Il vino più naturale di tutti? Lo servono in chiesa

Il vino più naturale di tutti? Lo servono in chiesa

di Giorgio Michieletto

E se il vino naturale l’avesse “inventato” la chiesa? Nell’articolo 924, paragrafo tre, del codice di Diritto canonico quando si parla della celebrazione eucaristica, al capitolo “riti e cerimonie” si legge: “Il vino deve essere naturale, del frutto della vite e non alterato”. Il vino da messa può essere rosso o bianco (non ci sono vincoli sui vitigni), va sempre allungato con un po’ di acqua (c’è ovviamente una motivazione teologica), ma l’importante è che sia… naturale! I produttori laici devono avere un’autorizzazione dalla curia che ora si rinnova ogni due anni.

Nella cantina storica di Pisoni, a Pergolese (Trento), le botti di fine ‘800 non hanno mai visto la luce, ma nella moderna sala degustazione il sole illumina una dichiarazione della Curia Arcivescovile di Trento che il 23 luglio 1930 dichiarava il loro un “vino genuino di vite”, adatto per la “celebrazione del Divin Sacrificio”.

Oggi Pisoni continua a produrre proprio un “omaggio” al vino da messa: si chiama San Siro bianco perché le uve arrivano dall’omonima collina, a 450 metri di altitudine, dove svetta una chiesetta romanica. 50% chardonnay, 50 pinot bianco. Affina in acciaio dai 3 ai 4 mesi, poi bottiglia altri tre mesi. Il naso gioca tutto sul frutto croccante, sulla mela, poi fieno e un po’ di erbe di montagna; in bocca frutta bianca più matura, carezza morbida ma anche una bella scia sapida. Forse non è l’assaggio più emozionante della cantina – che fra gli altri produce una Nosiola spettacolare da bere a secchi e un vino santo del Trentino da godersi goccia per goccia – ma col beneplacito della chiesa senz’altro ti fa riflettere su un’altra sfumatura della “naturalità”.

Marco e Stefano Pisoni, fra le Dolomiti e il lago di Garda, portano avanti la tradizione di famiglia che risale al 1852: vini limpidi (non solo in termini Ais), spazzati dal vento della valle dei laghi, profondi nell’anima, giovani nello stile. C’è anche un olio “estremo” perché qui siamo al limite per l’olivo: più a nord di così, a livello mondiale, non si coltiva. Loro parlano di “anima rurale” in vigna e in cantina: lavorano in biodinamica ma hanno scelto di non avere certificazioni di questo tipo, mentre continuano a riportare in etichetta il marchio biologico. Pochissimi solfiti, tanta storia… naturali.

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Giorgio Michieletto

Giornalista professionista: ieri cronaca nera, oggi rosa. Ieri, oggi e domani: rosso, bianco & co. Varesino di nascita e cuore, milanese d'adozione e testa. Corsista Ais. Se c'è una storia la deve raccontare.

3 Commenti

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Tommaso

circa 4 settimane fa - Link

Splendido!

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Denis Mazzucato

circa 4 settimane fa - Link

Molto interessante! Bravo!

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bt

circa 4 settimane fa - Link

stupendo! mi è venuta voglia di nosiola...

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