Internet sta cambiando anche il mondo del vino e non è detto che lo stia migliorando

Internet sta cambiando anche il mondo del vino e non è detto che lo stia migliorando

di Lisa Foletti

Dialogo telematico tra un consumatore curioso e un interlocutore virtuale, nell’anno del Signore 2017.

“Scusi, consumatore… Sì, dico a lei, bevitore assetato di conoscenza. Dove prende informazioni sul vino? Come alimenta la sua cultura enoica?”.
“Be’, consulto le guide”.
“Le guide? Ma è matto?? Non lo sa che le guide sono tutte truccate, fossili preistorici buoni solo a muovere interessi?”.
“Eh, magari vado alle fiere”.
“Le fiere?? Tutti baracconi autoreferenziali, lustrini di qua, talebani puzzoni di là”.
“Ok, allora vado a visitare direttamente le cantine”.
“Seeee, le cantine… E come le sceglie? Il brand strafamoso, magari, o la cantina del fratello dell’amico di suo cugino?”.
“Diciamo che leggo riviste, saggi, libri”.
“Riviste? Libri? Ma non si rende conto che i giornalisti, i blogger, i sedicenti esperti che scrivono di vino sono una massa di frustrati e di marchettari?”.
“Allora mi restano le enoteche e i ristoranti”.
“Enotecari e sommelier… buoni, quelli! Un branco di commercianti per lo più incompetenti che tirano a vendere il prodotto più costoso, o quello che devono smaltire, o semplicemente quello che va più di moda!”.
“Senta, facciamo che bevo, giro, leggo, mi faccio una mia idea e non do retta a nessuno, d’accordo?”.
“Ah, be’, auguri”.

Già, auguri. Oggi, per chiunque sia intenzionato a saperne di più, è del tutto normale affidarsi al web, dove capita di imbattersi in un tale agglomerato di notizie, di informazioni e contro informazioni, di discussioni e polemiche, che restare disorientati o atterriti è il minimo che possa capitare. Succede di avvilirsi, a volte. Anche a me, che veleggio ancora in un mare di “candore” e di (semi) innocenza, di entusiasmo e di stupore (quasi) incontaminati. Per i miei 7 lustri e quattro quinti (di età), in fin dei conti, è come se bevessi vino da ieri. E con imperituro slancio, continuo ad affidarmi ai sensi seguendo le tracce dei “grandi” e degli esperti. Studio. Bevo molto. E, come tutti, navigo in Internet.

Quando la bomba dei social network non era ancora deflagrata e l’ingerenza del web non era poi così massiccia, mi pare fosse più semplice orientarsi. Chi, come me, ha mosso i primi passi enoici senza cadere nella rete della Rete, curioso e “vergine”, ha potuto iniziare il proprio percorso formativo con una certa leggerezza e senza troppi condizionamenti, credo: corsi, visite in cantina, degustazioni, conoscenze rubate ai più esperti, nottate a bere chiacchierando, letture. E il confronto avveniva per lo più di persona, in occasione di eventi tematici, gite, incontri, serate.

Questa invece è l’era degli stimoli anabolizzati, con Internet a dar voce a un numero sempre crescente di persone, in un perpetuo rincorrersi di scambi e discussioni, che dal bar alle sedi più adeguate si sono infine trasferiti sui social. Dove ogni cosa si amplifica, si esaspera, dove è un attimo farsi la guerra, tutti contro tutti, perché la condivisione è istantanea e dilagante, e la comprensione poca. Se prima bisognava essere addetti ai lavori o grandi cultori per poter accedere a determinate informazioni o vivere certe dinamiche, ora è sufficiente farsi un giro sui social network. Dove si è spostato il terreno del contradittorio, dove si trovano a dialogare, spesso senza filtri, professionisti, appassionati e semplici curiosi. Confronti un tempo impensabili si realizzano ora con facilità, e alla mercé di tutti, ponendo sullo stesso piano ogni genere di interlocutore. L’agio con cui chiunque può esprimere pareri e giudizi tranchant su qualsiasi argomento è plausibilmente la causa di atteggiamenti difensivi e sospettosi, e di una radicalizzazione delle posizioni. La paura di veder danneggiata la propria “immagine” o di perdere il credito acquisito, legittimata dai mutamenti nella fruizione delle informazioni e delle notizie, conduce inevitabilmente a un’aggressività che in altri tempi non sarebbe stata necessaria né giustificabile. E il neofita, illudendosi di poter accedere a un enorme bacino di informazioni e notizie, rischia di trovarsi schiacciato in una sorta di lotta per il controllo del territorio.

Così, il dialogo immaginario non suona poi così fantascientifico: addentrandosi nel web e spendendo un poco di tempo sui social, è facile constatare come l’argomento vino sia affrontato in modo spesso “partigiano” e antagonistico, con il coltello fra i denti e il piglio sospettoso. A ogni esternazione positiva o entusiastica corrisponde, quasi sempre, una reazione ipercritica o denigratoria, in una escalation di battute che talvolta rasenta la farsa. Per “amore di verità” o semplice eccesso di zelo, si va cercando il “marcio” ovunque, da una semplice bottiglia al lavoro di un vignaiolo, da una piccola fiera a una storica guida, e il curioso neofita rischia di vedersi bruciare ogni slancio, a volte persino la fiducia.

Che Internet stia cambiando il mondo è cosa arcinota e, soprattutto, irreversibile; la sensazione è che, in questa lunga fase di transizione e adattamento, anche il mondo del vino stia contando le prime vittime, tra i curiosi e gli appassionati. Sballottati da una parte all’altra del web a bersi tutto e il contrario di tutto, in una specie di lotta fra gladiatori, non si corre il rischio di uscirne ubriachi di false certezze e verità di cartone, infine stremati e disillusi?

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Lisa Foletti

Classe 1978, ingegnere civile, teatrante, musicista e ballerina di tango, si avvicina al mondo del vino da adulta, per pura passione. Dopo il diploma da sommelier, entusiasmo e curiosità per l’enogastronomia iniziano a tirarla per il bavero della giacca, portandola ad accettare la proposta di un apprendistato al Ristorante Marconi di Sasso Marconi (BO), dove è sedotta dall’Arte del Servizio al punto tale da abbandonare il lavoro di ingegnere per dedicarsi professionalmente al vino e alla ristorazione, dapprima a Milano, poi di nuovo a Bologna, la sua città. Oggi alterna i panni di sommelier, reporter, oste e cantastorie.

8 Commenti

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Samuele

circa 7 mesi fa - Link

Io da vecchio bevitore e produttore sono ancora convinto che la visita in azienda possa essere molto formativa sul vino e sulla "filosofia" enologica di un produttore.
Anche le fiere se vissute senza lo stress da prestazione mi piacciono molto e sono state occasione di nuove conoscenze e a volte amicizie.
Il web serve per farsi una prima idea da approfondire.

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Raffaele

circa 7 mesi fa - Link

Cos'è non vi sta più bene perdere il primato degli informatori?! Internet serve, eccome; andar cantina per cantina (o vignaiolo) sacrosanto e le guide danno un aiuto come molti altri strumenti... Il vino va bevuto, punto! Il tuo palato e le tue abitudini parlano per te...

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Lisa Foletti

circa 7 mesi fa - Link

Concordo, Raffaele.
Leggendo con attenzione il pezzo, ti accorgerai che io parlavo delle storture generate dall'uso massivo (e massiccio) di Internet e dei social. Ogni strumento di informazione e comunicazione nasce, di per sé, con nobili intenti. Poi, la deriva che può prendere è altro discorso.
Resta tuttavia valido quello che dici in merito all'esperienza e al palato.
Grazie.

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amadio ruggeri

circa 7 mesi fa - Link

Il problema oggi, secondo me, in primis per un lettore/appassionato/degustatore, è sapersi districare nella miriade di "racconti" sul vino che popolano il web. Quanti di questi racconti sono veri? Quanti di essi hanno (velati) secondi fini? Come si riconosce la critica veramente libera? Come può aspirare ad essere autorevole un blog o web magazine con i banner delle case vinicole? Parafrasando il titolo di un piccolo libro di W.H. Auden, la verità, vi prego, sul vino.

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Alessandro

circa 7 mesi fa - Link

Alla fine le papille gustative le abbiamo tutti e sono solo da allenare ed affinare. Sono convinto che la via sia quella di partire da sotto casa ed iniziare a sentire i vini del nostro territorio, quelli del nostro comune, della nostra provincia, e quando si può farlo in degustazione guardando negli occhi chi l'ha prodotto o ancora meglio in cantina assaporando la storia e la fatica che c'è dietro. Poi piano piano ci si allarga alle altre regioni, alle altre nazioni, ma già con dei riferimenti. Poi ci sono le guide, i blog, i corsi da sommelier... tutto fa brodo, ma nulla va assolutizzato. O forse questa è stata solo la mia via. Forse ognuno deve trovare la sua.

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sergio

circa 7 mesi fa - Link

Sul web 2.0 che comprende i social c'è una letteratura notevole e anche seria. Ma anche il semplice navigatore, dopo alcuni anni, ha elaborato delle opinioni su internet. Non sono pochi i delusi. Mi ritrovo in molte parti dell'articolo. Anche i pochi commenti esprimono opinioni ragionevoli... In particolare Amadio Ruggeri formula degli interrogativi fondamentali nell'epoca della comunicazione e dell'informazione così pervasiva nella vita individuale e sociale. Se non vogliamo essere MANIPOLATI bisogna sviluppare il pensiero critito che c'è in ogni essere umano e lo distingue dalle bestie. Impresa più difficile del fare un'ottima analisi sensoriale del vino. Il web, e i social in particolare, tendono a omologare e stimolano il conformismo. Rimanere liberi e indipendenti è difficile anche con internet.

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Rolando

circa 7 mesi fa - Link

Non è così un po' per tutto? Le informazioni sulla Vita, l'Universo e Tutto Quanto ci stanno affogando e non si vedono salvagenti a portata di mano. A mio parere la sola descrizione organolettica sul Web sta mostrando la corda già da qualche tempo. Forse hanno più senso quei post o articoli che ti spingono ad andare a visitare una cantina, o quelle app che ti propongono una vacanza enologica con tanto di prenotazione per una visita e degustazione.

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Denis Mazzucato

circa 7 mesi fa - Link

I social che parlano di vino sono come le crociere: visiti 6 Paesi in 7 giorni, ti fai una vaga idea di tutti ma in fondo non ne hai visto nessuno. Se presi come punto di partenza e non punto d'arrivo sono una fonte eccellente!

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