Krug Grande Cuvée 168ème Édition: dove trovare l’energia per la fase2

Krug Grande Cuvée 168ème Édition: dove trovare l’energia per la fase2

di Andrea Gori

Dentro un bicchiere della 168esima edizione della Grande Cuvée di Krug potete trovare insieme le ultime gocce della mitica annata 1996 e una buona dose della (già) leggendaria vendemmia 2012. Sono questi i punti di inizio e di fine di questa centosessantottesima recreation della storica Cuvée Numero 1 ideata da Joseph Krug e perpetuata da 6 generazioni di famiglia Krug. Forse basterebbero questi dati per inquadrare la meraviglia che suscita la nuova uscita all’assaggio ma c’è molto di più, come spesso succede quando metti in campo 198 vini diversi da 11 annate. Un trend di complessità di elaborazione reso possibile dalle nuove tecnologie di big data agronomici e degustativi che permette al team enologie di confrontarsi e capire dove evolve una materia sfuggente e complessa.

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Il team di enologi, è guidato dallo scorso anno per la prima volta da una donna, la talentuosa e affabile Julie Cavil che, dopo 13 anni di apprendistato, può prendere il posto di Eric Lebel come chef de cave. Il team utilizza un software specifico che processa gli input di un database condiviso di assaggi, impressioni, dati analitici di laboratorio e in vigna, nonché punteggi e note su una quantità esorbitante di vini base che nel loro complesso ogni anno sono chiamati a formare la nuova cuvèe che dopo una decina di anni sarà sul mercato. Si tratta di un metodo di lavoro ardito e tecnologico che mira a rendere sempre migliore questo vino riuscendo a raggiungere la poesia più alta con la tecnica e tecnologia più evoluta.

Incontriamo virtualmente su Zoom Julie e Olivier Krug insieme ad altri responsabili della maison e ci facciamo raccontare il  momento storico in Champagne ascoltando i dettagli del lavoro complicato della realizzazione dell’ultima cuvèe (quella basata sulla scorsa vendemmia 2019), dove il team per la prima volta ha dovuto lavorare in stanze separate non potendo scambiare bicchieri, assaggi o impressioni a voce per motivi di sicurezza sanitaria. Quella che sarà sul mercato come la 175ème edition (tra una decina di anni) sarà la prima realizzata sotto protocollo OMS  e incidentalmente anche la prima dove il team leader è stato una donna.

Ma quello che ci riserverà il futuro lo affronteremo a tempo debito, per adesso è meglio concentrarsi su quello che abbiamo nel bicchiere in cui da un lato si conferma la tendenza alla complessità sempre maggiore della Grande Cuvèe, ma anche la freschezza decisamente contrapposta ad una idea biscottata e corposa degli assaggi (anche pochi mesi dopo l’uscita sul mercato) di qualche anno fa.

krug 168 andrea gori

Altro aspetto sempre più importante è l’importanza dell’annata di partenza di questo vino per determinarne quando sarà pronta da bere e come collocarla nella propria scala di gusto.  Se la 167esima basata sulla 2011 era già godibile alla sua uscita, raccogliendo meraviglia e piacere da subito, questa 168 ha tutt’altra storia davanti e parte in questa fase in uno stato embrionale non semplicissimo da decifrare al primo assaggio. Anzi potrebbe anche non piacere a molti soprattutto se servita al temperature di degustazione troppo basse: dopo un iniziale assaggio inconcludente a temperatura classica (6 gradi), siamo passati subito ad assaggiarla a 15 gradi per esplorarla al suo meglio e solo dopo siamo tornati a temperature più consone.

Se la 167 si basava sulla difficile 2011, questa 168 nasce infatti sulla base (58% del blend finale) della famosa 2012 che prima di divenire modello di qualità era  stata però una disgrazia e una somma di incidenti climatici incredibili tra grandine, gelate e tutte le altre calamità possibili. Una vendemmia salvata da un settembre meraviglioso ma con quantità decisamente bassa al punto che Krug ha deciso di non produrre millesimato ma destinare i vini agli assemblaggi, Grande Cuvée in primis, una scelta perfettamente in linea con i principi della maison che da sempre considera questo prodotto il proprio portabandiera.

Dicevamo in apertura che la 168 porta in dote nel blend anche gli ultimi vini di riserva della 1996 disponibili  in azienda, tra cui il “mitico” Verzenay 1996, un vino che ha segnato e nobilitato tante delle ultime Cuvèe Krug. Olivier e Julie lo salutano quasi con commozione perché il suo contributo a sistemare molti assemblaggi è stato fondamentale e, anche se non lo sarà stato più da tempo in termini quantitativi, lo è sempre stato a livello scaramantico e sentimentale.  Giustamente come fa notare Olivier, prima o poi era destinato a finire ed è bello che si sia ritrovato a dare una ideale staffetta con la bellissima 2012 che dal punto di vista di acidità al palato non è molto distante.

Chi amerà questa edizione? Non ha per nascita un pubblico definito perchè ognuno ha un lato preferito della Grande Cuvèe (chi scrive ne ama la ricchezza e la corposità, da aspettare almeno 2 o 3 anni dal lancio per averle) mentre l’obbiettivo ogni anno è di non deludere nessuno. L’importante, dice Olivier, è trovare nel bicchiere la ricchezza, la precisione  e l’acidità in grande equilibrio: ognuno ha la sua idea di questo vino ma allo stesso tempo non è mai la grande Cuvèe di nessuno.

 

Krug Grande Cuvèe 168ème edition
Note fresche floreali tra gelsomino e tiglio, zagara, pompelmo rosa, fragole appena mature, timo e pittosforo, refoli erbacei tra sedano, finocchio e talco, erbe aromatiche, canfora poi frutto giallo di susina matura, pesca, alchechengi e zenzero, mele golden. Ancora tocco di zafferano e miele di acacia, note gessose e biscottate appena accennate ma tratteggiate benissimo. Sorso acido, fresco e tagliente che occupa con la sua durezza tutti i primi istanti dell’assaggio lasciando spazio a ben poco altro all’inizio. Va lasciato nel bicchiere e lasciato aprire con calma perché deve scegliere i suoi tempi e portarti sulla sua strada. Si apre tra caramello, nocciole, marmite, tagliente ma con sprazzi evidenti di grandeur. Sarà pronta molto più tardi rispetto ad altre ma l’equilibrio di affilatura di questa acidità sarà straordinario. 96+

Assemblaggio complessivo: 52% Pinot Noir, 35% Chardonnay e 13% Meunier da 198 vini selezionati da 11 annate diverse dal 2012 alla 1996. Di questi vini i 58% della 2012 e il restante 42% da vins de réserve, dégorgement primavera 2019, dosaggio stimato 5gr/lt – KrugID219012

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

12 Commenti

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Pittosforo Alchechengi

circa 3 mesi fa - Link

E ho detto tutto

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Andrea Gori

circa 3 mesi fa - Link

esatto, quando ci sono questi sentori (che lei potrebbe approfondire con un minimo di curiosa professionalità) stiamo al 99% al cospetto di un grande vino, non lo sapeva?

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Lanegano

circa 3 mesi fa - Link

Sull'Alchechengi ho avuto anch'io un piccolo sobbalzo..... :) Quanto tempo idealmente faresti invecchiare questa cuvée ?

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Andrea Gori

circa 3 mesi fa - Link

minimo 3 anni di bottiglia ulteriore per godersela, quando in genere per una Grande Cuvèe basta aspettare pochi mesi dopo il lancio (che a sua volta avviene un anno dopo la sboccatura)

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Andrea Gori

circa 3 mesi fa - Link

però considera che a me Krug piace più maturo e nocciolato, se vuoi più freschezza anche 18 mesi da ora vanno bene

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Lanegano

circa 3 mesi fa - Link

Preferisco l'ipotesi 'a lungo termine'. Organizzerò una cordata con un collega per l'acquisto....Grazie mille.

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Paolo A.

circa 3 mesi fa - Link

21 descrittori. Uau.

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radici

circa 3 mesi fa - Link

Beh ma dentro ci sono 198 vini... circa 0,1 descrittore per vino. Per me è stato sintetico.

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Orion

circa 3 mesi fa - Link

alchechengi state of mind

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Stefano

circa 3 mesi fa - Link

Così si cerca di essere comprensibili: se avesse scritto "esattamente odori e atmosfere di passeggiata al crepuscolo su un vialetto di pietra nel nord della Sardegna a maggio dopo la prima giornata calda dell'anno quando avevo 8 anni" non avremmo capito. (giuro che è vero, certi vini a me ricordano momenti così, che magari nemmeno ho vissuto davvero in quel modo, ma che per strani scherzi sono ben impressi nella memoria)

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Al Chechengi

circa 2 mesi fa - Link

Al Capone mi spiccia casa...

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Manali

circa 2 mesi fa - Link

Non esco mai di casa senza Pittosforo....

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