di | mer 21 dic 2011 ore 9:19
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set me free

Il vino alla marijuana? Prossimamente nella vostra casella postale

BBC. Un viaggiatore al Charles de Gaulle di Parigi venerdì scorso ha speso 50.000 euro in vini presso il duty-free, stabilendo così il nuovo record dell’areoporto. Ha acquistato sei bottiglie: un Romanee Conti 1995, uno Chateau Margaux 2003, due bottigle di Chateau Lafitte 1982 e due di Petrus 1980. Il precedente record risale all’aprile di quest’anno quando una signora con destinazione Costa d’Avorio si è alleggerita di 30.000 euro; prima di lei, nel 2007, un signore asiatico aveva speso solo 23.000 euro.

WASHINGTON TIMES. Mancano pochi giorni alla fine dell’anno ed eccoci con la prima lista di Wine Trends del 2011, secondo gli statunitensi. Tra le voci più interessanti troviamo il successo dei vini sudamericani, tra cui anche quelli di paesi emergenti come Brasile e Peru. Sono sempre di più quelli che acquistano direttamente dalla cantina e anche quelli che sperimentano nuove varietà come il Gruner Veltliner e l’Albarino. Le donne si confermano come la vera forza del mercato dei consumatori.

TIMES LIVE. Mercoledì scorso si è svolta a Pechino una degustazione alla cieca che ricorda molto quella di Parigi nel 1976, quando i vini californiani superarono in qualità i classici francesi, un fatto che cambiò il destino dei vini del Nuovo Mondo. Una giuria di esperti enologi, 5 francesi e 5 cinesi, hanno degustato alla cieca i vini prodotti nella regione Ningxia e una selezione di vini bordolesi tra cui un Medoc proveniente dal vigneto Lafite. Il vino migliore è stato il cabernet sauvignon Grace Vineyard Chairman riserva 2009, mentre il primo francese si è classificato solo al quinto posto. La Cina è attualmente il più grande importatore di vini Bordeaux e secondo un’analisi del mercato tra venti anni sarà anche il principale consumatore al mondo, superando gli Stati Uniti, oggi al primo posto.

TERRITORIO DIGITAL. I Californiani continuano la campagna a favore del comsumo legale della marijuana proponendo un nuovo alcolico ottenuto dalla macerazione della pianta nelle bottiglie di vino. Questa tecnica, per ora utilizzata solo da alcuni privati, ha incuriosito diversi viticoltori che sarebbero interessati a provare la ricetta nelle loro cantine. Il prodotto finale si chiamerebbe green wine o tree wine.

THE CELEBRITY CAFÈ. Per salvare dalla bancarotta il servizio postale statunitense un gruppo di senatori ha proposto che la posta si occupi anche della spedizione di vino e di birra. L’incremento dell’uso di internet per comunicare e per pagare le bollette ha reso quasi irrilevante l’uso dei servizi postali e sono imminenti le chiusure di centinaia di filiali, con la inevitabile disoccupazione per migliaia di dipendenti. Consentire alle poste di gestire le spedizioni di alcolici fino ad oggi appaltate a colossi come FedEx e UPS, potrebbe essere una delle soluzioni.

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6 commenti a Il vino alla marijuana? Prossimamente nella vostra casella postale

  1. Spero per lui che qualche insolente agente dell’areoporto non gli abbia sequestrato le bottiglie al check in. Cosa successa con una mia bottiglia all’areoporto di Amsterdam dove si faceva scalo, nonostante scontrino fiscale del duty free NYchese il suddetto (testa di …. nds) non ha voluto sentir ragioni.

    2 soluzioni: bersela sul posto alla sideways (bicchiere del McD), aprirla sputarci dentro e consegnarla alla sopracitata TdC.

  2. avatar Bruce

    Non ci credo!!!!!!!!
    Con tanto di scontrino dal duty free non l’hanno accettata!?
    Che si possa fare almeno 15 gg di dissenteria!
    Comunque io sarei uno dei primi acquirenti di green wine o tree wine.
    :-)

  3. avatar riccardo

    Non si può fare il vino con la maria!molto meglio è abbinare vino e ganjia…una bella canna d’ erba e un passito, un marsala ma anche un rosso importante e fruttato, magari un californiano marmellatoso. enjoy freedom

  4. avatar Nelle Nuvole

    La degustazione alla cieca che ha visto vittorioso il Cabernet Sauvignon proveniente da Grace Vineyards in Italia non se la fila nessuno. Eppure secondo me è indicativo di come questo di per sé glorioso vitigno possa diventare “sans toit ni loi” al punto che dove lo pianti sta e come viene, viene, tanto il gusto è ormai perfettamente omologato.

    • In merito a questo è stata molto interessante una degustazione di poco tempo fà di alcune aziende che segue Lanati, tutti vini di varietà autoctone. Lui diceva più o meno il tuo stesso concetto, peraltro spiegandolo scientificamente, ora non sono un chimico ne un biologo per cui sarò impreciso cmq il concetto fondamentale era che vitigni quali il merlot e il cebernet ain seguito alla secolare selezione sviluppano nella buccia 3 volte più sostanze che daranno aromi al vino di un nebbiolo o sangiovese. Da qui il concetto che tu dicevi. Dove lo pianti qualcosa di buono viene a differenza di tanti nostri vitigni autoctoni che (per fortuna) sono in stretta simbiosi col territorio.

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