Italians do it bitter! L’America diventa matta per i liquori italiani

Italians do it bitter! L’America diventa matta per i liquori italiani

di Thomas Pennazzi

Mettere il naso in ciò che succede fuori casa fa sempre bene. Da qualche tempo sto curiosando quel che avviene nel mondo alcolico degli States, e assisto ogni volta a sorprese: il Made in Italy a 40° fa sconquassi anche là.

Non è da oggi che gli amari italiani impazzano oltreoceano. Non c’è bar di tendenza, Florida, New York o California che sia, che non proponga cocktail con i nostri vermut ed amari più e meno noti. È proprio vero: Italians do it bitter!

Ma non c’è solo quello. I più talentuosi drinks-scout ed i più intraprendenti commercianti di alcolici stanno girando in incognito le nostre contrade per catturare il meglio della liquoreria italiana: ma in verità scoprono… l’acqua calda. Tutto ciò che dorme sugli scaffali dei nostri bar di provincia, che sa di vecchiume e ci lascia indifferenti, per loro vale oro: trasuda tradizione, arte di vivere, italian style, gusto. Come per le opere d’arte, noi ne siamo così assuefatti da rimanerne narcotizzati, e diamo per scontato che esistano. Ma chi ha occhi assetati di business e novità, assaggiando qua e là comprende subito il potenziale enorme della liquoreria italiana, specie se di qualità. Insomma, ci stanno saccheggiando le buone cose di pessimo gusto, sebbene siano ormai ai nostri occhi parecchio demodé.

Diciamo la verità: se sta avvenendo un piccolo Rinascimento nel mondo dei nostri liquori, è perché il viaggio in America gli ha dato un cambio di prospettiva. Pensate, che ne so, alla sambuca: per noi è un ricordo di un tempo che fu; forse già durante la «Milano da bere» era un prodotto sul viale del tramonto. Oggi ancora qualche nonno si fa correggere il caffè con uno schizzo di questa bevanda aniciata dolciastra, ma nessun giovane ne berrebbe mai. Bene, negli States la sambuca ha trovato nuova linfa tra i mixologisti, e ogni anno nascono nuovi cocktail con questo ingrediente;  mentre nelle fiere di settore si fa a gara per invitare i liquoristi italiani. L’avreste mai detto?

Lo stesso sta avvenendo con altri pilastri del bere di casa nostra, bitter, amari e vermut prima di tutto: si miscela, si sperimenta, si crea e si beve, tanto. Ma anche la grappa si fa di nuovo apprezzare come bevanda sociale, e non più come stand-alone. Se prima trovare una bottiglia del distillato alpino in America era più raro che la neve a Los Angeles, oggi invece la grappa fa «alcofighettismo» puro. Che poi magari non importino il meglio va da sé, ma intanto ci stiamo facendo strada tra questi beoni seriali. È un mercato notevole, vista la frequenza di svuotamento delle bottiglie dell’americano medio. E prima o poi qualcuno sarà incuriosito di assaggiare le nostre specialità neat, anche se c’è di mezzo un oceano d’acqua ed un altro di cultura, difficilmente superabile, quest’ultimo.

Il modo di concepire il bere italico, il piacere dello stare a tavola, l’accompagnare i cibi alle bevande, la gioia di un digestivo dopo un pranzo, tutto questo è un patrimonio incomprensibile all’americano medio, e che sta sempre più perdendosi anche da noi, con le fortunate eccezioni della fascia più colta di bevitori. Ovvio che il modo di consumare anche i liquori ed i distillati cambi, e si orienti verso il facile bibitone zuccheroso, estivo o meno: si tracanna senza pensieri, loro nemmeno quello dell’ubriachezza hanno, tanto è accettata in società, e l’unico brivido è la ricerca di un sapore inconsueto e nuovo. Gliene possiamo fornire più di quanti immaginano. L’arte liquoristica è nata in Italia, come il grosso delle cose buone che gira per il mondo.

Ma se la multinazionale Campari e perfino la piccola, ma carica di storia, Varnelli di (Ascoli) Muccia (MC) riescono ad aumentare le vendite e farsi notare negli Stati Uniti, c’è solo di che esserne felici.

Chi incontra l’italian way of life, ne resta stregato. E forse berrà pure un calice di liquore Strega, un bel giorno.

 

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Thomas Pennazzi

Nato tra i granoturchi della Padania, gli scorre un po’ di birra nelle vene; pertanto non può ragionare di vino, che divide nelle due elementari categorie di potabile e non. In compenso si è dedicato fin da giovane al suo spirito, e da qualche anno ne scrive in rete sotto pseudonimo.

2 Commenti

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Montosoli

circa 3 anni fa - Link

E vero...stanno tornando di moda I Camapari e Crodino, Prosecco con Aperol e Vermouth... VARNELLI e di Muccia- Macerata Meletti e di Ascoli icenno La mia preferita ; Anisetta Rosati di Ascoli

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Mari Lenarf

circa 2 anni fa - Link

In San Francisco (California) I find Anisetta Rosati since 1877 (bottled in Ascoli Piceno) a splendid Fine Italian Liqueur thanks to a diligent distillation process that proceeds with double steaming and slow evaporations, followed by a fine and careful selection of Green Anise of Castignano (Ascoli Piceno) "universally known for its finest and delightful perfume". Grown in sunny, well-drained fertile soils caressed by the Sibillini Mountain breeze, located in the most exclusive breath-taking hills of the Piceno hills in between the beautiful Adriatic Sea and the mountains. Hand picked by skilled farmers on unforgettable full moon summer nights. The “Anisetta Rosati” is very pleasant to the palate due to its perfect proportionate doses in addition of other Mediterranean spices, and very low sugar content. Is perfect with two drops of lemon juice and an ice cube.

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