In Valtellina, alla Locanda Altavilla, in preda ai fumi dell’Effetto Baader-Meinhof

In Valtellina, alla Locanda Altavilla, in preda ai fumi dell’Effetto Baader-Meinhof

di Graziano Nani

L’Effetto Baader-Meinhof è quello che ci assale quando sentiamo parlare di qualcosa e poi iniziamo a vedere questa cosa ovunque. Ad esempio: un amico ci racconta della nuova auto Pincopallo che ha intenzione di comprare, nei giorni successivi la vediamo dappertutto e pensiamo “caspita, quante Pincopallo sto incontrando, pazzesco, che coincidenza, me ne ha giusto parlato ieri il mio amico, ah ecco un’altra Pincopallo metallizzata”.

In questi giorni continuo a vedere orchidee e la responsabilità è della Locanda Altavilla di Bianzone. Nella stanza delle orchidee, per l’appunto, ho vissuto una delle esperienze gastronomiche più interessanti che si possano provare dalle mie parti. Bianzone è un paese a mezz’ora da Sondrio e nella locanda non si inciampa per sbaglio: come spesso accade con le esperienze più preziose bisogna proprio andarsela a stanare. L’Anna – con l’articolo davanti, come si usa in Valtellina – con i tipici occhi azzurri dei valtellinesi studia gli avventori con l’aria di chi sa il fatto suo, prima di elencare i piatti fuori menù che completano la già ottima scelta. Il cane Kira fa gli onori di casa come meglio non si potrebbe. A volte pare indossi degli occhiali da sole griffati, ma non è questo il caso.

L’olio extravergine d’oliva dell’Azienda Folini riempie di senso ogni cosa, tanto più che è fatto proprio in Valtellina, che bello. Provare tutte le combinazioni con i sei tipi di pane sul tavolo diventa subito il mio gioco preferito. I piatti della tradizione locale si intrecciano con una selezione di ingredienti da ogni angolo d’Italia. Come l’ottimo lardo d’Arnad, accompagnato da cipolle rosse in agrodolce di Tropea, con cui inizio questo pranzo di godimento. Yin e yang, luce e buio, saraceno e casera: tutta questione di equilibrio, e negli sciatt il tocco amarognolo della farina nera e quello grasso del formaggio d’alpeggio si bilanciano alla perfezione. Tiro dritto per la mia strada con il filetto di manzo ai semi di sesamo su tortino di patate di montagna, prima però riesco a rubare da un altro piatto un assaggio di insalata di carciofi e bresaola servita in un cestino di Parmigiano, buonissima.

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Il vino poi merita un discorso a parte. L’Anna praticamente ha sottomano tutto lo scibile valtellinese, compresi piccoli produttori artigianali che mi rendono orgoglioso di essere nato qua. Scelgo un Terrazzi Alti 2011 di Siro Buzzetti che moltiplica la goduria ad ogni sorso. La Chiavennasca si esprime in una versione centrata e contemporanea, dove spicca un naso stuzzicante di viola e frutti rossi a cui seguono in ampiezza spezie e cuoio e tocchi eterei, con una beva che da me si chiama anche “bottiglia bucata”.

Il conto è rilassante, in primavera c’è una terrazza splendida con il glicine tutto intorno e ci sono un sacco di gatti simpatici che gironzolano, cosa volere di più? Oh cavolo, ho appena visto un cane con gli occhiali da sole.

[Immagine: Maria De Matteo]

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Graziano Nani

Frank Zappa con il Brunello, Hulk Hogan con il Sassella: per lui tutto c’entra con tutto, infatti qualcuno lo chiama il Brezsny del vino. Divaga anche su Gutin.it, il suo blog. Sommelier AIS, lavora a Milano ma la sua terra è la Valtellina: i vini del cuore per lui sono lì.

3 Commenti

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amedeo

circa 3 anni fa - Link

Grazie Graziano (perdona il giochino), stavolta mi hai fatto salivare come un dogue de Bordeaux. Devo venire presto in Valtellina.

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Graziano

circa 3 anni fa - Link

Eheh.. ciao Amedeo, la Valtellina ti aspetta.

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Davide Sciacco

circa 3 anni fa - Link

In effetti è un luogo dove si sta divinamente. Mi è venuta voglia di ritornare a fare una giratina in Valtellina, mannaggia!

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