La Borgogna di Vosne non delude mai

La Borgogna di Vosne non delude mai

di Vincenzo Le Voci

“ Non ci sono vini ordinari a Vosne ” – dichiarava l’abate Claude Courtepée a metà del settecento.

Nonostante una reputazione così radicata,  la fama dei vini di Borgogna non ha mai raggiunto vette così alte come negli ultimi anni e quando un intenditore di qualsiasi parte del mondo si approccia al vino francese, sogna di assaggiare vini provenienti da Richebourg, La Tache, Romanée St.Vivant, Grand Echézeuax, tutti Grand Cru figli della mitica Appellation Vosne-Romanée.

Questa sovraesposizione mediatica ha causato un aumento dei prezzi fuori dal comune, tale da negare la possibilità a molti appassionati di approcciarsi a queste perle enologiche con la frequenza che vorrebbero.

Da parte mia ho avuto la fortuna di partecipare a vari approfondimenti su Vosne-Romanée ed è sempre una grande emozione e un’occasione di confronto unica. Non voglio tediarvi con informazioni tecniche sulla struttura geologica dei vari vigneti di Vosne o sulla storia dei vari produttori, mi limiteró a fornirvi qualche piccola nozione prima della descrizione di ogni vino.

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Si parte con due Village:

Emmanuel Rouget Vosne Romanée 2015
Nipote del mitico Jayer ed oggi uno dei produttori cult di Vosne. Il suo Village 2015 è stato prodotto con uve completamente diraspate, Zio Henri Docet, ha affinato in barrique, nuove per il 30%.

Precisione e pulizia sono di casa, contorni definiti, zero sbavature, il frutto in questa fase domina la componente aromatica; oggi è un vino appena sbocciato, ma già di irresistibile fascino. Il peso è di una categoria superiore, è denso, compatto, ricco, tutto questo al 50% del suo potenziale.

Mugneret-Gilbourg Vosne Romanée 2015
Assaggiare due vini della stessa demonimazione nella stessa annata, è molto didattico. Questo Vosne è prodotto da un’assemblaggio di 5 parcelle con uve completamente diraspate.

Sa di mirtilli, petali di rosa, lavanda, gioca la carta della finezza. Rispetto al vino di Rouget è più pronto ma ha meno profondità e stratificazione. Un Village femminile che rimarca l’eleganza dei vini di Vosne.

Si passa ai premier cru:

George Noellat Les Beaux-Monts 2014
Maxime Cherluin gestisce ormai da qualche anno il Domaine di famiglia. Considerato uno degli l’enfant prodige di Borgogna (classe 1991), ha la fortuna di lavorare alcuni tra i migliori vigneti di Vosne. I vini prodotti da Les Beaux-Monts hanno la fama di essere tra i premier più longevi e difficili da assaggiare in gioventù.

Parte sporchino e scomposto, vira su agrumi, ferro e profumi balsamici. Forse il vino meno divertente della degustazione, non trova equilibrio anche se migliora col tempo. Da riassaggiare tra qualche anno.

Confuron-Cotetidot Vosne-Romanee premier cru Les Suchots 2013
In casa Confuron sono banditi diserbanti e prodotti chimici, la  vinificazione è rigorosamente a grappolo intero, rese bassissime ed età media delle vigne decisamente alta. Ha note di rosmarino, menta, ciliegia, sangue, è ancora introverso, ma di carattere, sapido e dalla trama tannica incazzosa. Vino più di bocca che di naso, più cupo che solare, più freddo che caldo, nordico e forse spinto in questa direzione anche dall’annata.

I Grand Cru: sfida tra due Echézeaux:
L’Echézeaux é il più esteso dei Grand Cru di Vosne, e forse il meno blasonato. È composto da 13 lieux-dits, la vigna iniziale dal nome Echézeuax du Desus rappresenta 1/10 dell’estensione totale odierna. Sia Rouget che DRC hanno le vigne in più lieux-dits. Tra i lieux-dits migliori ricordiamo Les Rouges du Bas, Les Poulaillères, Echézeaux du Desus, Les Cruots.

Emmanuel Rouget Echézeaux 2009
La 2009 è considerata un’annata importante e generosa, avevo un ricordo splendido di questa bottiglia, fiori e delicatezza le prime parole che mi vengono in mente scavando nei ricordi. Oggi ha un profilo più rilassato, meno floreale, è guidato da un frutto caldo e da spezie sottili, il tutto amplificato da una lieve sensazione alcolica. Ha grande bevibilità e sapore, ma soffre il confronto con L’Echézeaux del Domaine Romanée Conti che oggi gioca un campionato a parte.

Domaine de la Romanée Conti Echezéaux 2009
Come ho già anticipato è un grandino superiore rispetto a Rouget. È lo storditore del gruppo, spara di continuo note di tè nero, incenso, sandalo, frutta scura. Ampiezza aromatica e intensità viaggiano di pari passo su livelli extra sensoriali, difficile cogliere tutto per noi comuni esseri umani.

Si beve pinot nero per ubriacarsi degli straordinari profumi che è in grado di regalare quando i vini toccano l’apice della loro grandezza, in questi casi non rimane altro che lasciarsi trasportare da questo viaggio sensoriale.

Bottiglia in forma smagliante, bevvi la stessa annata di Echézeaux DRC un anno fa e seppur buonissima, non di questo livello. Di seguito le note dello scorso anno, così, giusto per fare un paragone.

Domaine de la Romanée Conti Echezéaux 2009 ( bottiglia degustata ad Agosto del 2019)
Ecco ci risiamo, ogni volta che assaggio un vino del Domaine, molto raramente ahimè, ho sempre la stessa sensazione, ovvero pulizia celestiale, precisone millimetrica, mai una sbavatura, mai una nota fuori posto, tutto perfetto ed essenziale. Profumi definiti e nitidi, sorso terso e luminoso, non troppo profondo, ma caspita stiamo parlando del loro grand cru minore.

L’ annata calda ne aumenta  il volume, senza appesantirlo, ne berresti una bottiglia da solo, senza stancarti e in fondo senza pensarci troppo.

George Noellat Grands-Echézeaux 2017
Si prosegue con il Grands-Echézeaux di George Noellat, l’altro Grand Cru di Flagey- Echézeaux, che da un punto di vista geologico non ha nulla in comune con L’Echézeaux e per quanto mi riguarda anche da un punto di vista ludico ricreativo, essendo di livello decisamente superiore. Se mai vi capitasse di assaggiare un GE del DRC, potreste rimanere storditi e sconvolti dalla classe e dall’eleganza di questo Grand Cru. Il vino di oggi è una bomba di frutta, di intensità fuori dal comune, i terpeni bombardano i nostri inermi recettori olfattivi. Fiori rossi, mirtilli, gelatina di frutti di bosco, la grana del tannino è cucita all’uncinetto, il sorso è vibrante e la persistenza è davvero notevole. Tra 5/10 anni sono sicuro che sarà un capolavoro, peccato non averne da parte.

Domaine de la Romanée Conti, Romanée-Saint-Vivant 2014
È il più esteso Grands Cru di Vosne-Romanée e il più basso di quota, il DRC ha circa 5,29 ettari ed è l’unico Domaine ad avere una parcella che supera 1 ettaro.

Altra bottiglia da far tremare i polsi, penserete che è l’influenza dell’etichetta a deviarmi, ma vi sbagliate: è un elisir dai poteri straordinari, dopo averla bevuto sono riuscito a fare un doppio carpiato partendo da una posizione di riposo seduto comodamente sulla sedia del ristorante… minchiate a parte, ha un frutto chiaro, soave, tridimensionale, puro, dolce, punteggiato da toni speziati e pennellate di incenso, abbagliante ed estremamente affascinate. In bocca viene fuori con prepotenza la sua giovinezza, è lievemente scomposto e nervoso, manca equilibro ed è tutto spostato sulle durezze, ma ha un’ energia incredibile.

Vino da podio senza pensarci un attimo.

Gros Frère & Soeur Richebourg 2002
È probabilmente uno dei migliori Grands Cru di tutta la Borgogna, dà vita a vini energici, potenti, profondi, ricchi.

Queste caratteristiche di forza sono confermate dal fatto che è stato uno dei vigneti a sopravvivere più a lungo agli attacchi della fillossera. Ho avuto la fortuna di bere più volte questo Richebourg 2002, e ricordo un vino impattante, esplosivo, di quelli da annusare e riannusare di continuo. Questa bottiglia è stata stappata più tardi rispetto alle altre, volevo che prendesse aria nei bicchieri, e infatti abbiamo dovuto attendere che si aprisse più di 30 minuti. Molto speziato e contornato da sensazioni di agrume maturo e liquirizia, è mancato il classico sentore di yogurt alla fragola e non ha toccato le vette delle altre bottiglie bevute, ma degno finale vintage di una grandissima giornata.

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Vincenzo Le Voci

Farmacista con un passato da bevietichette spinto in via di redenzione, beve tanto e di tutto dal naturismo estremo alle bombe certificate passando per il vinoverismo che non dissangua e convince. Non è tipo che si perde in chiacchiere e va dritto al punto

19 Commenti

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VINOLTRE

circa 1 mese fa - Link

Bel post, mi dai un idea di prezzo del GE di Noellat 2017. Grazie mille

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vincenzo

circa 1 mese fa - Link

Grazie... 350/400.

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Tommaso

circa 1 mese fa - Link

Ottimo articolo! conosco perfettamente la zona da molti anni Dettaglio sui vini preciso e centratissimo un vero professionista (raramente lascio commenti) Unica nota positiva a mio avviso fuori dai soliti domaines e' STRA pieno di vini a livello di DRC &co a 1/10 del costo e sfido chiunque bendato a riconoscerne 3 la complessita' e' talmente estesa oltre i limiti sensoriali umani conosciuti ai piu ciao!

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vincenzo

circa 1 mese fa - Link

Grazie mille per complimenti....

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Rino

circa 1 mese fa - Link

Tommaso mi daresti qualche nome di vini a livello DCR che non costano un occhio della testa?

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Davide Bruni

circa 1 mese fa - Link

Anche 1\10 del costo di DRC rimane sempre troppo per le mie magre tasche ... 😭😭

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Maurizio

circa 1 mese fa - Link

Articolo decisamente più coerente e meglio scritto del precedente. Così sì che ha senso

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vincenzo

circa 1 mese fa - Link

Mi fa piacere che questa volta sia andata meglio ;-)

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Eb2323

circa 1 mese fa - Link

Echezaux e Grand Echezaux sono di Flagey Echezaux non di Vosne- Romanee.

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Eb2323

circa 1 mese fa - Link

Echezeaux mi scuso per l'errore di scrittura.

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Vincenzo

circa 1 mese fa - Link

Ciao, evidentemente non hai letto l’articolo con attenzione. Ti faccio un copia e incolla delle prime due righe della descrizione del Grands-Echézeaux di Noellat: Si prosegue con il Grands-Echézeaux di George Noellat, l’altro Grand Cru di Flagey- Echézeaux... Inoltre se vogliamo essere precisi, a Flagey nel cui territorio si trovano i due Grand Cru( E e GE) non è mai stata concessa una denominazione di origine specifica. Quindi è sbagliato scrivere che a Vosne- Romanée ci sono otto Grand Cru? La risposta è assolutamente no, infatti anche i Villages e i Premier Cru di Flagey escono come Vosne-Romanée Village o Vosne-Romanée Premier Cru.

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Eb2323

circa 1 mese fa - Link

Secondo me è sbagliato, perché come hai detto è relazionato a villages e premier cru. Pero se asserisci che è assolutamente giusto non obbietto. Se c'è qualcosa che mi difetta sicuramente non è l'attenzione.

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Eb2323

circa 1 mese fa - Link

Per me Echezeaux non è un grand cru di vosne romanee.

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vincenzo

circa 1 mese fa - Link

Ok, probabilmente le fonti su cui facciamo riferimento sono in contrasto.

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Maurizio

circa 1 mese fa - Link

Anche io ero convinto fosse di Vosne Romanée, invece è proprio di Flagey-Échezeaux. La fonte è il sito ufficiale delle AOC di Borgogna: https://www.bourgogne-wines.com/our-wines-our-terroir/the-bourgogne-winegrowing-region-and-its-appellations/echezeaux,2458,9253.html?&args=Y29tcF9pZD0yMjc4JmFjdGlvbj12aWV3RmljaGUmaWQ9MzA1Jnw%3D

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Maurizio

circa 1 mese fa - Link

Controllando meglio (per i francesi si fa sempre fatica a trovare documentazione ufficiale) e leggendo il disciplinare di produzione l'appellation Vosne Romanée si scrive: "La récolte des raisins, la, vinification, l’élaboration et l’élevage des vins sont assurés sur le territoire des communes suivantes du département de la Côte-d’Or : Flagey-Echézeaux et Vosne-Romanée. " Quindi sì, il comune è diverso ma la denominazione è unica.

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vincenzo

circa 1 mese fa - Link

Che poi in realtà ogni Grand Cru ha un AOC propria, quindi....

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Maurizio

circa 1 mese fa - Link

Sì, io parlavo della AOC comunale. Nel caso dei due grand cru citati tutte le operazioni, dalla vigna alla cantina devono essere svolte interamente a Flagey-Echézeaux da disciplinare.

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Eb2323

circa 1 mese fa - Link

Era solo un confronto su un un articolo molto dettagliato. Buone degustazioni a chi ha la fortuna di bere questi nettari. Buon lavoro a tutti.

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