Il Sogno in verticale: 7 annate ricordando Giancarlo Travaglini

Il Sogno in verticale: 7 annate ricordando Giancarlo Travaglini

di Giorgio Michieletto

Era il suo sogno. L’ha realizzato, ma non l’ha mai assaggiato. Giancarlo Travaglini se n’è andato con la sua uva, quando i grappoli di nebbiolo stavano appassendo sui graticci. Oggi la figlia Cinzia e il marito Massimo – che portano avanti la storica azienda di Gattinara – possono presentare la prima verticale di “Il Sogno”, il vino-esperimento del patron diventato una chicca per gli appassionati di Alto Piemonte. 100 % nebbiolo, 100% uve stramature.

Nasce nel 2004 quando alla presentazione del “Gattinara Tre Vigne 1999” qualcuno dice: “Sembra un vino di Valtellina”. E altri confermano: “Sì sì, proprio così”. Allora scatta la curiosità del vignaiolo che prima vuole capire lo sforzato valtellinese e poi anche interpretarlo a Gattinara. Un “Sogno” in poco più di duemila bottiglie. Selezione dei grappoli migliori (quelli più piccoli e spargoli) in tutte le vigne di proprietà, vendemmia a inizio ottobre. Appassimento circa 100 giorni sui graticci a temperatura naturale. Vinificazione in acciaio 25/30 giorni, affinamento di 40 mesi in botti di rovere da 20 ettolitri e poi otto mesi in bottiglia. Il residuo zuccherino è in un range fra 4 e 6 g/l.

L’Associazione Italiana Sommelier di Milano ha organizzato la prima e unica verticale di “Il Sogno”. Conduce Francesco Albertini; Cinzia e Massimo raccontano la tradizione di un’azienda che oggi possiede circa 59 dei circa 100 ettari della denominazione Gattinara. L’anima di Travaglini – che fra l’altro ha appena compiuto 60 anni – è anche nella forma inconfondibile della sua bottiglia. Un altro sogno di Giancarlo diventato realtà; una bottiglia storta, con la pancia, per trattenere i sedimenti. Che ci piace immaginare anche come un inconsapevole omaggio alla forma di quel vulcano “nascosto” ai piedi del Monte Rosa, capace di dare ai Gattinara la loro impronta di potenza ed eleganza.

Il Sogno VdT, Travaglini.

2014: l’annata più slanciata. Giovanissimo. Ribes e lamponi, gerani e rose. Balsamico fine di menta, eucalipto, aghi di pino con tocchi di timo. Acidità e sapidità in gran spolvero. Finale agrumato sul pompelmo.

2012: coccola dolce. Ciliegia matura, cannella, coriandolo, spezie dolci. Floreale di viola e rosa. Balsamico più mediterraneo con rosmarino e timo. Pepe rosa e nota di confetto. Tannino ben evidente, come l’impronta minerale.

2011: il più fruttato. Ciliegia, susina, mandarino. Tantissime erbe di montagna, tisana di melissa e liquirizia. Note di resina e scorza d’arancia col cioccolato fondente.

2009: il diverso. L’unica annata in cui il colore è quasi impenetrabile; tutte le altre sono luminosi e trasparenti nebbioli granati. Sensazioni diverse su caffè, tostature, cioccolato e funghi secchi. Il naso si apre timido: lieve ossidazione. Ginepro e china.

2008: il più floreale. Violetta e lavanda in evidenza. Fieno, liquirizia e legno di cedro. Più acido che sapido. Cinzia Travaglini l’ha provato in abbinamento a un cervo cucinato col cacao e si ricorda ancora l’emozione.

2006: il più minerale. Gattinara col turbo. Fiori secchi in quantità, aghi di pino e arancia candita. Il balsamico di tutte le altre annate più giovani arricchito da note di ardesia. Tannino è graffiante, ma elegante e in chiusura una sensazione di caffè con anice.

2004 è il sogno di Giancarlo. C’è tutto. Floreale finissimo, poi rabarbaro, fragola, ciliegia, arancia rossa. Melissa e cioccolato fondente, mandorla, legno di cedro. La nota ematica, presente nella 2006, cede il passo alla pietra focaia.

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Giorgio Michieletto

Giornalista professionista: ieri cronaca nera, oggi rosa. Ieri, oggi e domani: rosso, bianco & co. Varesino di nascita e cuore, milanese d'adozione e testa. Corsista Ais. Se c'è una storia la deve raccontare.

1 Commento

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Claudio Ferrucci

circa 3 settimane fa - Link

Il vino di Travaglini lo porto nel cuore.

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