro, e capire l'insostenibile leggerezza dell'essere (bioqualunque). Piantiamola per favore di giustificare tutto in nome della presunta naturalità. Lo ha appena detto Francesco Paolo Valentini: il vino "naturale" non esiste: esiste l'aceto. E io aggiungo: esiste solo il bravo produttore, che sia naturale, biodinamico, biologico o convenzionale; che sappia valorizzare un territorio, un vitigno, e produrre un vino che emozioni e resista nel tempo, magari migliorando (perché se un vino non passa almeno un paio di stagioni senza rischiare il deperimento, per me è banale succo di frutta). Su, la ricreazione è finita. Peace.

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Massimiliano

circa 9 mesi fa - Link

Quando la volpe non arriva all'uva dice che è acerba!!! Non bisogna demonizzare quelli che oggi son chiamati vini naturali, perché invece è innaturale non farlo naturale e condivido quanto detto da Claudio sui limiti di legge. Io anni or sono frequentando un corso da degustatore, un noto enologo mi fece vedere come si aggiusta un vino di poco valore gusto olfattivo con la chimica consentita x legge...quindi O famo strano è il vino che voi chiamate naturale? Quando farlo in maniera naturale dovrebbe essere la norma!!! Meditiamo gente e vogliamoci più bene

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Andrea R

circa 9 mesi fa - Link

Vedendola anche da oste, il vino cosiddetto naturale ha dato un bellissimo input al ritorno di questo liquido come protagonista delle vendite(almeno nel mio caso, ma credo di non essere l'unico). Il consumatore finale vuole sentirsi raccontare qualcosa, una storia, vedere una bella etichetta, sapere che è fatto con rispetto, e che sia pure buono e non necessariamente costoso (un naturale buono puoi berlo con 15 euro, un convenzionale buono devi spendere il doppio). E quando dico "guarda, questo è un giovane viticoltore..." aumento l'interesse... Così anche se fa un po' moda, io sono felice di vendere vino naturale Made in italy piuttosto che gin tonic, e chi dice che tutti quelli che bevono in questo modo sono hipster de noialtri guardi alla realtà del fatto che il bello deve ancora venire ed il consumatore disposto a spendere avrà sempre di più questo atteggiamento. E non è che tutti i consumatori devono per forza essere sommelier, in fondo se si fidano dell'oste... Concludo dicendo che il vino tradizionale è naturale, il vino convenzionale è figlio di un'epoca piuttosto breve, quindi amici produttori convenzionali sarà il caso che prendiate in considerazione un cambio di fede. Ultimissima cosa: com'è che è pieno di ristoranti di altissimo livello che propongono vini naturali ed il cui target non sempre ha un'idea di cosa questo vino sia ma comunque apprezza? Com'è che i produttori naturali (anche estremi) hanno un mercato all'estero posizionati in ristoranti di alto livello? C'è grande interesse proprio perché chi li propone ha grande passione nella ricerca e si sbatte di continuo. Non facciamo finta di non vedere.

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Daniela

circa 9 mesi fa - Link

Trovo questo articolo ai limiti dell'educazione e del rispetto oltre ad una incommentabile ignoranza sull'argomento Articolo inutile e banale

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