Intervista a Moreno Cedroni: come cambierà la ristorazione italiana

Intervista a Moreno Cedroni: come cambierà la ristorazione italiana

di Leonardo Romanelli

Moreno Cedroni non è solo un cuoco illuminato, curioso e creativo – e già questo non sarebbe affare da poco parlando di capacità professionali e soddisfazioni lavorative – ma è stato anche uno dei primi a credere nell’aspetto imprenditoriale della ristorazione. Partendo dal suo ristorante storico “La Madonnina del Pescatore” a Senigallia, ha aperto nel corso del tempo altri esempi di ristorazione di successo al passo con i tempi, come il Clandestino a Portonovo e ancora, a Senigallia, Anikò. Ha inventato una linea di cibo conservato in barattoli di vetro e scatolette definita Officina Cedroni, ha fatto consulenze per alberghi e nuove aperture, insomma non esattamente una persona a cui manchino spirito di iniziativa ed idee. Insieme a lui abbiamo discusso sul momento che stiamo passando, sentendo il suo parere.

Alla tua età pensavi di aver visto molto ma non tutto. Le tue impressioni sul momento che viviamo
È proprio vero, prima di questo fatto avrei anche potuto dire scherzando: ho visto cose che voi umani… ora non più purtroppo. Stiamo assistendo ad un mix tra i tanti film che abbiamo visto, dove veniva compromessa la pace nel mondo: i vari film di guerra, quelli su 007, la fantascienza e chi più ne ha più ne metta. Si è verificato un qualcosa che ha bloccato tutto e tutti, e prima di questo potevamo pensare che solo una guerra riuscisse a causare. E allora posso dire che quello a cui stiamo assistendo è peggio di una guerra, perché non vedi e non senti il tuo avversario, è pazzesco, e proprio per questo mi sento impotente di fronte a tanto male che vedo intorno a me.

Situazioni pesanti con le tue attività le hai avute, penso al Clandestino. Cosa c’è di diverso questa volta?
Ti dico questo: gli ultimi 20 giorni dovevano essere per me i più impegnativi dell’anno, con l’apertura il 2 aprile del Clandestino e l’11 aprile di Anikò, e invece sono state le due settimane più tranquille che ho passato negli ultimi anni. Il crollo del “Clandestino”, nel 2013 sotto la forza del mare in tempesta, fu già molto pesante, ma poi portò ad un “Clandestino” più bello. Non ti so dire però a cosa porterà la situazione attuale, che stagione sarà: so solo che il problema è mondiale, e purtroppo rallenteranno i consumi in tutto il mondo. Oltre alla paura per il contagio che non sarà facile da dimenticare: ne abbiamo preso atto in ritardo, ma ce la porteremo dietro a lungo. Chissà se distanze e mascherine ci faranno uscire con serenità?

Come cambierà la tua proposta di cucina?
Penso di non cambiare la proposta di cucina, avendo la fortuna di avere anche il Clandestino ed Anikò, dove le proposte sono già diversificate. Quindi il cliente sarà libero di scegliere tra Madonnina, Clandestino ed Anikò in base alle esigenze di quel momento.

E come invece l’offerta ristorativa in generale? Cosa cercheranno in futuro le persone?
Questa è una domanda difficile, così  su due piedi potrei dirti proposte informali e menu non troppo lunghi, però questo rischierebbe poi di svilire quello che facciamo alla Madonnina. Sicuramente visto che il delivery ora è l’unico modo di portare del cibo nelle case, ho iniziato consegnando a casa alcuni piatti di Anikò. Sicuramente ci sarà un primo momento dove ancora le persone si sentiranno sicure nelle loro quattro mura e sicuramente delivery ed asporti andranno per la maggiore

Cosa hai voglia di fare nei prossimi vent’anni?
Tra vent’anni avrò 75 anni, mannaggia, il mio progetto era quello di approfittare della mia maturità per continuare a fare bene questo lavoro e divertimi nel farlo, sono fiducioso di poterlo fare, voglio pensare positivo.

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Leonardo Romanelli

“Una vita con le gambe sotto al tavolo”: critico gastronomico in pianta stabile, lascia una promettente carriera di marciatore per darsi all’enogastronomia in tutte le sfaccettature. Insegnante alla scuola alberghiera e all’università, sommelier, scrittore, commediografo, attore, si diletta nell’organizzazione di eventi gastronomici. Mescolare i generi fino a confonderli è lo sport che preferisce.

1 Commento

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Lanegano

circa 3 mesi fa - Link

Massimo rispetto per il pensiero del sig. Cedroni però, anche se forse non è questo il luogo in cui esternare il mio pensiero, i paragoni con la guerra non sono minimamente plausibili. In guerra ti bombardano e ti sparano. Avvengono razzie e stupri. Manca il cibo, l'acqua, la luce elettrica e spesso le cure primarie e i medicinali. Sicuramente il Covid è infido e spiazzante. Ma peggio della guerra non si può sentire. Proverei a domandare ad un siriano se fosse disposto a fare cambio con noi.... Cordialità.

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