Promuovere il vino ai tempi del cretino globalizzato


idiotaDi che discutono in questi giorni un gruppo di blogger famosi? Del nostro provincialismo d’accatto e di quanto siamo imbecilli noi italiani. Si, avete capito bene, ho detto imbecilli e mi sto trattenendo. Alice Feiring, Jeremy Parzen, Alfonso Cevola più  un tot di altri produttori e venditori americani stanno facendo a pezzi la nostra mania di promuovere i vini italiani paragonandoli ai migliori cru francesi. Tutto è partito da una mail pubblicata da Alice Feiring proveniente dal Santa Monica Wine Expo, un grosso rivenditore di vini americano.

Nella lettera i titolari dello store raccontano di un importatore che, per vendere il suo Chianti, lo ha paragonato a un Premier Cru Volnay, mostrando con orgoglio i punteggi del globalizzatore per eccellenza Mr. Robert Parker. Ora, a parte le evidenti differenze di valore e storia tra un vino e l’altro, ha senso gettare alle ortiche la nostra identità per vendere qualche bottiglia in più? Che fine fanno tutte le nostre menate sul “terroir” e il vitigno quando poi all’estero promuoviamo la globalizzazione producendo vini tutti uguali?

Il più duro di tutti nella discussione è il blogger Jeremy Parzen che ci sbatte in faccia il nostro sempiterno complesso d’inferiorità nei confronti della Francia e ricorda le recenti sparate del nostro “Fascist agricultural minister” Luca Zaia contro le bollicine francesi. Insomma, nel 2010 c’è ancora qualcuno che ricorre a mezzucci d’accatto per vendere due casse in più. Quello che vorrei sapere da voi lettori è: trattasi di un caso isolato o di una pratica normale? Vi è mai capitato di sentire colleghi o addetti del settore pronunciare la frase “il mio vino è talmente buono che sembra un Bordeaux”?





22 commenti a “Promuovere il vino ai tempi del cretino globalizzato”

  1. Simone Morosi Simone e Zeta commenta:

    Non è forse vero che Bolgheri, è stata da molti pensata, nominata o scritta dome la Bordeaux d’Italia?

  2. bad guy bad guy commenta:

    …talmente buono che pare un Bordeaux, mi parrebbe eccessivo però mai sentito parlare di “benchmark” ? Una pietra di paragone tanto per intenderci ci dovrà pur esserci .Assaggiando vari vini di certi guru nostrali pure certi vini della Toscana parevano fino a pochi anni fa fotocopie di certa roba prodotta dai cosidetti garagiste della rive droite di Bordeaux,quindi il paragone mi pareva più che calzante, ora però siamo approdati alla nouvelle vague simil Borgognotta.Qindi “talmente buono che”, no, tuttalpiù che ricorda questo o quello (che costa dieci volte tanto) non mi pare tanto sbagliato, almeno commercialmente parlando.

  3. Michele Braganti Michele Braganti commenta:

    …mah.. bevendo le vecchie riserve di soldera biondi santi o un pergole torte….direi che il sangiovese e’ sangiovese….e talvolta il pinot nero gli assomiglia!

  4. Mauro Mattei commenta:

    …beh, per non parlare dell’area etnea. La “nuova borgogna” italiana.

  5. gianpaolo gianpaolo commenta:

    Il nostro provincialismo non e’ maggiore di quello degli altri. Mi sembra una tempestuccia in un bicchierino d’acqua.

  6. Rinaldo Marcaccio commenta:

    I veri malati di provincialismo so’ gli americani, che gliè devi raccontà le favole, perchè sennò nu lo capisce!

  7. Jeremy Parzen Jeremy Parzen commenta:

    Gentile Antonio,

    la pregherei di consentirmi una precisazione.

    Non ho mai dato del fascista al ministro Zaia. Xenofobo, razzista, e separatista, sì. Ma fascista, no. Fascista lui? Non mi risulta.

    Cordiali saluti, Jeremy Parzen

  8. Antonio Corsini Antonio Corsini commenta:

    Carissimi amici di bicchiere
    quando si deve esportare non si guarda in faccia a nessuno e sarebbe il male minore purtroppo. Io vivo in romagna da buon toscano esportato e sapete quanti produttori locali vogliono parificare il Sangiovese di Romagna con i sangiovese toscani? quando cloni, territori, esperienza e altro li differenzia così tanto?
    Se non ci mettiamo a ragionare in maniera seria, obbiettiva, con piani precisi, senza andare a criticare e di conseguenza a mancare di respetto al lavoro altrui non potremo vincere la sfida dell’export in tempi di globalizzazione.
    Prosit

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