La potenza e la finezza: Perrier Jouët Belle Epoque Champagne 1982-2008 in magnum

La potenza e la finezza: Perrier Jouët Belle Epoque Champagne 1982-2008 in magnum

di Andrea Gori

Uno degli ultimi passaggi in Italia di Hervè Deschamps, storico chef de cave della Maison Perrier Jouët, diviene l’occasione speciale durante la scorsa Milano Wine Week per affrontare una verticale di Belle Epoque con la rara possibilità di degustare i vari millesimi in magnum e con bottiglie provenienti direttamente dalle cantine di Epernay. Niente bias dovuti a conservazione, tappi, dosaggi ballerini e altro: la verità nuda e cruda e spesso spettacolare di uno champagne che prova sempre ad unire potenza e finezza. Lo fa ogni anno attingendo dalla tavolozza di almeno 50 cru-villaggi diversi a partire dallo chardonnay della Cotês de blancs con i distintivi Avize e Cremant e dai pinot nero del versante nord della Montagne come Mailly e Verzy, vini dotati di grande struttura ma non troppa da sovrastare la pregiata uva bianca perché è questa la cifra stilistica e il pregio riconoscibile di Perrier Jouët, la definizione e la magia creata dallo chardonnay sempre.

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Belle Epoque Champagne 1982 Magnum
Un inverno umido e freddo ha fatto da preludio ad una primavera altrettanto fredda ma l’estate calda ha regalato grandezza soprattutto per lo Chardonnay. Hervè arriva in azienda nel febbraio 1983 e l’ha cullato come un figlio anche se non suo, degustandolo ogni sei mesi per seguirne l’evoluzione traendone tante lezioni per come si gestisce un millesimato. Ma la vendemmia 1982 l’aveva vissuta presso il vigneto di famiglia e il ricordo vivido delle uve dorate quasi caramellate è ancora vivo. Un vino che è paradigmatico di quello che può diventare un grande champagne con un’importante evoluzione in bottiglia, ovvero, note stuzzicanti di spezie orientali, tabacco biondo e affumicato, note floreali passite, thè, caramello al latte, tarte tatin e le sue mele, carrube, torrefazione e cacao, cuoio e fava di cacao. In bocca regala sensazioni simili a qualche Sauternes tanto è magico e sublime perchè le note ossidative del naso spariscono, ci sono freschezza, vivacità e persino cremosità  impressionanti. Una bella evoluzione con acidità tambureggiante che resta appena scollegata dal resto ma sono dettagli di secondo piano per un vino ottimo sia in abbinamento con carni ai funghi che a una semplice poltrona con amici… 96

Belle Epoque Champagne 1996
L’inverno fu secco con caldo e freddo ben alternati, poi una primavera calda e una estate quasi torrida che a fine agosto vide molta pioggia. Fortunatamente un autunno fresco e ventoso portò a questa annata famosa per i 10/10 in zuccheri e acidità, una proporzione molto discussa e mitizzata, per certi versi ideale ma che non sempre ha regalato vini di livello assoluto soprattutto perché, per timore della rottura del tempo, a metà settembre in molti vendemmiarono con anticipo. Forse fu primo anno in cui si sono sentiti gli effetti del global warming. Oggi ha colore dorato ma non ambrato, naso di frutta gialla di confettura di pesche o pere appena avviata sul fuoco, marmellata di limone candito, crostata al limone, sentori di pasta cotta, torrefazione leggera di caffè e cacao. In bocca l’acidità è marcatissima trasformandosi quasi in una nota amara che però alleggerisce la maturità fruttata del sorso. Sul finale ritorna la nota agrumata insieme alla mineralità che aggiunge lunghezza ad un vino che si trova ad uno stato superiore in cui regnano acidità e canditi senza frutta matura. 97

Ottimo su foie gras spadellato, un vino prepotente richiede piatto prepotente. Sarebbe notevole in effetti anche su pollo della domenica, croccante fuori rosolato bene e morbido dentro o con la cucina indiana e le sue consistenze lattee con richiami allo yoghurt.

Belle Epoque Champagne 1999
Annata eccezionale per lo chardonnay per via di un inverno freddo e senza gelate, primavera con forti contrasti climatici, caldo e temporali alternati, estate con sole e caldo, agosto più fresco con nuvole che hanno oscurato l’eclisse dell’11 agosto. Settembre fu bellissimo con giusta alternanza e niente pioggia: il sole e la sua assenza – o presenza – è la componente più importante della 1999. Giallo ancora paglierino con bei riflessi dorati, note di miele d’acacia e tiglio, pere Williams mature, poi burro e brioche tipiche di affinamento ben avviato. La bocca rivela miele, mandorle e nocciole (sembra di assaggiare del torrone), melone e susina matura, albicocche e senape. È un vino con molta presenza in bocca, da abbinare su  filetto di vitello, è molto vinoso, ricco di canditi insistente ma anche iodio e pepe, surplus di potenza e grande lunghezza. Grande vino che serviamo spesso che potrebbe risultate pesante se non avesse ancora questa acidità serrata che spiega bene il senso dell’evoluzione in bottiglia: quello che oggi è splendido, qualche anno fa sembrava tutto frutto e ricchezza e poca freschezza mentre oggi ha equilibrio meraviglioso. 98

Belle Epoque Champagne 2004
Temperature basse con fioritura lunga, estate iniziata tardi e fresca ma settembre molto soleggiato per una vendemmia di grande quantità e qualità. La possiamo definire un’annata miracolosa dopo la catastrofica 2003 con un raccolto molto anticipato dal 18 agosto che rese difficile da trovare anche vendemmiatori, con il risultato che le uve sono andate più avanti, quasi in surmaturazione. Naso ancora vivace e dalla timbrica matura, carico di aromi importanti, frutta confit, naso delicato non tostato, miele e frutta candita, note di pera e zenzero poi pompelmo e tropicale di ananas, burro e brioche intriganti nel finale. Bocca generosa in puro stile 2004, note fruttate ma giocate in chiave molto dolce, molto benvenute l’alta acidità e mineralità che equilibrano benissimo il sorso a dare oggi una consistenza setosa.  97

Un vino perfetto per capire lo stile della Maison PJ e direi da servire su piatti importanti di pesce e sale allo zafferano ma anche su carni bianche per la sua vinosità.

Belle Epoque Champagne 2007
Fioritura anticipata con gran caldo ad aprile, estate piovosa con temperature più basse, sole ad agosto e maturità precoce ma annata molto buona e abbondante. Un vino tipico da riscaldamento climatico che ha visto, come nella recente 2019, un clima particolare con soli 89 giorni tra fioritura e vendemmia.

Il colore dorato è dovuto alla grande maturità del pinot nero e il naso rivela profumi di acacia e fiori dolci, note zuccherine e agrumi di bergamotto e cedro canditi, pesche e pera poché in sciroppo. Ha un sentore minerale gessoso che rivela molto lo chardonnay e si ritrova tantissimo nel millesimo quasi a costituirne la firma in bocca. L’acidità apre il vino rivelandone i frutti bianchi e gialli maturi con lieve velo di stanchezza e purea di frutto, poi mandorle dolci, caffè, pepe e torrefazione leggera. Bello l’equilibrio tra potenza brillantezza ma anche eleganza.  Svela qualche nota evolutiva importante ma il vino è come le persone, il primo capello bianco ci preoccupa, al decimo non ci facciamo più caso. 96

Perfetto su ostriche con loro salsedine e note iodate ma anche su pesce crudo sashimi giapponese, se si opta per il coquillage meglio uno cotto che crudo.  In quest’annata di Belle Epoque il salino e minerale sarà sempre molto forte su altre componenti, simile in questo senso alla 1996.

Belle Epoque Champagne 2008
Una primavera difficile con poco sole e fresco, estate simile con anche molta pioggia ma settembre salva tutto e permette raccolta con grande maturità senza perdere freschezza. Oggi è giallo pallido e riflessi verdi e mostra un floreale ricco primaverile tra biancospino e sambuco, anice, menta, fiore della susina poi pesca bianca e pera. Ancora agrumi canditi come limone giallo e infine note burrose e brioche. In bocca è giovanissimo e fresco, con una vivacità che solletica, poi però arriva anche rotondità e potenza che dicono la loro, una potenza elegante, salda e dolce. Se il naso può sembrare fragile la bocca cambia subito il panorama fornendo potenza acidula che ne assicura la tenuta. In difetto di bottiglia soprattutto in magnum sembra ancora rigido ma è meraviglioso anche oggi, pur lasciando intravedere meraviglie. 98

Ottimo su coquille Saint Jaques e capasanta anche cruda o granchio con nota iodata forte.  Un’annata bellissima che sta crescendo ad ogni uscita, molto decisa e molto più maschile di altri 2008 di nostra conoscenza.

 

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

1 Commento

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Giovanni

circa 3 settimane fa - Link

Ciao Andrea, Ancora mi ricordo la Jeroboam di Belle Epoque 1998 servita in Trattoria durante la degustazione di Perrier Jouet (mi pare ottobre 2016). Fantascienza. Ricordo anche una 1999 effettivamente un poco pesante (ma si parla di sfumature) e una Belle Epoque 2008 decisamente giovane ma che cambiava radicalmente pelle se abbinata al cibo (se non erro collo d'oca ripieno?). Ho recentemente bevuto una bottiglia di Belle Epoque 2011 e mi è sembrata quasi sovra-dosata, possibile?

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