Il vino da bere in orizzontale per una volta alla prova verticale: la Cuvée Prestige di Cà del Bosco in sei annate

Il vino da bere in orizzontale per una volta alla prova verticale: la Cuvée Prestige di Cà del Bosco in sei annate

di Andrea Gori

Sono passati dieci anni da quel 2007, quando un entusiasta Maurizio Zanella mostrava in anteprima ad un gruppo di giornalisti, nello scetticismo generale, quello che sarebbe diventato il più redditizio successo commerciale del vino italico nei tempi recenti: la Cuvée Prestige. Dopo quasi 15 milioni di bottiglie vendute, con ritorni e margini da favola, è giunto il momento di riprendere in mano la situazione e trarre qualche lezione da questa storia.

Non prima di aver fatto un volo in elicottero sopra le ultime acquisizioni a Ca’ del Bosco, sui lavori mirati a scovare e gestire i vigneti più alti della denominazione (sopra i 250 mt), quelli che possono garantire un futuro di freschezza ai vini in tempi di conclamato global warming.

A fine 2017 a Ca’ del Bosco ci saranno quasi 30 ettari di vigna nuovi, per un progetto iniziato a partire dal 2015 con lavori importanti. Di questi 15 ettari già vitati fanno parte alcuni vigneti terrazzati dentro la città Brescia, e altri in mezzo ai boschi. L’altro grande lavoro, segreto di Pulcinella della Prestige, è quello sui vini di riserva, la modalità principe per dare continuità ad uno stile di vino. Per oggi i vin de reserve pesano in questo spumante per il 20%, e l’obbiettivo è di arrivare al 30% e al contempo aumentare ulteriormente la produzione complessiva, arrivando quasi a 2 milioni di bottiglie prodotte. Perché ogni anno, ad ottobre, si rompe lo stock.

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Tempismo perfetto quindi per questa verticale sui generis, perché comprende non millesimati veri e propri ma le Cuvée Prestige degli ultimi anni, con la rispettiva data di “mise en cave”, corrispondente al millesimo successivo a quello della vendemmia presente nella cuvée per l’80% del totale.

La proporzione classica di questo vino è composta da chardonnay 75%, pinot bianco 10%, pinot nero 15%. In genere con un 75-80% della vendemmia annata precedente, 15-20% due annate prima e 6-10%% tre anni prima. Per oggi soltanto la 2008 ha quattro millesimi. Dei campioni presentati, tutte le bottiglie sono state sboccate alla volée tranne la “mise en cave” 2015 che è quella in commercio. Particolare da rilevare e che contribuisce in parte a spiegarne il successo commerciale: tutti vini sono sotto i 5 bar come pressione finale nel bicchiere, partendo in bottiglia con il 20% in più per essere ai limiti dei valori della tipologia Satèn: la Prestige viene tirata sui 5,5 contro i 4,5 del Satèn ma ampiamente sotto la media delle bollicine metodo classico (6,5 bar).

Dalla mise en cave 2014 anche sulla Cuvée Prestige le uve passano dal sistema di lavaggio implementato. I primi due con lavaggio uve e metodo Ca’ del Bosco che si è rivelato fondamentale, soprattutto dalla conversione 100% in biologico, perché il rame è comunque nemico dei lieviti. “Chi fa bio dovrebbe lavare sempre” dice sicuro Maurizio, rimpiangendo al contempo la mancata occasione della revisione del disciplinare della DOCG che avrebbe potuto essere la prima 100%, per legge, biologica al mondo.

Cuvée Prestige Mise en Cave 2015
Fiori gelsomino pesca, arioso e piccante, leggerezza e pepato, elegante e deciso, dolcezza e gusto immediato. Un classico moderno sempre attuale, con la sua dolcezza ineffabile senza mai esserci veramente. 87

Cuvée Prestige Mise en Cave 2014
Albicocca e mela golden, zenzero e miele. Bocca secca e immediata, molto più giovane al palato del naso, stuzzicante e molto più fiore che frutto, stile con molta dolcezza e passo elegante. 88

Cuvée Prestige Mise en Cave 2009
Con in dote (e in pancia) la notevole 2008 come millesimo di base, parte subito alla grande e convince con note dolci di albicocca e mela, opulento e ricco. Bocca saporita e ricchissima, cremoso, agrumi, pompelmo e nocciole, finale lungo e deciso, sapido gessoso e cangiante. 92

Cuvée Prestige Mise en Cave 2008
Floreale e limonoso, pompelmo, arancio, pesca sciroppata, zenzero e ribes bianco, crosta di pane e uvetta. Grande passo e lunghezza con tocco di amarognolo. 86

Cuvée Prestige Mise en Cave 2007
Anice e spezie, pepe, gelsomino e rafano, mentolato. Bocca secca e arcigna, con tocco amarognolo, lunghezza aromatica e gustativa discreta. 86

Cuvée Prestige Mise en Cave 2006
Eccoci alla primissima Prestige uscita poi sul mercato, a ottobre 2007, con una ricetta consolidata ovvero 75% ch 10% pb e 15% pn con un 75% dell’annata 2005, un 15% della 2004 e il restante 10% della calda 2003, un reperto storico della ricetta originaria. Di un bel dorato, sapido, molto champenoise come gusto e stile, invecchiata benissimo e ancora vive e lotta nel bicchiere, strappando brividi di piacevolezza, amplificati dallo zero dosaggio della sboccatura alla volée. 88

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Rileggere questo vino oggi è quanto mai istruttivo, soprattutto alla luce del fatto che ancora divide critica e pubblico in maniera molto netta, con recensioni feroci e manifestazioni anche pubbliche di scarso gradimento da parte dei primi, e un successo crescente, potremmo dire di pancia tra i bevitori che associano sempre questo vino alla Franciacorta, soprattutto al suo lato vincente, di stile e di sicura presa presso amici e conoscenti. Secondo noi il nome, l’immagine, il colore del packaging, e la forma della bottiglia e la velina stile Cristal sono un tutt’uno con il suo gusto morbido (la bassa pressione della bollicina) e appena dolce, un vino che si beve e si lascia bere con intensità e soprattutto senza pensieri, un qualcosa di molto raro nel vino oggi.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

29 Commenti

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Vinogodi

circa 6 mesi fa - Link

...purtroppo io posso annoverarmi "fra i primi" , con la sola varianza che non ne parlo convenientemente in area pubblica perché sono di estrazione tradizionale, quella del rispetto in ogni caso del lavoro altrui , soprattutto se ha grande successo ed appeal commerciale . Sarebbe come disprezzare i tanti che ... lo apprezzano (tra l'altro anche fra amici e conoscenti) , e questa non è cosa buona e giusta... PS: esistono tanti casi "documentati" di clamorosi successi commerciali , anche nel vino, perché studiati razionalmente a tavolino, con la preventiva e corretta analisi di mercato, come sempre si dovrebbe fare in prodotti di consumo . E' che non tutti hanno il retroterra culturale per farlo, in quella jungla là fuori di belve feroci disposte a tutto pur di vendere , vendere , vendere ......

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Francesco Annibali

circa 6 mesi fa - Link

Andrea non ho capito una cosa, i vini sono stati sboccati al momento?

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Andrea Gori

circa 6 mesi fa - Link

a parte la mise en cave 2015, sì, tutti al momento quindi erano tutti non dosati ovviamente IMG_3600

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mc100

circa 6 mesi fa - Link

Quindi erano tutti vini diversi rispetto a quelli andati in commercio, che se ricordo bene hanno un dosaggio piuttosto avvertibile

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Andrea Gori

circa 6 mesi fa - Link

è avvertibile ma in realtà è molto basso...nelle ultime vendemmie siamo sotto i 5-6 gr/lt . L'effetto dolce è dato dalla morbidezza della bollicina e dalla sensazioni molto fruttate del naso.

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mc100

circa 6 mesi fa - Link

Riproverò, è tanto che non lo bevo e lo ricordo davvero morbido, un po' troppo per i miei gusti (e non sono un machista del dosaggio zero). Ad ogni modo, il senso del commento è che non capisco la logica del proporre in degustazione un vino che non è (e non è mai stato) in commercio

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Andrea Gori

circa 6 mesi fa - Link

Nel caso dei vini senza annata e cuvèe champenoise è il metodo migliore per condurre le verticali perchè l'evoluzione post sboccatura è in genere per questi prodotti molto veloce, senza contare che il dosaggio altera alcuni passaggi evolutivi. In questo modo invece il confronto è tra vino e vino e più semplice. Del resto nessuno comunque sarebbe interessato a bere un prestige d'antan...ma forse un RD avrebbe senso

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filippo

circa 5 mesi fa - Link

scusi? la morbidezza della bollicina???

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Ziliovino

circa 6 mesi fa - Link

Premesso che se esistesse il premio Nobel in Marketing e commercio andrebbe di diritto alla Cà del Bosco, non mi stupisco ma fatico comunque a comprendere il fenomeno Cuvee Prestige... E' come se montassimo una carrozzeria in plastica (la velina) di una Ferrari (storia, successo, immagine e prestigio del Cristal) su di una Panda, e questa avesse un successo di vendite immane, ed oltretutto la gente la sfoggiasse in centro città nei locali più in. Resta sempre e comunque una Panda... per di più ad un prezzo maggiorato. Mah... (l'esempio del maiale in smoking, che resta pur sempre un maiale, suonava male)

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Andrea Gori

circa 6 mesi fa - Link

io penso che sia un caso molto particolare in cui si parte da un esempio come il Cristal ma ce ne se allontana. Nel senso che Ca del Bosco non ha mai detto di proporre un vino di qualità del livello del Cristal e quindi ok il packaging arancione. Hanno creato nella testa delle persone che se non puoi permetterti il Cristal tutti i giorni o tutte le sere al ristorane ti puoi permettere il PRestige che è comunque buon livello e glamour. Mi ricorda un po' il concetto di Ikea, tutti sanno che non è roba costosissima e di ultra qualità ma è quasi chic sfoggiarla in salotto (o lo era fino a poco tempo fa)

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Mattia Grazioli

circa 6 mesi fa - Link

non so se sono stati più bravi loro o Ceretto...

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Andrea Gori

circa 6 mesi fa - Link

direi che se la giocano! anche l'operazione Blangé è una di quelle once in a lifetime ma che davvero cambia la storia. Di meglio rispetto al Blangé direi il fatto che il successo del Prestige ha trainato e non poco la DOCG FRanciacorta mentre il Blangè molti non sanno nemmeno che sia un Roero Arneis...
Di comune entrambi oggi anche la capacità di guardare al futuro e la sostenibilità, entrambi sono diventati gradualmente 100% biologico e si tratta di operazioni di portata enorme per il comparto.

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Mattia Grazioli

circa 6 mesi fa - Link

Oggi ho bevuto Annamaria Clementi alla cieca con un gruppo di colleghi sommelier... evito commenti su quello che ne è uscito.
Da piccolo produttore in OP mi sento pirla e molto!

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GiovanniP

circa 6 mesi fa - Link

Con tutto il rispetto per lei e i suoi colleghi sommelier, l"Annamaria Clementi e i Vintage di Ca" del Bosco sono tutta un' altra storia rispetto al Prestige.

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Nic Marsél

circa 6 mesi fa - Link

Ma una legge per scoraggiare l'immissione sul mercato di packaging inutili ed inquinanti? Non vale solo per questo prodotto ovviamente.

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Glenn Gould

circa 6 mesi fa - Link

Non capisco come si possa dare 92 centesimi a un vino che viene bevuto prevalentemente da gente che non capisce molto di vino. Lo sappiamo tutti che è un vino tecnicamente perfetto e senza personalità.

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GiovanniP

circa 6 mesi fa - Link

Sta di fatto che la versione assaggiata da Andrea Gori è una versione non dosata, sboccata a la voleè , senza aggiunta di dosaggio e solforosa. Questo può voler dire, ad es., che il prodotto non dosato può essere ritenuto da un intenditore, come A. Gori, degno di ricevere un punteggio alto, ma che Ca" del Bosco preferisce dosarlo per assecondare i palati meno esperti, che alla fine sono quelli che fanno i grandi numeri. Per gli "intenditori" Ca' del Bosco propone altri prodotti.

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Roberto Dal Ponte

circa 6 mesi fa - Link

Un bel pezzo che finalmente rende giustizia al vino che ha cambiato in meglio la spumantistica italiana.
Ce ne fossero.
Mi auguro di leggere presto lo stesso pezzo per Otello e Blange', veri capisaldi del vino italiano.

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Luigi

circa 6 mesi fa - Link

Uno non può che non essere d'accordo con 15 milioni di bottiglie vendute, con ritorni e margini da favola. Visto recentemente in una enoteca di paese a 29 euro. In CdB sono stati dei geni dal pdv commerciale. Number 1! Per fortuna, per gli eno appassionati in CdB hanno FC di gran lunga superiori. Direi non paragonabili. A volte con gli amici parliamo di Perle' vs Prestige e devo dire che vi è un consenso assoluto (almeno tra di noi) per il primo sia per qualità e prezzo. La lezione di marketing commerciale data in Italia ed all'estero da CdB è unica nel suo genere considerando che non possiamo parlare di Prestige come prodotto di eccellenza.

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Roberto Dal Ponte

circa 6 mesi fa - Link

Il pezzo di Gori certifica la bonta' dell'iniziativa di Zanella. Il Prestige è eccellenza e non va confuso con un vino base. Per altro è secchissimo. Tutte le illazioni di questi anni su una sua dolcezza e su una ricerca un po' mignottesca del facile consenso sono palle. Alla fine della fiera è un extra brut a tutti gli effetti. Dal Prestige anche i cugini d'Oltralpe hanno da imparare.

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landmax

circa 6 mesi fa - Link

Come diceva Quelo, la risposta è dentro di te, epperò è sbaiata!

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il chiaro

circa 6 mesi fa - Link

sarà anche secchissimo a livello di zuccheri, ma in un dosaggio oltre allo zucchero possono entrare anche tante altre cose che danno aromaticità e sapore. Che l'operazione di marketing sia favolosa non lo si discute, così come lo è tutta la franciacorta, ma l'idea che il meno abbiente che non può stappare Cristal ad ogni piè sospinto possa rifugiarsi nel cuvée prestige è veramente offensiva: sei povero quindi devi bere male!

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il chiaro

circa 6 mesi fa - Link

"vigneti terrazzati dentro la città di Brescia": mi sembra che la Franciacorta si fermi al confine con il comune di Brescia, cosa se ne faranno? Hanno preso i vigneti sotto il castello, in centro a Brescia dove passano più di 10000 auto al giorno?

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GiovanniP

circa 6 mesi fa - Link

È da oltre 20 anni che una piccola porzione del territorio della città di Brescia (zona ovest, verso la collina S. Anna) fa parte dell'area di produzione del Franciacorta Docg. I vigneti del Castello non c'entrano niente.

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MalatoDiBolle

circa 6 mesi fa - Link

Paragonare il Ferrari Perlè o lo champagne (qualunque champagne, a parte forse quelli da 15 euro sugli scaffali della GDO) al Prestige è come entrare a San Pietro e mettersi a bestemmiare. La Storia va rispettata, nessun capolavoro di marketing la può cambiare. Il Prestige, per chi capisce un minimo di spumanti, vale un buon prosecco (e già questo è un insulto per un metodo classico). Il problema è che costa 3 volte tanto... Poi posso capire che la maggior parte dei giornalisti e dei blogger debbano cercare di salvare il soldato Zanella per poter fare qualche giro in elicottero e qualche degustazione "esclusiva", ma rimane il fatto che l'unico prodotto di Ca' del Bosco che vale la pena di bere rimane il Dosaggio Zero. Che però, e qui torniamo a qualche riga fa, costa 15 euro in più di quanto vale. Meditate, gente, meditate...

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Andrea Gori

circa 6 mesi fa - Link

qui in casa Intravino nessuno ama il Prestige ma definirlo un insulto per il metodo classico mi pare quantomeno esagerato. A me pare più difficile che due milioni di bischeri non siano capaci di bere qualcosa che gli piace veramente ma lo fanno solo per moda facendosi portar via i soldi faticosamente guadagnati. Il Prestige appare morbido e dolce e ruffiano e piace per questo, forse lo stesso motivo per cui si vende tanto del Prosecco. Ma il Prestige a mio modo di vedere non è solo questo e chi lo assaggia attentamente non può non apprezzarle la struttura e la sua intima complessità. Quanti altri Franciacorta DOCG fatti con quattro annate di vin de reserve conosce lei?

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filippo

circa 5 mesi fa - Link

correttissimo,pienamente d'accordo con te?

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MalatoDiBolle

circa 6 mesi fa - Link

Il Prosecco si vende tanto perché costa poco. E chi lo compra sa perfettamemte che è "morbido e dolce e ruffiano" e io aggiungerei anche "facile". Poi ci sono Prosecchi e Prosecchi (provare un Malibran "5 grammi" per credere), ma in generale è un prodotto che ha un suo senso, oltre che - evidentemente - un suo mercato. Ecco: il Prestige ha un suo mercato (i 2 milioni di "bischeri", come li ha benevolmente definiti Gori), ma non ha alcun senso per chiunque abbia un palato allenato a metodi classici di qualità. Sara anche composto da 4 annate di vin de reserve, ma io sono convinto che il 99% di chi lo beve lo fa per sfoggiare al tavolo la bottiglia. Allora a quel punto si può bere anche Astoria, dirà qualcuno... vero, ma c'è quel nome, Franciacorta, che per qulcuno significa ancora eccellenza e che fa un po' più chic di una "bella" bottiglia di Prosecco. Mi permetto di dare un consiglio agli appassionati di Franciacorta: provate una qualsiasi etichetta della cantina San Cristoforo. Spenderete la metà (o poco più) e berrete 10 volte meglio. E se proprio non potete fare a meno di una scenografica bottiglia franciacortina trasparente, a quel punto scegliete Cavalleri. Poi fatemi sapere com'è andata...

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Pierre

circa 5 mesi fa - Link

Io non credo che il successo commerciale della cuvée prestige sia dovuta al fatto che abbiano comunicato che sia un'alternativa al Cristal, economicamente accessibile. Si tratta semplicemente di aver puntato su una fascia di clientela che comprava Cristal, in alcuni specifici contesti, semplicemente per l'apparire, per l'immortale retaggio adolescenziale del doversi convincere di arrivare a farla più lontano. Tra astemi incravattati in uscita libera il sabato sera, sniffatori a fine serata, signorine in overdose da red bull in preparazione dell'attività lavorativa vera e propria, quanti si saranno veramente accorti che trattavasi di Ca' del Bosco Prestige e non Louis Roederer Cristal? Un plauso a Ca' del Bosco e a tutti i clienti, inconsapevoli, della Cuvée Prestige, che ci permettono di poter apprezzare il Dosage Zero della stessa azienda ad un prezzo centrato. Speriamo qualcuno sia in grado di inventare il sostituto commerciale del Dom Pérignon, così ne resta di più da invecchiare e godere al momento giusto per quelli che amano il vino.

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