Il problema Ca’ del Bosco

Il problema Ca’ del Bosco

di Alessandro Morichetti

Maurizio Zanella – presidente della cantina Ca’ del Bosco di Erbusco – ha tre grandi passioni: la seconda è il vino, la terza è l’arte. L’azienda che guida e di cui è padre fondatore e uomo immagine (oddio che brutta scena) ha sede in via Albano Zanella e il dettaglio ci lascia intuire che è nato con la camicia e pure firmata. Ma non è questo il punto.

L’azienda Ca’ del Bosco e ciò che essa rappresenta incarna al massimo livello – nel piccolo mondo antico del vino italiano – una sintesi di cose belle e brutte del nostro paese: ci sono il lusso, l’italian lifestyle, il sapersi ispirare anche pesantemente a chi sa fare le cose meglio di noi, il senso della distinzione e pure un coacervo di invidia sociale, fastidio del successo ed esterofilia pregiudiziale.

Le basi. Ca’ del Bosco è una azienda di grandissimo successo. Dal 1994 posseduta al 60% dal Gruppo Santa Margherita, ha in Zanella – la cui famiglia detiene il “40 per cento dell’azienda oltre agli immobili e a circa 50 ettari di vigna, affittati alla Ca’ del Bosco spa” –  l’anima e il motore, coadiuvato da Stefano Capelli alla direzione tecnica e da Dante Bonacina a quella commerciale.

Maurizio Zanella è un bel personaggino ma al di là di simpatie ed antipatie lui c’era quando il mondo del vino italiano contemporaneo per come lo conosciamo oggi veniva creato. Anzi, magari divertitevi al giochino dei riconoscimenti con questa foto d’epoca.

Vino italiano

Tornando a noi, per dirla in cifre: CDB “chiude un bilancio 2016 ricco e con grandi soddisfazioni. I ricavi sono balzati del 10% a 34,2 milioni, il Mol del 17,4% a 12,3 milioni e l’utile netto a 8,8 milioni, +35,7%. L’utile rappresenta il 26% dei ricavi. Le bottiglie prodotte nel 2016 sono state di 1,8 milioni.”

Oltre 120 dipendenti (più gli stagionali) e 50 milioni di investimenti pianificati in un decennio completano un po’ il quadro di un’azienda che – ci crediate o no – è abbastanza invisa alla (ristretta) cerchia degli enostrippati italiani. Gente anche informata, acculturata, che un minimo di contestualizzazione e senso delle proporzioni potrebbe averlo eppure niente, di fronte a Ca’ del Bosco parte l’embolo: e i vini costano troppo e preferisco lo Champagne e ma sei matto a vendere Annamaria Clementi a 95 euro e ma vuoi mettere Laval e la Cuvee Prestige bevitela te e sono dei copioni e Zanella è uno sborone e… e… e…

La mia idea è che CDB sia un ottimo esempio di un disagio sociale tipicamente italiano per cui l’avere successo è motivo di fastidio. Talvolta ai limiti dell’odio, sentimento assai faticoso tra l’altro. Non solo. Avete mai sentito qualcuno lamentarsi che Dom Perignon prodotto in non si sa quanti milioni di bottiglie a oltre 100 euro l’una sia costoso? Io no. E siccome una degustazione con bevitori molto smaliziati (leggi: un panel fantascientifico) in cui Annamaria Clementi è mediamente piaciuto più di Dom Perignon – The Judgment of Verona, fu interessantissima dal mio punto di vista – l’ho organizzata, sono molto sereno nel rispondere alle obiezioni di chi parla per partito preso senza dati in mano. Ben venga il bevitore esperto che bastona alla cieca o no la Cuvee Prestige (sempre io, sorry) ma un conto è giudicare il prodotto e un altro discorso è inquadrarlo commercialmente. E vade retro anche chi fa un ragionamento al contrario: siccome una cosa vende allora è buona per definizione. Il buono per definizione non esiste tra l’altro, ma non perdiamo il filo.

Ca’ del Bosco non è un problema in sé. CDB va assai bene, aveva tre stelle (il massimo) sull’ultima guida Espresso degna di nota e ha accumulato negli anni una quantità di Tre Bicchieri inferiore solo all’azienda Gaja di Barbaresco (42 per la precisione) ma la prendo ad icona di qualcosa: a non funzionare, molto spesso, sono le nostre analisi, parziali e poco informate, umorali ed emotive, su realtà che conosciamo poco. O che pensiamo di conoscere benissimo, quando invece l’unica cosa evidente sono le nostre idiosincrasie.

 

[Foto cover. La foto storica è una scansione personale di Raffaella Bologna]

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, vendo vino su Doyouwine.com. Marchigiano, vivo nelle Langhe. Amo tutti gli animali e qualche umano.

25 Commenti

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nicola barbato

circa 7 mesi fa - Link

non capisco la faccenda del disagio. ca' del bosco è da molti anni riconosciuta tra le principali case vinicole italiane, punto di riferimento per il franciacorta e non solo. lo testimoniano le guide [non solo espresso] che la hanno sempre premiata, lo testimoniano le vendite.
bevo abitualmente altre bolle, non lo nego. e tuttavia annamaria clementi è sempre stata una gran bottiglia. certo, lo era di più quando il legno non era demonizzato, ma se a qualcuno avanzano le prendo io [e le berrò non prima di dieci anni da oggi]. idem per il dosaggio zero, del quale conservo gran bei ricordi, e altri. la cuvee prestige, questo sì, è un po' banalotta e costa più del suo valore, ma gli altri prodotti sono di livello, a volte anche molto alto.
per cui non ho capito chi sono questi fantomatici contestatori. forse ce ne sono sul gruppo vininaturali di fb. o forse frequenti brutta gente, ale.

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Riccardo

circa 7 mesi fa - Link

Sinceramente quello di Ca' Del Bosco non mi pare affatto un'eccezione, ma la norma nel mondo del vino italiano, dove le grandi griffe, spesso storiche e che trainano l'intero sistema, vengono percepite con un atteggiamento supponente. È il modo di fare italiano, dove chi ha successo viene più facilmente invidiato che elogiato. Tra l'altro questo non vale solo per i singoli marchi, ma spesso anche per intere denominazioni o territori

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Sergio

circa 7 mesi fa - Link

Non capisco davvero il senso di questa tirata pro-Ca' del Bosco. O dopo un post di Angelo Gaja, vedremo su intravino uno scritto di Zanella? PS: la cuve prestige non è che ha un pessimo rapporto qualità-prezzo: è che è proprio cattiva!

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Alessandro Morichetti

circa 7 mesi fa - Link

Il genere di commento che conferma la tesi del post, grazie.

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Nic Marsél

circa 7 mesi fa - Link

Ca' del Bosco è una grande azienda con meriti difficili da confutare. Altrettanto difficilmente la Cuvee Prestige entrerà nella storia per le sue qualità organolettiche. Fattene una ragione ;-)

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zzz

circa 7 mesi fa - Link

sintesi perfetta

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Giovanni

circa 7 mesi fa - Link

Sergio, ho letto attentamente quanto da lei scritto e, se possibile, potrebbe indicarci i motivi per i quali ha espresso un giudizio così negativo e quante volte lo ha assaggiato? Grazie.

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Sergio

circa 7 mesi fa - Link

Negli ultimi 8 anni l'ho assaggiato - mio malgrado!- almeno un paio di volte l'anno. Costanza incredibile, ma in negativo, a partire dai profumi slavati, passando per l'entrata in bocca dolciastra e il finale sgradevolmente amarognolo, nonostante il dosaggio. Le basta? poi se piace a 999.999 altre persone, ben venga per voi, ed è giusto che siate celebrati pure da una certa "critica"

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Giovanni

circa 7 mesi fa - Link

Sergio, io rispetto a lei ho contribuito molto meno al consumo di Prestige.... in un' occasione l'ho pure assaggiato alla cieca, in un pannel di degustazione e al termine della sessione il punteggio è stato di 83 punti. L'ultimo assaggio un paio di giorni fa, offertomi ad un compleanno in versione Magnum, ma mi permetta, seppur la nota dolce è superiore rispetto a quello che ci si potrebbe aspettare da un dosaggio di 5 gr/l, non mi è parso disarmonico e neppure amaro, certo un briciolo di percezione acida in più non guasterebbe, ma non a tutti è gradita. Al naso i profumi sono tenui, ma non sgradevoli, in bocca è ricco e complesso, condivido quanto già detto sul rapporto qualità/prezzo, ma i prodotti cattivi sono un'altra cosa.

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alberto

circa 7 mesi fa - Link

Personalmente lo trovo un prodotto ben fatto... ma tendenzialmente chiuso fra confini di un equilibrio indotto, più che proprio... è vero l'ingresso è più morbido del dovuto e la nota amara finale, propria della maggior parte dei franciacorta c'è, ma molto meno fastidiosa di tanti altri... Il maggior difetto che trovo a questo vino è una bolla sempre un po' grossolana (parlo della cuveé prestige), graffiante... ma probabilmente dipende dal fatto che vista la velocità con cui viene consumato, non ha il tempo sufficiente a riposare in bottiglia dopo la sboccatura... Per il resto non mi colpisce... scorre via così... senza un sussulto... costasse due lire andrebbe benissimo... ma costa molto, direi troppo, almeno per me. Non vorrei far paragoni sciocchi, ma a quei prezzi, ed anche a meno, si trovano cose con più personalità, di carattere... Credo sia questo il punto da cui molta critica trae spunto....

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Alessandro

circa 7 mesi fa - Link

Prima direi che di vini cattivi non ce ne sono, possono piacere o no ma quando si parla di queste grandi case è difficile definire un vino "cattivo", anch'io se posso bevo altre bolle, ma questo non vuol dire demonizzare un azienda perché aziende come queste tirano la denominazione, all'inizio bevi una cuvee prestige poi scopri altri produttori e magari vai anche a fare una gita in Franciacorta.

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bravotipo

circa 7 mesi fa - Link

Ma ci sono tanti vini buoni per tutti! Why worry! Io però sto Annamaria clementi non lo ho mai provato e nemmeno la riserva del fondatore di Ferrari. Fatemene omaggio! Nel frattempo continuo a preferire chi fai dei MC base che mi dicono di più perché non si può mica spendere fucilate sempre per bere bene. E infatti non occorre nemmeno. Io giudico sempre dal base.

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Ziliovino

circa 7 mesi fa - Link

E allora qualcuno deve spiegarmi: perchè nessuno si lamenta mai di Ferrari?

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Stefano

circa 7 mesi fa - Link

Perché i Lunelli sono più simpatici...

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il chiaro

circa 7 mesi fa - Link

Zilio, io mi lamento, eccome, pure di quello. Per me è un mistero come Ferrari abbia cosi successo.
Comunque oggi a pranzo ho bevuto un bicchiere di Saten 2013 di CDB e al tavolo al mio fianco sedeva tale Maurizio Zanella.
Il vino era ok, decisamente ben fatto. poi vai a pagare il conto alla cassa e scopri che ci vogliono 10€ per quel bicchiere, quando con i fatidici 10€ poco distante potevo scegliere tra Geoffroy, Dauvergne, Pierrard,Mouzon Leroux, Laherte, Vincent Renoir, Savart, Renaudin, Gerbais, Suenen e tanti altri. Secondo me è proprio questo che contraria la gente che vuole bere metodo classico: troppo caro per stare al cospetto dello champagne di qualità e senza raggiungerne la qualità.

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Alessandro Morichetti

circa 7 mesi fa - Link

Ecco, hai ripetuto il succo di cosa additavo nel post ma per dovere di cronaca, a corollario della solita lista di Champagne menzionati manco fossero santini, ti copincollo cosa scrisse Tom Stevenson - massimo esperto di Champagne mondiale - qualche anno fa in occasione di una degustazione comparata di bottiglie e magnum in Franciacorta proprio a proposito del Saten 2009 (in magnum):

I’m reluctant to give a perfect 20 but -seriously- can any Franciacorta be better than this? It stands shoulder to shoulder with the very best vintages of Cuvée Annamaria Clementi. 19,5+ (The World of Wine Fine, issue 43 – 2014)

E parallelamente, su Guida Espesso, usciva:
"Spiccatamente floreale e agrumato, esprime un palato carezzevole e raffinato nell’effervescenza, incisivo, contrastato nello sviluppo, modulato e penetrante, con un finale di notevole persistenza, che ricorda la buccia d’agrume e lo iodio. 18,5 Vino dell’Eccellenza" (Vini d’Italia 2015, L’Espresso)

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Orst

circa 7 mesi fa - Link

Deo gratia Nic! Qualcuno con un briciolo di umorismo!! Sta cosa dell'invidia, è una gran pippata. É tra l'altro molto tipica come usanza anche questa, tacciare di invidia chi pone/muove qualche obiezione verso il dogmatismo giornalistico. Guarda non discuto neanche le qualità organolettiche, ma pongo provocatoriamente una domanda: qual'è il costo dell'uva tolto il processo di vinificazione della cuvée prestige?

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Maurizio

circa 7 mesi fa - Link

La cuvee prestige ha un cattivo rapporto q/p? E il Curtefranca allora?

Comunque se CdB fa bene al comparto, viva CdB!

Ps: Ferrari fa un base da 10€ presente su ogni scaffale GDO e bar d'Italia e la riserva del Fondatore costa in media il 15-20% meno dell'A.Clem: sarà per quello che sono più simpatici? :-)

Pps: Espresso non da stelle ma bottiglie ;-)

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Alessandro Morichetti

circa 7 mesi fa - Link

Purtroppo il mercato va oltre le nostre impressioni di singoli e questo fa parte delle analisi fondate non su impressioni.

Sulla guida Espresso c'erano stelle alle aziende prima che bottiglie ai vini, legga meglio la prossima volta ;-)

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Ziliovino

circa 7 mesi fa - Link

Ma alla fine nella foto chi c'è?

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Orst

circa 7 mesi fa - Link

in bocca ricco e complesso vale quanto un ricco e complesso, detto che so, di un cuvée Louis di Tarlant? Perchè quello lo definisco ricco e complesso...

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Giovanni

circa 7 mesi fa - Link

Orst, si rilassi, vedrà che prima o poi qualcuno le dirà il prezzo dell'uva. Cordialità.

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Orst

circa 7 mesi fa - Link

Caro Giovanni, so qual'è il prezzo, la ringrazio per l'interessamento. Tuttavia non capisco il suo metro di paragone per definire il vino "ricco e complesso". Tutto qua... Stia sereno

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Giovanni

circa 7 mesi fa - Link

Caro Orst, i miei commenti e le mie valutazioni precedenti, compreso il punteggio 83, sono da riferirsi ad un Franciacorta docg brut non millesimato. Ritengo il Prestige dotato di una buona ricchezza e complessità in bocca nell'ambito della categoria che le ho citato e non lo ritengo affatto "cattivo".

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Orst

circa 7 mesi fa - Link

Giovanni, la ringrazio per la dovuta precisazione. Non mi sbilancio ora e qui nel definirlo "buono" o "cattivo", non casco nella provocazione. Mi limito ad inquadrarlo secondo parametri oggettivi che in assoluto non lo vedono un vino ricco e complesso, mentre nel particolare "potrebbe" anche esserlo... tuttavia non sono d'accordo nell'utilizzo dell'aggettivo "buono" accostato a ricchezza, la cui accezione esalta i meriti di una ricchezza che spesso sconfina in pesantezza... A pensarci bene ricchezza e complessità potrebbero essere anche un eccesso, per via della categoria in cui rientrano questi vini (FC docg brut non millesimato), così come un pregio da "fuori-categoria"... Non vedo/sento la cuvée prestige staccarsi e distinguersi in questo nutrito gruppo di concorrenti per ricchezza e complessità, in positivo e in negativo.

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