Il tribunale di Roma sentenzia che Vitae ha plagiato Bibenda. E ora cosa farà l’Ais?

Il tribunale di Roma sentenzia che Vitae ha plagiato Bibenda. E ora cosa farà l’Ais?

di Antonio Tomacelli

Alle sparate di Franco (Maria) Ricci siamo serenamente abituati: e la guida “più venduta al mondo” è la nostra (ma che dico al mondo, nel sistema solare, nella galassia, per quel che ne sappiamo), e i nostri sono gli unici corsi riconosciuti sul pianeta Saturno e così via. Quella che segue però, è una sentenza del tribunale di Roma che certifica il plagio della guida dei vini Bibenda da parte dell’Associazione Italiana Sommelier.

Del divorzio tra le due associazioni e della conseguente nascita della guida Vitae, potete leggere qui, mentre qui sotto c’è il passaggio cruciale della sentenza:

(…) l’esame della guida pubblicata dalla convenuta (Ais) evidenzia significative somiglianze con la guida Bibenda in relazione alle dimensioni del volume, al materiale utilizzato per la copertina, alla rilegatura e ai caratteri di stampa adoperati e al formato.

Ulteriori rilevanti somiglianze si colgono nelle schede descrittive delle aziende, in entrambe le guide si rinvengono, con la stessa sequenza e all’interno di un identico contesto strutturale e secondo una comune presentazione grafica, i dati relativi a nome azienda, indirizzo, sito internet, indirizzo mail, anno di fondazione, proprietà, bottiglie prodotte, ettari vitati, vendita diretta, visite all’azienda, pezzo introduttivo, nome vino, tipologia, uve, gradazione alcolica, prezzo, bottiglie prodotte, degustazione, vinificazione e abbinamento.
È comune, inoltre, la valutazione dei prodotti con simboli posizionati sul lato destro delle pagine.
Come già rilevato le due guide presentano forti elementi di assonanza nella sequenza degli argomenti (…)

Insomma ai giudici non è piaciuto lo scopiazzamento di veste grafica e formato. Una bella grana per l’Associazione Italiana Sommelier, che ora dovrà pagare nonché decidere come muoversi in futuro con i propri associati.

La sentenza, però, ha dei punti deboli grandi come una casa: la “comune presentazione grafica dei dati relativi a nome azienda, indirizzo, sito internet, indirizzo mail, anno di fondazione, proprietà, bottiglie prodotte, ettari vitati, vendita diretta ecc. ecc.” è comune a TUTTE le guide del vino e non sono dati che non si possono omettere solo perché il giudice ha deciso così.

Per quanto riguarda il plagio della parte tipografica, la sentenza è ancor più discutibile: le “significative somiglianze con la guida Bibenda in relazione alle dimensioni del volume, al materiale utilizzato per la copertina, alla rilegatura e ai caratteri di stampa adoperati e al formato” non hanno senso, giacché tutti i libri stampati sulla faccia della terra usano DUE soli caratteri: il Times o l’Helvetica.

Plagiare la rilegatura a filo, poi, è il capolavoro finale: come dovevano rilegarla la guida AIS, al tombolo? E il materiale di copertina dovevano forse farlo di fette di caciocavallo rigido?

Con la stessa logica dovrebbero chiudere la guida Slowine e quella del Gambero Rosso, la Mondadori e l’Einaudi.

Ad ogni modo, adesso Bibenda non viene più stampata, con annessi e connessi che chi la stila finge di non sapere.

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

15 Commenti

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Giuliano Lemme

circa 2 settimane fa - Link

Basta confrontare la Guida Bibenda (e Vitae, che come il Tribunale ritiene l'ha imitata servilmente) con quella del Gambero Rosso per comprendere come non sia esattamente vero che tutte guide si assomigliano....
Tanto per dirne una: il formato del GR è diverso, la copertina non rigida, le aziende vengono presentate con una scheda generale cui NON segue la scheda dei singoli vini con indicazione di prezzo, vitigni, gradazione alcolica, bottiglie prodotte.
Infine, che Bibenda non venga più stampata è irrilevante: essendo proprietaria del format, può anche non utilizzarlo senza che altri se pe possano appropriare.

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Paolo

circa 2 settimane fa - Link

Concordo con Giuliano.
Le Guide non sono "tutte uguali", pur trattando argomenti analoghi e occupandosi spesso delle medesime Aziende. Chiunque fra noi, ancora in AIS o già transitato in Fondazione, quando vide "Vitae" penso subito: "Si stanno scannando al punto tale che Ais ha fatto una Guida identica a Bibenda". Senza entrare, saremmo fuori tema, "nel merito" della diatriba.

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Daniele L.

circa 2 settimane fa - Link

Non sapevo che l'Ais si avvalesse dello studio legale Intravino.
Di questi tempi trovare qualcuno disposto a difendere l'indifendibile dovrebbe essere cosa difficile, ma vedi che a raschiare il fondo del barile qualcosa esce sempre fuori.

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Filippo

circa 2 settimane fa - Link

Mi permetto di aggiungere un piccolo commento, che non vuole assolutamente assurgere alla puntualità è precisione del commento di Giuliano, nè al realismo di Paolo, ma è soltanto una nota a margine della vicenda.

Non è che tutti i libri del mondo siano stampati in Times o Helvetica.

Prima della stampa digitale (e ancora la maggior parte della stampa dei libri é tipografia, non copisteria), uno dei font più usati è stato il Garamond, non il Times o l’Helvetica.

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Antonella Anselmo

circa 2 settimane fa - Link

Purtroppo Internet ci ha abituati a confondere le opinioni con i pareri. Stupisce dunque una critica alla sentenza che ne estrapola una sola parte, dimenticandone altre, come l'ammissione confessoria del Presidente Maietta. Il fatto è che non vi è alcuna originalità nel prodotto editoriale Vitae, come è parimenti evidente l'intento parassitario accertato dal Tribunale, candidamente ammesso. La sentenza è certamente appellabile ma a rischio di condanna alle spese in caso di soccombenza. Prudenza, saggezza e rispetto degli associati dovrebbe guidare i vertici Ais.

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Maurizio Piacenza

circa 2 settimane fa - Link

Non mi occupo di vini, bensì di progettazione grafica. La premessa è d'obbligo perché non ho presenti le due guide. Non è infrequente trovare nelle sentenze delle frasi poco felici perché, a seconda degli argomenti, sarebbero richieste competenze tecniche che — in assenza di un perito (non ho idea se ne abbiano nominato uno in questo caso) — non si possono pretendere in capo a qualsiasi giudice. Insomma, non possono sapere tutto. Qualche imprecisione, dunque, ci sta secondo me :)

Fa in effetti sorridere l'accenno alla rilegatura — non ce ne sono duecentomila diverse di disponibili — e anche un po' quello ai contenuti (se parlo di aziende e vino, non potrò di certo omettere alcuni contenuti solo per differenziarmi dalla concorrenza e non venire accusato di plagio). Concordo invece — ma ribadisco, non ho mai visto le due pubblicazioni per cui non ho idea di quali siano le font — sulla questione dei caratteri.

Non ne esistono solo due ;) Men che meno Times ed Helvetica. A parte che tra gli editori — parlo di libri, però — uno dei più diffusi è il Garamond Simoncini, direi che la scelta è oggigiorno non ampia, di più. Quindi sì, l'eventuale scelta di caratteri identici o molto simili può decisamente contribuire a stabilire chi abbia copiato chi. Se già il layout grafico è simile, avere utilizzato gli stessi caratteri — in un momento in cui c'è solo l'imbarazzo della scelta tra quali font utilizzare — è decisamente stata una scelta poco smart :)

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Andrea

circa 2 settimane fa - Link

Quindi fatemi capire una cosa. Io non mi schiero con Ais con Fis con onav con Intravino o con chi vi pare a voi. Ma mi spiegate perché in questo paese siamo gli unici a ricoprire tutti i ruoli? Ora da Intravino siete diventati giudici? Si può essere in disaccordo con la sentenza, ma non ci si può eleggere giudice o avvocato. Su che basi si critica la Sentenza? Commento senza veleno, ma solo capire perché bisogna essere sempre schierati.

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Federico

circa 2 settimane fa - Link

I post di Tomacelli è evidente che siano spesso di enogossip provocatorio. Penso che anche questa volta abbiano sortito l'effetto desiderato dall'autore (più che dal 'sito intero') 😏

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Giuliano Lemme

circa 2 settimane fa - Link

In altri termini, Intravino è un sito di click baiting...ed io che ingenuamente mi illudevo che fosse un sito di enocultura! ;-)

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Antonio Diviggiano

circa 2 settimane fa - Link

Concordo in toto con l’autore. Parlare di plagio, in una guida di vini, dove conta l’autorevolezza di chi recensisce e la scelta di chi la compra mi sembra fuori luogo. Qua più che delle guide si sta cercando da parte di poche persone di distruggere due associazioni importanti ai cui soci poco importa di Maietta o di Ricci. Purtroppo nei commenti ho notato i tifosi, che alla fine fanno il male dei sommelier.

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Oronzo

circa 2 settimane fa - Link

Io ho avuto modo di vedere le due riviste ossia Vitaee di Ais e Bibendadi Fis, tra le due puo' avere solo in parte il carattete uguale, che ogni casa editrice puo' utilizzare a suo piacimento, per le immagini fotografiche e gli articoli riportate del periodico sono differrenti tra loro, se parliamo di aziende con I loro dati ettari, vitigni, produzione e imbottigliamento devono essere identiche in quanto sono dati rilasciate dalle stesse aziende, a mio giudizio non ce reato di plagio per Vitae.

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Marco M.

circa 2 settimane fa - Link

Ho già chiarito nell'altro post su questo stesso argomento qual è, a mio avviso, il nocciolo della questione: entrambe le guide citano in copertina l'Associazione Italiana Sommelier come autore o fonte di riferimento dei contenuti, delle informazioni e delle valutazioni riportate in entrambe le guide. Mettiamoci allora nei panni di un acquirente in libreria: è come se si trovasse tra le mani due diverse edizioni della Divina Commedia: stesso autore, contenuti molto simili , stesse date di pubblicazione (n.b. questo è un dettaglio che presumo). Quale acquisterà ? Nella scelta ovviamente giocheranno diverse variabili ma di secondaria importanza, come il prezzo di vendita, la leggibilità e la piacevolezza grafica , il consiglio del libraio o dell'amico ecc. ecc. ecc. Ma resta in ogni caso il dato di fatto sostanziale: e cioè che le due pubblicazioni sono estremamente simili per contenuto e soprattutto opera dello STESSO AUTORE (l'Ais nel nostro caso, percepito come l'esperto di cui fidarsi, nella psicologia dell'acquirente di questo genere di pubblicazioni). Ed è perciò indubbio che qualunque scelta alternativa faccia questo ipotetico acquirente, l'editore concorrente perderà una vendita e subirà di conseguenza un pregiudizio economico. Allora in conclusione, chi ha ragione ? Quello tra i due contendenti che, all'epoca della pubblicazione, aveva un titolo legittimo ed esclusivo per menzionare e "vendere" l'Ais in qualità di autore qualificato della sua guida. E non è detto che in questo caso sia l'Ais.... Ciao!

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Giuliano Lemme

circa 2 settimane fa - Link

Attenzione: la Bibenda NON cita l’AIS! La citava sino al 2012, anno di scissione tra AIS e FIS. Le edizioni dalla 2013 in poi non recano alcuna menzione dell’AIS. La sentenza si riferisce appunto alle edizioni post 2012.

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Antonio

circa 2 settimane fa - Link

Che poi l’ais pubblica vitae. La fis usava il nome ais ma era ais roma in realtà. Poi siccome voleva essere il capo si è scisso da ais e a fondato fis. l’errore è dello stato che ha dato l’ennesimo riconoscimento.

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Marco M.

circa 1 settimana fa - Link

Edizioni post 2012 ?...Ma se non sono orbo, vedo nel post la Bibenda 2013 con il logo AIS. In ogni caso, nell'altro post su questo stesso argomento è citato un recentissimo comunicato Ais che riassume chiaramente i termini della vicenda, da cui si deduce che il nocciolo della vertenza sta proprio nell'uso -su entrambe le guide- dei loghi di questa associazione. Lo Stato ha poi contribuito a ingarbugliare la questione dispensando a capocchia le sue "patenti" ? Male, ma succede... per la gioia di giuristi, filosofi del diritto, avvocati di serie A e "pagliette" da beghe condominiali. Tutta roba che i galantuomini -se appena possono- evitano con la massima cura... preferendo sempre andare per osterie piuttosto che per tribunali. Senza mai dimenticare che il buon vino parla da sé ... anche senza "patenti".

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