Intravino intervista Arvid Rosengren, il sommelier campione del mondo

Intravino intervista Arvid Rosengren, il sommelier campione del mondo

di Salvatore Agusta

Da quando i sommelier sono divenuti delle star del panorama internazionale? Si potrebbe rispondere in molti modi; io, ad esempio, risponderei dicendo che il nuovo mondo, e per nuovo mondo in questo scenario intendo principalmente gli Stati Uniti, ha contribuito notevolmente al processo di enfatizzazione della figura del sommelier, sia in virtù di fattori endogeni – una maggiore attenzione verso al mondo del vino – sia per fattori esogeni, cioè il crescente utilizzo dei social media e di internet.
Ed infatti, non può certo negarsi che oggigiorno, grazie alla nuova comunicazione di massa, i concorsi di sommelier vengono seguiti da migliaia e migliaia di persone e, per l’effetto, i vincitori vengono celebrati con maggior esaltazione e slancio.
Persino io mi sono lasciato trasportare da cotanto slancio e, animato da una profonda curiosità, ho deciso di intervistare di persona Arvid Rosengren, vincitore nell’aprile del 2016 del titolo di miglior sommelier del mondo, competizione che lo ha visto primeggiare su altri 59 eccellenti candidati. Tale competizione avviene ogni tre anni e negli ultimi anni sta avendo un seguito non indifferente.

Dopo un po’ di ricerche sul suo conto, scopro in effetti che il palmares di Arvid lasciava già presagire un possibile successo planetario.
Arvid nasce e cresce nel sud della Svezia e subito dopo la laurea si diletta in alcuni ristoranti della capitale svedese per poi – sul finire del 2008 – dedicarsi completamente al vino. Come biasimarlo? Il ragazzo comincia a collezionare successi già nel 2009, quando si qualifica come secondo alla competizione nazionale per la selezione del miglior sommelier della Svezia. Da lì il passo verso una folgorante carriera è stato tutto sommato breve ma non così facile come immaginate ed oggi si ritrova a New York, ricoprendo il ruolo di wine director presso Charlie Bird, noto ristorante in Soho.
Terminate le dovute premesse, ecco l’intervista.

Arvid

 

Salvatore: Ciao Arvid, grazie mille per aver concesso a me e ai lettori di Intravino questa intervista.
Arvid: Grazie mille a voi tutti per l’interesse.


S: Come prima domanda, mi piacerebbe che tu potessi riassumerci in poche battute il tuo rapporto con il mondo del vino.
A: Sí, certo. Per me il vino rappresenta una sorta di paradosso; pensaci bene, di fatto è qualcosa di superfluo per le nostre vite, ma al contempo così affascinante ed impetuoso, in grado di portarci sorso dopo sorso in luoghi lontani ed autentiche. Si tratta di un prodotto della terra e dell’uomo. In un mondo dove tutto ormai è on demand, puoi avere pomodori tutto l’anno e dimenticarti della stagionalità; mentre se prendi tra le mani una bottiglia di Barolo, sarai certo che si tratterà di qualcosa di autentico, che appartiene ancora oggi ad unico e preciso luogo.


S: Non posso che essere d’accordo con te. Personalmente, ritengo che un buon sommelier debba essere altrettanto esperto di cucina, quantomeno per saper valorizzare il vino all’interno di una tavola e non considerarlo solo come elemento a sé stante. Per quel che ho letto sul tuo conto, tu sei abbastanza esperto di cucina.
A: Attenzione, io non posso ritenermi uno chef, né tantomeno uno esperto di cucina. Sí, mi diletto ai fornelli e in passato ho ricoperto posizioni relative al campo della preparazione di cibi. Diciamo che posseggo una conoscenza di base della cucina ed amo molto sperimentare. Questo senza dubbio mi ha aiutato molto. Amo le spezie e le loro combinazioni.


S: In Italia mi è capitato spesso di usare o sentire l’espressione <<…questo vino racconta di…>>. Quando un vino inizia a dichiarasi e quali sono le prime domande che personalmente gli poni?
A: Penso sia importante saper ascoltare un vino. Intendiamoci, non dico mica di appoggiare l’orecchio al bicchiere ahahaha. Piuttosto, lasciarsi guidare dal vino stesso e sentire cosa ha da dire nel suo complesso, come entità viva. Sebbene ciò possa contrastare leggermente con quanto insegnato e sostenuto da parte dei Master Sommelier o del WSET, ossia una sorta di approccio scientifico alla degustazione, io ritengo sia più proficuo lasciare la parola al vino, senza per forza strozzarlo all’interno di schemi predefiniti. Credo sia la chiave per una buona comprensione e, perché no, per godersi a pieno l’esperienza che quel calice ha da offrire.


S: Come comporresti la tua top 5 in tema di vini italiani? Sei libero di indicarmi dei vini, dei produttori, delle aree, sono curioso di conoscere le tue sensazioni.
A: Ecco, questa è una domanda complessa. Dunque, le Langhe rappresentano per me la stella brillante del vino italiano nel mondo. Si tratta probabilmente dell’unico vero luogo dove è possibile trovare una vasta scelta di grandi produttori, puntellati qua e là da eccellenze pure, come nel caso di Roberto Conterno. Recentemente mi sono lasciato trasportare dalle cantine dell’Alto Piemonte. Credo che il giovane Cristiano Garella ne rappresenti un autentico ambasciatore. Poi, ho un particolare amore per alcuni bianchi friulani come Miani, Borgo del Tiglio e Venica & Venica. Li trovo molto bilanciati e capaci di grandi cose mentre per quanto riguarda i bianchi liguri e sardi, trovo che abbiano del potenziale ma che ad oggi non sono riusciti ad esprimerlo al meglio.
La Toscana vive una sorta di ciclicità, tanti buoni produttori nel Chianti Classico con prezzi che esprimono profonda competitività mentre sfortunatamente a Montalcino alcuni dei miei produttori preferiti hanno venduto.
Tra le zone del centro sud direi che per me una grande sorpresa è senza alcun dubbio la Campania, amo il Fiano d’Avellino! Ma trovo interessante anche il Verdicchio delle Marche.

S: Molto interessante ma sai, io sono siciliano, pertanto sono curioso di sapere cosa pensi dei vini siciliani.
A: Immaginavo la domanda. Descriverei la Sicilia come la regione che grazie ad alcuni interpreti chiave è stata in grado di operare negli ultimi anni una vera e propria rivoluzione interna. Io adoro i vini siciliani e credo che l’Etna sia il faro di questa terra. I Vigneri di Salvo Foti sono l’emblema di questo cambiamento e il Pietramarina di Benanti a mio avviso rappresenta per molti versi il vino bianco numero uno in Italia (Pietramarina for me is perhaps the #1 Italian white in many ways). Tuttavia non disdegno le cantine della parte bassa dell’isola dove un nome su tutti forse è quello di Arianna Occhipinti.

S: Non avrei altro da aggiungere caro Arvid ma voglio concludere questa intervista con una domanda particolare. Se ti chiedessi di scommettere con me su quale regione di Italia può ancora sbalordire il mondo intero e giungere agli alti livelli che ognuno sogna, cosa mi diresti?
A: Mmmm. Sai, ho l’impressione che ci sia ancora molto da scoprire riguardo la Sardegna.


S: Grazie mille Arvid. Grazie per i molteplici spunti che ci hai dato.
A: Nuovamente grazie a voi, ciao.

Da New York è tutto.
Alla prossima.

25 Commenti

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vinogodi

circa 1 mese fa - Link

...nessun commento...

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Salvatore Agusta

circa 1 mese fa - Link

Amen

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Alesio Piccioni

circa 1 mese fa - Link

Scusate, campione del mondo per quale associazione?

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Salvatore Agusta

circa 1 mese fa - Link

Eccola, a suo servizio: https://www.sommellerie-internationale.com/en/asi_contests/

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vinogodi

circa 1 mese fa - Link

... giusto : per quale associazione ? Quella che usa come criterio la rispondenza con le caratteristiche della razza o la misura al garrese ?

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Salvatore Agusta

circa 1 mese fa - Link

Sí esatto, una associazione dilettantistica del dopo lavoro ferroviario di Biella.

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Alesio Piccioni

circa 1 mese fa - Link

Ahahahh simpaticissimi come sempre, se l'articolo fosse stato completo non lo avrei chiesto...

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Radici

circa 1 mese fa - Link

Ahahahah! Bellissima :-D.. Scusi però, vinogodi, cos'è che ha trovato di così "bestiale" nelle dichiarazioni del neocampione sommelier? L' endorsement per il Pietramarina, la Occhipinti o altro? Io personalmente ho trovato le risposte un po' banali, generalistiche, impersonali... Poi su alcuni produttori (Venica, i Vigneti) non ho esperienza per cui nn mi pronuncio.

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Salvatore Agusta

circa 1 mese fa - Link

Radici non hai tutti i torti ma voglio difendere Arvid in questo senso. In Italia produciamo vini fenomenali, ma sfortunatamente non tutti arrivano qui in America. Allora si finisce per esprimere delle opinioni che spesso risentono di questo concetto di relatività spaziale. Non so se mi spiego.

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vinogodi

circa 1 mese fa - Link

...caro Radici, non tanto per quanto scrive ma per quello che considero io i "concorsi" da bravo sommelier ..oeh , pur essendo arrivato terzo al concorso internazionale per dirigenti e solo quinto ( questa si una vera ingiustizia) al "concours internationals de chimiques alimentaires" di Parigi , allorchè il mio amico ingegnere meccanico , arrivato addirittura decimo al concorso di ingegneria aerospaziale di pizzighettone ( ma che c'azzecca un ingegnere meccanico con lo spazio siderale? Se l'è andata a cercare...) , indispettito mi ha detto che la mia è solo invidia (sono un sommelier di terzo livello AIS fallito , perchè non ho mai avuto il coraggio di vestirmi da pinguino con la tazza d'argento al collo e la ridicola cravatta regimental giallo blu) e mi ha detto di prendere esempio da Luigi Scarpelloni, amico comune vincitore del premio "Notaio D'oro" di Torrile ,che assieme alla moglie vincitrice del trofeo "Medica androloga" di Torrechiara , loro si fanno davvero una coppia vincente . PS: ma nel secondo millennio dopo Cristo ancora esistono i concorsi per "bravo sommelier" alla stregua dei concorsi cinofili e felini ( e suini?) ? ... ma per favore, un pò di dignità. Al di là dell'ironia , quale associazione professionale "seria" elegge un campione di categoria? Sono uscito dall'AIS proprio per queste scemate , oltre che a un programma didattico che uniforma i professionisti della mescita alla facoltosa casalinga sfaccendata che deve fare bella figura nell'abbinamento, a cena, con il capoufficio del marito in carriera ...

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Salvatore Agusta

circa 1 mese fa - Link

C'è il Pallone d'Oro, c'è la scarpa d'oro, c'è la panchina d'oro, ci sono le gare di spelling, ci sono le olimpiadi di matematica, c'è il miglior sommelier del mondo, ci sono le medaglie di Bruxelles e ci sono tanti e tanti altri concorsi che malgrado stiano sul naso, permangono e anzi, come commento ad incipit dell'articolo, aumentano in popolarità. Il mondo del vino ha sempre sofferto del tarlo dell'invidia. Credetemi nulla di nuovo, basta solo non dargli troppa corda.

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ExAis

circa 1 mese fa - Link

Applausi !!!

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vinogodi

circa 1 mese fa - Link

..ma certo , la scarpa d'oro, il pallone d'oro ... mister sommelier , mister Olympia, miss Italia, miss culetto bum bum , miss maglietta bagnata .... è vero , ci sono un sacco di concorsi anche fra gli umani ... scusami , sono stato troppo frettoloso , chiedo scusa pubblicamente .. PS: invidia? Eddechè ...

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Umberto

circa 1 mese fa - Link

Caro Salvatore, il tuo articolo purtroppo è fuorviante. Quando scrivi che Arvid Rosengren è stato eletto miglior sommelier al mondo senza aggiungere altro, commetti un errore, o una mancanza non da poco. Omettere che il premio è stato dato da "una" associazione, in questo caso l'ASI, quando al mondo ne esistono diverse, e ognuna proclama il "suo" miglior sommelier (un po' come nella boxe) è dare cattiva informazione..... Peccato perché tra coloro che scrivono di vino non dovrebbero esserci rivalità o sotterfugi vari, ma solo una sana passione che ci accomuna......

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david

circa 1 mese fa - Link

Mai sentito. Voglio un reality sui sommelier. Subito.

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Fabio

circa 1 mese fa - Link

Mi sono inceppato sulla terza domanda... C'è il T9 anche sui computer? Perché a me "assestante" in quella frase mi sembra un bell'errore, grosso e grossolano. Forse si voleva dire "a se stante"? Comunque articolo interessante, mi interessa poco di quale associazione sia (io sono Fisar, per esempio) perché non bado al fatto che sia "il" campione, ma che sicuramente è "un" campione, ovvero uno che nel campo ci lavora e a un certo livello. Le considerazioni sue e di quelli come lui sono fondamentali per i produttori italiani secondo me.

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Salvatore Agusta

circa 1 mese fa - Link

Comprendo le vostre perplessità relative all'A.S.I., specie per chi non l'ha mai sentita nominare.
Del resto, l'autorevolezza di un titolo deriva dal grado di riconoscimento che si nutre verso la giuria che lo assegna. Tuttavia credo che soltanto l'A.S.I. abbia indetto concorsi come quello in oggetto con un preciso protocollo. In tal senso correggetemi se sbaglio.
Il primo risale al 1969 e si ripete ciclicamente ogni tre anni.
L' Association de la Sommellerie Internationale con sede a Parigi e con una presidenza che cambia a rotazione ogni tre anni ha come membro rappresentante in Italia l'A.S.P.I. ovvero l'Associazione della Sommellerie Professionale Italiana.
Quali altre organizzazioni esistono al mondo che posseggono un respiro ed un riconoscimento di base internazionale?

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Umberto

circa 4 settimane fa - Link

Nel 2010 Luca Gardini ha vinto il titolo di miglior sommelier del mondo secondo la WSA (worldwide sommelier association)
Con questo non voglio dire abbia più valenza il titolo della WSA piuttosto che quello dell'ASI o viceversa, o di qualsiasi altra associazione al mondo, penso solo che quando si riferisce di notizie del genere si debba sempre scrivere anche che il titolo non ha valore "assoluto" in quanto non esiste un titolo di campione del mondo riconosciuto da tutte le Sommelierie, ma dalle singole associazioni (ripeto, come nella boxe)

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Salvatore Agusta

circa 4 settimane fa - Link

Potremmo anche sostenere senza alcun biasimo che le due associazioni vantano seguito, prestigio ed autorevolezza ben diversa. Se proprio devo riconoscere un titolo mondiale, lo faccio nei confronti dell'associazione che vanta più filiali nel mondo. Poi, ripeto, ognuno la pensa come vuole e soprattutto internamente riconosce i propri limiti, per migliorarsi sempre.

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Umberto

circa 4 settimane fa - Link

Bhè allora se parli di seguito, autorevolezza e prestigio, in Italia la vera, prima e più prestigiosa associazione è l'AIS, le altre, tra cui ASPI FISAR e via dicendo sono nate molto dopo e vantano molti meno iscritti.
Inoltre da Italiano vorrei esaltare associazioni come la WSA promossa su iniziativa dell'AIS, associazione ITALIANA sommelier, piuttosto che l'ASI, emanazione dell'associazione FRANCESE.....
Comunque ognuno ha le sue preferenze e i suoi interessi.
Rimane il fatto di scrivere le informazioni complete per evitare che i lettori credano che il sommelier Arved Rosengren sia campione del mondo assoluto e riconosciuto da tutte le associazioni quando invece non è.....
Saluti
Umberto Barbieri

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Diego

circa 3 settimane fa - Link

con tutto il rispetto e la simpatia che ho per l'AIS ... all'estero non e' conosciuta mentre l'ASI ha prestigio internazionale e il titolo di miglior sommelier del mondo ASI e' universalmente considerato uno dei test per sommeliers piu' arduo al mondo. per questo il risultato raggiunto da Arvid e' notevole. La WSA e' semplicemente l'associazione che raggruppa le varie associazioni AIS nel mondo (composte e gestita da membri AIS che risiedono all'estero).... una specie di AIS internazionale se vuoi che pero' non ha la credibilita' all'estero che ha l'ASI (neanche da lontano)... Paragonare l'ASI alla WSA e' come paragonare la champions league alla coppa italia.

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sergio

circa 4 settimane fa - Link

@ vinogodi sei stato grande

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Umberto

circa 3 settimane fa - Link

I paragoni vanno fatti tra associazioni nazionali o tra associazioni internazionali. Fare paragoni tra l'AIS, associazione nazionale Italiana e l'ASI, internazionale, non ha senso. Può essere invece che l'ASI vanti più seguito rispetto alla WSA, essendo nata molto prima, così come è indiscutibile che in ambito Italiano sia l'AIS ad avere storicamente più prestigio e seguito. Quello che rimane comunque al di là dei campanilismi vari, è l'informazione completa che sarebbe sempre meglio dare....

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vinogodi

circa 3 settimane fa - Link

...Umberto, preferirei che certa informazione non fosse neppure data , per evitare i "chissenefrega" planetari , così come le associazioni cominciassero a lavorare sulla didattica customizzata seriamente , che solo lo zerovirgola di chi segue i corsi va a fare servizio di mescita di vino nei ristoranti e non è con le pagliacciate che si crea forza associativa, ma solo qualche lustrino in più per i pochi curricula dei vincitori che troveranno, almeno si spera , lavoro ben retribuito e un pò di visibilità che non fa mai male, in quest'epoca di crisi ...

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Umberto

circa 3 settimane fa - Link

Al di là degli arzigogoli grammaticali e delle frasi ad effetto, che possono piacere o meno, personalmente vorrei sempre la maggior è più completa informazione possibile, poi se c'è chi se ne frega, vabbè, ci sta. E con questo passo e chiudo sull'argomento altrimenti rischio di diventare ripetitivo e generare quel senso di fastidio in chi legge. Vorrei però dire che è sempre un piacere leggere gli articoli si Intravino perché scritti da persone competenti e spiritose

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