La Gironda e l’altra sponda: note di viaggio dalla regione del cognac

La Gironda e l’altra sponda: note di viaggio dalla regione del cognac

di Thomas Pennazzi

Quanti di voi lettori avranno fatto il pellegrinaggio da Bordeaux verso i celeberrimi châteaux del Médoc ? Più di qualcuno, penso. Probabilmente nessuno di voi, posando lo sguardo sui flutti della Gironda, ha mai pensato che, oltre a spaziare sull’assai meno interessante Rive Droite e sull’inquietante centrale nucleare di Blaye, la vista potesse abbracciare qualcosa per cui valga fare il viaggio quanto Pauillac e Margaux.

Lasciatevi alle spalle Saint-Estèphe e tutte le grandi tenute bordolesi: risalendo verso la Pointe de Grave avrete alla vostra destra negli occhi la maestà della Gironda che si getta in sposa ad Oceano: già vero golfo, in cui si stenta a riconoscere un fiume. La riva opposta ormai vi racconta di altre vigne: qui, proprio di fronte a voi, nasce il cognac.

Un simpatico bac vi traghetta in pochi minuti a Royan: uno dei lidi celebri di Francia, con i suoi orrori edilizi, la sua Grande Conche di sabbia finissima, un paio di Casinò, ed in lontananza il monumentale ed antico faro di Cordouan.

Basta allontanarsene di poco per ritrovare una dimensione più serena e vacanziera: la costa ospita parecchi graziosi villaggi con darsene e ristorantini au bord de la mer; sedetevi in uno di questi, felici di avere tra le dita un fresco bicchiere di Pineau des Charentes, e sul piatto una gelida dozzina, magari: di ostriche di Marennes o d’Òleron, naturalmente.

In riva alla Gironda la vigna serve a fare dell’umile vin de pays per i turisti, un po’ di merlot e cabernet per il Pineau rosso, e dell’acquavite giovane e mediocre che non potrà ambire alla celebre appellation, finendo praticamente tutta nella locale e bevutissima mistella figlia del cognac.

Basta ridiscendere la Gironda verso Blaye perché le vigne tornino ad avere buon nome: i Bois Ordinaires ed i Bons Bois lasceranno presto luogo al primo dei petits crus del cognac, i Fins Bois, che sul grande estuario formano una piccola enclave dal terreno assai propizio. Ma prima, fermatevi a Talmont-sur-Gironde: un minuscolo villaggio eretto su d’una falesia, in cui si sente quasi sapore di Provenza. Vi aspetta la chiesetta romanica di Santa Radegonda, a picco sulle acque del grande fiume, che vi conquisterà col suo fascino magnetico ed i suoi capitelli elegantemente scolpiti del dodicesimo secolo. Una volta usciti dal borghetto sarete di nuovo in mezzo ai filari.

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Pochi chilometri vi separano dal rinascimentale Château de Beaulon, una delle rare costruzioni signorili della regione. La Charente Maritime è infatti terra di chiese più che di castelli. L’elegante maniero cinquecentesco dai tetti aguzzi possiede più attrazioni. La prima è data dalle risorgive, dette Fontaines Bleues, nel parco della residenza, e che la leggenda vuole sgorganti addirittura dalle Alpi, ed abitate da una creatura malevola chiamata Bras Rouge. Si dice che talvolta trascini sul fondo le belle ragazze che si specchiano nelle sue acque: i nostri cugini esagerano con la grandeur, come al solito. La seconda, più prosaica, ma non meno di fascino, viene dal suo cognac, prodotto con vitigni del tutto rari nella regione, tra cui il Montils e la Folle Blanche. Raffinato ed elegante, rispecchia lo stile del suo appassionato signore, Christian Thomas. Ce n’è una terza, e si tratta dei suoi eccezionali Pineaux, considerati a buon titolo tra i migliori dell’intera denominazione.  Ricchi e sfaccettati, per l’uso dei vitigni bordolesi bianchi e rossi – i quali condividono il microclima del Médoc trovandosi giusto di fronte ad esso – sono lavorati con arte, passione, e segreti pari a quanti ce ne mettono i più bei domaines della Rive Gauche. Bianchi, rossi, millesimati, invecchiano pazientemente: cinque, dieci o vent’anni, per farci comprendere quanto non siano uno stupido aperitivo locale, come la maggior parte dei Pineaux, ma possano gareggiare senza timore con le rinomate bottiglie delle quintas d’Oporto. Tra l’altro sono gli unici a potersi vantare dell’affinamento nelle botti esauste del non lontano Yquem: quisquilie.

Da noi invece il Pineau è un prodotto sconosciuto: c’est dommage!

Di notevole l’estuario non ha più granché da dire, eccettuata la cittadella di Blaye, fortificata dal Vauban. Ma è bene puntare verso l’interno ora, al cuore della regione, la Grande Champagne.

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Thomas Pennazzi

Nato tra i granoturchi della Padania, gli scorre un po’ di birra nelle vene; pertanto non può ragionare di vino, che divide nelle due elementari categorie di potabile e non. In compenso si è dedicato fin da giovane al suo spirito, e da qualche anno ne scrive in rete sotto pseudonimo.

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