La forma del racconto di Report. Merito, demerito, e l’elemento manipolatorio

La forma del racconto di Report. Merito, demerito, e l’elemento manipolatorio

di Pietro Stara

Quando i prìncipi dicono che il re è nudo fa un po’ effetto. E l’effetto lo fa non per la cosa in sé, che qualche dubbio lo lasciava già da prima, ma per la cosa oltre sé: relegato al principio dell’infanzia innocente che avrebbe il compito di svelare gli arcani del sistema di potere mercantile che si cela dietro lauti pasti, lauti guadagni e laute consulenze, con la trasmissione televisiva di lunedì (Report del 27/03/2017) il disvelamento trova plausibile conferma dalle voci schierate di coloro che, a modo loro, anche se in diverso modo, di quel sistema fanno parte.

Dalle sponsorizzazioni incrociate a quelle esplicite ed esplicitate sino ai gruppi di pressione nazionali ed internazionali, il menù alla carta servito dalla trasmissione offre un quadro di compromissione tale da rendere, nella sostanza, impossibile un giudizio di merito scevro da pesanti condizionamenti politico-finanziari. E che dire dei turni stremanti, mal pagati, sotto pagati, pagati in nero del sistema della ristorazione lusso compreso?

Secondo i dati ufficiali della CGIA di Mestre gli oltre 3 milioni di lavoratori in nero presenti in Italia (dati 2016) equivalgono alla bellezza di 77,2 miliardi di euro di Pil irregolare all’anno (pari al 4,8 per cento del Pil nazionale): una piaga sociale ed economica che sottrae alle casse dello Stato 36,9 miliardi di euro di tasse e contributi. Secondo un dato risalente al 2011, nella ristorazione ed alberghi, il lavoro nero è pari al 56,8% della forza lavoro impiegata:“…chiamalo Americanismo, chiamalo capitalismo, chiamalo come ti pare, dà ad ognuno di noi una grande opportunità se solo sappiamo coglierla con entrambe le mani e trarre il massimo da essa”- disse una volta Al Capone.

Se tali sono i presupposti, le conseguenze non possono che essere univoche: «post hoc, ergo propter hoc», avrebbe bofonchiato qualche nostro antenato. « Dopo di questo e a causa di ciò», dunque, non si potrebbero più leggere le guide, recensioni, andare in tali e talaltri ristoranti. Affermare la necessità di un rapporto di causalità tra due avvenimenti può generare, come spesso accade nella formazione dei luoghi comuni, degli errori per abduzione, in cui si suppone che le premesse, qui intese come postulati assoluti, abbiano validità generale (tutte le guide sono corrotte), da cui ne conseguirebbe che ogni caso particolare (ogni guida) sia inevitabilmente corrotta.

Il limite di tali fallacie argomentative, di tipo prettamente casuale e di cui il dibattito politico è purtroppo imbevuto è evidente nella sua portata universalizzante.

Il grande merito di una trasmissione come quella di Report è quello di aver portato alla ribalta questioni di rilevanza nazionale, facendo vedere connessioni e relazioni che altrimenti sarebbero rimaste, a lungo tempo, nei meandri dell’evidenza taciuta. Il grande demerito, nello stesso tempo, è dato dalla forma del racconto che, a partire dalla sospensione narrativa, lascia un ampio spazio ad una logica consequenziale in cui le conclusioni univoche vengono tratte dall’evidenza complessiva di verità che, nella loro parzialità, hanno l’intento di mettere in chiaro ciò che invece dovrebbe essere ancora provato e discusso.

Questa interruzione del discorso è l’elemento più politico e manipolatorio della trasmissione “Report”.

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Pietro Stara

Torinese composito (sardo,marchigiano, langarolo), si trasferisce a Genova per inseguire l’amore. Di formazione storico, sociologo per necessità, etnografo per scelta, blogger per compulsione, bevitore per coscienza. Non ha mai conosciuto Gino Veronelli. Ha scritto, in apnea compositiva, un libro di storia della viticoltura, dell’enologia e del vino in Italia: “Il discorso del vino”.

13 Commenti

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Serena

circa 4 mesi fa - Link

Che barba, che noia... possiamo tornare a parlare di vino?

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Francesco Garzon

circa 4 mesi fa - Link

...beh.. dopo gli "enarchi del vino" questo lo letto (e capito) tuttodunfiato. Quoto in pieno.

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Federico

circa 4 mesi fa - Link

Mi scusi Stara, sarebbe possibile fornire una traduzione in lingua italiana comprensibile del suo pensiero, soprattutto laddove così filosofeggia: " grande demerito, nello stesso tempo, è dato dalla forma del racconto che, a partire dalla sospensione narrativa, lascia un ampio spazio ad una logica consequenziale in cui le conclusioni univoche vengono tratte dall’evidenza complessiva di verità che, nella loro parzialità, hanno l’intento di mettere in chiaro ciò che invece dovrebbe essere ancora provato e discusso". Non le dirò parla come mangi, perché allora dovrei iniziare a preoccuparmi per quel che mangia... Mi perdoni, amo scherzare. Ma non troppo...

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Pietro Stara

circa 4 mesi fa - Link

Buon giorno Federico, assieme ad una richiesta di spiegazioni più che legittima, ha inanellato una sequela di insulti niente male: da “filosofeggia” in senso ironico dispregiativo, a “parla come mangi, perché allora dovrei iniziare a preoccuparmi per quel che mangia”: «Parla come mangi, scrivi come bevi sforzati di usare i nuovi termini britannici non vorrai finire come quello stolto che si ostina a usare le parole degli italici Torta con le mele fatta da mia nonna che tristezza vado in bakery e mi faccio un apple pie mi offri da mangiare manzo freddo cotto lo respingo prediligo nettamente il roast-beef si lamenta che lavora tutto il giorno pensa io che lavoro h 24 » (Elio e le Storie Tese, Parla come mangi) E, per finire, con “Mi perdoni (excusatio non petita, accusatio manifesta), amo scherzare (non ama affatto scherzare). Ma non troppo (infatti)”... Per quanto riguarda il testo incriminato, quello che affermo è sostanzialmente questo: la trasmissione Report è partita con l’analisi di una serie di casi interessanti e ben documentati. Questi casi diventano dei postulati assoluti nella misura in cui non si vuole dare spazio ad altrettante situazioni che si comportano in maniera diversa rispetto a quelle evidenziate. Bene, a quel punto poi, la narrazione si interrompe e viene lasciata al pubblico la facoltà di portarla a termine: viene creato, cioè, un sistema di nessi casuali e logici assolutamente fuorvianti. E’ ciò che affermo in precedenza quando dico: “Affermare la necessità di un rapporto di causalità tra due avvenimenti può generare, come spesso accade nella formazione dei luoghi comuni, degli errori per abduzione, in cui si suppone che le premesse, qui intese come postulati assoluti, abbiano validità generale (tutte le guide sono corrotte), da cui ne conseguirebbe che ogni caso particolare (ogni guida) sia inevitabilmente corrotta.” Di qui il mio commento sul fatto che alcune verità postulate debbano essere, al contrario, provate e documentate. Nottataccia? Scherzo, ma non troppo

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simone

circa 4 mesi fa - Link

Un po' troppo permaloso come blogger! La tua prosa è forbita e intensa ma talmente densa che talvolta la comunicatività ne risente: a fartelo notare non c'è nulla di strano, nè di male.

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Pietro Stara

circa 4 mesi fa - Link

Giusto, concordo. Anche landmax me lo ha fatto notare e non trovo nulla da ridire. Ci sono modalità di critica che mi piacciono di meno: si possono dire le stesse cose in forma diversa. Ed è ciò che mi hai appena fatto notare (bene) sul mio scritto. L'articolo era stato pensato e scritto per il mio blog, sicuramente molto più "concettuoso" di Intravino

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anon

circa 4 mesi fa - Link

"Chi parla l’antilingua ha sempre paura di mostrare familiarità e interesse per le cose di cui parla, crede di dover sottintendere: «io parlo di queste cose per caso, ma la mia «funzione» è ben più in alto delle cose che dico e che faccio, la mia «funzione» è più in alto di tutto, anche di me stesso ».

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Federico (original)

circa 4 mesi fa - Link

Mi dissocio dal mio omonimo. Visto che commento da anni con il solo mio nome, non vorrei si facesse confusione. A me, in generale e in particolare, piacciono molto i post di Stara e il suo stile di scrittura.

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durthu

circa 4 mesi fa - Link

Direi che siano "nessi causali" piuttosti che "casuali", ma forse era voluto (anche se mi pare che il contesto renda piu' appropriata la prima versione). Devo dire che ho trovato questo articolo convoluto oltre necessita'. Sara' la mia formazione scientifica, ma comunicare concetti tutto sommato semplici con una scrittura di difficile comprensione mi pare un spreco di tempo ed energia elettrica. Non e' ovviamente un crimine, vedo infatti che c'e' chi apprezza la prosa convoluta. De gustibus.

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Paolo

circa 4 mesi fa - Link

Ricordate la puntata di Report dedicata alle povere oche spennate che provocò tra le altre cose, un caduta in borsa del titolo Moncler? E' cambiato qualcosa? ... [edit]

apparte il fatto che non si fa altro che parlare di vino, e pure in questo post a saper leggere, ultimo commento con sto tono accettato, gli altri fenomeni parastatali che desiderano spiegarci la linea editoriale sono avvisati - e faccina as usual. [f.]

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Paolo

circa 4 mesi fa - Link

Uff... censura!? (Faccina) Non era mia volontà spiegare la linea editoriale ma solo rispondere in modo ironico ed irriverente, citando un giovane "artista" molto amato dai giovinetti... Certo che siete permalosi! Con immutato affetto e stima (Faccina)

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Paolo

circa 4 mesi fa - Link

Beh, la sintassi di Stara è certamente più complessa del normale soggetto-predicato-complemento che imperversa sulla stampa e sui blogghe. E allora è un difetto, una colpa? IMHO no, soprattutto perché mi obbliga ad una lettura, talvolta ri-lettura attenta, non distratta, per coglierne il contenuto. Ad esempio ho finalmente compreso come mai servizi rigorosamente "a tesi" di quella tramsissione siano stati allegramente querelati negli anni, e altrettanto allegramente assolti: la (raffinatissima per me) tecnica della narrazione interrotta"! Tecnica che nel servizio televisivo funziona molto meglio che nell'articolo di giornale/rivista/sito. Nel servizio televisivo la ricostruzione della memoria completa la narrazione "come se" facesse parte del pezzo trasmesso Ma così non è, e quando lo sventurato querela... si riguarda e si trascrive in aula quanto trasmesso, et voilà! la consecutio logica non c'era! Tutto quanto trasmesso era verità, solo verità, nient'altro che verità! Difficile, me ne rendo conto, spiegare tutto ciò nei 140 caratteri di tw, nei 10 secondi di una gif, nella schermata di un social-qualcheccosa. Quindi grazie Stara, sia per la complessa (ma non involuta) sintassi, sia per il contenuto veicolato.

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landmax

circa 4 mesi fa - Link

Io invece trovo che uno sforzo di chiarezza espressiva in più non sarebbe guastato. Questo scritto di Stara, a mio parere, è un pò concettoso. I contenuti, al contrario, mi sembrano condivisibili.

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