Il vino è ricerca dell’orgasmo

Il vino è ricerca dell’orgasmo

di Gianluca Rossetti

Nelle arti varie ed eventuali, se la perfezione formale sclerotizza, interviene di quando in quando un tornado salvifico, un set-.reset elettronico. Per ogni Doctor & the Medics che fa cover, c’è una ventata Glam metal e a questa, se siete fortunati, risponde un biennio Grunge. A ogni esasperazione iperrealista, segue un uragano antifigurativo. Qualche accidenti che – vivaddio! – sfancula ogni pregressa certezza e fa dire ai benpensanti: che pena, che disastro. Si stava meglio ai miei tempi. Sicuro? Forse no.

Ho iniziato con i cocktail, son passato ai vini, da qualche tempo bevo birra craft, morirò nella Charente. Ma forse sorseggiando mojto. That’s life.

La questione del gusto ortodosso vs l’eresia, del colore standard vs i newcomers, del naturale vs whatsoever, mi ha veramente stancato.

Penso, senza polemica, che molti degustatori espertissimi siano in fondo salumieri mancati: con la loro ossessione per l’infinitamente piccolo, per quelle porzioni di mortadella trasparenti, “finne finne”, da cui si incaponiscono a osservare il mondo. Così sottili che ci guardi attraverso mentre in mezzo non resta niente.

Il vino è una scopata.

Lo puoi razionalizzare, rendere dotto, rivestire di codici e canoni, ammantare di latinorum e di c’era una volta, vivisezionare o osservare come farebbe Quincy.

Ma sempre una scopata resta.

Se si perde questo piccolo, infinitesimo particolare; se ci si distrae tra un cordone speronato e un guyot capovolto – manco celassero l’Arca dell’alleanza – si manca l’obiettivo. Cioè l’orgasmo.

Prevengo l’obiezione, che è anche la mia del me razionale: il piacere non è solo legato all’assaggio ma anche a quanto, di diverso dall’esame organolettico, circonda un’etichetta: storie di uomini e luoghi in primis. Vero. Verissimo. Ma solo in parte. È un pezzo di verità. Se quel vero verissimo non ti scuote fino alle fondamenta, a che serve? Se dopo mezza bottiglia non ti vien voglia di battere i pugni sul tavolo e ballare per ore con la morosa, a che vale? Il piacere, signora mia, il piacere.

Già, quello.

Barbera d’Alba superiore 2015 – Brezza
Equivalente in bottiglia della Pizzica, danza salentina folle e allucinata. Frutto, alcol, graffi e qualche carezza. Scomodo, velocissimo, pericoloso. Lamborghini Countach LP500.

Brunello di Montalcino 2004 – Siro Pacenti
Piano e forte, stretto com’è tra terra e sangue, bacche rosse e sale, macchia mediterranea e tabacco. Quattro quarti di grazia che non restano lì sospesi, ma muovono in progressione violenta. Torque. Che vuol dire coppia. Che in effetti col sesso ha a che fare. Persino nella traduzione letterale di “momento torcente”.

Veliko Belo 2010 – Movia
Punture di spillo, dolce da estratto, pepe bianco e caramello salato. Supereroe, forse non per tutti. Ma è il mio. Generale Lee, non il sudista ma quello in acciaio con la livrea arancione. E un V8 aspirato sotto il cofano.

Tre nodi 2012 – Vigne Rada
Vermentino sardo passito; guest star: la botrytis cinerea. Non me l’aspettavo, non ero pronto. E infatti mi ha messo ko. Sensazionale. Exhaust sound della F2004 F1 V10.

 

 

5 Commenti

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Nelle Nuvole

circa 3 mesi fa - Link

Dissento sulla premessa, il vino NON è una scopata, al massimo una pippa. Mi piace sempre come Gianluca Rossetti porge il suo manifesto sapere enoico, e non solo quello. Però la ggente non va illusa, le masse vanno educate. Quindi, se non lo scrive nessuno prima di me, lo affermo io: tramite il vino si può rimorchiare/cattare, ci si può caricare degli ormoni necessarii, si possono mettere in un cassetto i propri freni inibitori. Ma, signori miei, il piacere di una scopata è un'altra cosa!

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Emanuela

circa 3 mesi fa - Link

Il vino può essere ricerca dell'orgasmo, perché no... Ma non sostituisce una scopata. Peccato, lo spunto era interessante ma la sintesi sbagliata. Divertente alcune descrizioni dei vini... Intanto si è fatto leggere 😉

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Vincenzo busiello

circa 3 mesi fa - Link

Rossè ma statti zitto!

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Daniele

circa 3 mesi fa - Link

Dalle mie parti si dice ‘occhio a non sbiellare’...

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Francesca

circa 3 mesi fa - Link

È una metafora comunque ! E sono d'accordo.

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