Importanti analogie tra cosa piace in una donna (o uomo) e cosa nel vino

Importanti analogie tra cosa piace in una donna (o uomo) e cosa nel vino

di Alessandro Morichetti

La domanda è facile, la risposta per nulla. Mi chiedono “Cosa guardi in una donna?” e subito pensi alle donne che ti piacciono o sono piaciute, così diverse eppur così uguali nel piacerti. Di una ricordi lo sguardo magnetico e la bocca, di un’altra il carisma debordante a dispetto di un fisico normale, dell’altra ancora invece gambe e culo da paura o magari un seno abbronzato e scoperto con naturale nonchalance da manuale. Lo stesso poi vale per i tratti caratteriali: qualcuno brilla per precisione, ordine e rigore, qualcun altro per fantasia ribelle o magari per imprevedibili e stupefacenti cambi d’umore. E ci sta che in fasi diverse della vita cambino i tratti necessari per far suonare tutti i campanellini necessari.

Stesso discorso per il vino che ci piace tanto, e lo vedo su me stesso anche in riferimento alla stagione (variabile stagionale): dal 15 maggio al 15 settembre, ad esempio, il solo pensare un rosso importante mi fa venire l’herpes e i miei consumi si dividono percentualmente in 30% birra buona, 30% bollicine light tipo Prosecco e Lambrusco, 20% vini bianchi, 15% vini rosati, 5% bollicine importanti.

Ma sto divagando solo per non arrivare subito a dire che posso annunciare con fierezza quando mi piace una donna (o un vino) e perché. Una donna mi piace quando c’è un particolare che mi fa proprio impazzire e tutto il resto è perfettamente in armonia con esso. Ci deve però essere un focus forte, un dettaglio trascinante, uno snodo luminoso e ammaliante che mi rincretinisce senza essere disturbato dal resto, che anzi lo accompagna, sostiene e “veste”. E le variabili, come è giusto che sia, sono molteplici: qualcuna ha la fissa di altezza e spalle, qualcun’altra bada tantissimo a fisico scultoreo e depilazione totale, altre ancora badano a soldi e fama e chiamale sceme: un po’ bevietichette ma c’è spazio per tutti.

A pensarci bene, in fondo, vale lo stesso per il vino. Se nel Prosecco cerco asciutta leggerezza, tatto delicato e disimpegno, in un grande millesimato ad ammaliarmi sono complessita, pressione sul palato e lunghezza. Quando di un grande vecchio Riesling tedesco – penso ad un recentissimo Saarburger Rausch Spatlese 1993 di Zilliken – a sconvolgermi è un mix di fattori tipo integrità clamorosa-espressività clamorosa-tattilità clamorosa (alcol impercettibile, zucchero impercettibile e acidità che mangia zucchero e restituisce amore), di un giovane Dolcetto adoro invece pimpante fragranza marascata e quel finale mandorlato e docilmente tannico, così gioiosi che ne bevo anche al posto – e non dopo o prima – di Barbaresco e Barolo.

A ciascuno i vini del cuore e gli uomini (o le donne) del cuore. Sono ben accetti altri esempi personali.

 

[Foto: Ragazza afgana, Steve McCurry per National Geographic]

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

8 Commenti

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Stefano Cinelli Colombini

circa 3 anni fa - Link

Ognuno avrà le sue ricette personali, per carità, ma per me hai visto troppi film. Ed il resto perfettamente tutto in armonia? Ma quando mai è esistita una donna così? La donna è il fascino dell'incoerenza assoluta, del dettaglio che fa il tutto che (con logica solo maschile) credevi non poter essere che così, per coerenza, e invece... E lo stesso vale per il vino, che è femmina; ti colpisce come un maglio per qualcosa che non capirai mai cos'è, e ti piace comunque nonostante i suoi (talvolta anche enormi) difetti. Ma deve essere straordinario. O, almeno, lo devi credere tale. E per stamani ho terminato il mio momento poetico, vado a correre.

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Alessandro Morichetti

circa 3 anni fa - Link

Idea molto suggestiva ma che trovo poco aderente. Di un vino so cosa mi piace, o cerco di capirlo, così come tu che produci sai perché produci in un modo (che ti piace) piuttosto che in un altro (che non ti piace): altrimenti sarebbe tutto casuale, come non è. Idem per le persone: certo poi che ci sono aspetti bellissimamente nebuolosi ma delegare tutto alla vaghezza lo trovo altamente improbabile. Volevo dire che un focus d'interesse c'è sempre, e può essere una filigrana di aspetti ovviamente, e il resto si armonizza con esso non in quanto perfetto ma in quanto appartenente allo stesso essere. La domanda a monte - in cui non c'è nessun rilievo di genere al di là dell'esempio - è: "Perché mi piace una cosa?". E dire "Non lo so" mi pare proprio una risposta poeticamente smilza.

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Stefano Cinelli Colombini

circa 3 anni fa - Link

Beato tu, che sai cosa ti piace! E che sei pure certo di capirlo, nientemeno! Beh, sei innamorato per cui è comprensibile.

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Emanuele

circa 3 anni fa - Link

Se sia femmina o maschio, non lo so - forse il vino si presta naturalmente a essere lasciato a cuor leggero fuori dalle questioni d'identità di genere? - ma mi piace l'affermazione della non-determinazione, della bellezza di e per ciò che sfugge, che non è sguardo, né forme, né eloquio, né passione comune... la bellezza-vaghezza. Buona corsa a SCC in modalità-Flaubert.

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vinogodi

circa 3 anni fa - Link

..si ... penso che "Nerone" , col suo caldo torrido, cominci a fare effetto ai più sensibili alla temperatura

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Stefano Cinelli Colombini

circa 3 anni fa - Link

Mio caro, in tre abbi ho perso ottantotto chili di peso e il caldo non lo sento più. Ma ahmé sempre più avverto la caducità, oltre che del peso, anche delle convinzioni.

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Alessandro Morichetti

circa 3 anni fa - Link

88??? Comunque nulla vieta che ciò che si apprezza possa cambiare, evolversi e adeguarsi, maturare e disegnare profili impensabili solo poco tempo prima: ma è ben altra cosa dal dire che ciò che piace è ineffabile o irraggiungibile o non esiste.

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Denis Mazzucato

circa 3 anni fa - Link

"di un giovane Dolcetto adoro invece pimpante fragranza marascata e quel finale mandorlato e docilmente tannico, così gioiosi che ne bevo anche al posto – e non dopo o prima – di Barbaresco e Barolo" Applausi! Ricordo nettamente la medesima sensazione, da Pecchenino, 4 o 5 anni fa, con il loro San Luigi (che mi piacque quella volta più del Siri d'Jermu). Ricordo che mi venne un sorriso ebete e scanzonato al primo sorso. Analogie femminili ce ne sarebbero eccome, ma scadrei un po' nel volgare... ;)

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