La lasagna di Montenero D’Orcia e il Montecucco Riserva Sangiovese alla prova della 2015

La lasagna di Montenero D’Orcia e il Montecucco Riserva Sangiovese alla prova della 2015

di Andrea Gori

Non solo Brunello in questi giorni in assaggio ma anche tanti altri vini a base sangiovese tra cui il vicino prossimo, separato da poche decine di metri di strada, il Montecucco, territorio incastonato tra il vulcano spento Amiata e la Maremma del Morellino di Scansano. Per capire se possiamo smettere di parlare del Montecucco come il vino che unisce “La gioia del Morellino con la profondità del Brunello” come ebbe a dire molto brillantemente Claudio Tipa (patron oltreche di Poggio di Sotto e Grattamacco anche di Collemassari in questa DOCG) e di cominciare a definirlo per quelli che sono le sue caratteristiche proprie, abbiamo affrontato una orizzontale/verticale con 5 aziende provenienti tutte dalla quasi sottozona di Montenero d’Orcia, patria della celebre lasagna, piatto locale oggetto di fiere e manifestazioni. L’abbiamo intercettata in quel di Eataly Firenze in un fine settimana proprio in occasione del festival della (buonissima) Lasagna e abbiamo conosciuto 5 produttori per un totale di 10 vini.

poggioleone montecucco riserva

 

PoggioLeone Piccola realtà a Coiella su 28 ettari di cui 4,5 vitati e 7 di oliveto, di proprietà della famiglia Mascelloni dalla fine del 1800. Dario è oggi il Mascelloni che fa il vino dopo anni di esperienza a Montalcino. Produzione totale sulle 20mila bottiglie totale.

PoggioLeone Montecucco Sangiovese Riserva 2013 Colore a inizio evoluzione nel granato ma spessore aromatico che comprende ancora frutta di bosco rossa e nera fresca e pimpante, note di floreale viola e rosa con tocchi speziati pregevoli e balsamico che sveglia il naso. Tannino di bella dolcezza e verticalità che approfondisce un palato immediato e dotato di bella complessità e lunghezza, tono squillante. 89


montecucco sangiovese riserva

OttoEttari Due cugini tedeschi (i due cuori che si vedono in etichetta) Andreas e Manfred Kunert si innamorano di queste terre e creano quest’azienda nel 2015 acquistando vigneti già molto ben avviati in zona.

OttoEttari Montecucco Sangiovese Riserva 2016 Appena uscito sul mercato ma mostra già i bei crismi di una vendemmia meravigliosa (che conferma che a Montalcino ci sarà da godere davvero l’anno prossimo), naso intenso di ciliegia, fragola e lampone, violetta candita, scorza d’arancio e macchia mediterranea. Sorso acceso vitale con tannino intenso e penetrante ma anche ariosità e levità molto belle 89+


peteglia montecucco 1

Peteglia Azienda a conduzione familiare con Marco ed Emanuele Innocenti alla guida e che comprende anche olivi, cereali e allevamento bovini di razza Chianina (ben 80 capi). Fermentazione con macerazione di 30 giorni, malolattica, 36 mesi di botte grande, scelta dei grappoli migliori per la riserva vendemmiati per ultimi, cercando di arrivare ai primi di ottobre, da viti di trent’anni di età ora  in regime biologico. Terreni ricchi di scheletro con discreta quantità di argilla con una notevole variabilità anche all’interno di una singola vigna.

Peteglia Montecucco Sangiovese Riserva 2012 un’annata di bella soddisfazione con lunghezza e struttura tannica solida che ripete certe sensazioni ilcinesi , visciole, amarene, brodo di giuggiole, frutta sotto spirito, arancio rosso candito, nota speziata, torrefazione e caffè, macchia mediterranea che avvolge il bel palato con tannino tambureggiante, fine e con slancio balsamico a sorreggere il tutto. 90

Peteglia Montecucco Sangiovese Riserva 2013 annata calda, difficile con vendemmia anticipata per evitare eccesso di alcol e zucchero, naso che bisogna andare a cercare ma regala poi un profumo fruttato rosso molto dolce, arancio rosso, buccia di mandarino, profonda sensazione tannica piacevole ma con qualche rugosità , vino meno giovane dello squillante 2012 ma che si fa apprezzare per le belle note rosse che si aprono al palato 87

Peteglia Montecucco Sangiovese Riserva 2015  vino di bella presenza scenica, naso intenso fragolina di bosco, more di rovo e di gelso, balsamico e speziato ben corredato, nota ferrosa, iodata e rugginosa; vino poco sfacciato anche al palato ma la definizione e la grana del tannino sono bellissimi e aggraziati con una componente di maturità spia di un momento di raccolta ideale scelto in funzione della longevità in bottiglia che si preannuncia molto alta 89+


parmoleto montecucco131

Parmoleto Della famiglia Sodi dal 1908 è tuttora gestita in casa e con attenzione molto alta per la vigna che rappresentano solo 7 dei 72 ha di proprietà con il resto ad oliveto, allevamento suini e agriturismo. 30mila bottiglie prodotte dal debutto nel 1990 con uno stile intenso ricco e deciso ma che non chiude mai lo spazio alla freschezza e alla sapidità del frutto. La Riserva viene da un vigneto esposto a nord, argilloso con bello scheletro a 300 mt slm, fermentazione di 20 giorni in acciaio e malolattica anche in acciaio poi legno da 20hl per due anni. Dopo il legno 9-10 mesi minimo in bottiglia prima del rilascio.

Parmoleto Montecucco Sangiovese Riserva 2012 note quasi esotiche di mirra e ambra, intensità notevole e frutto scuro, mora di rovo, amarena, traccia ematica e ferrosa ben percepibile, bocca gustosa, bella dolcezza e piacevolezza con balsamico che torna a rallegrare tostatura e pepe, vino con bel volume e presenza scenica rocciosa, tannino fitto e ricco. 88

Parmoleto Montecucco Sangiovese Riserva 2013 sensazioni solari di bella maturità, non molto intenso ma prevale frutto scuro sul resto, nota calorica forte e decisa ma giovinezza del frutto bilancia il calore della stagione. Grip deciso e sensazioni saline e iodate che chiudono il sorso non lunghissimo 87

Parmoleto Montecucco Sangiovese Riserva 2015 solare  comunicativa, mentolato, sandalo, liquirizia e bel frutto scuro, vino godibile e già pronto al consumo, acidità e sapidità di fondo che danno un equilibrio già intrigante e saporito, chiude su macchia mediterranea e confettura di lamponi con sottofondo sapido e speziato vulcanico 90


le vigne montecucco

Le Vigne Azienda Biologica dal 2009, sostenibilità energetica per il riscaldamento, risparmio idrico, coltivazione anche di olivi secolari che producono olio dalle cultivar  Moraiolo, Leccino, Correggiolo e la superstar locale Olivastra Seggianese. Coltivano anche  grano duro Senatore Cappelli e grani teneri antichi, il Gentil Rosso e farro. Dai grani duri viene prodotta pasta trafilata al bronzo ed essiccata lentamente e inoltre in azienda si coltivano ceci, lenticchie (bruna piccola e verde screziata) e semi di lino.

Fontecuoia Montecucco Sangiovese Riserva 2010 annata di grazia potenza ed energia, tannino vitale ancora, nota appena amaricante ma equilibrio è notevole perchè frutto persiste lieve e permette l’emersione di  note di pepato e vulcanico bello e accattivante con anche freschezza. 88

Fontecuoia Montecucco Sangiovese Riserva 2015 (campione da botte) baldanzoso e vorticoso di frutto rosso lamponi e fragole freschissime, rose, viola incenso, carrube, anice, finocchietto, stile seducente femminile e aggraziato, giovanile accentuato di certo dall’effetto botte ma comunque pregevolissimo, sorso con misto frutta di bosco ma chiusura del tannino giovanile ne svela ancora la mancanza di completamento del suo affinamento su cui siamo molto fiduciosi.  90+

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L’assaggio misto orizzontale verticale svela un territorio in salute con una qualità media davvero elevata e soprattutto la capacità di queste giaciture fresche e alte di reagire al caldo anche elevato in maniera brillante con frutto mai cotto o surmaturo e una vena sapida ferrosa ematica speziata che li percorre tutti svelando una nota del sangiovese che ricorda il versante sudest del vicino ingombrante. Ma davvero l’aspetto più interessante delle degustazioni nel Montecucco resta l’originalità della proposta rispetto ai territori vicini con un mix di note iodate sapide terrose che si mescolano benissimo al frutto grazie alla nota balsamica sempre vivace con sorsi in cui dolce e freschezza hanno un ritmo intrigante e saporito. Territorio che in molti hanno scoperto ma che vale la pena approfondire non fosse altro per la bellezza selvaggia dei luoghi con tantissimi angoli incontaminati, sorprendenti e inesplorati dalla massa degli appassionati che in  Toscana spesso percorrono sempre  e solo le strade più battute.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

2 Commenti

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Stefano Cinelli Colombini

circa 9 mesi fa - Link

Un vino che unisce qualcosa del Brunello con qualcosa del Morellino? Che idea assurda. Ogni vino è grande in se stesso, altrimenti non ha senso parlarne.

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Andrea Gori

circa 9 mesi fa - Link

è la premessa del pezzo, non parliamone più in rapporto ad altri territori ma in quanto se' stesso. Ma è anche importante inquadrarlo, soprattutto agli inizi e per chi non lo conosce, nella giusta prospettiva geografica e gustativa. E' successo così anche per l'Etna e altre zone con paragoni anche più strani e fuori luogo, paragoni poi per fortuna abbandonati quando l'identità originale è venuta fuori.

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