La frase del giorno

di Massimo Bernardi

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Da un articolo di Licia Granello sulla guida Ristoranti d’Italia 2010 del Gambero Rosso, pubblicato oggi su la RepubblicaLink.

14 Commenti

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Vignadelmar

circa 10 anni fa - Link

Copio il mio intervento postato su Dissapore: Ogni anno assistiamo al medesimo deprimente spettacolo. Attorno all’uscita delle Guide si affilano i coltelli, si calibrano i mirini delle carabine, e si posizionano le mine anti uomo. Nella guerra che si viene così a combattere ne usciamo tutti feriti e malconci, dopo aver dato un triste spettacolo al nostro mondo che magari ci osserva silente. Più o meno la stessa schifezza era venuta fuori l’anno scorso con le polemiche false e pretestuose attorno ai giudizi delle Guide gastronomiche con quelli di Striscia che provavano a fare i censori ed i castigamatti e qualche brillante ristoratore a fargli da spalla. Quest’anno, specialmente attorno al vino lo spettacolo è stato particolarmente deprimente con continue e lunghe battaglie quasi sul nulla, come a voler regolare conti personali mai sopiti. Per giungere rapidamente ad una conclusione positiva di questo mio lungo argomentare penso che questo nostro mondo sia in profonda crisi economica. Crisi che accentua e radicalizza scontri e rancori antichi. Quasi un tutti contro tutti, in una reciproca delegittimazione, sperando di esser l’unico a salvarsi e godere finalmente i favori del mercato. Io penso che se continua così non si salverà nessuno ed il mercato degli appassionati incomincerà a guardare qualcos’altro. Stiamo dando un bruttissimo spaccato del nostro mondo, chi ci segue silente perchè dovrebbe aver voglia di seguirci ancora? Non sarebbe meglio remare tutti assieme costruttivamente e non distruttivamente verso la ricostruzione collaborativa e condivisa di un tessuto connettivo fatto di giornalisti, guide, ristoratori e consumatori, per superare questa nostra crisi? Badate che non è un invito a nascondere la polvere sotto il tappeto o a far finta di niente. E’ un invito pubblico a trovare delle dinamiche di dialogo, di confronto anche duro ma che rimanga corretto ed equidistante. Confrontandoci solo nel merito delle questioni, perchè sul metodo siamo tutti, da adesso in poi, d’accordo. . Ciao

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gianpaolo

circa 10 anni fa - Link

forse farei meglio a non commentare questo, visto che sono stato premiato, pero' la mia impressione e' che le guide in generale, e quella del gambero in particolare, anche per la scissione da slow food, si sentano addosso una maggiore pressione a far bene che in passato, anzi, forse si sentano in pericolo come non mai e sanno che devono ri-conquistare i favori del pubblico. Lo posso dire? A me sembrano meglio di prima, e si stanno ognuna caratterizzando con una personalita' diversa, e quindi anche probabilmente un pubblico diverso. La guida perfetta non esistera' mai, ma certo e' che le cose migliori vengono fuori quando la pressione dall'esterno e' alta, e' questione di sopravvivenza.

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Andrea Gori

circa 10 anni fa - Link

se fosse davvero di zonin allora dovrebbe mandare tutti a casa visto che su 10 aziende, 100 vini recensiti c'è solo un TRE bicchieri...mi par poco!

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Riccardo

circa 10 anni fa - Link

A me invece pare anche troppo

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cernilli

circa 10 anni fa - Link

La Granello, come le accade spesso, sbaglia, forse accecata dalla sua amicizia di vecchia data con Bolasco. Le tematiche del mensile si sono un pochino spostate sul vino perché ora il direttore sono io, e sono io che "gradisco" questa linea, che mi è più confacente. Che le "teste pensanti" di mensile e canale fossero solo coloro che nomina mi pare quanto meno riduttivo. Ravaioli, Barberini, Sabellico, Mariola, sono state teste pensanti quanto e più di Bolasco, visti i programmi che hanno ideato. Il mensile ha visto in Laura Mantovano ed ora in Carlo Ottaviano, ma anche in Raffaella Prandi, in Stefano Polacchi, in Clara Barra, in Eleonora Guerini, e se permettete anche nel sottoscritto, che ne è stato vice direttore dal 1987 e condirettore dal 2004 fino al 2008. La Granello scrive di cose che non sa e per partito preso, senza neanche disturbarsi ad andare a sentire anche le altre campane. Smentisco infine che Panerai e Zonin abbiano a che fare con la proprietà del Gambero Rosso, ma questa è storia vecchia. Ringrazio giampaolo, vignadelmar e Gori per quanto hanno scritto. Noi pensiamo di aver fatto due guide molto forti e molto condivise. Un vero lavoro di squadra.

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vinifero

circa 10 anni fa - Link

credo che per un mio errore nel postare sia sfuggito a molti uno scambio di messaggi tra me e Cernilli sul tema proprietà e bilanci del Gambero. Li copio qui di seguito. vinifero risponde: 28 ottobre 2009 alle 19:51 (link) Mi sembra francamente che Cernilli sia in confusione profonda. Forse non ne ha tutti i torti se guardiamo i dati da poco pubblicati del bilancio 2008 della sua (si fa per dire) azienda Non belle notizie. Le perdite di esercizio, sommando l’attività della azienda principale e quella che si occupa di televisione, è risultata essere di € 3.088.472 contro una perdita dell’anno precedente di € 3.073.599, questo senza contare che la società gestrice della città del gusto di Napoli (di cui il Gambero possiede il 50%) ha perso nel 2008 € 345.445. Insomma, sempre senza contare la città del gusto di Napoli, le perdite accumulate dal gruppo dal 2005 al 2008 assommano ad un totale di 16,312 milioni di euro, una media di poco più di 4 milioni l’anno. Complimenti grande Cernilli!!!! Sembrerebbe evidente che la nuova proprietà, ancora gelosamente nascosta dietro una fiduciaria che possiede il 97,5% dell’azienda, non sia ancora riuscita a trovare il bandolo della matassa, bandolo difficile da trovare anche perché nel frattempo l’indebitamento del gruppo è salito dai 18,842 milioni del 2007 ai 20,770 milioni del 2008. Intanto però nel 2008 la nuova proprietà ha dovuto mettere di nuovo mano al portafoglio per far fronte alle perdite. Lo ha fatto deliberando un aumento di capitale di 6 milioni ma versandone solo 1,5. Non ci sono notizie sull’andamento della gestione del 2009 e non si sa quindi se la nuova misteriosa proprietà ha dovuto provvedere a versare quanto manca dell’aumento di capitale deliberato l’anno prima. Sono in molti, io compreso, ad augurarsi che i nuovi misteriosi proprietari, con i nuovi manager da loro nominati, siano capaci di raddrizzare i conti nell’anno in corso, a dispetto della crisi che sta duramente colpendo tutto il mondo dell’editoria. Altri invece si chiedono, non senza una qualche buona ragione, chi possa avere interesse a proseguire in una impresa il cui risanamento appare davvero molto, molto complicato. La risposta a questa domanda implicherebbe dare anche risposta al mistero che copre i veri proprietari dell’azienda. Forse, per questo, nessuna delle due arriverà mai. E forse anche per questo Cernilli continuerà ad agitarsi senza costrutto. Rispondi a questo commento cernilli risponde: 29 ottobre 2009 alle 13:34 (link) Veda, signor vinifero, dovrebbe girare i suoi complimenti a chi ha gestito la società fino al 2007. Io non ero neanche in cda e non avevo quote della GRH, perciò non c’entro nulla nella gestione. Se però avesse la bontà di guardare ai bilanci precedenti, vedrebbe che la situazione era decisamente peggiore, e che nel bilancio del 2009 le cose sono decisamente migliorate. La proprietà non è occulta, è dichiarata. Il 97,5% delle quote sono di una società di Paolo Cuccia, il resto è diviso fra Luigi Salerno e me, che abbiamo attualmente l’1% e Giancarlo Perrotta che ha lo 0,5%. Da considerare che le perdite sono state sempre ripianate, perciò non è corretto parlare di un indebitamento di 20 milioni di euro. Rispondi a questo commento vinifero risponde: 30 ottobre 2009 alle 08:27 (link) Caro Cernilli, mi spiace davvero leggere la sua risposta che contiene ovvie falsità tutte facilmente comprovate da documenti pubblici. Il 75% della azienda di cui lei ha l’1% è posseduto dalla società COMPAGNA FIDUCIARIA S:P:A:. Questo l’elenco dei soci proprietari come risulta dal certificato della camera di commercio: ALDRIGHETTI ANGLO GIOVANNI MARIA 35% amministratore delegato ALDRIGHETTI ALBERTO 35% ITALMOBILIARIE SOCIETA’ PER AZIONI 16,7% FALK S.P.A. 13,33 Il nome di Paolo Cuccia non compare fra quello dei soci proprietari ed è quindi assolutamente improprio e scorretto affermare, come fa lei, che il 97,5% delle quote sono di una società di Paolo Cuccia. Continuare a mentire su questo punto non aiuta nessuno e alimenta il ragionevole dubbio su i motivi che consigliano di nascondere dietro una fiduciaria i veri padroni del Gambero Rosso. Spero inoltre che lei avrà la bontà, adesso che è socio proprietario di una società, di farsi indicare da qualcuno gli elementi basilari di analisi di un bilancio così da evitare affermazioni risibili e magari capire anche meglio in che situazione si trova la società di cui possiede l’1,5%. Scoprirebbe così che ricoprire le perdite non vuol dire ridurre i debiti. Lo dimostra il bilancio del 2008 quando un aumento del capitale sociale, reso necessario dalle perdite generate nel periodo e versato per soli 1,5 milioni su 6 deliberati, non ha per nulla diminuito il debito complessivo che è anzi salito da 18,8 milioni a 20,7 milioni di euro. Questo indebitamento è chiaramente indicato nello stato patrimoniale della sua società ed è quindi perfettamente corretto, anzi doveroso, definirlo a questo livello. Se trova, come spero, qualcuno che le spieghi come funziona lo stato patrimoniale nel bilancio di una società di capitali veda anche di farsi illustrare lo stato patrimoniale della società che gestisce la città del gusto di Napoli e di cui la sua società possiede il 50%. E’ uno straordinario e inquietante esempio di finanza creativa

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Ric64

circa 10 anni fa - Link

Scusate la botta di qualunquismo. Ma non è che in Italia se un privato o una piccola azienda è indebitato/a si ritrova nello status di cane rognoso, mentre se la Grande Azienda (da Telecom in giù o in su, per dire) ha debiti mostruosi e passivi di bilancio altrettanto mostruosi, invece, è tanto figa e figurati se la si può criticare? Dunque, qui si sta parlando di una Grande Azienda. O no?

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cernilli

circa 10 anni fa - Link

Allora, prima parla di una nuova società gloriosamente nascosta dietro una Fiduciaria, poi, quando le dico quale sarebbe la nuova società, mi enuncia la compagine societaria della Fiduciaria. Ma si decida, su. Poi, francamente, non capisco cosa voglia dimostrare. Abbiamo perso, o forse investito, un bel po' di soldi. Con quelli abbiamo realizzato le Città del Gusto, abbiamo la proprietà di un canale televisivo e continuiamo ad operare, restituendo i quattrini presi in prestito con una regolarità sorprendente. Siamo una piccola società e resistiamo nonostante i momenti difficili. Le dispiace? Io, poi, sono in cda dal 12 settembre dei 2008. Mi dice cosa c'entro con le decisioni precedenti? Forse c'entrano altre persone, che hanno sfortunatamente intrapreso strade troppo onerose per poter essere sostenute dalla situazione finanziaria della società e che hanno portato al cambiamento della proprietà. Purtroppo non c'è altro dietro tutto questo, solo ciò che ho scritto e che è stato più volte confermato da Paolo Cuccia, E la invito a non ripetere che qui qualcuno sta mentendo, per cortesia.

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vinifero

circa 10 anni fa - Link

Io non parlo o enuncio, mi limito piuttosto a leggere il certificato della camera di commercio dal quale risulta che la GRH S.p.A. (proprietaria de Il Gambero Rosso e La Città del Gusto) è posseduta per il 97,50% dalla COMPAGNIA FIDUCIARIA S.P.A e per il resto da lei, da Luigi Salerno e Giancarlo Perrotta. Paolo Cuccia non centra nulla con la proprietà, come lei invece continua a sostenere con inspiegabile cocciutaggine. E’ lei che deve decidere se continuare a coprire la vera identità dei proprietari del 97,5% della sua azienda o no. La smetta però di dare versioni risibili sul ruolo di Paolo Cuccia. Io non voglio dimostrare nulla, voglio solo dire che le sue erronee affermazioni sulla reale proprietà non fanno che alimentare i dubbi e le domande che nel settore ci si pone in modo a mio parere legittimo. Meglio sarebbe dire che non avete nessuna intenzione di rompere l'anonimato dei ver proprietari. Le auguro comunque di riuscire presto, con l’aiuto manageriale di Paolo Cuccia, a riportare la sua azienda al profitto. E’ l’unico modo per assicurarle un futuro.

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cernilli

circa 10 anni fa - Link

Volevo anche aggiungere che sono usciti altri articoli su di noi. Di Remondino sul Corriere della Sera, poi su La Stampa, sul Messaggero di Roma, di ben altro tono. Voi però citate solo quello della Granello. Chissà come mai. Certo che la storia di Kelablu a Bernardi non gli è andata giù, evidentemente. E fa pure rima.

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Massimo Bernardi

circa 10 anni fa - Link

Scusa Daniele, quale storia?

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cernilli

circa 10 anni fa - Link

Se non la sai tu?

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Massimo Bernardi

circa 10 anni fa - Link

Tu sai quanto ci teniamo ad averti su Intravino. Ma lasciati spiegare due cose sui blog. Per certi versi, o almeno per me, rappresentano l'evoluzione dei forum che sei abituato a frequentare. Ci si comporta in maniera diversa. Rimanere in argomento è la regola. Evitare l'incontinenza verbale (tanti commenti della stessa persona nello stesso post) altamente consigliato. Invece, un corretto funzionamento dei neuroni suggerirebbe di non rispondere "Se non lo sai tu", alla domanda "Scusa Daniele, quale storia?". Soprattutto se prima, il tizio che dà la risposta breve, ha buttato lì una frase poco chiara: "Certo che la storia di Kelablu a Bernardi non gli è andata giù". Siamo in pubblico, lasciamo stare i messaggi cifrati. Le cose che si scrivono bisogna spiegarle. Sennò uno usa il telefono.

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cernilli

circa 10 anni fa - Link

Comunque, citi la Granello, prima anche Vie del Gusto senza dire che poi abbiamo ricevuto pubbliche scuse per quel pezzo, e non citi Remondino o Giacomo A. Dente sul Messaggero. Non so proprio cosa pensare, per dirla educata.

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