Joly, Steiner e lo zolfo. Nulla di diabolico

Joly, Steiner e lo zolfo. Nulla di diabolico

di Pietro Stara

Nicolas Joly, produttore di uno dei vini bianchi più famosi al mondo, Coulée de Serrant, e ‘portavoce mondiale’ della viticoltura e dell’enologia biodinamica, nella sua oramai famosa edizione del “Il vino tra cielo e terra [1]” parla di zolfo, ovvero di quella sostanza da cui, a quanto pare, bisognerebbe affrancarsi, o che dovremmo ridurre drasticamente, per realizzare, insieme ad altre azioni virtuose, un vino finalmente ‘libero’.

Fautori, sempre secondo un immaginario pubblico consolidato, della negazione di qualsivoglia aggiunta della sostanza incriminata, sarebbero i vignaioli biodinamici di osservanza ortodossa. Forse, ancora una volta, le cose sono un po’ più complicate e lo zolfo è qualcosa che, per l’agricoltura biodinamica, ha una valenza superiore a quella che, comunemente, ci è data da pensare.

Ma proseguiamo con Joly: “Dopo il pericolo di una moda ‘biologica’, preoccupata più dell’apparenza che della sostanza e delle leggi vitali, la nuova tendenza è il vino senza zolfo. Che cos’è lo zolfo se non un processo di luce e di calore, che presiede all’apparizione della vita? (…) Nelle vigne lo ‘zolfo fiore’ in polvere è molto benefico al momento della fioritura. Che cosa ne è in cantina? In passato, lo zolfo era introdotto attraverso combustione, accendendo una miccia, gli effetti di tale combustione sono lontani dall’essere insignificanti e differiscono da uno zolfo apportato, ad esempio, sotto forma acquosa. Rudolf Steiner ha parlato, riferendosi all’agricoltura, degli effetti dell’achillea millefoglie per via della struttura molto particolare del suo zolfo. Lo zolfo permette una genesi di vita. (…) Il ‘senza zolfo’ non può essere innalzato a regola assoluta. Tutto è questione di proporzioni nella vita: solo l’eccesso è nocivo, che si tratti di ossigeno, di azoto o di idrogeno. Il dibattito sul vino senza zolfo è un modo di nascondersi dietro a un dito. I veri problemi sono altrove. È preferibile battersi per un’agricoltura veramente organica. Detto questo è possibile fare un vino eccellente senza zolfo lasciando il vino sulle proprie fecce un po’ di tempo, quindi in un ambiente ridotto [2]”.

Nella sua Terza conferenza sull’agricoltura, tenuta a Koberwitz l’11 giugno 1924, Rudolf Steiner affronta la questione dell’azoto e dei suoi quattro fratelli, ai quali esso è unito per costruire le proteine animali e vegetali: carbonio, ossigeno, idrogeno e zolfo. Quest’ultimo è per Steiner il vero portato dello spirito nella natura, è il mezzo di unione tra il tra le forze plasmatrici dello spirituale e il mondo fisico: “Il suo nome antico è sulphur, apparentato con phosphor (portatore di luce in greco), e deriva che in tempi antichi si vedeva nella luce, nella luce solare che si diffonde, l’elemento spirituale in espansione; di conseguenza le sostanze che avevano da fare con l’azione della luce in seno alla materia, come per esempio lo zolfo e il fosforo, venivano chiamate portatrici di luce [3]”.

C’è l’idea che lo zolfo sia una forza plasmatrice oltre che composto base, assieme al mercurio e al sale, di tutti i metalli proviene dalle antiche pratiche alchemiche, in cui i tre ‘principi’ hanno soltanto una parziale parentela con gli elementi chimici omonimi: “Lo Zolfo è il principio originario maschile che agisce fecondando il passivo e femminile Mercurio. Gli alchimisti abbinarono allo Zolfo il Fuoco, il calore vitale, lo Spirito, la Luce celeste dalla quale e per la quale ogni forma vivente nasce e si sviluppa. Nell’illustrazione, sopra la collina, l’immagine del Fuoco nascente da una spaccatura della Terra, è l’affermazione di quanto gli alchimisti affidavano allo Zolfo che stava nel Microcosmo come il Sole dimorava nel Macrocosmo. Al Fuoco veniva contrapposta l’Acqua, simbolo della femminilità e infatti in posizione diametralmente opposta, è riprodotta una sorgente d’acqua pura. Lo Zolfo ‘Fixum’ è per gli alchimisti il Fuoco interiore di ogni fissità individuale quindi parte di quella ‘pioggia di zolfo di Sodoma’ similitudine dell’attività dello Spirito creatore e particella di quella Luce creatrice Una e Trina. Nelle descrizioni alchemiche lo Zolfo fu collocato al secondo posto fra i tre principî per la preparazione della Pietra Filosofale. Esso partecipava, in miscela con Sale e Mercurio, alla costituzione di tutti i corpi e la sua separazione impose un difficile lavoro agli alchimisti. Distillazioni, calcinazioni, sublimazioni, liquefazioni, fusioni e cristallizzazioni furono le operazioni mediante le quali gli addetti alla Grande Opera, per anni e anni, cercarono di separare lo zolfo dagli altri due principi. La ricerca sperimentale fruttò loro diverse scoperte precorritrici della chimica moderna [4]”.

Un ulteriore impulso alla dottrina alchemica dei principi costitutivi del mondo viene dato da Paracelso, che divide gli elementi (terra, acqua, fuoco, aria) dai tre principi di cui sono composti tutti i corpi (zolfo, sale e mercurio). Paracelso non fa soltanto una riformulazione dell’antica dottrina degli elementi, ma sostiene che sia gli elementi che i principi, così come vengono trovati in natura, sono essi stessi dei composti. Gli elementi sono anche degli uteri o matrices in cui gli oggetti sono generati e da cui ricevono la segnatura o ultima destinazione: in ciascun corpo uno degli elementi acquista un potere superiore a quello degli altri fungendo così da elemento caratterizzante o prevalente (elemento predestinato o quinta essentia). Le sostanze che noi tocchiamo e maneggiamo sono, per Paracelso, dei grezzi rivestimenti che coprono un complesso di forze spirituali: “per essere un corpo, un oggetto deve presentare in ogni caso certe proprietà quali l’umidità, l’aridità, il calore, il freddo, nonché struttura, solidità e funzione. Nell’acqua ordinaria, per esempio, è dominante in misura massima l’umidità, nello zolfo (quale si trova ordinariamente in natura) la struttura regolare, nel cloruro di sodio (sale) la solidità, nell’argento vivo (mercurio) l’elemento funzionale come espresso dalla fluidità e dall’elasticità [5]”.

Questo principio ‘ilozoista’ (ὕλη ‘materia’ e ζωή ‘vita’), secondo cui il principio vitale è originariamente intrinseco alla materia, viene ripreso da Paracelso dall’alchimia ellenistica e medievale in cui l’origine dei metalli viene spiegata in termini di ‘semi’: “Così la nostra conoscenza e comprensione acquistano una solida base, in quanto tutte le cose hanno un seme e ognuna è racchiusa nel suo seme; e la natura è il costruttore della figura e della forma, la quale è essa stessa l’essenza, ed è la forma che indica l’essenza [6]”.

I semina, invisibili, sono per Paracelso le cellule germinali di ogni sostanza esistente in natura: di qui inizia la spiegazione moderna dei fenomeni biologici in termini chimici.
_________________________________

[1] Nicola Joly, Il vino tra cielo e terra, Porthos Edizioni, Roma 2004; edizione originale: le Vin du ciel à la terre, Sang de la terre, Paris 2003
[2] Nicolas Joly, cit., pp. 127 – 129
[3] Rudolf Steiner, Impulsi scientifico – spirituali per il progresso dell’agricoltura. Corso sull’agricoltura – Otto conferenze e un’allocuzione tenute a Koberwitz presso Breslavia dal 7 al 16 giugno 1924 con diverse risposte a domande e una conferenza tenuta a Dornach il 20 giugno 1924, Editrice Antroposofica, Milano 1979, pag. 64
[4] Marcello Fumagalli – quinta parte, Macrocosmo e microcosmo in http://www.duepassinelmistero.com/
[5] Walter Pagel, Paracelso. Un’introduzione alla medicina filosofica nell’età del Rinascimento, Il Saggiatore, Milano 1989, pag.73
[6] Ibidem, pag. 74

Immagine: Camminidiluce.net

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Pietro Stara

Torinese composito (sardo,marchigiano, langarolo), si trasferisce a Genova per inseguire l’amore. Di formazione storico, sociologo per necessità, etnografo per scelta, blogger per compulsione, bevitore per coscienza. Non ha mai conosciuto Gino Veronelli. Ha scritto, in apnea compositiva, un libro di storia della viticoltura, dell’enologia e del vino in Italia: “Il discorso del vino”.

15 Commenti

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Ganascia

circa 2 settimane fa - Link

Una miscela di pensiero magico e delirio di tutto rispetto, classe Brigliadori. Niente male.

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Pietro Stara

circa 2 settimane fa - Link

“Uno sta a inventare una medicina contro la caduta dei capelli e contro il dolore in un paese dove uno senza capelli dice che la via della salvezza è il dolore”. (Camillo) in Le vie del Signore sono finite film di e con Massimo Troisi. Buon giorno Ganascia, forse nelle linee dell’universo non è così tutto chiaro. E, forse ,succede che da insolite teorie alchemiche e magiche del 1500 scaturiscano conoscenze scientifiche di diverso senso e significato, di cui anche lei beneficia. Brigliadori permettendo. A proposito dell’arte medica, Paracelso era convinto che si debbano derivare “le cose della natura, non dall’autorità ma dall’esperienza propria”, così rifiutando l’approccio dogmatico allo studio e alla pratica della medicina. Sul piano della scienza moderna ha il merito di isolare l’idrogeno, di scoprire l’etere solforico e di negare che l’aria sia un “corpo semplice”. Per comprendere le novità introdotte da Paracelso in campo medico, occorre rilevare il suo spiccato interesse per l’alchimia, definita una “scienza di trasformazioni”. Egli considera il corpo umano come un sistema chimico, in cui svolgono un ruolo centrale i due principi tradizionali degli alchimisti, il mercurio e lo zolfo, cui si aggiunge anche il sale. Date queste premesse, secondo Paracelso la salute può essere ristabilita attraverso medicinali di natura minerale, e non più di natura organica. Inoltre, egli sostiene che le malattie sono processi specifici per i quali occorrono rimedi altrettanto specifici, mentre in quel periodo, molti pensavano che esistessero rimedi, contenenti parecchi elementi, efficaci per tutte le patologie. Paracelso Sulla natura delle cose s’intitola “De signatura rerum naturalium”:l’idea che tutte le cose portino un segno che manifesta e rivela le loro qualità invisibili è il nucleo originale dell’episteme paracelsiana. In questo senso, se – come scrive Paracelso – “tutte le cose, erbe, semi, pietre, radici dischiudono nelle loro qualità, forme e figure ciò che è in esse”, se “vengono tutte conosciute attraverso il loro signatum”, allora “la signatura è la scienza attraverso cui tutto ciò che è nascosto viene trovato e senza quest’arte non si può fare nulla di profondo”. In questa logica e prospettiva secondo Paracelso è quasi possibile prevedere in medicina quali alimenti possano essere consumati per preservare il nostro organismo da malattie: ( fra parentesi eventuali conferme o problemi delle idee di Paracelso…..se ci sono) Fagioli: Curano e aiutano a mantenere sane le funzioni renali…..somigliano proprio a dei reni umani. Le noci secche somigliano ad un piccolo cervello, con un emisfero sinistro, un emisfero destro e il cervelletto. Anche le “rughe” o “pieghe” della noce sono simili alla neo-corteccia. Solo adesso sappiamo che le noci servono a sviluppare le funzioni celebrali. (Published online before print January 22, 2014, doi: 10.1212/WNL.0000000000000080 Neurology February 4, 2014 vol. 82 no. 5 435-442 dedicato agli acidi grassi da pesce, ma quelli delle noci hanno composizione analoga, sostiene che nelle donne una alimentazione ricca di omega-3 aiuterebbe a mantenere la dimensione e la funzionalità cerebrale, prevenendo l’atrofia cellulare ) Una dieta ricca di uva si è dimostrata utile per ridurre il rischio di tumore polmonare: in effetti un grappolo di uva assomiglia ai nostri polmoni costituiti da cunicoli sempre più piccoli di vie aeree che vanno a formare gli alveoli polmonari permettendo il passaggio dell’ossigeno dal polmone al flusso sanguigno. (Alimenti ricchi in quercetina (che è un antiossidante naturale) come uva rossa e vino rosso, cipolle (soprattutto rosse), the’ verde, mirtilli, vegetali appartenenti alla famiglia delle crucifere e mele sono un fattore protettivo ma di limitata evidenza. Tuttavia Thorax 2003;58:11 942-946 doi:10.1136/thorax.58.11.942 sostiene che la sostanza benefica potrebbe essere qui il resveratrolo, che si trova nel vino rosso, ma si badi non rispetto ai tumori ma alla broncopneumopatia cronica ostruttiva) Tratto da https://ilblogdellasci.wordpress.com/2014/06/12/la-chimica-di-paracelso/

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Ganascia

circa 2 settimane fa - Link

Seconda tirata, mescolando di tutto di più, ma soprattutto teorie ampiamente screditate: Paracelso? e perché non Aristotele? il livello scientifico è quello.

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Maurizio Gily

circa 2 settimane fa - Link

penso che Ganascia alludesse più a Joly che a Paracelso. Che per il suo tempo fu una mente notevole. Omnia sunt venena, nihil est sine veneno, sola dosis facit venenum. Principo cardine della tossicologia, senza il quale non si può nemmeno cominciare a discutere di alcol, di solforosa, di naturale, di biologico, di biodinamico e di convenzionale.

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Ganascia

circa 2 settimane fa - Link

No no, comprendevo anche Paracelso, che per il suo tempo sarà stata anche una mente notevole, ma la scienza non esisteva, e i suoi scritti sono pura fantasy.

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suslov

circa 2 settimane fa - Link

ok caro joly, ci hai sparato il tuo pippone galattico sullo zolfo. certo può servire a sostenere il prezzo della coulee de serrant, altrimenti imbevibile. complimenti al marketing e ciao.

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sergio

circa 2 settimane fa - Link

Dopo i recenti post mi chiedo: siamo a una svolta esoterica di intravino? E questo spiega il linguaggio oscuro(poco chiaro) di Stara? Condivido i commenti di ganascia e suslov. Perplesso e sorpreso dal 7commento di Gily.

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Sisto

circa 2 settimane fa - Link

Ma perché l' autore di questo articolo non riporta, anche come mero elenco, tutta la serie di autentiche puttanate che Steiner e i suoi seguaci (rimedi, pratiche) sostengono? Così, tanto per far ridere (o piangere)...? Tutte le volte che si legge uno scritto di questi al primo uso di termini fuffeschi (energia vitale, ecc.) , non so perché, mi sovviene una voglia di non troppo commendevoli conseguenze fisiche per chi le usa. Ma la coda del topo seccato, ucciso quando Venere è trigono con Urano, va bene se l'abbiamo sciolta nell'acqua girata a sinistra solo 3 volte? Il vino verrà buono lo stesso? A me sembra pazzesco che alle soglie del 2018 autentiche truffe come la biodinamica o l'omeopatia, buone solo per i tribunali e il reato di circonvenzione di incapace, possano ancora avere qualche spazio. Sono i disastri causati dal pensiero magico e dell'antiscientifico.

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Ganascia

circa 2 settimane fa - Link

La verità è il vino biodinamico a volte viene buono perché i vignaioli lo sanno fare. Se invece di spargere dosi omeopatiche (e in quanto tali, fuffa) di cornoletame, leggessero alle vigne pagine scelte di Asterix il risultato sarebbe lo stesso

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Pietro Stara

circa 2 settimane fa - Link

Cari detrattori e malpancisti, il mio intento, come quello di ogni articolo a carattere storico, è quello di riportare il pensiero altrui e di metterne in luce connessioni, aporie, sensi e significati. La conoscenza è, per quanto mi riguarda, una prima forma di giudizio: a volte lo precede, ma non può, in ogni caso, seguirlo. Questo non vuol dire, necessariamente, far proprio ciò che si studia e si porta alla conoscenza collettiva. Perché, per fare un esempio conseguente, uno studioso di Aristotele dovrebbe essere un aristotelico, uno di Marx un marxista e così via. Ma così non è. O almeno non lo è sempre. Quindi un primo consiglio: rilassatevi. L'unica cosa poco chiara che ho notato sino ad ora sono gli pseudonimi che celano le alchimie delle vostre vere identità. Dunque, un secondo consiglio: venite fuori dall'oscurità che vi attanaglia. E, per concludere, un terzo consiglio: se avete da scrivere sulle puttanate di Steiner o di altri, apritevi un blog e scrivete. E' tutto gratis. Vi leggerò volentieri, anche se non credo che mi prodigherò in commenti.

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Sisto

circa 2 settimane fa - Link

Gentile autore, io scrivo su N blog o simili e mai l'autore mi contesta l'utilizzo di pseudonimi (sisto comunque è il mio nome): è una pratica del web accettata e si va alla sostanza. Se non le va lo faccia mettere come regola dai proprietari di questo spazio. Non c'è bisogno di aprire altri blog per dire che la biodinamica e l'omeopatia siano puttanate: ci sono migliaia di autorevoli e scientifiche fonti che lo dicono: senza citarle pubblicazioni troppo complicate, basta il sito del Cicap o il blog di Bassanini o la lista di fonti citata sulle rispettive voci in Wikipedia, roba divulgativa. Comunque, quando vedrò l'articolo su Science o Nature, peer review passed, che la biodinamica (o l'altra truffa che si chiama omeopatia) è stata dimostrata efficace, allora ci crederò. Grazie per l'attenzione.

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Ganascia

circa 2 settimane fa - Link

Tutto sta nella presentazione. Dall'articolo niente fa pensare che lei stia solo riportando le fole, ma piuttosto che le approvi in piano. Se è il contarrio un po' di chiarezza male non farebbe. PS. Ganascia è il mio nome di battesimo :-)

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Vinogodi

circa 2 settimane fa - Link

...no, non sono tutte puttanate. È lo spirito e concetto di sostenibilità che devono passare. Qualche puttanata ci può stare. Da uomo di scienza posso sorridere. Però ne apprezzo lo spirito. Non necessariamente bisogna aderire all' iconografia cristiana fatta di uomini barbuti con un triangolo in testa per professarsi credenti...

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Cristiano Castagno

circa 2 settimane fa - Link

Gentile Autore, visto che mi è concesso dico la mia. Credo che riportare quanto dica Paracelso, ma anche Steiner non abbia valore per noi, se non per motivi di fenomenologia del pensiero umano. Noi abbiamo una visione scientifica del mondo tale da poterci spiegare in modo (piuttosto per noi) razionale quanto accade intorno a noi. Paracelso e gli alchimisti osservavano fenomeni e ne davano una spiegazione magica, metaforica se vogliamo, quindi per metterci in contatto con i loro pensieri occorrerebbe semmai tradurlo in un linguaggio a noi più familiare. Questo lo possiamo fare osservando i fenomeni che loro osservavno e verificare se intanto sono veri e solo successivamente trarre le nostre conclusioni e contemporaneamente, se ci interessa, dare una spiegazione razionale più consona alla nostra psiche, altrimenti resta solo letteratura, anche arida.

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david

circa 2 settimane fa - Link

Gentile autore, carissimi commentatori, premettendo che mi firmo David ma mi chiamo Federico, vorrei far notare che se ogni volta che si parla di biodinamica il mondo enologico si divide in 2, in 4, in 20..non é il caso forse di lasciare perdere?..se poi c'è gente che commenta citando Dio..beh..a posto siamo.

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