Il vino naturale è come la musica: a volte stona, altre invece…

Il vino naturale è come la musica: a volte stona, altre invece…

di Angela Mion

Parlare di vino naturale, ordinare vino naturale, pionieri del vino naturale, articoli sul vino naturale, libri sul vino naturale, influencer di vino naturale, tag vino naturale, è diventato tutto naturale. Un verso onomatopeico, stereotipato, ricorda quello del cliché che in origine esprimeva il rumore della matrice che cadeva ripetutamente sul metallo in fusione e che con garbata retorica ora mi riconduce alla parola naturale. A me ultimamente stanca anche solo pronunciarla, assieme al termine solfiti.

Respira.

Il Sig. Vino Naturale in Italia ci ha messo qualche lungo decennio a tirar su consensi e dissensi e sostenitori ed ora, nel 2019, qualche annetto dopo la Francia, gode di fama posizione e di qualche forma di autoregolamentazione, associazione ed appartenenza. Vedi Vini veri ad esempio, prima realtà a tentare di dare forma ad un’etica come fanno i francesi da mo’. Stiamo a vedere. Al momento rimane un atto di fede dei consumatori verso i produttori.

Vino naturale è a tutti gli effetti un genus in fase di costruzione, tipo i siti internet che apri e c’è scritto: “Sito in fase di costruzione, scusateci per il disagio”.

Per molti è diventato un gusto, uno status quo, un paletto, una filosofia. Si beve di tutto purché sia naturale. Alla parola convenzionale cadiamo dalla sedia per lo spavento.

Un asterisco li separa sovente nelle carte dei vini dai convenzionali. Convenzionali? Già. Tipi poco affidabili direbbe qualcuno.

Hanno l’asterisco i vini che si definiscono naturali, non serve più nemmeno guardare la legenda, anche se spesso onestamente la guardo perché le carte dei vini sanno essere bizzarre. Un naturalista non è quello del truce vino biologico o bio, in realtà nemmeno uno Steineriano puro, per non parlare di quelli della lotta integrata, non giochiamo col fuoco. Il periodo naturale a-tutti-i-costi l’ho avuto pure io. Lo spezzavo con qualche vino d’antiquariato, li chiamavo così quei convenzionali che non si potevano proprio inumare o che avevi in cantina. Il diavolo e l’acqua santa insomma.

Con la corona di fiori in testa a sbandierare di non voler più bere il vino dell’enologo ma quello della terra. Finalmente.

A tutti i costi però. Brett, volatile, riduzione, ossidazione? Nessun problema. Il compenso era un giorno dopo senza mal di testa e poi l’etichetta era bella, anarchico insurrezionalista il più delle volte, e soprattutto c’era l’asterisco. Per fortuna l’adolescenza finisce in fretta.

Cose che ho levato dopo l’adolescenza oltre ai poster di Eros Ramazzotti: gli asterischi e la frase “a tutti i costi”. Le etichette continuano a piacermi e ce ne sarebbe da dire di quanto attraggano spesso alla pari dell’asterisco.

Vi racconto la mia transumanza dalla curva da ultras naturalista alla scalinata centrale dello stadio, si trova a metà strada in un punto che io definisco di equilibrio pragmatico.

Naturale non sempre è sinonimo di buono. La natura non fa il vino, è l’uomo semmai che fa il vino secondo natura.

Il vino si beve perché piace bere, è sinonimo di piacere prima di tutto. Naturale non sempre significa sano, lo dice Ferran Adrià per il cibo, per il vino uguale. Negli ultimi quindici anni non so voi ma io ho visto passare nel mio bicchiere di tutto, cose che non si potevano affrontare, eppure si bevevano, la leva imbarazzante del naturale.

Vi piace la musica stonata? Io sono stonata come una campana e se andassi a Sanremo mi tirerebbero uova marce, scarpe e centesimi. Non pensate che col vino dovrebbe essere più o meno la stessa cosa?

Dopo un recente banco di assaggi di vini naturali sono tornata a casa con le mani sulle orecchie: ancora tanti vini stonati. E questa cosa mi buca e ribuca il cervello.

Chi fa vino è come chi fa musica, un paragone che trovo molto calzante, io non faccio né vino né musica ma bevo vino e ascolto musica.

Jimi Hendrix prima di entrare nella leggenda e di fare carriera andava via con la chitarra in un sacco di patate. Era un umile strumentista, suonava in diverse studio sessions e backing bands. Aveva però una grande determinazione ed era sicuro che il suo destino sarebbe stato la musica. Così è stato.

Anche i Rolling Stones hanno avuto una carriera burrascosa. Come siano sopravvissuti non si sa. Chi ha visto Crossfire hurricane, il loro documentario, può avere idea di questo.

Poi penso al vino. Ai produttori, e li paragono ai musicisti.

Quelli che sono partiti dal nulla, quelli che alla Jimi Hendrix prima di diventare famosi suonavano su palchi minori spesso la musica di altri, quelli sopravvissuti a burrasche cambiamenti e catastrofi.

E se mettessimo la parola vino e vignaiolo al posto di musica, canzoni e artista? Funzionerebbe.

La viticoltura, l’enologia sono stati fino a pochi decenni fa figli di rigidi protocolli. Le scuole ti insegnavano cosa, con cosa, come e quanto produrre, ti davano la ricetta, erano pochi i personaggi che andavano controcorrente. A filarsi il concetto di vino naturale erano una manciata di mosche bianche. Oggi ci troviamo agli antipodi. Non si vogliono più i protocolli, schemi, interventismi, ricette, chimica, oggi vogliamo parlare di terra, di rispetto, vogliamo che il vino parli di un territorio. Ma il panorama è confuso.

Abbiamo chi va di rame e zolfo, chi usa corna di vacca, vesciche di cervo, crani di animali domestici per i preparati biodinamici, chi usa ancora il maledetto diserbo e chili di discordia, poi abbiamo chi non usa niente. E noi consumatori? Beh, guardiamo etichetta ed asterisco il più delle volte. Io sono pro rispetto, pro autoctono, pro vini del territorio, pro artigianalità, però immagino non sia tutta alchimia, fortuna ed anarchia produrre e coltivare bene e credo il giusto nei miracoli. E noi consumatori però quelle difficoltà dei produttori non le vediamo e spesso vogliamo sentire parlare di naturale a tutti costi e la via di mezzo ci strozza.

Quindi guardo alcuni giovani produttori e penso a quei musicisti in erba: ma se invece di partire con un vino naturale che puzza (avevo scritto di peggio e poi ho cancellato) partiste con un vino normale, fatto da un’uva sana, con un approccio più pragmatico, meno teoretico e poi con l’esperienza iniziaste a levare qualcosa, pensate che io mi offenderei? Io vi stimerei. Si chiama conversione, passaggio, crescita. Tra fedeli e preti la differenza è sostanziale.

Fare vino per sottrazione mi vien da dire. Levare con l’esperienza e aggiustare secondo necessità. Perché se un’annata va storta e piove sempre..che ne sarà di noi? O non fai vino, o lo fai ma se lo fai come lo fai? Le cavie siamo noi, quelli del bicchiere in mano, in ogni caso.

Ah, se avete due bottiglie di vino, naturale ovviamente, che valgono in totale 12 euro e la prima vale 10 euro più della seconda… Quanto vale la seconda bottiglia?

Così, facendo due conti, vi distraete un attimo prima di incazzarvi come le iene.

P.s.: Questa è la quarta versione che scrivo del post. Pensavo fosse più semplice essere stonati.

62 Commenti

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Guido

circa 2 mesi fa - Link

90 minuti di applausi :) da bevitore, curioso e appassionato, di vini naturali o giù di li non posso che condividere. mai elevare il difetto a qualità o caratteristica della naturalità altrimenti alla lunga ( e come è successo) si fa il gioco di chi punta il dito contro il naturale che ha facile gioco a concludere il tutto con " i naturali puzzano" comunque quando trovi quelli giusti e buoni, sanno dare tante emozioni ( spesso pure ad un buon prezzo) un abbraccio

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Vito Antonio Mangialardo

circa 2 mesi fa - Link

Ottimo punto di vista che condivido in toto. La vigna senza il lavoro duro dell'uomo produrrebbe frutti non adatti a fare il vino come piace a noi, ma torneremmo a bere più o meno ciò che bevevano i romani, il merum. Abbiamo tanto da imparare dai francesi, che anche quando usano tecniche "naturali" non lo fanno sono per farne uno spot(Romanee Conti produce da biodinamica). E per piacere chiamiamoli artigianali perché l'abuso del termine naturale inizia a scocciare.

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Vito Antonio Mangialardo

circa 2 mesi fa - Link

Dimenticavo nella mia carta non esistono asterischi😅😅😅, sono l'altra cosa veramente odiosa dopo il termine naturale😅😅😅. Buon vino a Angela

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Francesca Fantoni

circa 2 mesi fa - Link

Ti faccio i complimenti. Di articoli sul vino naturale ne leggo tanti, anche per arrivare a definire la mia posizione nella scalinata centrale, perché non mi piacciono gli estremismi. Per questo parlo ai vignaioli, coi bevitori, con i ristoratori, coi professori per capire come interpretare in modo efficace questo mercato di nicchia. Qualche volta scrivo pure io, ma alla tua chiarezza ci devo sempre arrivare. Grazie!

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Marco Pentolino

circa 2 mesi fa - Link

ALE'OH OH... ALE' OH OH (coro da stadio) Brava! post avvincente che condivido in pieno! Poi siccome sono un rompiballe, ricordo ai distratti che "Vino Naturale" è qualcosa che non esiste, non essendo definito, classificato, standardizzato, normato. Cito un signore (anche lui un rompino non da poco eh), che di vino qualcosa ne sa: "la Natura non fa vino" [...] " un appello a tutti coloro che pensano ingenuamente che i loro vini siano “naturali”. O chiedete delle regole precise che possano definire legalmente cosa significa “vino naturale”, per tutelare i consumatori che non sempre hanno chiara tutta la questione, oppure evitate di usare quel nome, che, ripeto, è ambiguo e rischia di essere solo uno strumento commerciale, cosa che, ne sono certo, nessuno dei produttori “naturali” seri vorrebbe utilizzare in modo così plateale." ...indovina chi? (Faccina che strizza l'occhio)

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Davide Bruni

circa 2 mesi fa - Link

Brava Angela ... Speriamo che l'enosistema sia pronto ad accogliere tutto quel che dici, anche perché sarebbe ora che tutti i produttori tornassero a identificarsi nella parola 'vino', senza strani aggettivi o menzioni emancipati.

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Patrick Jane

circa 2 mesi fa - Link

In medium stat virtus. Benvenuta tra gli evoluti. ;-)

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marco

circa 2 mesi fa - Link

Bravissima. Sei riuscita a scrivere perfettamente quello che penso da sempre. Peccato che fra poco arriverà qualche taleban naturalista a trattarti male....

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Massimiliano Murgo

circa 2 mesi fa - Link

Egregia signora, Ho letto tt il suo articolo con estrema attenzione, fino alla fine per capire dove vuole andare a parare. Alla fine sono rimasto interdetto perché fondamentalmente non è andata oltre la solita superficialità con cui si affronta il tema. Una persona che di vino non ne sa ancora nulla dopo aver letto il suo articolo può solo che sia meglio non acquistare vino "naturale" Lavorare cercando di rispettare la salute dei consumatori, la salute della terra, il lavoro, l'ambiente è certamente molto più difficile dell'ordinario convenzionale. Difficoltà che possono creare certamente problemi al prodotto finale. Ma la cosa che ha, forse e spero per superficialità, dimenticato di dire é che ci sono musicisti bravi e meno bravi, artisti più virtuosi e meno virtuosi, e quindi vignaioli produttori di vino (non tutti i vignaioli trasformano) più o meno esperti o capaci. La differenza però tra un vino "convenzionale" e uno fatto con rispetto è, per restare sempre negli esempi musicali, la stessa che c'è fra un brano di una boys band (o girls band) appiccicata a tavolino da esperti produttori dell'industria discografica e la canzone tratta dalla storia della sua vita scritta da uno che la musica prova a farla con l'anima e il cuore. Un po' come il citato hendrix. Curioso di conoscere il suo ulteriore commento Massimiliano Murgo Vignaiolo e produttore di vini con l'anima e il cuore.

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angela

circa 2 mesi fa - Link

Gentile Massimiliano, rispetto il suo commento politically correct e le assicuro che non è stato facile per me scrivere con la consapevolezza di non voler calpestare il lavoro di nessuno, tantomeno il suo. La mia volontà non è certamente disincentivare le persone a bere naturale. Ci mancherebbe. I miei semmai sono spunti di riflessione. Cose che da consumatrice osservo e vivo. Il termine naturale oggigiorno è spesso una leva commerciale che dice tutto e niente e nel calderone ci sono musicisti in erba con tanta strada ancora davanti e chi ha già le spalle larghe. E certo, c è chi è più bravo, chi meno...poi sta a noi ascoltare la musica che ci piace di più. Guardi, lei continui a lavorare la terra e produrre con animo e cuore perché chi beve, spesso, per farlo usa gli stessi strumenti, animo e cuore. Reciprocità. Un caro saluto e grazie per il suo commento, assieme agli altri.

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Mattia

circa 2 mesi fa - Link

Credo in tutta onestà, anche da un punto di vista semantico, che non sia una norma a stabilire l'esistenza di un'espressione alla quale tutti giungono per via intuitiva. Dopo molti anni di abuso della chimica, sia in vigna che in cantina, vino naturale è il modo più semplice per indicare un ritorno al rispetto della Natura, uomo compreso. In Francia lo si definisce allo stesso modo e nessuno si scompone; in inglese invece si usa l'espressione organic wine, per sottolineare il fatto che non si usa chimica di sintesi. Tutto sommato non è così complicato, e poi ci sono i gusti personali. Il sapore non è come l'udito, dove una nota è oggettivamente intonata o stonata. E il Brett a volte non produce deviazioni olfattive spiacevoli. Su una cosa possiamo essere tutti d'accordo, in Francia la sanno ben più lunga sul vino naturale. Qui siamo ancora a chiederci cosa significa o se esista. Un saluto

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Luca Segattini

circa 2 mesi fa - Link

Signor Mattia mi ha tolto le parole di bocca. Mio nonno diceva: l'è vin bon (dialetto veronese) e sano, ma non diceva è vino naturale. Probabilmente ora c'è bisogno di questo distinguo. Il nome biologico purtroppo non è sinonimo di vino naturale. Quindi sarebbe inutile anche parlare di artigianale, per poi trovarsi inoculati i lieviti selezionati?! Oppure un po' di acido ascorbico?! Oppure altro, la lista è molto lunga! No per ora non funziona. In questo momento credo che per farsi capire meglio ci sia solo questo nome che francamente anche a me non aggrada più di tanto. Quando però mi trovo persone in vigna che vogliono sapere molto di più è chiaro che vai a finire sul nome "naturale". Una persona su due mi fa vedere dal telefonino le "famose" quattro bottiglie, convenzionale, biologico, biodinamico e naturale. Come dobbiamo fare?! Questo è oggi il discorso e credo sia meglio per tutti noi, soprattutto addetti ai lavori, perlarne bene e meglio ed in modo cosciente. Senza aver paura di sbagliare, magari ascoltando veramente qualche Maestro, come ho fatto io per imparare, e ancora lo faccio. Però bisogna spiegarle bene le cose, è chiaro che un' azienda che lavora in biologico e parla di naturale ai clienti mi vien ben da ridere, scusate. Con l'uva ed il vino non si scherza! Riguardo il commerciale sicuramente ci possono essere delle cose poco chiare. Ma è qui che si vede la persona onesta e corretta, almeno per me è così. Carte alla mano, prodotti utilizzati e perché no anche le analisi prima di vinificare e prima di imbottigliare. Tanto comunque le dobbiamo fare e non sono difficili da leggere per il consumatore. Lo so che sarebbe una trafila lunga ed anche antipatica, però non è impossibile. Quindi chi entra in cantina potrebbe tranquillamente chiederle se non si fida del produttore. Io sono pro etichetta con ingredienti obbligatori. Che dovrebbe essere, nel caso mio, uva Corvina, uva Rondinella, uva Molinara, uva Corvinone, solforosa 30 mg/l (esempio). Troppo lungo, spero non avervi tediato. Parole dal cuore. Buona serata Luca Segattini Pastrengo

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Marco P

circa 2 mesi fa - Link

Gentile Mattia, in inglese si utilizza "organic wine" che è appunto un vino codificato e normato dalla Commissione Europea. Anche in Italia potremmo utilizzare la stessa dicitura... volerlo https://eur-lex.europa.eu/legal-content/EN/TXT/?uri=celex%3A32012R0203

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Nic Marsél

circa 2 mesi fa - Link

"Organic wine" = "vino biologico". Vino naturale = Natural wine. Nessuno obbliga i vignaioli a produrre vino naturale. Nessun consumatore è obbligato a scegliere quel tipo di prodotto. Inizialmente i produttori naturali si affidavano ad autocertificazione (tuttora molti lo fanno), tuttavia da qualche decennio esistono in Francia e in Italia associazioni di vignaioli (Association des Vins Naturels, S.A.I.N.S., VinNatur, Vini Veri, Renaissance ecc.. ) che promuovono, normano e controllano la produzione di Vino Naturale con disciplinari piuttosto restrittivi e praticamente sovrapponibili. Se vuoi produrre naturale "certificato" ci sono le associazioni, che tra l'altro (in genere) forniscono una rete di supporto in caso di problemi in vigna e in cantina. Se sei un consumatore abituato al pinot grigio modello esportazione, sappi che è possibile che una bottiglia di "naturale" sia "diversa". In realtà la soluzione più pragmatica per tutti sarebbe l'etichetta trasparente con rimozione della relativa deroga agli ingredienti per il vino. Una bella scocciatura per i produttori.

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Nic Marsél

circa 2 mesi fa - Link

“organic wine” = “vino biologico”, natural wine = vino naturale. Il vino biologico ha la sua normativa europea. Il vino naturale è un’altra cosa. All’inizio i produttori si avvalevano dell’autocertificazione (molti lo fanno ancora). Da molti anni esistono in Francia e in Italia associazioni di vignaioli (Association des Vins Naturels, SAINS, VinNatur, Vini Veri, Renaissance des appelations, ecc…) che promuovono, normano, controllano e garantiscono i vini prodotti dai propri affiliati e che tra l’altro (che io sappia) forniscono supporto in caso di problemi in vigna o in cantina. Sono associazioni serie con disciplinari piuttosto rigidi e tutto sommato sovrapponibili al netto di piccole differenze. Nessun produttore è obbligato a produrre vino naturale e i consumatore non è certo obbligato a preferirlo. Se decidi di produrlo devi sapere che le regole da soddisfare ci sono. Se decidi di berlo e sei abituato al pinot grigio da esportazione allora potresti trovarti spiazzato. La soluzione normativa c’è e consiste nell’etichetta trasparente (la legge consente di omettere gli ingredienti, sottolineo “consente” che non significa “obbliga”) che però viene osteggiata dalla maggior parte dei produttori stessi.

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Lorenzo

circa 2 mesi fa - Link

Io sono un giovane enologo di ventisei anni. Insieme a mia sorella (che di anni ne ha 29 e ha passato gli ultimi 6 a lavorare nel settore marketing di una nota multinazionale) abbiamo deciso di riprendere a lavorare 4 ettari di vigneti autoctoni sulle colline dei Castelli Romani, eredità di mio nonno, per troppo tempo dati in gestione a cantine che li spremevano come limoni. Abbiamo aperto una cantina, investito denaro per questa e per tutto il processo produttivo e di packaging, Sono in ultimo anno di conversione biologica, faccio un uso rame e zolfo ridotto al minimo per rimanere nella "legalità" del Bio e ciò mi costa fatica, fatica e ancora fatica in vigna per mantenere sotto controllo il verde delle piante e soldi per provare nuovi prodotti che "invoglino" la pianta a sviluppare difese endogene. Per una scelta di immagine aziendale ho deciso che non metterò il marchio Bio in etichetta, la mia identità aziendale si basa sul fatto che siamo un'identità under 30, giovani, con tante forze e con tutti e due gli occhi che guardano all'ambiente e al futuro prossimo che dipende da questo. Eppure mi capita di trovare consumatori delusi dal fatto che il mio vino sia troppo corretto, troppo perfetto: pochi difetti, poche ossidazioni, poche riduzioni, lieviti selezionati e così via. Ho sbagliato per loro, dovevo osare! Certo, osare nel primo anno di produzione, provare e sbagliare, tanto io a colazione mangio uva, bevo aria e se grandina mangio pure la grandine. Poi però non gli frega nulla del fatto che nei miei vini ci sono 3 volte di meno la quantità massima di solfiti consentiti in biologico, che non utilizziamo diserbanti, che non lavoriamo il terreno in maniera profonda che manovriamo il vino in cantina il meno possibile. Da ex consumatore però li capisco, entrare nella mente del produttore se non sei produttore tu stesso è impossibile.. Eppure il naturale mi attrae e non poco. Ma per farlo (bene) ci vogliono spalle larghe.

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angela

circa 2 mesi fa - Link

Lorenzo..e che fretta hai? Vendere, campare mi potresti rispondere. E capirei. Ad osare, cambiare, crescere, levare..avete tutto il tempo! In bocca al lupo

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Maurizio

circa 2 mesi fa - Link

Trovo il suo appoccio inverosimile, segno di totale mancanza di dimestichezza, per non dire consapevolezza, nei confronti di un modo di intendere e guardare e immaginare. È evidente che esistano vini naturali migliori e peggiori, allo stesso modo di quelli convenzionali o di qualsiasi prodotto artigianale o industriale. E quindi? Cosa suggerirebbe il suo sguardo critico? Le assicuro che le centinaia di righe del suo post non hanno offerto un solo spunto di riflessione! Stare nel mezzo? Mi viene da pensare alla metafora del maestro miaghi: stare da un lato della strada va bene, stare dall'altro lato va bene, ma stare in mezzo... ciac! Preferire stare nel mezzo vuol dire non avere le idee chiare. Suggerire di avvicinarsi al naturale in modo graduale vuol dire non averci capito niente, e se avesse un briciolo dello spirito di un qualsiasi vignaiolo naturale, lo capirebbe da sola. Difendo la libertà di pensiero ed espressione di chiunque, ma difendo allo stesso modo la libertà di inorridire di fronte a opinioni frutto di superficialità, qualunquismo o negligenza!

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angela

circa 2 mesi fa - Link

..superficialità, qualunquismo, negligenza, aggiungo dolo imperizia imprudenza. Suvvia. Stiamo parlando di vino. Mica di delinquenza. Karate kid le si addice. Felice per Lei se riesce a mantenere la destra o la sinistra della via senza perdere mai l equilibrio...

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Sisto

circa 2 mesi fa - Link

Confermo. Mi stupisco dei commenti plaudenti. Non si capisce dove si voglia andare a parare; semplicemente fuffesco. E poi: ma quale è, di grazia, tra le tante, la definizione di "vino buono"? È troppo se si chiede a chi usa questa insulsa dicitura, per lo meno di dire che definizione intende?

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erique

circa 2 mesi fa - Link

ciao lorenzo, ma il nome della tua cantina? non succede nulla se lo riporti, eh, solo la possibilità di trovarti. dai che scateno i miei amici enomaniaci romani...

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Lorenzo

circa 2 mesi fa - Link

Ciao erique, la mia cantina si chiama Eredi dei Papi

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Patrick Jane

circa 2 mesi fa - Link

@Lorenzo : ebbene, hai incontrato degli imbecilli cresciuti nella mitologia che se il vino è naturale (corollario: e si beve solo quello, giammai industria!) allora DEVE avere quei riconoscibili tratti di scontrosità da cattiva gestione in cantina. Curali, ne hanno bisogno.

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Simona

circa 2 mesi fa - Link

Tutte queste parole per dire semplicemente che esistono vini naturali fatti bene e vini naturali fatti male? Perchè il succo del Suo discorso è questo, La ringrazio ma lo sapevamo già. Saluti.

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Gabriele

circa 2 mesi fa - Link

Banalità su banalità ovvietà e luoghi comuni scritti per i lettori di intravino...che di banalità si nutrono e che cose banali bevono! Scorgo una grande arte di equilibrismo nel cercare di non scontentare nessuno...e di strizzare l’occhio ai vini naturali e a quelli convenzionali! Ah...sarei curioso di sapere anche a quale manifestazione è stata ed ha assaggiato solo vini stonati...perché a quelle in cui vado io sto notando che i vini sono sempre più puliti e precisi; quello che vi turba forse è il fatto di non riuscire a riconoscerli o classificarli, di non poter dare voti o punteggi o di non poter fare schede analitiche e degustative ....come si può benissimo fare con i convenzionali, ma grazie a dio è proprio questa impossibilità di catalogazione ed omologazione che rende unico e vero il mondo dei vini naturali!

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MARCO

circa 2 mesi fa - Link

Dire che su un vino naturale non si può fare una scheda degustativa o analitica é una gran castroneria! Il problema é che in alcuni casi se lei la facesse, si accorgerebbe del livello infimo di certi prodotti. Come pure del livello eccelso di altri, che sanno lavorare bene e non spacciano brett volatile ed ossidazioni

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Gabriele

circa 2 mesi fa - Link

Non ho detto che non si può fare una scheda....ho detto che non ve ne è nessuna necessità! Perché racchiudere un vino in degli schemi e in dei parametri puramente tecnici serve soltanto a far perdere l’essenza del vino stesso che dovrebbe essere fatta di emozioni!

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Toto

circa 2 mesi fa - Link

Commento serissimo! Concordo in pieno

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Jonni Fendi

circa 2 mesi fa - Link

Oltretutto e dopotutto farei un distinguo tra chi effettua le lavorazioni in Vigna a macchina o a mano... Così per dire, e lo dico da piccolissimo produttore in #Valtellina...

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Marco P

circa 2 mesi fa - Link

Scusassero tutti davvero... ma il vino naturale è un effimero. Me la scrivete cortesemente una definizione univoca, esaustiva, condivisa, applicata ed applicabile ? Una definizione che comprenda la conduzione della vigna, la pratica di cantina, le componenti utilizzabili, i materiali ecc. ecc. Quando vi sarete messi d'accordo, trasformate il tutto in legge dello Stato, create un logo e registratelo, affinché io, consumatore ignorante e credulone, possa acquistare una bottiglia che riporti in etichetta questa bella dicitura "Vino Naturale". Fino a quel momento, sarebbe bello che i produttori ci raccontassero semplicemente come fanno il loro vino, cosa usano e cosa non usano e ci parlino della bellezza della natura che circonda le loro vigne e loro cantine, ma non di "Vino Naturale", perché semplicemente non esiste.

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Sisto

circa 2 mesi fa - Link

Eccezionale, bravo. Io non riesco a comprendere come si possa continuare a scrivere e a leggere utilizzando diciture (di cui non mi consta esserci un riferimento OIV o simili) che non vengono preliminarmente definite: 1) vino "buono" 2) vino "cattivo" 3) vino "naturale" 4) "difetto" (del vino) 5) --- Non parliamo poi di assunzioni sparate come sentenze, prive di alcuna dimostrazione scientifica validata e accettata (es. presunte correlazioni organolettico-territorio, prescindendo da varietà, protocollo produttivo, etc. etc.).

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Maurizio

circa 2 mesi fa - Link

Me la scriverebbe una definizione univoca, esaustiva, condivisa, applicata ed applicabile del concetto di amore? O di felicità, passione, emozione. Le parole sono utilizzate dagli uomini per dare alle cose un significato largamente riconoscibile, non per esaudire concetti o, ancor meno, per circoscriverli o "normarli"... per quello ci sono le leggi. Il significato di vino naturale è oramai riconoscibile e riconosciuto, ragion per cui è polemica - questa sì - profondamente effimera.

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Tommaso

circa 2 mesi fa - Link

Mi piace cio' che esprime Maurizio e come lo fa, chiarissimo nell'esporre il proprio punto di vista. Come lui aspetto una risposta se possibile, riguardo le definizioni da lui richieste. Nell'attesa un saluto

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Marco P

circa 2 mesi fa - Link

Maurizio, lei scrive bene ma ha travisato il cuore del mio punto di vista. Non le so scrivere una definizione di amore. Ognuno lo veda come vuole. Esistono milioni di canzoni, film, libri, saggi, esperienze personali... ognuno ama o crede di amare in modo unico. Bene così. Il punto è che non devo vendere "amore" al supermercato e quindi non devo creare un'etichetta a garanzia e tutela del consumatore che questo amore acquisterebbe. Il vino invece lo metto a scaffale e, guarda caso, in etichetta non si legge "Vino Naturale". Perché appunto non esiste. I tecnici, gli appassionati, degustatori, sanno ovviamente benissimo a cosa ci si riferisce quando si parla di vino naturale. Pure io, pensi un po'. Io però penso a tutte quelle persone che (non per colpa), non hanno competenze e strumenti tecnici per "fare la tara" a quanto gli viene raccontato sul vino naturale. "Magari sono pieni di acetaldeide, che è ben più pericolosa dei solfiti, ma tanto chi lo sa?"

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Toto

circa 2 mesi fa - Link

Magari in effetti il termine naturale può risultare fuorviante, ma è chiaro che si parla di un vino privo (totalmente o quasi) di alcune pratiche di cantina che portano a "standardizzare" un prodotto... però sono d'accordo con te sul fatto di parlare del proprio vino e delle pratiche effettuate al consumatore

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Riccardo Zilli

circa 2 mesi fa - Link

Applausi.

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Lorella

circa 2 mesi fa - Link

Tra i vini naturali ci sono vini che non vanno altri invece sono scoperte, sensazioni, uso della sensibilità ritrovata, dunque buoni e purtroppo anche altri meno buoni. Oppure ti danno nelle differenze la possibilità di scegliere cosa ti piace. Ma tra i convenzionali sono tutti stonati: standard, omologati, seriali ciao n loro aromi e profumi artificiali, e malsani; come una bevanda fatta a tavolino. Quindi tra tutti uguali e con una sorta di traguardo da raggiungere, preferirei comunque la differenza di mani, territori, conoscenze che tra l' altro preserva la terra. Devi solo esercitare il tuo gusto, ma resterei tra i naturali a fare il bevitore, cliente, sommelier, blogger....

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Patrick Jane

circa 2 mesi fa - Link

Convenzionali tutti uguali? Tu bevi male. Scegli meglio.

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Tommaso

circa 2 mesi fa - Link

Cara Lorella, non credo che tu "bevi male"e quindi sicuramente saprai anche scegliere, dovevi stare solo attenta, se mi permetti, nella scelta dell'aggettivo. Tutti "uguali" è troppo pesante, penalizza soprattutto quelle persone che il vino lo fanno (e bene)da generazioni. Se avessi detto la stragrande maggioranza giustamente non avresti irritato Patrick Jane.

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marco

circa 2 mesi fa - Link

per fare una affermazione così apodittica è evidente che beve molto male, o non capisce quello che beve. È come un ragazzino che ascolta trap e che afferma che la musica classica è noiosa....

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Tommaso

circa 2 mesi fa - Link

Io lascerei da parte l'apodittica e mi andrei a rileggere il primo post di Maurizio, "esistono vini naturali migliori e peggiori, allo stesso modo di quelli convenzonali". Basterebbe questo per mettere tutti d'accordo, magari ascoltando musica classica senza però dire che il rap è solo rumore.

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Toto

circa 2 mesi fa - Link

Trovo questo articolo a tratti divertente a tratti troppo divagante. Sono d'accordissimo con lei riguardo al fatto che molti produttori scambiano l'ignoranza dei consumatori per tendenza, cercando di fare passare un prodotto esageratamente difettoso per un prodotto che, sicuramente sarà sano e naturale, ma che in effetti berlo è una sfida. È anche vero però che un vino cosiddetto naturale, già lo dice la parola stessa, è un vino che non viene "costruito" dal punto di vista organolettico (le cosiddette "aggiunte" di eventuali tannini o acidi, per citarne alcuni, mancanti o carenti a causa per esempio di un'annata non eccezionale), e che quindi possono presentare qualche "nota stonata" durante una degustazione...ma è proprio questo che caratterizza il tipo di vino! Cercare un prodotto naturale tecnicamente, e di conseguenza anche al gusto, perfetto è come voler trovare una rockstar in un contest di band emergenti di paese, giusto per rimanere in tema musicale. E così continuo dicendo che anche in musica ci sono cantanti proprio stonati (vini naturali ma imbevibili) che farebbero una figura orribile sia in un contest di paese (assaggi di un consumatore medio) che a Sanremo (Vinitaly), che cantanti non perfetti ma molto bravi (vini naturali fatti con un certo criterio) che magari a Sanremo non potrebbero competere con i BIG, ma ad un contest di band emergenti vincerebbero...

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michele

circa 2 mesi fa - Link

secondo me, invece, la differenza tra quelli buoni e quelli cattivi (colpi di culo a parte) è proprio che nei buoni il produttore ha in testa un'idea di cosa ha in vigna, di cosa raccoglie e di cosa dovrà essere il vino finito, e imposta tutto il processo (dalle barbatelle all'imbottigliamento) per fare QUEL vino. Lo COSTRUISCE. Con metodi "naturali" o "industriali", ma parte con un'idea e, a parte aggiustamenti volenti o nolenti, la porta in fondo. Quelli che invece "ho raccolto non so cosa, l'ho messa in un tino, dopo un po' ho imbottigliato perché mi piace l'idea" di solito ti fanno bere delle brodaglie inaffrontabili.

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massimiliano

circa 2 mesi fa - Link

caro michele è evidente che non hai alcuna idea di come funzioni l'industria del vino e come funzioni una azienda artigianale. l'industria del vino in vigna è garantita da decine di braccianti inquadrati in cooperative che svolgono le lavorazioni senza alcun interesse e conoscenza del vigneto dove lavorano. in cantina da squadre di cantinieri ed enologi che inquinano il prodotto con centinaia (nel peggiore dei casi ovviamente) di sostanze rivolte a condizionarlo per essere il più adeguato possibile al segmento di mercato a cui è destinato. il titolare dell'azienda vinicola non conosce nemmeno un millesimo delle sue vigne e spesso se le conosce e perchè va dentro a farsi fotografare per qualche social o giornale o rivista. una azienda artigianale che poi magari sceglie pure di fare naturale è caratterizzata da relativamente piccoli appezzamenti lavorati per lo più (o come nel nostro caso solo) dai soci dell'azienda, e in cantina non ci sta assunto nessuno, e si cerca di tirar fuori un prodotto pulito e piacevole senza l'aiuto del piccolo chimico. industriale è sinonimo di totale inconsapevolezza e dedizione al lavoro, alle vigne e al prodotto finale.

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michele

circa 2 mesi fa - Link

tutto bello, però non è quello che ho scritto. io sostenevo che, artigiano o "industria" (dove per "industria" la vulgata di certa gente comprende da RiuniteCIV a gente che fa 100mila bottiglie ma è sul mercato da prima dell'ondata "artigiana" degli ultimi anni, bisognerebbe mettersi un po' lì a capirsi), la differenza la fa chi ha un'idea di vino e fa tutto quello che vuole per portarla avanti. Non "boh, vediamo cosa salta fuori", ma "voglio un vino così e cosà, ho delle vigne fatte in un certo modo, in cantina ho una certa filosofia, cosa devo fare per arrivare al mio obbiettivo? che tipo di potatura? quando raccolgo? quando pigio? come?" eccetera all'infinito. Si puo' usare enologia tradizionale, naturalissimissima, lieviti lo sappiamo, e tutto quello che vuoi. Puoi anche avere un enologo o fare tutto da solo (non è un disonore farsi consigliare, a mio parere: tu fai una vendemmia l'anno, lui molte di più e magari ha qualche anno più di te. Se tutto fila liscio raggiungi il risultato prima, il tuo vino va bevuto e apprezzato, non è una sfida contro chissà chi). La costante è solo una: se non sai cosa vuoi tirare fuori dalle uve, il vino sarà mediamente inutile. Naturale, chimico, come vuoi ma inutile. [escludendo ovviamente dal discorso i prodotti chiaramente da primo prezzo e robaccia similare, capiamoci]

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Marco P

circa 2 mesi fa - Link

Massimiliano, con il massimo rispetto del tuo/vostro lavoro e del sacrificio che esso comporta, sono convinto che tutto questo sforzo diventi vano quando ci si erge a detentori della verità assoluta. cito: " il titolare dell'azienda vinicola non conosce nemmeno un millesimo delle sue vigne " . A me sembra un giudizio di una superficialità ed ignoranza infinita. Scusami, ma finché vi comporterete da "tifosi-ultras" della vostra filosofia, ne uscirete sempre sconfitti e malconci.

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Lorenzo Iacoponi

circa 2 mesi fa - Link

L'espressione "naturale" dovrebbe riguardare solamente la vigna nel mio immaginario perfetto: è lì che la mano dell'uomo fa la differenza, lì vengono usate molecole che la pianta assorbe e che in essa circolano per mesi e mesi.. La scatola di quelle molecole spesso riporta i simboli che noi tutti conosciamo (tossicità per l'ambiente, per l'uomo e così via) per non parlare della bellissima scritta "questo prodotto è sospettato di causare il cancro". Ciò che noi beviamo dovrebbe derivare da una coltivazione naturale. Non sono l'acido tartarico o il tannino a definire un vino "naturale" o no, né tantomeno i lieviti che usiamo. La bravura dell'enologo (o del produttore) DEVE essere di riuscire a mettere quei paletti a queste "aggiunte da cantina" che evitino che il vino si distacchi troppo dall'espressione del territorio in cui viene prodotto e da cui viene prodotto. Se io dico che bevo naturale, non intendo che bevo un mosto fermentato divenuto vino e che per sua natura fermenterà in aceto ma che bevo un vino che rispetta sotto TUTTI i punti di vista la terra da cui deriva, perché ciò che butto nella mia terra poi va nel mio bicchiere!

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Sentenza

circa 2 mesi fa - Link

Lorenzo, sono d'accordo con lei tranne su una cosa; la qual cosa dovrebbe essere chiara a tutti noi consumatori. Lei dice che ci sono molecole che sono usate in vigneti (che non sono condotti con metodo biologico) che riportano la scritta (in realtà è un pittogramma con una sigla al di sotto di esso che corrisponde alla frase di rischio cioè, nella fattispecie H351) "sospettato di causare il cancro". E' vero, alcuni prodotti in etichetta espongono codesto pittogramma con al di sotto la sigla evidenziata; spesso però, all'interno del vino sono o assenti o comunque presenti in ppm o ppb. Il vino, invece, contiene una molecola che è sicuramente causa di cancro: ed è l'alcol, come si sa è presente nell'ordine dal 10 al 15 %. Lo IARC lo classifica nella categoria 1 (cioè sicuramente cancerogeno). Quindi, direi che è quello di cui dovremmo preoccuparci, non di altro. I soggetti più a rischio nell'uso di melecole pericolose, sono gli agricoltori stessi, non noi che consumiamo i prodotti agricoli. Questo andrebbe sempre tenuto a mente quando si consuma vino. Dire che un vino è "sano" è un ossimoro. Cordialità.

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Nic Marsél

circa 2 mesi fa - Link

Rivoluzione e restaurazione. Andando avanti per successivi “congressi di Vienna interiori”, in men che non si dica ci si ritrova in chiesa la domenica mattina e al centro commerciale la domenica pomeriggio. “Gli abusi del potere generano le rivoluzioni; le rivoluzioni sono peggio di qualsiasi abuso. La prima frase va detta ai sovrani, la seconda ai popoli” (Metternich). Il vino naturale è avanguardia e insurrezione culturale. Le avanguardie “si collocano volutamente al di fuori della massa promuovendo e mettendo in atto modalità espressive nuove e in contrasto (effettivo o solo apparente) con la tradizione e il gusto corrente” (Daverio). Il resto del mondo segue, si organizza e si adegua in tempi e modi che dipendono dalla mera opportunità e dalla convenienza, comunque non prima di aver messo al rogo i pionieri stessi. Ma l’unica nota davvero stonata, dolente, imperdonabile, è il manifesto dell’amaro… Per quello non c’è redenzione, solo castigo e inferno. Pleased to meet you, hope you guess my name.

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Ecosca

circa 2 mesi fa - Link

L’ennesimo post per contare i lettori di intravino. Ormai a cadenza bimestrale esce un post per scatenare i pochi commentatori superstiti...

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Marco P

circa 2 mesi fa - Link

Almeno si parla e ci ricordiamo che si può anche interagire

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M/M

circa 2 mesi fa - Link

Interagire? Non mi pare, a me sembra che qui ognuno continua ad esprimere la propria idea e basta. Sta diventando un argomento da "tifo calcistico" (nella sua peggior espressione) favorevoli vs contrari, ognuno dice la sua senza minimamente mettersi in dubbio.

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Antonio

circa 2 mesi fa - Link

Vivo e lavoro in un winebar a Copenhagen, e qui la situazione ha raggiunto tratti ormai paradossali: le enoteche e i winebar che vendono (anche) vini convenzionali (tra cui quello in cui lavoro) sono realmente una rarità. La quasi totalità dei locali vende e si vanta di vendere solo ed esclusivamente naturale e/o biodinamico. Persone che non capiscono un'acca di vino, che non sanno nulla di come un vino venga lavorato in vigna e in cantina, vogliono bere solo quel tipo di vino. Direi che il lavaggio di cervello sulle masse qui è arrivato oramai a buon punto, e mancandomi il polso della situazione in varie città italiane mi chiedo se la situazione sia simile anche lì.

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M/M

circa 2 mesi fa - Link

Bè, un pò di "colpa" (almeno un pochino dai) è anche di blog tipo questo che da anni pubblicano articoli su articoli su questa tipologia di vini, spesso con toni esageratamente esaltanti o esaltati. Poi appaiono articoli come questo, dove finalmente ci si mette in dubbio, ci si fanno domande serie su cosa a volte si accetti pur di avvalorare un'idea di cui si è cecamente certi e l'articolo viene giudicato dai più come banale ed inutile. Esattamente come chi ha scritto l'articolo mettiamoci in dubbio cacchio!

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Gabriele

circa 2 mesi fa - Link

Te lo chiami lavaggio del cervello.....per me è consapevolezza, conoscenza e apertura verso ciò che è fatto bene! Il nord Europa è arrivato prima nel cibo...nelle birre...e anche nel vino....

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Antonio

circa 2 mesi fa - Link

Non è assolutamente apertura, nel momento in cui si diventa integralisti e si chiede un solo tipo di prodotto solo ed esclusivamente per seguire la moda del momento. Non si tirino in ballo la conoscenza e la consapevolezza, dato che parliamo di persone che ti chiedono un Sancerre pensando di ordinare uno Chardonnay, o che credono che il Barolo sia un vino fruttato. E non si tiri in ballo nemmeno la salubrità, dato che parliamo di un popolo che con l'alcool ha un rapporto quantomeno malato.

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Gabriele

circa 2 mesi fa - Link

Beh allora diciamo che inconsapevolmente almeno in questo campo...si fanno del bene evitandosi una bella dose di solfiti e schimicate varie! Poi penso si possa benissimo sopravvivere anche senza conoscere le caratteristiche del Barolo o i sentori del Chianti....si può anche bere per il piacere di bere qualcosa di sano e dissetante....senza saperne niente del mondo dell’enologia....per bere basta avere sete...e non essere sommelier!

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Antonio

circa 2 mesi fa - Link

A quanto pare parliamo lingue diverse, o lei legge i miei commenti solo a metà. In ogni caso, buon proseguimento.

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Gabriele

circa 2 mesi fa - Link

Parliamo lingue diverse....o più probabilmente viviamo il vino con concezioni di epoche diverse...grazie a dio anche in Italia, piano piano, stiamo uscendo dal medioevo!

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Gabriele

circa 2 mesi fa - Link

...inoltre qui in Italia siamo integralisti dall’altra parte...

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vinogodi

circa 2 mesi fa - Link

... beh ... nell'interesse di tutto il comparto ci sono verità taciute (anche se qualcuno le ha sottolineate in questo thread , cioè che l'alcool è in cima alle classifiche di tossicità alimentare quindi non solo l'abuso ne viene sconsigliato dalle autorità competenti , leggi ministero della Sanità oppure dalle associazioni scientifiche internazionali) ) ed alcune urlate , come l'eventuale avvelenamento da residui potenzialmente mutagenici o genotossici in agricoltura convenzionale . Lontano da ogni ipocrisia , il mondo sta diventando una spazzatura e la chimica sta entrando in maniera eccessivamente prepotente nella vita di ognuno di noi , quindi l'anelito ad un ridimensionamento di tali pratiche e ad una agricoltura sostenibile dev'essere un obbligo e non una pratica facoltativa .Senza farne una ossessione o una criminalizzazione indiscriminata . E dove il risultato dev'essere un prodotto gradevole e sensorialmente appagante , indipendentemente dalla soggettività del gusto . Io penso sia giusto continuare a parlarne , perché è solo martellando questo concetto che si crea sensibilizzazione e cultura , senza ergere il concetto di "naturale" (che odio perché utilizzato troppo genericamente e ipocritamente da troppi) a bandiera/paravento di incapacità tecniche , anzi , è dalla capacità tecnica che si hanno i migliori risultati .
Ribadisco alcuni concetti a me cari :
- "Naturale" andrebbe abolito anche se oggi è una bandiera : parlerei , appunto, di "agricoltura sostenibile" anche se meno spendibile mediaticamente. Basta non sia fuffa ed abbia contorni precisi e misurabili , perché sia credibile e perseguibile . - Limitazione ma non abolizione : conosco talmente tanti produttori che so per certo che l'impresa va salvaguardata , in caso di sinistro meteorologico , quindi gli accorgimenti devono essere culturalmente mirati senza abusi ... quindi cultura tecnica ed agricola .
- Mai scadere nell'esoterismo che mira la credibilità scientifica della scelta "naturale", "biologica", "bioqualcosa" . Rende gli "urlatori" del naturale epigoni di Wanna Marchi e il mago Do Nascimiento ...

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Anulu

circa 2 mesi fa - Link

La musica è perfetta, è come la matematica. E' chi la interpreta che può stonare. A volte si trova della bellezza anche nella dissonanza, tuttavia. A volte, la dissonanza è altrettanto perfetta, come la matematica. Eccetera. Detto questo, i commenti di Antonio su Copenhagen e M/M in risposta mi trovano d'accordo. Credo che comunque anche Intravino stia andando nella direzione giusta. C'è da fare selezione ragazzi: il vino è buono o non è buono, innanzitutto.

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