Lo speciale di Decanter sui vini del sud Italia è più scandaloso che inutile

di Antonio Tomacelli

Gent.mo Dott. Ian D’Agata
Le scrivo questa mia per esprimerLe tutto lo stupore, misto a un contenutissimo sdegno, provato dopo aver letto l’anteprima della rivista Decanter sui vini del Sud Italia. Non dubito della sua altissima preparazione ma, da miserrimo blogger quale io sono, mi permetta una modestissima domanda che avrò cura di proferire inginocchiandomi su di un letto di ceci secchi mentre uno scudiscio fa strame delle mie povere terga: cosa diavolo avete assaggiato voi di Decanter ma, soprattutto, quale caos primigenio ha sovrainteso sulle vostre menti nel momento di scegliere una seppur minima linea editoriale? E ancora: sicuro sicuro di conoscere bene i vini del Sud Italia?

Passi che il migliore dei vini di Campania, Basilicata, Puglia e Calabria sia l’Ambruco delle Terre del Principe e mi zerbino davanti alla scoperta del Pallagrello da lei eletto Principe degli Autoctoni ma il resto della classifica, se lo faccia dire, grida vendetta al cospetto di dio e degli uomini. Può, ad esempio, spiegarmi come possa un vino semplice e in fondo gustoso come l’Albarossa di Palamà (euro 3,50) valere quasi quanto il Radici 2006 di Mastroberardino e piazzarsi a pari merito con un mostro del calibro del Macarì 2007, l’aglianico del Vulture di Macarico? E come può il Terra di Lavoro 2008 di Galardi convincerla meno del Donna Marzia Primitivo 2008 (5,00 euro scarsi) che, piacevole bicchiere per carità, lei dichiara superiore perfino al Basilisco Aglianico del Vulture 2006 (un mio mito personale, sia detto senza nessuna enfasi).

Un altro sorso dall’amaro calice: che senso ha premiare con il 4° posto il Cappellaccio Riserva 2005 e relegare in fondo alla classifica il Falcone Riserva 2006 della stessa cantina Rivera, certo, ma di ben diverso spessore? E dei vini di Marisa Cuomo sbattuti tra “the others wine” con due stelle o poco meno ne vogliamo parlare? Del resto mi taccio e parleranno per me i lacerti allegati ma non posso tacere l’assenza di un Gianfranco Fino qualunque, di una Elena Fucci qualsiasi o di un Librandi che sia uno. E i primitivo di Gioia del Colle, che tanto decantate nell’articolo, dove sono finiti? Infine: quale criterio si cela dietro le vostre scelte, quali i parametri di giudizio e che fine hanno fatto quelle poche certezze che riponevamo nei guru della degustazione? Datemi, vi prego, uno straccio di “qualità/prezzo” o un “migliore in assoluto” a cui possa aggrapparmi. Come dite? “I gusti sono gusti e le nostre sono opinioni personali che nessuno può mettere in discussione”? E allora se per voi questa è una guida e l’unico parametro è la vostra crassa ignoranza su di un territorio, per carità, mi allineo immantinente, ma non venitemi più a rompere i gabbasisi con le storielle sulla superiorità del “critico cartaceo” rispetto a quei quattro fessi che scribacchiano online, eh!

E, soprattutto, sputatelo il vino dopo l’assaggio, ché l’alcol non fa per voi..

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi e Stefano Caffarri il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

130 Commenti

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salva

circa 9 anni fa - Link

Francamente non se ne può veramente più di questi guru o presunti tali che gigioneggiano sull'italico vino con atteggiamenti da "ipse dixit". Basta, occupatevi degli Zinfandel della Napa Valley, dei Sauvignon "all blacks" e dei riesling dei "canguri"....che le nostre eccellenze siam capaci a scovarcele da soli!!!

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vinogodi

circa 9 anni fa - Link

...si sa da anni che danno giudizi a cazzo solo per promuovere gli amici importatori/distributori e passare alla cassa a fine mese . Avete mai letto le classifiche di Wines Spectator? Stessa robba . Magari manco li hanno bevuti , quei vini ...

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vinogodi

circa 9 anni fa - Link

...mi sembra piuttosto strano dare enfasi a questo fenomeno dei "giudicanti" internazionali : come se avessero una qualsivoglia , minima , influenza sulle nostre scelte...

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Antonio Tomacelli

circa 9 anni fa - Link

No vinogodi, credo che la cosa sia più grave L'Albarossa ad esempio, non è importato e non c'è scritto il prezzo nello speciale, per cui ne deduco che abbiano preso proprio una craniata sul muro credendolo chissà quale vino. Che poi sia un onestissimo vino che vale il doppio dei suoi soldi ci sta pure, ma non dategli un punteggio "assoluto"

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vinogodi

circa 9 anni fa - Link

...chiamami Marco ...

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vinogodi

circa 9 anni fa - Link

...eppoi , con un nome aberrante come quello di questa rivistucola , cosa ci si può aspettare? ...

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Tomax, fatti passare le più che giustificate paturnie e comincia a razionalizzare. Se vuoi che questo post venga considerato non solo un semplice sfogo verso gli ignoranti giornalisti anglosassoni che starebbero meglio a casa loro a mangiare schifezze e bere birra tiepida. Decanteter é una rivista britannica conservatrice, con una formula che va avanti da anni. Sulle sue pagine scrivono firme più che celeberrime e professionali, uno a caso: Franco Ziliani. Molte di questi autori scrivono altrove o hanno i loro blog. In generale, a parte il suddetto, non mi sembrano molto interessati ai vini italiani. Una volta all'anno appare un supplemento sulla produzione italiana, in cui ci sono articoli che descrivono sommariamente la produzione delle varie zone. C'é anche tanta pubblicità, ma questo non vuole spudoratamente dire che chi ha pagato é premiato con punteggi più alti. Nel complesso questo supplemento é un riassunto per chi non abita in Italia ma é interessato superficialmente alla nostra produzione e magari vuole comprare il nostro vino nel Regno Unito. Non so come vengano scelti i giornalisti che si devono occupare di una certa zona, ma certo il Sig. D'Agata poteva fare uno sforzino in più. Di positivo mi sembra che per la prima volta vengano considerati estensivamente i vini di una zona di produzione diversa dalla solita Toscana o dal solito Piemonte. Salva e Vinogodi, "le nostre eccellenze possiamo scovarcele da soli", "...minima, influenza sulle nostre scelte." magari!

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Franco Ziliani

circa 9 anni fa - Link

cara Nelle Nuvole, il sottoscritto ha scritto per anni, pochi articoli, ma seri, su Decanter, oggi mi sono stufato di farlo e da oltre un anno non propongo più articoli. Tanto hanno trovato il grande "guru", che ha il grande vantaggio su di me di parlare uno splendido inglese (1000 volte migliore del mio) e che scrive articoli tipo quello oggetto della reprimenda fatta dal buon Tomacelli. Una cosa é certa: come membro di giuria a Radici del Sud, a giudicare i vini di Puglia, Basilicata, Campania, Sicilia e Calabria, accanto a Jancis Robinson, Jane Hunt, Jeremy Parzen, Ryan Opaz, Pierre Casamayor, Marek Bienczyk, per citare solo alcuni degli esperti stranieri presenti, il sor D'Agata non l'abbiamo certo invitato...

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Grazie Franco per la risposta veloce. Mi sono permessa di fare il tuo nome, perché un tempo Decanter era una rivista secondo me più professionale di quello che é diventata. Penso che comunque venga seguita sempre meno, anche dal pubblico conservatore britannico. Malignamente si potrebbe pensare che la scelta del giornalista sia dettata da motivi di "risparmio". Nello stesso tempo mi fanno un po' specie queste "cadute dal pero" dell'ottimo Tomax che si meraviglia e si indigna di come poco venga considerato all'estero il nostro vino d'eccellenza al di fuori delle zone classiche.

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Antonio Tomacelli

circa 9 anni fa - Link

Non è in ballo la considerazione che hanno dei nostri vini ma le effettive capacità di degustazione. Qui, cara NN ci sono dei dati completamente sballati e non dei vini sottovalutati

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RAMPAVIA

circa 9 anni fa - Link

Non vorrei sollevare un vespaio. Posso sbagliarmi, ma mi pare che D'Agata, giusto uno o due anni fa sia stato scelto (preferito) da Decanter per parlare dei vini piemontesi, proprio al posto del Sig. Ziliani. Sempre se non ricordo male sul blog di quest'ultimo erano apparsi diversi "commenti" a questa scelta.

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Franco Ziliani

circa 9 anni fa - Link

il Signor Rampavia riferisce una circostanza che non corrisponde al vero

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RAMPAVIA

circa 9 anni fa - Link

Prendo quindi atto di quanto Lei scrive più sopra "mi sono stufato e da oltre un anno non propongo più articoli (a Decanter). Tanto hanno trovato il grande “guru”.....che scrive articoli tipo quello oggetto della reprimenda fatta dal buon Tomacelli.". E' questo il vero? Deve essere stata, penso, una rinuncia dolorosa. Prima che qualcuno mi rimproveri di nascondermi dietro un nick name, mi firmo (tanto Lei mi conosce benissimo). Luciano Ramella

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Rossano

circa 9 anni fa - Link

Mi permetto di riportare le circostanze veritiere, in quanto autentiche ovvero firmate da Franco Ziliani stesso. http://vinoalvino.org/blog/2010/04/ian-d%E2%80%99agata-%E2%80%9Cspecialist-knowledge-of-barolo%E2%80%9D.html

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Armando Trecaffé

circa 9 anni fa - Link

propongo di cambiare nome alla rivista da Decanter a The Clister...questa rivista fa....

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enzopiet

circa 9 anni fa - Link

Sul Cappellaccio 05 che ottiene un voto maggiore rispetto al Falcone 06 una mia idea me la sono fatta. Mi riservo di spiegartela in un altro contesto,caro Antonio, ma sul fatto che questi degustano "ad minchiam" non v'è dubbio. Le Braci 04 di Azienda Monaci 2 stelle? Ditemi che stanno scherzando dai... Così come il Duca d'Aragona 04 di Candido o il Piromafo 05 di Valle dell'Asso solo per rimanere in Salento. Nessun accenno a Filippo Cassano di Polvanera, Nicola Chiaromonte e Pietraventosa fautori del Risorgimento del Primitivo DOC di Gioia del Colle. Nessuna citazione per il caro amico Gianfranco Fino che con il suo "Es" sta conquistando mezzo mondo, oppure per gli altri vignaioli della Doc Manduria come Attanasio, Morella, Masseria Ludovico o la Fucci con il suo meraviglioso Titolo. Su un vino c'hanno azzeccato: il Vignali con 17,17 ci sta alla grande. Con quello che costa poi... Per il resto solo un'ultima considerazione: urge degustazione di Pallagrello Nero.

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Giuseppe

circa 9 anni fa - Link

Vignali della Cantina di Venosa?????!!!! 17,17???

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Raffaele Pingue

circa 9 anni fa - Link

Certo che queste classifiche fatte, concedetemi il termine "a decapocchiam" non si possono proprio leggere. Tra tutti i vini presenti nella lista non vedo nemmeno uno della mia terra, il Sannio. Eppure di ottimi vini ce ne sono Fontanavecchia, Aia dei Colombi e molti altri. Non è che prima di assaggiarli si son fatti quale mezzetto di tavernello?

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Antonio Tomacelli

circa 9 anni fa - Link

Le foto non sono complete, mancano circa un terzo delle bottiglie, ma non c'è comunque da stare allegri :-)

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Armando Trecaffé

circa 9 anni fa - Link

caro Raf.Ping. tu non sei un sannita generico bensi' un perfido guardiese....:-)....vero che i nostri vini non vengono nominati... ma quelli che nomini tu veramente non sono l'eccellenza...almeno non alivello internazionale...AIA fa qualke buon bianco ma Fontanavecchia soprattutto è in ritardo di almeno un decennio....(troppo legno, troppo frutto nei rossi troppa concentazione...troppo tutto) Cmq...se vuoi ci faccimo una chicchierata di scambio...sono a guardia sino a fine mese...saludos...

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Raffaele Pingue

circa 9 anni fa - Link

ciao Armando, mi farebbe piacere scambiare 4 chiacchiere ;-) mandami un messaggio su FB! Se ci dovessimo vedere... beh ti auguro Buona Pasqua

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Antonio Tomacelli

circa 9 anni fa - Link

Ora la lista è quasi completa, mancano giusto due o tre vini

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Simone

circa 9 anni fa - Link

Tralasciando il valore dell'articolo, che non discuto perchè incompetente, da profano ho l'impressione che le vostre considerazioni siano (troppo) spesso distorte dal prezzo, per esempio con orrore citate i 5 euro scarsi a bottiglia del Donna Marzia 08..sarei curioso di conoscere la vostra classifica dopo una degustazione degli stessi vini fatta alla cieca.

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Flachi10

circa 9 anni fa - Link

Che questi signori se ne intendano poco mi sembra palese... capito questo, trovo l'ennesima occasione per dire che il Cappellaccio di Rivera è uno vino straordinario ad un prezzo commovente... ogni anno almeno 2 casse partono da Rivera per raggiungere il nucleo di alcolizzati genovesi del mio ufficio...

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RAMPAVIA

circa 9 anni fa - Link

Sono stato abbonato a Decanter per quattro anni. Molti articoli dei MW di questa rivista li ho trovati di facile lettura e molto interessanti. Mai però, quando si stilavano classifiche di vini italiani o francesi (gli unici che un poco conosco) ho trovato riscontro con la mia esperienza. Anzi in parecchi casi vi era un netto contrasto. Mi sono limitato a disdire l'abbonamento.

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Giovanni Solaroli

circa 9 anni fa - Link

Forse, e sottolineo forse, se ci operassimo di eno-cataratta potremmo riuscire a vedere oltre il nostro punto di vista. Che io considero il vero limite alla crescita in senso lato. Sono dell'opinione che una buona parte delle sfortune italiote derivino proprio da questioni di campanile. Una volta tocca al vignaiolo che beve solo i suoi vini e parla male degli altri, o se ne disinteressa totalmente,e un'altra volta tocca ai degustatori-giornalisti sottolineare presunte incongruenze e incompetenze altrui. Se poi nell'occhio del mirino ci cascano gli abitanti della perfida albione, tanto meglio. Dimenticando, en passant, che il mercato del vino lo hanno fatto e continuano a farlo i britannici. Sono assolutamente certo che dalla penna di un Ian D'Agata nostrano, messo a degustare che so, i Pinot Nero dell'Oregon o i Cabernet della Margaret River Valley, prenderebbe un bel pò di cantonate se sottoposto alla controprova di un bravo degustatore locale. Il fatto è che, per fortuna o per disgrazia, non esistono valori assoluti. sarà inutile ricordare a questo parterre di gente esperta e navigata, che i degustatori-giornalisti, esattamente come i politici, ci rappresentano, nel bene e nel male. Sforzarci però di capire i gusti degli altri ed i processi(anche economici) che precedono i giudizi sarebeb esercizio assai più utile che sparare sul pianista.

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RAMPAVIA

circa 9 anni fa - Link

Anche se sono sostanzialmente d'accordo su quanto dici mi pare che i MW che scrivono su Decanter abbiano uno loro propria competenza territoriale. Il confronto con il bravo degustatore locale dovrebbe quindi essere più che possibile.

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Giovanni Solaroli

circa 9 anni fa - Link

Non era esattamente ciò che intendevo. Mi sono spiegato parzialmente. Ci riprovo: se un Gori (solo ad esempio) fosse incaricato da Intravino di fare un report dei vini della Willamette Valley, e che il suddetto Gori fosse vissuto, poniamo,una decina d'anni in California(a giusta distanza dall'Oregon,quindi)finirebbe, molto probabilmente, con il ricavare valutazioni, e conseguentemente redigere resoconti e valutazioni influenzati non solo dal proprio vissuto, dal proprio gusto e da come detto gusto si è formato,ma anche del tipo di lettori che egli sa finiranno con il leggerlo, specie se paganti. Ma agli occhi di Cindy Anderson il Gori parrebbe, con ogni probabilità, approssimativo. Solo che la stampa anglosassone avrebbe magari fatto un titolo del genere: "Ecco come Intravino ed il suo corrispondente Gori, interpretano i Pinot Nero dell'Oregon: un punto di vista differente ed originale" ed ora:buonanotte

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antonio tomacelli

circa 9 anni fa - Link

Ecco, si, buonanotte: alla critica enologica, però.

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Buongiorno a te Tomax, se la notte ti ha portato consiglio, rileggi quello che ha scritto Solarolo. Io sono d'accordo e anche con Rampavia che non ha rinnovato l'abbonamento a Decanter. Irritato per le assenze ingiustificate e per il pastone assurdo di giudizi ti sfugge che una rivista come Decanter, seppure impolverata e costretta ad affidare l'articolo a un certo Ian D'Agata, ha dedicato spazio a vini di cui il consumatore medio anglosassone non conosceva l'esistenza.

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Alessandro Bocchetti

circa 9 anni fa - Link

Solo una domanda: ma perché continuate a parlare di Ian D'Agata come fosse un giornalista straniero? È italianissimo, di formazione anglosassone, e opera come giornalista enologico in italia da tantissimo tempo per moltissime testate e organizzazioni di eventi, quindi i suoi giudizi non sono figli di una piccola conoscenza dell'enologia italiana, in quanto è qui che da decenni svolge la sua attività. Per cui parlare di un "Ian d'Agata nostrano" non ha senso in quanto già abbiamo lui che è nostranissimo ;) Ciao A

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MAssimo Crosa

circa 9 anni fa - Link

D'Agata è un ottimo professionista, ma di sicuro non scrive sul vino da decenni come detto qui. La biografia che ha pubblicato nel suo sito è... diciamo.. un poco abbellita... ha cominciato a scrivere nel Gambero Rosso alla fine degli anni '90, poi è diventato direttore della wine academy di Roma e poi referente per l'Italia per Tanzer.

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Alessandro Bocchetti

circa 9 anni fa - Link

Appunto... Siamo nel 2011 ad occhio sono una ventina di anni che Ian scrive stabilmente di vino... Ciao A

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Massimo Crosa

circa 9 anni fa - Link

'Appunto' cosa? ho scritto fine anni '90, non fine anni '80: quindi fa al massimo una dozzina d'anni, non certo decenni...

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Alessandro Bocchetti

circa 9 anni fa - Link

Per conoscenza diretta ti dico che Ian scrive di vino dagli anni 90 siamo nel 2011... fa due conti Ciao A

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Massimo Crosa

circa 9 anni fa - Link

Ultimo commento poi non invervengo più per non rompere: primo articolo di D'Agata sul Gambero Rosso, fine anno 99, sui vini tedeschi. Prima non c'è traccia di articoli suoi, e anche per un motivo semplice, perchè che stava in Canada a fare il pediatra. Quindi, calcolo finale facile facile: fine 99-2011 fanno dodici anni.

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Fabrizio pagliardi

circa 9 anni fa - Link

Ma perché parlate di Ian come se fosse straniero???? E' italiano vive a roma ed e' (o e' stato comunque) direttore della wine accademy di piazza di Spagna.

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enzopiet

circa 9 anni fa - Link

http://www.wineacademyroma.com/it/it-chisiamo-dagata.htm Francamente da uno con un curriculum del genere mi aspetto qualcosa in più. E non mi riferisco tanto alle posizioni in classifica o ai giudizi espressi quanto al fatto che non puoi parlare di una determinata denominazione senza poi recensirne alcun vino. Nella fattispecie: "Puglia's Primitivo Gioia del Colle DOC, little known compared to Primitivo di Manduria, has seen a boom in the number of new producers..." (pag.101) Questi sono i Primitivo recensiti: - Otre Primitivo Puglia, IGT Puglia 2009. Cantine Teanum. - Tabaruso, Primitivo IGT Puglia 2008.Cantine Torre Quarto. - Donna Marzia, Primitivo IGT Puglia 2008. Conti Zecca. - Cento su Cento, Primitivo IGT Salento 2008. Castel di Salve. - Sinfarosa, Primitivo IGT Puglia 2009. Accademia dei Racemi. - Sessantanni, Primitivo di Manduria DOC 2007. Feudi San Marzano - Surani, Primitivo di Manduria DOC 2008. Costarossa. - Primitivo Vendemmia Tardiva IGT Puglia 2009. Girolamo - Primitivo IGT Salento 2008. Conti Zecca. - Elegia, Primitivo di Manduria Doc. Produttori Vini Manduria. E guarda caso tra di essi nessun Primitivo "DOC Gioia del Colle" !!!!!!!!!!! Adesso non sto qua ad esprimere pareri su Ian d'Agata e i suoi abili colleghi MV ma se siam qui a pettinar le bambole o a far la ceretta ai gorilla diggggiamocelo, no ?!?!?! PS. @Giovanni&NelleNuvole: quindi secondo voi è legittimo che un abile degustatore-scrittore si faccia influenzare anche dal pubblico che andrà poi a leggerlo. Oppure ho inteso male? In tal caso sarei curioso di capire meglio. Grazie.

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

@Enzopiet, mi appioppi una bella responsabilità. Diciamo che ho voluto buttare acqua sul fuoco indignato di Tomax e cercato di considerare l'aspetto positivo di un articolo che parla di una realtà sconosciuta alla maggioranza dei lettori di Decanter. Che poi Ian D'Agata abbia recensito vini con superficialità ed approssimazione non fa che dimostrare come la strada per l'affermazione di produzioni diverse da quelle "classiche" e già conosciute internazionalmente sia lunga e difficile.

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Giovanni Solaroli

circa 9 anni fa - Link

@enzopiet: legittimo lo è senz'altro e ci mancherebbe pure che non lo fosse. Solo per precisare che "farsi influenzare dal pubblico che andrà poi a leggerlo" non è esattamente la stessa cosa che "conoscere il pubblico a cui intendi rivolgerti". Perchè chi scrive questo fa: rivolgersi a qualcun'altro. A meno di non parlare di una forma di onanismo. Poi ognuno è libero di pensarla come vuole ed ogni giudizio dovrebbe essere legittimo, ivi incluso il fatto che qualcuno possa preferire il Donna Marzia al Terra di Lavoro. Ma mi aspettavo, in questo sono il primo degli ingenui, che qualcuno ne indagasse più a fondo le ragioni evitando di rifugiarsi nell'approdo sicuro di un giudizio tranchant alla: questo è meglio di quest'altro. In fondo non mi pare poi un esercizio così sterile ed inutile la ricerca della comprensione di un punto di vista differente.

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enzopiet

circa 9 anni fa - Link

Rispetto il tuo pensiero ma non lo condivido. Sono lontano anni luce dal tuo modo d'intendere la questione. Io racconto quello che i miei occhi hanno visto, ciò che i miei orecchi hanno udito e quel che le mie papille gustative hanno gustato... Il resto è fuffa. O marketing, se preferisci.

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Giovanni Solaroli

circa 9 anni fa - Link

Giusto e sacrosanto aggiungo. Ma hai appena spiegato in modo chiaro e telegrafico la differenza che c'è tra fare informazione ed esprimere opinioni.

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dioniso2005

circa 9 anni fa - Link

Il vero problema è che Decanter è una rivista che fa il mercato, in Italia ancora non capiamo quanto siamo microscopici di fronte a certe realtà. In questa rivista vengono recensite solo aziende che vengono vendute in Inghilterra, che pagano Ian d'Agata\ Decanter per essere messe in bellavista a discapito di tante piccole aziende che noi in Italia amiamo tanto. Il problema sono anche le aziende che vengono prese per il collo dai i distributori stranieri che offrono pochissimi soldi per grosse partite di vino che rimangono ferme in cantina. Non leggete questa rivista.....l'unica via di salvezza alla vostra crisi di nervi.

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

Io sono stato piu' volte recensito su Decanter, con risultati ottimi, eppure non ho mai pagato nulla, e non ho mai fatto pubblicita' sulla rivista, nonostante che ogni anno in uscita del numero speciale sull'Italia e per le degustazioni che interessano i propri vini venga richiesto se interessa inserire l'etichetta (a pagamento) o pubblicita'. Che poi recensiscano solo i vini che si possono trovare nei paesi dove questa rivista viene letta mi sembra una scelta ovvia.

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

@Enzopiet, la fuffa/marketing é quello che ci fa campare nel bene e nel male. E anche attira l'attenzione su realtà produttive di zone ancora poco conosciute ed esplorate. Tomax e altri fanno bene ad indignarsi per la mancata presenza di vini ben più meritevoli, ma questa indignazione non deve essere cieca e fine a se' stessa, bensì farci riflettere su quanto si può fare per migliorare l'immagine e la conoscenza dei nostri vini.

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enzopiet

circa 9 anni fa - Link

Approvo ma se si fosse un pò più attenti alle proprie "esperienze" piuttosto che a quello che il lettore vuole sentirsi dire forse, dico forse ma potrei sbagliarmi, non staremmo qui a discutere su quanto Decanter lasci a desiderare sulla qualità dei suoi approfondimenti. Dico solo, in ultima analisi, che si potrebbe portare l'attenzione su realtà e zone produttive ancora poco conosciute senza farsi prendere troppo la mano. E' troppo?

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Enrico

circa 9 anni fa - Link

http://www.italianbestwines.com/ Credo che sia lo stesso Ian D'Agata...

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kenray

circa 9 anni fa - Link

energumeni della tastiera buone feste a tutti! spendo due parole sul post: sono opinioni, non valori assoluti. quindi chissenefrega? anch io ho le mie sugli champagne tanto che ziliani mi cazzia tutte le volte e fabbretti vuole mandarmi in un campo di rieducazione cinese. se poi chiamo un franciacorta spumante zillo mi frusta gli zebedei.. pittosto caro Tomax..a quando un bel post sul vino e la gnocca? avrei delle idee.. @ flachi10 complimenti, da quando siete in serie b per colpa del milan mi hai escluso dalla lista delle tue neswsletter.

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

@Kenray auguri anche a te coram populo. E anche a tutti gli sconocchiati di Intravino, impegnati nell'allestimento di una Semi-Sacra Rappresentazione in cui Tomax é Ponzio Pilato (a parte quando gli si tocca la Puglia, perché allora diventa JE..rode) Moricchia la Croce Mauro Mattei il Buon Ladrone Andrea Gori il Ladrone Cattivo Fiorenzo Sartore il Gran Sacerdote Francesca Ciancio la Maddalena Jacopo Cossater San Giovanni, l'apostolo prediletto. Kenray Barabba (guest star) Per San Pietro e Giuda aspetto suggerimenti La Madonna e Gesù non si toccano, ognuno ha i suoi. Se ho dimenticato qualcuno mi scuso, non sono Mel Gibson e manco Zeffirelli

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antonio tomacelli

circa 9 anni fa - Link

Rimarrebe libero il posto della Colomba: cosa fai per il weekend? :-)

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Francesco Fabbretti

circa 9 anni fa - Link

Ken, rischi la fine di don camillo che fa lo sciopero della fame... dormi con un okkio solo

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Mirko Tondin

circa 9 anni fa - Link

Ma LIbrandi vi paga? Prima gli dedicate un post, comprese le reprimende di Ziliani a chi tratta male i "suoi amici" (da lui così descritti in uno dei primi commenti del post). Ora lo inserite tra i meridionali che vi mancano. Concordo con Tomacelli su decanter, ma vi assicuro che forse l'unica cosa giusta è escludere LIBRANDI. Non mi mmnca per nulla, ve lo assicuro.

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Fabio

circa 9 anni fa - Link

Guarda che ti querelo

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Mirko Tondin

circa 9 anni fa - Link

Scrivo con nome e cognome. Fai pure.

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Armando Trecaffé

circa 9 anni fa - Link

E NO..... tI QUERELO LO DICE SOLO zILIANI;;;;smettetela se no vi querelo.....

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Damiano

circa 9 anni fa - Link

Ma non vi ha detto che vi segnalava alla Polizia Postale per caso? :D

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Massimiliano Montes

circa 9 anni fa - Link

E se fossi stato io a sporgere querela... per caso ;-) Ma che fai minacci?

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Fabio

circa 9 anni fa - Link

Scherzavo :-) Era una zilianata

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Mirko Tondin

circa 9 anni fa - Link

Babbei tutt'e due :-)

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Marossi

circa 9 anni fa - Link

Poverino Ian D'Agàta, che sonora bastonata! Recensisci il meridione e ti danno del minchione. Prezzolato e incompetente buono solo a far marchette, di sud non capisci niente: ti hanno fatto proprio a fette. Sventurato e assai tapino - nonché servo dell'Albione - ora sai cos'è Intravino: d'ora in poi farai attenzione!

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Armando Trecaffé

circa 9 anni fa - Link

grande marossi sempre più grande... ma ki sei?

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Marossi

circa 9 anni fa - Link

Son soltanto uno che legge Intravino con piacere: una pecora del gregge degli amanti del buon bere.

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astolfo

circa 9 anni fa - Link

Forse bisognerebbe anche leggerlo tutto l'articolo pagina 103 The Tasters: Rosemary George MW Annette Scarfe Andrea Briccarello Peter McCombie MW Walter Speller Emiliy O'Hare mentre a pagina 109 abbiamo "Expert Summary": Ian D'Agata lo stesso avviene per la degustazione di Chianti Classico Riserva 07 dove a pagina 93 abbiamo The Tasters Emiliy O'Hare Andrea Briccarello Rosemary George MW Stephen Brook Annette Scarfe Michael Garner Walter Speller e pagina 99 abbiamo "Expert Summary": Richard Baudains da cui si assume che hanno ovviamente assaggiato altri.... fate voi....

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antonio tomacelli

circa 9 anni fa - Link

Si, ma la responsabilità editoriale è di uno solo...

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Ian D'Agata

circa 9 anni fa - Link

Ragazzi,sono Ian D'Agata. Un amico mi ha informato di questo blog che ho letto con molto interesse. Apprezzo i commenti di tutti voi, anche quelli meno gentili, perché sono convinto di potere sempre imparare ascoltando i pareri degli altri. Uno scambio di vedute tra eno-appassionati è sempre piacevole, nella speranza di potere poi lavorare meglio ed offrire a tutti gli appassionati di vino articoli o spunti interessanti. Interventi quali quelli di, cito ad esempio, Alessandro Bocchetto, Rampavia, Nelle Nuvole, Luciano Ramella, sono sicuramente utili a tutti noi. Trovo però che il livore di alcuni altri interventi sia ingiustificato, e comunque non necessario, dato che ci si può confrontare, spero, anche in maniera pacata, senza dare l'impressione, ripeto l'impressione, di scadere in quelli che sono attacchi personali e gratuiti. E allora, senza volere fare polemica alcuna ma solo per aiutare tutti voi a vivere il nostro bel mondo del vino in maniera più felice e forse più utile, eccomi qui a rettificare tutta una serie di affermazioni del buon Tomacelli, e di altri che sono intevenuti, semplicemente sbagliate. E ripeto, non per fare polemica o critica fine a se stessa ma solo per dare un contributo spero utile. Dunque, fermo restando che i giudizi di una guida o di una rivista possono essere condivisibili o meno, e io stesso ammetto molte volte di non capire perché una tale guida premi un tale vino che a me magari non dice nulla (ad esempio, nemmeno io, penso, darei un punteggio più alto al Cappellaccio che non al Falcone) vorrei solo specificare che: 1. L'articolo a cui si riferisce questo blog è un Panel Tasting apparso nell'ultimo numero di Decanter. Come giustamente fa notare il Bocchetti i vini sono stati degustati da un panel di esperti inglesi fra i quali io non c'ero. Non ho quindi degustato con superficialità o mancanza di conoscenza, io non ho proprio degustato. Mi è stato semplicemente chiesto di commentare i risultati e così ho fatto, ecco tutto. NON ESISTE una mia responsabltà editoriale, semplicemnete perché non ce l'ho. Non sono l'editore nè il responsabile della scelta dei vini o dei risultati di questa degustazione. Sonoinvece solo grato aduan delle due o tre più importanti riviste di vino del mondo ad avermi dato questa bella possibilità. Chi mi conosce sa poi bene se io scrivo perché consoco bene l'inglese o se perché di vino ne capisco e ne conosco molto. 2. Lo so anche io che mancano fior di ottimi vini del nostro Sud in questa degustazione, ma se i vini in questione non sono stati inviati alla redazione di Decanter, non se ne può fare una colpa alla rivista. Tanto più che il Panel tasting in questione non vuole essere, e non è, una "guida" ai migliori vini del nostro Sud. I vini inviati sono stati recensiti, stop; bene o male, se ne può discutere, ma faccio notare che la gran parte dei giudizi mi sembrano condivisibili (e non solo a me). Vini mancanti, che giustamente Toamcelli cita come esempi di grandi vini,quali quelli di Gianfranco Fino, Marisa Cuomo, e Elena Fucci li sto premiando personalmente da anni nella mia piccola guida (la D'Agata & Comparini edita prima da Tommasi e ora da Bietti), come ad esempio nelle edizioni 2008, 2010, 2011 (si trova nelle librerie). Fucci poi fu eletto astro nascente nel 2007 collocandolo a livello dei Mascarello, Felsina, e Giacosa nazionali. Nella mia The Ecco Guide to the Best Wines of Italy (disponible via internet) edita dalla Ecco/Harper Collins, il Titolo di Fucci è listato tra i 100 migliori vini rossi d'Italia (tra i primi 20, addirittura), e il Fiorduva di Cuomo fra i 10 migliori vini bianchi d'Italia. Aggiungo inoltre che il vero "Speciale" di Decanter su vini italiani è l'allegato uscito a inizio anno, e non questo Panel tasting, e se il Tomacelli ed altri avessero la bontà di documentarsi meglio, saprebbero che ho scritto in quell'allegato dei vini di Puglia, magnificando proprio il Primitivo di Fino con il punteggio più alto fra i vini recensiti (17.5/20). 3. Non è corretto scrivere, come avviene nel post iniziale che "ho eletto" il Palagrello pricipe egli autoctoni, non sono io che ho eletto un bel nulla, è solo questo il risultato di questa degustazione. 4. alla domanda se sono sicuro di conoscere i vini del nostro sud, sarebbe troppo facile rispondere che mi sono occupato, insieme Maraco Sabellico, dei vini di Puglia e Basilicata per la guida del Gambero Rosso per diverse edizioni, che ne ho scritto nella prima edizione dlla guida ai vitigni autoctoni del Gambero Rosso, ecc..ecc.. Gambero Rosso, tra l'altro, dove il mio nome figura già in una degustazione scritta del 1990(NON fine anni 90). Ne ho poi scritto per Cucina e Vini e altre riviste italiane e straniere, come la cinese Wine Press. 5.in merito al punteggio quasi simile fra Albarossa di Palama e il Radici di Mastroberardino, nel mio intervento scrivo chiaramente che sono rimasto sorpreso dai bassi punteggi, comunque non alti come mi sarei aspettato, ottenuto dal vino di Mastroberardino (e di altri). Basta leggere quello che ho scritto, è lì sotto gli occhi di tutti. 6. in quanto al fatto che non sono invitato a Radici del Sud, non corrisponde a verità: sono stato invitato a più edizioni, e a una edizione sono anche andato, per poi avere declinato il gentile invito almeno per l'edizione successiva. Se adesso non mi invitano più, pazienza, già non ci andavo. Ringrazio ancora una volta per i commenti, costruttivi o meno, ma sempre utili, e della vostra attenzione. Colgo anche l'occasione per augurare un buon lavoro, tante belle bevute di grandi vini, e una Pasqua serena a voi e i vostri cri. Ian

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antonio tomacelli

circa 9 anni fa - Link

La ringrazio per il contributo ma, a questo punto, le domande aumentano anzichè diminuire. Vorrei solo capire se lei si dissocia dal panel, lo approva in parte o sposa in toto le conclusioni perchè il suo intervento conferma una certa "confusione" nei giudizi.

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Vignadelmar

circa 9 anni fa - Link

A me sembra che la questione più importante non sia se D'Agata si dissoci o meno dal panel, ma il contenuto del post stesso, il continuo tono derisorio e le conclusioni ed i giudizi affrettati che racchiude, così come alcuni commenti che definire offensivi è poco. Perchè dare del prezzolato e dell'incompetente senza essere redarguiti o addirettura bannati è, secondo me, qualcosa di abbastanza grave. . Ciao

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vinogodi

circa 9 anni fa - Link

...ho solo espresso quanto penso veramente dopo i risultati emersi . Sono appassionato dei vini del sud e manco sapevo della posizione di D'Agata nei confronti della rivista in quetione , come piffero si chiama? ah "Le Pisoir de verre" . Visto che ci confrontiamo con opinioni e non con le persone , per la maggior parte delle quali non abbiamo conoscenza diretta , se leggo delle emerite stronzate come quelle relative ai giudizi che ho letto , in una normalissima connessione di causa - effetto , ritengo che chi ha scritto è o un manipolo di incompetenti ( non una commissione) o , molto prosaicamente , qualcuno che ha trasformato la critica enologica in business e quindi , giustamente per lui ma meno per i lettori, in un mercimonio poco edificante . Di essere bannato me ne può fregar di meno , così come il libero pensiero è esprimibile in un blog visto che è , comunque , un'opinione e , come tale , opinabile e non incontestabile...

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Vignadelmar

circa 9 anni fa - Link

Marco, scusa, forse non ci siamo capiti o ancor meglio non mi sono spiegato bene. Io non dico che i giudizi sui vini espressi dalla rivista siano condivisibili. Anzi, visto che mi conosci bene e sai quali e quanti vini bevo, puoi facilmente arrivare a pensare che io sia molto distante dal condividerli. . Però, appunto, il tema svolto e portato avanti dalla maggioranza dei commentatori era perlopiù un attacco a D'Agata e meno ai risultati pubblicati. Attacco portato anche con epiteti non proprio condivisibilissimi, secondo me. . Inoltre il tema svolto dal commento d'apertura si è scoperto essere molto impreciso e questo ha contribuito a sviare la discussione, indirizzandola inoltre verso una persona che nulla aveva a che fare con quelle valutazioni. . Ciao

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antonio tomacelli

circa 9 anni fa - Link

Visto che non l'hai capito cristianamente te lo dico in altro modo: non accetto lezioni di stile da te, chiaro? "Inoltre il tema svolto dal commento d’apertura si è scoperto essere molto impreciso e questo ha contribuito a sviare la discussione, indirizzandola inoltre verso una persona che nulla aveva a che fare con quelle valutazioni." E se d'Agata nulla aveva a che fare con le valutazioni, perchè non ha commentato i risultati dicendo chiaramente che non era d'accordo? E poi io sarei quello impreciso?

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Vignadelmar

circa 9 anni fa - Link

Antonio, io me ne frego allegramente del fatto che tu possa o meno accettare lezioni di stile da me. Chiaro ? . Hai preso un granchio grosso come una casa, hai centrato un commento sulla persona sbagliata, indirizzando poi tutti gli altrui commenti successivi in tal senso. Commenti molto duri, che ti sei ben guardato dal moderare. . Libero di farlo, come sei libero di continuare a sbagliare nel non chiedere formalmente scusa all'interessato....sempre secondo me ! . Ciao . Ah, buone feste.

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antonio tomacelli

circa 9 anni fa - Link

Io dovrei chiedere scusa a un giornalista che avvalla in toto una degustazione sballata (lo hai ammesso anche tu) senza dissociarsene minimamente? Hai idea del danno che può fare una cosa del genere ai vini del sud? Io, fossi stato d'Agata, avrei detto alla redazione chiaro e tondo che i risultati erano sbagliati e mi sarei rifiutato di commentare da "esperto" una cosa simile. È semmai lui che deve scusarsi con i produttori per aver messo la sua faccia su quel panel. Del resto ti sarebbe bastato leggere più sotto il commento di Nelle Nuvole: "Mi lascia molto perplessa il modo di agire della rivista stessa, un Panel tasting di degustatori che poi affida il commento riassuntivo a qualcuno che non ha partecipato alla degustazione."

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antonio tomacelli

circa 9 anni fa - Link

Un'ultima cosa, caro Vigna: qui siamo belli democratici e censuriamo il meno possibile, ma sei in casa nostra. Non lo dimenticare mai. P.s.: ti ho caricato la pagina dell'expert summary: c'è scritto che i vini del sud non possono competere con quelli del nuovo mondo quanto a prezzi e personalità!

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Vignadelmar

circa 9 anni fa - Link

Dialogo immaginario fra un giornalista che chiede lumi ad un altro giornalista circa i risultati di un tasting panel; noi possiamo sentire solo quello che dice il giornalista perplesso. "Pronto ? Ah, si, mi scusi, la chiamo perchè ho letto un pezzo a sua firma sull'ultimo numero di Decanter ed i risultati pubblicati mi lasciano perplesso, potrebbe darmi alcune spiegazioni?" "Come dice?, E' disponibile ? Benissimo, eccomi a farle delle domande." "Dunque, la prima cosa che balza agli occhi è che un giornalista serio e preparato come lei possa aver dato delle votazioni così risibili a certi vini....come dice scusi? Lei non ha degustato nessun vino, ha solo commentato i risultati. Bene, allora se mai esistesse, la colpa è dei degustatori e non sua, buono a sapersi" "Ma torniamo ai risultati eclatanti, alcune mancanze clamorose nell'elenco dei premiati fanno gridare vendetta. Tanti vini amatissimi da noi e dai comuni bevitori mancano....dica, mi interrompa pure, ah, i grandi vini mancanti sono appunto mancanti perchè non inviati dai rispettivi produttori alla rivista....quindi voi avete giudicato solo quelli che hanno voluto essere giudicati" "Guardi, mi ha chiarito come stanno le cose, la ringrazio...come? Lei comunque ritiene che la maggior parte dei giudizi espressi siano condivisibili. Bene, allora anche il suo commento ai risultati ha un senso." "Grazie ancora e buona pasqua, a risentirci" . . .

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Marossi

circa 9 anni fa - Link

Gentile Ian D'Agata, la ringrazio a titolo personale per la sua cortese lettera. Per molto meno, altri se la sarebbero presa molto di più. La sua precisazione sui motivi che hanno portato a non giudicare alcuni vini, cioè il mancato invio dei campioni, mi pare tranchant. Naturalmente, rimane interessante la questione della sua neutralità, rispetto alla degustazione. Certo, se lei come collaboratore ha avuto questo input 'riassuntivo' e basta, teoricamente c'è poco da filosofeggiare. Mica le si può chiedere di fare più o meno come Enrico Toti, di tirare al nemico la bottiglia e cadere per la Patria. Io non ho letto l'articolo in questione, quindi non posso giudicare se il suo scritto sia stato, come le imputano, troppo pilatesco. Tuttavia, la sua personale competenza e la sua fama internazionale di degustatore italiano, forse (ribadisco forse), avrebbero potuto e forse dovuto far sì che tra quei degustatori, e forse come primus inter pares tra di loro, ci fosse anche lei. In fine dei conti, al netto delle insinuazioni più o meno documentate, il fulcro della critica rimane l'incompetenza dei degustatori. Sarebbe a mio avviso interessante che lei ci dicesse che idea si è fatto dei loro criteri, più che dei loro giudizi. Costoro hanno recensito i nostri vini senza chiedere nulla a Lei, ora Lei potrebbe recensire i recensori, ovviamente scevro da spirito polemico, senza chiedere nulla a loro. Sarebbe istruttivo per tutti noi, credo. Cordialemente

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Vignadelmar

circa 9 anni fa - Link

Ma è lo stesso Marossi che ieri ha scritto il post che riporto sotto ?? "Poverino Ian D’Agàta, che sonora bastonata! Recensisci il meridione e ti danno del minchione. Prezzolato e incompetente buono solo a far marchette, di sud non capisci niente: ti hanno fatto proprio a fette. Sventurato e assai tapino - nonché servo dell’Albione - ora sai cos’è Intravino: d’ora in poi farai attenzione!" Secondo me si tratta di un'omonimia, non può essere la stessa persona !!!!!!!! Ciao .

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Marossi

circa 9 anni fa - Link

No no: è proprio lui in persona. Non capisco la tua difficoltà, o meglio forse sì. Quando si produce uno sfottò sotto forma di epigramma, il rischio è quello di non venir intesi. La rima e la metrica impongono dei limiti di chiarezza. Poi, probabilmente, non sono Dante. In più, l'ironia, in tempi di sarcasmo, è facilmente fraintendibile. Ma è la poesia, bellezza! In ogni caso tu, probabilmente, eri così intento nella tua polemica contro Intravino (che condivido nella sostanza e depreco nella forma), che non ti sei accorto che le mie rimette erano uno sfottò rivolto a quei castigamatti di I.V. e ai loro giudizi sferzanti su Ian D'Agata. Oramai sono finito nel tunnel intravinesco, e mi piace assai, ma questo non vuol dire non dissentire. Ma ho questa incoercibile convinzione: sono in casa d'altri, ben accetto e il mio dissenso nei padroni di casa, anche profondo, lo esprimo senza valicare quelli che considero i limiti di un ospite comunque grato. Cordialità

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Marossi

circa 9 anni fa - Link

"nei confronti dei padroni di casa"

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Vignadelmar

circa 9 anni fa - Link

Sono andato a rileggere quel tuo unico intervento (allora unico) e non ne ho colto lo spirito che tu avresti voluto dargli. Comunque ben venga l'interpretazione autentica. . Poi se hai voglia di spiegarmi in che cosa i miei modi siano deprecabili te ne sarei grato, anche in privato: oste@vignadelmar.it . Ciao

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Marossi

circa 9 anni fa - Link

Ti ringrazio per l'indirizzzo privato, ma posso tranquillamente scriverti qui. Sull'interpretazione di rime ironiche, ti posso solo dire che se ti vai a vedere il post con la prima parte dell'intervista alla tizia francese che parla di biologici, troverai una mia poesiola assai irriverente sui cantori della naturalità. Ma è solo un divertissement, io stesso subisco il fascino di certe posizioni intransigeti. Come cantava Bennato "Sono solo canzonette" (o poesiette). Sui modi, semplicemente ritengo che Intravino non sia un servizio pubblico solo perché gratis. La mia è forse un'impostazione formalistica, ma trovo che talora certi commenti siano irriguardosi verso l'ospitalità ricevuta. Sono spesso in disaccordo con I.V., ma se le diversità di vedute fossero eccessive, mi parrebbe ragionevole smettere di partecipare al gioco dei commenti, piuttosto che lasciarne di eccessivi. Per intenderci, il tuo commento "me ne frego etc" lo trovo sopra le righe, mentre mi pare azzeccatissima la tua finta intervista. Tutto qui. Un saluto.

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Antonio tomacelli

circa 9 anni fa - Link

«Perché guardi la pagliuzza che è nell'occhio del tuo fratello, e non t'accorgi della trave che è nel tuo?» Buona Pasqua comunque, Vigna...

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Ringrazio il Signor D'Agata per averci dato una spiegazione riguardo al pezzo apparso sul supplemento di Decanter. Mi lascia molto perplessa il modo di agire della rivista stessa, un Panel tasting di degustatori che poi affida il commento riassuntivo a qualcuno che non ha partecipato alla degustazione. Non importa quanto il suddetto sia esperto relativamente ai vini in questione, personalmente il tutto mi spiazza un po'. Mi scuso personalmente con il Signor D'Agata se nei miei interventi ci sia stata della malignità, la cosa che mi interessava era evidenziare che comunque ci fosse dell'attenzione su vini che fanno fatica a farsi conoscere al di là della loro zona d'origine.

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Gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

Fuor di polemica - sempre che sia possibile - c'e un modo di leggere la questione delle valutazioni diverse, discutibili, deludenti e quant'altro e' stato su detto a proposito del Tasting Panel di Decanter. Al di fuori dell'Italia molti vini italiani sono conosciuti pochissimo presso gli "esperti" internazionali, e anche quelli conosciuti registrano una carenza di informazione di prima mano, tanto e' vero che basta leggere alcuni testi internazionali per trovare frasi del tipo: la rinascita dei vini di qualità in Toscana e' dovuta ai supertuscans e al legno piccolo (sto parafrasando, ma il succo e' spesso questo). E' indubbio che, perché si possano giudicare bene dei vini bisogna conoscerne a fondo le sfumature, essere in confidenza col territorio, avere assaggiato gli stessi vini per diverse annate, sapere cosa si deve cercare e quali sono i parametri utili per descriverne la qualità. Questo, per svariati motivi, e' quello che spesso non avviene per i vini italiani, che quasi sempre vengono valutati a partire dalle conoscenze acquisite sui vini francesi e su quelli del nuovo mondo. Si può qui cominciare a disquisire all'infinito su di chi sia la colpa di tale dato di fatto, se del giornalista/critico che debba come obbligo verso il lettore acquisire l'expertise necessaria per parlare con giusta cognizione dei vini italiani, o piuttosto del "vino italiano" che non abbia ancora trovato la strada giusta per promuoversi, farsi conoscere, diventare un benchmark nella generalità dei mercati e della stampa internazionale. Le responsabilità sono probabilmente da imputarsi a tutti gli attori. Una cosa e' certa, chi deve vendere ha più interesse a farsi conoscere di chi deve comprare. In parole più semplici, o ci si da una mossa e si comincia a mettere in piedi una macchina seria di comunicazione/promozione/conoscenza del vino italiano nel mondo, oppure ci si continua ad affidare allo stellone, al ristoratore emigrato, al giornalista che viene due settimane in vacanza nel bel paese e poi scrive dei suoi vini. Dopodiché tutti giu a lamentarci del destino cinico e baro, come da tradizione nazionale.

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RAMPAVIA

circa 9 anni fa - Link

Entrare nel merito di una valutazione altrui non è poi così semplice. I fattori che influenzano il nostro giudizio sono molte volte imponderabili ma certamante contano il nostro gusto, la nostra esperienza e le nostre simpatie. Ferma restando l'ironia, che, a mio parere, è l'anima di questo post (che ha l'indubbio pregio di dar spazio a qualsiasi opinione anche se espressa in maniera cororita ed irriverente) credo che affrontare una questione in maniera più possibilista partento dal presupposto che comunque è pur sempre e soltanto la "nostra" idea non guasterebbe. Sinceramente, scrivere "cosa diavolo avete assaggiato voi di Decanter ma, soprattutto, quale caos primigenio ha sovrainteso sulle vostre menti nel momento di scegliere una seppur minima linea editoriale? E ancora: sicuro sicuro di conoscere bene i vini del Sud Italia?" mi pare un poco tranchant e rischia di influenzare anche chi l'articolo in questione non lo ha letto e magari neanche ha mai sfogliato la rivista in questione. Con le conseguenze di cui sopra. Chiedendo scusa per il tono un poco saccente, auguro Buona Pasqua a tutti (ma proprio a tutti e di cuore).

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vinogodi

circa 9 anni fa - Link

...sei perdonato per il tono saccente , contraccambiando gli auguri , però... ... abbi pazienza , fa parte delle regole del gioco , altrimenti... si gioca ad altro . Se si vuole passare per critici enologici , enogiornalisti , opinionisti di varia umanità , bisogna mettere in conto non solo di giudicare , ma anche di essere giudicati , nel momento stesso in cui si entra nel vortice della condivisione pubblica di idee o di giudizio. Qui non stiamo parlando di politica e il becero soggettivismo empirico è uno scudo dietro il quale non sempre ci si può nascondere a piè sospinto oppure giustificare le più eclatanti enocorbellerie . Soprattutto verso chi ha un'estetica del gusto ormai navigata da millanta tempo e migliaia di degustazioni o chi l'area la conosce a menadito. Quindi ho la nettissima sensazione che i "tali" di Decanter , parlo di quella strana accozzaglia di personaggi che ha emesso quelle emerite stronzate , sia solo un tentativo , maldestro , di promuovere qualcosa che solo loro hanno in mente e non ci è dato di sapere , salvo illazioni senza fondamento, il tutto mediato dal tentativo di una sorta di "classifica dei vini del sud Italia" talmente poco aderente alla realtà dei fatti ,sia oggettiva che soggettiva, da lasciare per lo meno basiti chi legge o fuorviati nel caso in cui immersi in un enolimbo di ignoranza inconsapevole. Davvero non ne valuto il nesso logico , di questa operazione , anche perchè penso siano coscienti di non capire una mazza di quello che hanno valutato , salvo la consapevolezza autoreferenziale che "la massa non potrà che aderire a quanto espresso perchè noi siamo Decanter e l'enopopolo pende dalle nostre labbra" . Io non sto a dire che l'Italia è ben rappresentata dal punto di vista comunicativo , anzi , dico solo che tutto ciò è capzioso e in malafede , per cui questi signori non possono aspirare alla mia comprensione . Mi fermo a quanto letto : sono una commissione di enobeoti ...

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Alberto

circa 9 anni fa - Link

Resta il fatto che sul vino italiano, chi scrive, sia un articolo (decanter o wine spect.in primis), sia in un Atlante dei vini mondiali (Atlas Wine) che su una qualsiasi guida dei migliori vini italiani,mi fa sempre incazzare per il pressapochismo nella migliore delle ipotesi,senza parlare del mero interesse personale.Certo non e' che si possa spiegare al lettore ogni singola, doc e docg, e poi questo e quest'altro ma sicuramente (anche chi organizza i corsi alla WSET e similari) potrebbero iniziare a dare qualche input in piu' sull'Italia visto che siamo ancora uno dei maggiori e "miglior" tra i paesi produttori. Leggo sempre una certa superficialita' da parte di molti commentatori stranieri che forse in Italia ci vengono molto poco e sempre nelle stesse regioni.Ma del resto fin quando il nostro modo di comunicare e vendere, tirera' per sempre a campare,ci rifletto e penso che la colpa, come detto da qualcuno, sia anche nostra. Buona Pasqua a tutti.

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Ian D'Agata

circa 9 anni fa - Link

Ci tengo a ringraziare i diversi commenti apparsi dopo il mio intervento: Vignadelmar, Marossi,Nelle Nuvole, Rampavia e spero di non avere dimenticato nessuno. Davvero molto bello il dialogo immaginario tra due giornalisti di Vigandelmar, ecco un esempio di giornalismo vero, come dovrebbe sempre essere condotto il nostro mestiere, ma anche quello meno ufficiale, ma sempre bellissimo e importante, di wine writer o wine blogger. Grazie. ... apprezzo anche il passo indietro di molti, e ripeto, posso capire la delusione che risultati del genere possono avere generato negli appassionati. Ma non credo di affermare nulla di strano o offensivo dicendo che mentre molti vini del nostro Sud sono buonissimi, altri lo sono meno o stanno deludendo, ultimamente. Ad esempio, io sono un innamorato dell'Aglianico del Vulture: ma davvero i vini di ogggi sono più buoni di quelli di cinque o sette anni fa? O ci è stato un proliferare di etichette con risultati spesso deludenti? E di Aglianico del Sannio davvero eccelsi quanti se ne conoscono? Di Primitivo da scegliere al posto di Barolo o Brunello ne abbiamo davvero poi così tanti? Certo ci sono delle realtà bellissime che nascono e prendono piede, penso al lavoro ammirevole che fa Franco Di Filippo con il Moscato di Trani, vino che ormai era diventato una specie in estinzione o quasi, oppure Lino Carparelli con il minutolo ma anche la verdeca, oppure i tanti che lavorano bene con il nero di Troia o il susumaniello (interessante il lavoro di Agricole Vallone in questo senso, altra azienda che si è avvicinata a questa "nuova" varietà), i grandi risultati che molti ootengono con la Coda di Volpe in Campania, vitigno molto ingiustamente poco considerato solo fino a poco tempo fa, alcuni Cirò sempre migliori, e via dicendo. Inoltre, volevo precisare, anche per questioni di correttezza nei confronti di chi ha partecipato alla degustazione in questione, che ero stato invitato ad esserci, ma purtroppo, benché avessi dato la mia adesione, in quei giorni di dicembre beccai una influenza davvero brutta con febbre e acciacchi vari rimanendo bloccato tre giorni a letto (nemmeno poi tanto una brutta cosa, sono riuscito a perdere due chili non mangiando nulla o quasi! Quasi quasi conviene ammalarsi più spesso.....), e così dovetti rinunciare ad andare al Panel tasting. Ma credo sia solo corretto nei confronti di Decanter chiarire che ero stato invitato. Inoltre, benché è indubbiamente vero che molti autori stranieri non conoscono il vino italiano come lo conosciamo alcuni di noi, vi prego di tenere presente che i degustatori in questo panel erano persone degne del massimo rispetto. Emily O'Hare è una delle sommelliere della River Café, ristorante importante di Londra con carta di vini solo italiana, ed una delle poche straniere con cui si può parlare addiiritura di cesanese, cosa che fa capire che non ha una conoscenza del tutto scarsa dei nostri vini. Il cesanese e le sue caratteristiche e tipologie non lo conoscono nemmeno tanti in Italia. Rosemary Geoorge ha scritto non so quanti libri sul vino, due di cui sulla Toscana: si, non si tratta del Sud Italia, ma è universalmente riconosciuta e rispettata come ottima esperta di vino. Peter McCombie è universalmente ritenuto essere uno dei due o tre giornalisti inglesi più conoscitori di vino italiano. Andrea Briccarello è il capo sommellier del ristorante stellato Michelin Galvin La Chapelle, e il vino italiano lo conosce bene, posso assicurarlo. Come nel caso di O'Hare, stiamo parlando di sommellier professionisti che dedicano la loro vita al vino, non gente che di giorno lavora in banca o alle poste per poi presentarsi in giro come sommellier. Anche all'estero qualche palato in gamba c'è, che può valutare ragionevolmente bene i nostri vini. Poi possono prendere qualche cantonata anche loro, come del resto noi. Che poi un Luciano Pignataro o un Fabio Turchetti conosca e capisca i vini del nostro Sud meglio di tanti esperti stranieri non ci piove, ma allora le tante riviste e guide di vino italiane? Abbiamo gente che fa tutto un altro mestiere o che vive al'estero ma che hanno ruoli importanti nel giudicare il vino italiano per una guida, quindi qui, da parte nostra, cioé italiana, si tratterebbe più che altro di non scagliare la prima pietra..... Che dovrebbero dire allora i francesi o gli americani che vedono recensiti i loro vini sulle nostre riviste da gente che li conosce pochissimo? Vi regalo una perla: l'altro giorno una importante giornalista di una conosciutissima rivista di viaggi/turismo mi manda una mail chiedendomi se le posso brevemente raccontare qualcosa su un specifico vitigno autoctono delle Marche perché ne doveva scrivere lei, proprio lei che si occupa sempre e solo di viaggi ....mah!!! Non c'è che dire, a sentire certe cose cadono le calze, come avrebbe detto tanto tempo fa mia nonna... Nulla è perfetto in questo mondo, e sicuramente anche il sistema dei Tasting panel di Decanter è perfettibile. Ma è comunque incoraggiante e propositivo che mi hanno chiesto, a partire da quest'anno che sono entrato fra i collaboratori fissi della rivista, di consigliargli degli esperti italiani da coinvolgere nelle degustazioni e nella rivista e ho già detto che sono e sarò lieto di farlo: giornalisti seri riceveranno sempre il mio aiuto e il mio sostegno, e quindi l'invito a partecipare. Buona Pasqua a tutti! Ian

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Marossi

circa 9 anni fa - Link

Mi sembra che la notizia migliore, gentile D'Agata, sia la loro richiesta di coinvolgere giornalisti italiani nelle degustazioni. Scommetto che lo chiederà al nostro Tomacelli. Un saluto e buona Pasqua

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Massimiliano Montes

circa 9 anni fa - Link

Gentile Ian D'Agata la voglio ringraziare a titolo presonale delle sue risposte. Confrontarsi liberamente con produttori e consumatori (che poi sono anche i lettori delle opinioni sui vini) è segno di intelligenza, prima ancora che di democrazia. Molti politici italioti avrebbero tanto da imparare da questa discussione. Mi associo al commento di NN e lo condivido pienamente, è intelligente ed equilibrato. Apprezzo le sue precisazioni. Ma alcune domande sorgono spontanee: - Chi decide i produttori da contattare ed i campioni da farsi spedire? Sono stati contattati tutti i produttori (o almeno i più importanti)? Avete richiesto l'invio dei campioni ai produttori esclusi e citati da Antonio Tomacelli? - Qual'è il confine tra opinione enogastronomica e business? Il vino è indubbiamente un business, ci sono economie che cercano di proteggersi, produttori che cercano di emergere, ed altri che cercano di non fare intaccare le proprie posizioni di predominio. Ci sono tante pubblicazioni (quasi tutte?) nel settore dell'enogastronomia le cui pagine sono farcite di pubblicità, che però provengono quasi sempre dai soliti noti. Come si fa a parlare male di un vino il cui produttore spende tanti soldi in pubblicità nelle pagine della nostra rivista? L'ultima domanda non è ovviamente rivolta al suo operato, ma sarei lo stesso felice di una sua opinione in merito. La ringrazio anticipatamente per la risposta.

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Adriano Anglani

circa 9 anni fa - Link

Io provo a sostenere che lo "Speciale di Decanter sui vini del Sud" non sia nè scandoloso nè inutile. Non è scandaloso perchè è il risultato di una degustazione di un panel test che, sia pure con tutti i condizionamenti veri o presunti che ne hanno guidato l'operato, ha dato un suo risultato che anche se non corrisponde a ciò che noi "presunti esperti" delle nostre terre pensiamo dei vini che maggiormente conosciamo ed amiamo è pur sempre UN RISULTATO (ma quante volte siamo stati tutti d'accordo su un tre bicchieri, una chiocciola, un 5 grappoli, un xx/20esimi o, peggio, su un xx/99esimi??). Non è inutile perchè finalmente qualcuno parla di noi e ne parla una rivista che viene pubblicata (e, immagino, letta) in un ambito che ha fatto la storia del mercato del vino e continua ad esserne un punto riferimento molto importante. Credo non sia importante quale vino sia piaciuto di più nè, tantomeno, che il vino al quale siamo particolarmente affezionati sia piaciuto di meno, è importante che il mondo anglosassone sia informato dell'esistenza di un Sud e che questo Sud abbia un certo numero di vini, il fatto che manchino alcune referenze importanti non è colpa del panel test nè di Ian D'Agata, ma di chi non ha ritenuto opportuno inviare i propri vini... sarà per la prossima volta e visto che pare che Decanter voglia coinvolgere degustatori italiani, saranno pure più fortunati!

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vinogodi

circa 9 anni fa - Link

cito:"Io provo a sostenere che lo “Speciale di Decanter sui vini del Sud” non sia nè scandoloso nè inutile". Commento: neppure io lo trovo scandaloso , ma inutile si . Dello stesso livello di una commissione raffazzonata nel condominio del centro città con bevitori di Lambrusco . Ma questa è una mia opinione ...

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mrignazio

circa 9 anni fa - Link

Non a difesa di mio padre (perchè di certo con lui avrò "litigato" su valutazioni e punteggi vari chi sa quante volte) ma bisogna ammettere che noi al sud troppo spesso le cose le ripetiamo fra di noi, conosciamo piccoli e grandi produttori fantastici, sappiamo pregi e difetti di ogni vino, o meglio presumiamo di sapere tutto perchè poi alla fin fine i giudizi sono pur sempre una cosa estremamente opinabile

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mrignazio

circa 9 anni fa - Link

scusate ho dato invio senza finire. Vedere una grande rivista che parla del Sud Italia deve essere un onore. Ci sono delle persone in questo pannel, che da quel che leggo hanno grande esperienza sul vino, che hanno dato le loro valutazioni, su cui possiamo non concordare e questo va benissimo, però il Sud viene mostrato su una rivista che credo sia fra le più distribuite in assoluto nel settore. Al nord ed ancor più negli altri stati se non alcuni grandissimi produttori e macro zone il nostro bellissimo sud è veramente poco conosciuto. E poi sono anche del parere che le degustazioni non debbano essere fatte solo da "super-esperti" del territorio, perchè altrimenti si finisce con individuare facilmente i vini e premiare sempre gli stessi. Affidarsi a commissioni esterne è un pò come agli esami conoscono meno i candidati ma delle volte i giudizi sono meno condizionati dal vissuto.

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Tommaso

circa 9 anni fa - Link

Due rilievi a Tomacelli: io che seguo sporadicamente vorrei capire che mestiere fai oltre il blogger (con cui fa soldi?) ne sarei grato. Per analizzare meglio quello che scrivi, cioè che D'Agata si dovrebbe dissociare dalla rivista piena di marchette di cui è entusiatsta di essere appensa stato preso come collaboratore? E dovrebbe scusarsi coi produttori? Queste farse fanno pensare che forse è ora che Tomacelli cominci a occupasti del mondo reale e si stacchi da Internet. Ma ha mai lavorato per una rivista di vino? O semplicemente per una rivista? Non credo. Che poi non piace quello che ha scritto Decanter è scontato. A D'Agata, a parte tuttla sua compiacenza, visto che scrive di "conoscere molto" i vini ma ce l'ha un senso del ridicolo? No perché quello che ha scritto sul suo cuirriculum e non che ha vinto "prestigious award grand medaglia cangrande" ma piuttosto uno che si auto scrive sul sito e sul wine journal "and is aknowledged in many circeles as the foremost and most credible Italian wine expert in the world." Ma ci rendiamo conto? Se lo scrive da solo! I sintomi sono preoccupanti e non è finita "fantastic public speaker" e "È l’autore di The Ecco guide to the best wines of Italy (Harper Collins USA), unico Italiano ad essere stato incaricato da una prestigiosa casa editrice USA a stilare una guida ai vini d’Italia"... Dato che Intravino vuole avere spunti giornalistici perchè non approfondire sulla manifestazione Roma Vino Excellence, filiale del Merano Wine Festival, e di quello che hanno dovuto pagare a Ian alcuni produttori per avere un tavolo? Così va la critica!

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Massimiliano Montes

circa 9 anni fa - Link

Repetita iuvant, a quanto pare. D'Agata: - Chi decide i produttori da contattare ed i campioni da farsi spedire? Sono stati contattati tutti i produttori (o almeno i più importanti)? Avete richiesto l’invio dei campioni ai produttori esclusi e citati da Antonio Tomacelli? - Qual’è il confine tra opinione enogastronomica e business? Il vino è indubbiamente un business, ci sono economie che cercano di proteggersi, produttori che cercano di emergere, ed altri che cercano di non fare intaccare le proprie posizioni di predominio. Ci sono tante pubblicazioni (quasi tutte?) nel settore dell’enogastronomia le cui pagine sono farcite di pubblicità, che però provengono quasi sempre dai soliti noti. Come si fa a parlare male di un vino il cui produttore spende tanti soldi in pubblicità nelle pagine della nostra rivista? La ringrazio per la secona volta

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Gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

Non credo che Decanter abbia il potere di spostare anche una sola bottiglia in più di una azienda che prende recensioni buone sulle sue pagine. Quello succedeva con Wine Spectator e Wine Advocate, ma pure loro con poca presa presso il pubblico inglese, che notoriamente e' ben poco influenzato da questo genere di stampa. Conta di più, molto più, il vino che appare sulla rubrica settimanale del Daily Telegraph, Guardian, ecc. E li si che uno si può cominciare a fare qualche domanda.

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vinogodi

circa 9 anni fa - Link

..tipo?...

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

gli articoletti sui quotidiani, che sono letti da milioni di persone e non da qualche migliaia come per Decanter, sono la vera promozione. Quei vini segnalati sono sempre reperibili presso i giganti - e uso la parola a proposito - della grande distribuzione, che spende milioni - e anche qui vale la stessa cosa detta sopra - di pubblicita'. In confronto l'articoletto di decanter e le qualche migliaia di euro che uno puo spendervi (personalmente non l'ho mai fatto, ne li' ne altrove) di pubblicita' fanno ridere.

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mrignazio

circa 9 anni fa - Link

Settimo sito di vino al mondo come numero di visite (secondo Forbes), il giornale è distribuito in quasi 100 paesi, l'Inghilterra praticamente non produce vino e lo importa solamente... non credo che non sposti bottiglie un colosso del genere...

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Sono d'accordo con Giampaolo, per quanto sia diffusa la rivista Decanter e visitato il suo blog, questo non aiuta a vendere il vino nel Regno Unito. Basta conoscere gli inglesi, scozzesi, gallesi per rendersene conto. Aiuta però ad ampliare la conoscenza del lettore medio relativamente a zone produttive meno conosciute, come appunto la Puglia in toto. Per la cronaca, un punteggio dato da Decanter può in piccola parte influire le scelte dei Monopoli canadesi, in particolare la SAQ del Québec, insieme a quelli del Wine Spectator, Wine Advocate, e (persino) del Gambero Rosso. Questo in teoria, perché in pratica su questo mercato contano più il rapporto qualità-prezzo e l'abilità dell'agente/rappresentante. I britannici, leggono, imparano e poi si comprano un vino piuttosto che un altro per motivi differenti.

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mrignazio

circa 9 anni fa - Link

Appunto leggono, imparano e poi comprano quindi il fatto che si parli di vini del sud è importante, perchè susciterà la curiosità si informeranno e magari decideranno anche di fare un bel tour in Puglia :)

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

3/4 anni fa ero in visita ad un cliente a Londra (enoteca), con l'agente del mio distributore. Ad un certo punto, vendendo una bottiglia di Brunello Casanova di Neri (non ricordo l'annata, ma era quella rilevante), dico ad entrambi, tanto per dire qualcosa: "quello e' il vino migliore del mondo, per Wine Spectator". Entrambi mi hanno guardato un po' strano, e poi uno ha detto "ah si? non lo sapevo". E la questione e' morta li'. Avrei potuto dire che chi lo produce ha una fiat panda verde ed avrebbe avuto la stessa rilevanza.

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Massimiliano Montes

circa 9 anni fa - Link

Per quello che mi raccontano amici e colleghi che vivono stabilmente in UK credo di poter concordare con te. L'efficacia promozionale di decanter è limitata. La mia è una domanda più "teorica", una curiosità. Vorrei veramente sapere come vengono scelti i campioni da assaggiare, non ho mai lavorato per una rivista enoica (e credo che non mi capiterà mai) e sono curioso di sapere come si fa. Ma capisco che non posso pretendere una risposta "pasquale" dal Sig. D'Agata. A proposito.... auguri a tutti ;-)

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Massimiliano Montes

circa 9 anni fa - Link

Sto ancora smaltendo il pranzo pasquale... da noi le festività sono ipercaloriche :-)

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vinogodi

circa 9 anni fa - Link

...ribadisco all'infinito il concetto : l'autorevolezza la da l'aderenza del giudizio alla realtà della zona , che ci piaccia oppure no , altrimenti è una interpretazione senza valore. Se ciò non avviene , quest'autorevolezza scompare e chiunque potrebbe raffazzonare un gruppo di amici ed emettere giudizi sui vini , requisito necessario quello di scrivere su una testata a largo respiro mediatico . Se il risultato , che è sotto gli occhi di tutti , è tale da sconvolgere le menti degli enoevoluti , qualcosa strusa , come nel caso specifico . La smetto di dire che non capiscono un cazzo di vino , perchè si dimostra che hanno un pedegree considerato di tutto rispetto , quindi io penso altro ...

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vinogodi

circa 9 anni fa - Link

...PS: personalmente non uscirei mai con un articolo "monco" dove sono cosciente che mancano i migliori , quindi io per primo o tenterei di informarmi oppure acquisterei di persona le poche eccellenze che mancano per dare un reale servizio a chi legge . Altrimenti leggasi ciò che ho scritto precedentemente . Non ci sono scuse per l'obbrorio in oggetto , soprattutto nei confronti del cliente lettore o delle cantine serie...

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Giovanni Solaroli

circa 9 anni fa - Link

Scusami ma, pur rileggendo, non capisco bene cosa intendi quando affermi che "..l'autorevolezza la da l'aderenza del giudizio alla realtà della zona..." E non mi è chiaro nemmeno il passaggio successivo quello "...raffazzonare un gruppo di amici ed emettere giudizi sui vini..." Non spieghi chi dovrebbe dare la patente di autorevolezza e poi mi sembra di capire che, anche se in possesso di questa patente, alla fin fine poi se il giudizio non coincide con il nostro, si è messi comunque nel gruppo dei raffazzonati. Inoltre se volessi precisare meglio cosa significa essere "migliori" o essere "cantina seria", te ne sarei grato.

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Fabrizio pagliardi

circa 9 anni fa - Link

Il brunello casanova di neri tenuta nuova 2001 se non mi sbaglio. Un amico/cliente che di secondo lavoro vende vini su e-buy e su altri siti ne ha vendute 36 bottiglie a 90 euro ciascuna di media e molte in Europa, dodici in Italia. Ws qualcosa muove.

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

WS muoveva tantissimo, e credo che ancora muova, ma poco o nulla in UK.

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giuseppe

circa 9 anni fa - Link

Dopo anni di vini internazionalizzati per venderli meglio, ci vorrà del tempo ad un gruppo panel inglese ad affinare, comprendere, gestire ed apprezzare determinati vini pugliesi. Forse in parte piangiamo su delle nostre colpe?

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

ma guarda, secondo me e' cosi'. Ho cercato di spiegarlo anche qui http://www.poggioargentiera.com/?p=1427 bisogna cominciare a dire: "scusa, forse non mi sono spiegato bene", invece che "tu non hai capito".

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Massimiliano Montes

circa 9 anni fa - Link

Si, ma io continuo a non capire come vengono scelti i campioni da degustare. Gli inviti ad inviare un campione vengono mandati a tutte le aziende? Se così non fosse sarebbe facile pilotare i risultati: tizio lo invito caio non lo invito. Diventa una truffa. Anzi... ci sono tutti gli estremi legali per una truffa. Se una rivista recensisce una zona enologica e non invita tutti i produttori, e si azzarda a dire "il miglior vino di questa zona è... questo" le cantine escluse dovrebbero presentare una querela all'autorità giudiziaria per truffa. Questi affaristi, oggi, in Italia, temono solo i giudici. Io utilizzerei questo strumento di democrazia (la magistratura) più spesso. Come si dice dalle mie parti, i lestofanti "si aggrizzerebbero" (ovvero ritornerebbero sulla retta via). Fosse solo per il timore delle condanne penali e per i risarcimenti in sede civile (che bruciano più delle condanne). Questo vale per TUTTE le recensioni enogastronomiche. Non si può dire "il miglior brunello di montalcino è quello di CAIO" se non si dimostra di avere degustati TUTTI, ma dico proprio TUTTI, i brunelli di montalcino (l'esempio è assolutamente casuale). Altrimenti devi limitarti a dire che tra i campioni in degustazione il migliore è risultato quello di CAIO. Ma specificando chiaramente che la degustazione era assolutamente parziale e riguardava solo una parte dei brunelli prodotti, possibilmente citandi gli esclusi. Altrimenti: querela. Io sono fermamente convinto della via giudiziaria. "Agrizzerebbe" molte cose.

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Massimiliano Montes

circa 9 anni fa - Link

Sangiorgi docet.

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mrignazio

circa 9 anni fa - Link

Che peccato leggere attacchi tanto gratuiti su chi parla del Sud e lo fa conoscere in un importante mercato e lo dico da semplice appassionato e consumatore, ma soprattutto da innamorato della mia Puglia! Anche io sono curioso di sapere i criteri di scelta, però non ho letto l'articolo di Decanter... lei lo ha letto? Dice espressamente che quel vino è il migliore del Sud o dice semplicemente che è il migliore di quelli degustati? Perchè fra le due cose ci passa veramente tanto...

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Massimiliano Montes

circa 9 anni fa - Link

Ma la mia non è un'affermazione rivolta al Sig. D'Agata (che però potrebbe avere la cortesia di rispondere). L'ho detto nel commento precedente ("L’ultima domanda non è ovviamente rivolta al suo operato, ma sarei lo stesso felice di una sua opinione in merito") e l'ho puntualizzato in questo commento ("Questo vale per TUTTE le recensioni enogastronomiche"). Lei dovrebbe stare dalla mia parte e da quella di tutti i consumatori che vogliono chiarezza. Non difendere l'operato di chi parla del sud, però a modo suo. Ripeto la domanda: - Con quale criterio vengono scelti i campioni da degustare da una rivista enogastronomica? Vengono invitati tutti i produttori o ci sono pre-selezioni arbitrarie? La mia domanda vale per tutte le pubblicazioni enogastronomiche. Ed anche per i blog che si cimentano a fare classifiche di bollicine o vini. Se vuole può darmi la sua opinione in merito.

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mrignazio

circa 9 anni fa - Link

Si si infatti come le ho detto vorrei sapere anche io i criteri di selezione. I criteri di selezione sono sempre una cosa importante e oggettiva, anche perchè poi sulle valutazioni, per quanto possa esistere una tecnica di degustazione, comunque resta molto spazio alla soggettività altrimenti se così non fosse le guide sarebbero tutte uguali invece sono estremamente diverse fra loro.

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Massimiliano Montes

circa 9 anni fa - Link

In questo sono d'accordo con lei. I criteri di selezione sono l'unico elemento oggettivo. Non dovrebbero esserci pre-selezioni. Altrimenti diventa facile tenere in ombra alcuni ed accendere i riflettori su altri.

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mrignazio

circa 9 anni fa - Link

Piacere Ignazio! Dovrebbero esserci dei criteri chiari anche i più fantasiosi ma chiari. Ho visto che nel post successivo ho fatto un paio di errori :(

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Massimiliano Montes

circa 9 anni fa - Link

Massimiliano, piacere (anche se Troisi storcerebbe il naso :-) ). Degli errori fregatene, li facciamo tutti. Poi, se vuoi precisare meglio, dovresti scrivere nel commento successivo al "patron" Tomacelli :-) (ospite di tutti noi)

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antonio tomacelli

circa 9 anni fa - Link

Ignazio, lasciatelo dire: a me il giochino "bene o male purchè se ne parli" non piace per nulla ed è scorretto nei confronti di bravissimi produttori cui è stata negata ogni visibilità. L'informazione distorta (volontariamente o meno) è un danno a prescindere e io, fossi in te, non applaudirei troppo al sig. D'Agata.

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mrignazio

circa 9 anni fa - Link

Io non sto dicendo bene, o male purchè se ne parli, ma sto rispettando il giudizio delle persone che hanno degusto, anche io non condivido il risultato però hanno fatto un pannel che si è confrontato ha degustato ed ha dato dei giudizi. Forse anche per questo sarebbe interessante conoscere come sono stati selezionati i vini da degustare. Però voi che siete molto più preparati di me state dicendo che il "bevitore" inglese è molto curioso, appassionato e si informa, ma se qualcuno non riesce a far arrivare spunti da cui partire per conoscere i vini del sud come si fa? I "bevitori" inglesi conoscevano il Pallagrello? Oppure i magnifici Primitivi di Gioia che non sono stati degustati ma di cui il sig. D'Agata parla? Sulle valutazioni concordo con voi che sono strane, o per meglio dire divese da quelle che siamo comunemente abituati a vedere.

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Marossi

circa 9 anni fa - Link

No...la magistratura no, per carità

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Massimiliano Montes

circa 9 anni fa - Link

Altre soluzioni?

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Marossi

circa 9 anni fa - Link

Non cerco 'soluzioni': la credibilità non può deciderla la magistratura. Lasciamo perdere.

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Massimiliano Montes

circa 9 anni fa - Link

Non voglio sembrare giustizialista. Però mi immedesimo con la rabbia degli esclusi. Persone che lavorano, investono, magari ottengono risultati. Ed a causa di fattori sconosciuti vengono tenuti nell'ombra. Un'alternativa sarebbe una sorta di "carta etica" delle recensioni enogastronomiche, con cui le principali pubblicazioni si impongono di dare spazio a tutti i produttori. Sarebbe un atto di civiltà.

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JOHANNANTON

circa 9 anni fa - Link

All’inizio, leggendo il post ed i primi commenti, quasi quasi mi vergognavo di essere un abbonato di Decanter. Adesso mi sembra , che Ian D’Agata (complimenti vivissimi per le risposte pacate ed educate) e Decanter siano riabilitati. A quando la riabilitazione di James –Giacomino- Suckling? Buona pasquetta a tutti.

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vinogodi

circa 9 anni fa - Link

cito:"Adesso mi sembra , che Ian D’Agata (complimenti vivissimi per le risposte pacate ed educate) e Decanter siano riabilitati." Di Ian D'Agata non esprimo giudizio alcuno , non conoscendolo né mi permetterei . Una piccola pestata di merda mettendo la faccia su un lavoro "pessimo" non suo l'ha fatta a prescindere , spero solo ingenuamente fidandosi dei neo datori di lavoro di Decanter .La rivista Decanter per voce della commissione dei vini del Sud mi è solo caduta dalle braghe e là ci rimane ...

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Tommaso

circa 9 anni fa - Link

Io continuo a a non capire come si puo' autoscrivere sul sito di essere il miglio critico di vino italiano nel mondo...

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gianpaolo

circa 9 anni fa - Link

Ieri sono riuscito a comprare questo numero di Decanter. Non e' facile neanche in UK, non e' distribuito dappertutto e dove c'e' si fa fatica a trovarlo, nascosto nella sezione "women's interest", tra le decine di riviste di cucina, di Jamie Oliver, e quant'altro. Neanche vicino a quello che il Gambero Rosso e' (stato?) in Italia. La lettura di tutti gli articoli dedicati all'Italia (ma anche gli altri), si rivela pero' alquanto interessante, e in qualche misura sorprendente. Molti vini assaggiati vengono criticati per l'eccesso di stile internazionale (specie nella degustazione delle Riserve 2007 di Chianti Classico), per il troppo legno, ecc. Vengono riportate opinioni del panel del tipo "il Sangiovese e la barrique non vanno d'accordo". C'e' poi un articolo sui Supertuscans, dove si dibatte sul fatto se sia ormai una categoria che abbia ragione di esistere, benche' di diritto mai esistita, ma di fatto e' stata stranota. C'e' persino una lettera al direttore di un inglese, non un italiano taliban-naturista, pubblicata in riquadro, che esprime una sorta di disappunto per il fatto che Tachis, creatore in qualche modo dei supertuscans e quindi "padre" dell'inquinamento da vino internazionale dei vini toscani, era stato fatto uomo dell'anno da Decanter nel 2010 (salvo poi in qualche modo mitigare il disappunto). C'e' anche un approfondimento sul fatto che le nuove generazioni USA siano gia' ormai molto lontane dall'ideotipo dell'americano in cerca di vini pompati e muscolosi stile super Parker e Wine Spectator. Insomma, a ben guardare uno spaccato variegato e piu' "avanzato" di quello che mi sarei aspettato, e che offre un immagine dell'Italia che solo 5 anni fa sarebbe stato impensabile vedere pubblicata in una rivista di vino internazionale.

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Nelle Nuvole

circa 9 anni fa - Link

Bravo Giampaolo, diamo a Decanter quel che e'di Decanter. Cioe'la possibilita'di esprimere nella stessa rivista un'opinione diversa e complementare. Questa per me e'liberta'.

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