Il Pinot nero del Friuli e nove buoni motivi per crederci

Il Pinot nero del Friuli e nove buoni motivi per crederci

di Antonio Tomacelli

Di lato. In alto a destra guardando la cartina geografica, al confine di un confine insensato come può esserlo una linea che divide le case italiane da quelle slovene. Anche a scuola ti dicono che “l’Italia confina a nordest con la Slovenia”.

L’Italia, forse, non certo il Friuli Venezia Giulia.

Ecco, il mio Friuli è un posto un po’ così, di lato, in disparte dal mondo, appoggiato al muro e silenzioso, con lo sguardo duro di chi non teme né guerre né terremoti. La storia non gli ha risparmiato nulla ma in cambio gli ha lasciato cicatrici profonde e meravigliose come un mosaico paleocristiano su cui sono disegnate le radici del mondo e gli uccelli che mangiano l’uva del Signore.

L’ho visto dall’alto ed era bellissimo questo Friuli, tutto guglie appuntite e morbide colline verdi e gonfie d’acqua, vigneti che ricamano la terra e sassi che disegnano argini in movimento. Qui la terra pulsa, respira e si muove, il mutamento è di casa.

Lavora molto il Friuli e, nelle rare pause, rompe il silenzio e inizia a parlare di vino e di come sarebbe bello e utile incontrarsi e dare vita a qualcosa di bello e utile come mettersi insieme per parlare di un vino che è qui da troppo tempo per ricordarsi il giorno esatto in cui arrivò.

Qualche legione romana? Un borgognone in divisa o un francescano di passaggio? Chi lo sa: la prima data certa che attesta la presenza del pinot nero in Friuli, è scritta su di un registro di cantina del 1895. Da allora tanta strada è stata fatta e tante vigne piantate. Oggi, con ostinazione tutta asburgica, nove produttori uniti in rete d’impresa, lo producono su 28 ettari di sassi e argilla tra il fiume Tagliamento e l’Isonzo. Poche bottiglie, 150.000 in tutto, ma valgono la fatica e, per me, un viaggio di 900 chilometri nella storia di tutte le storie.

pinotnero

Friuli Colli Orientali doc 2016, Antico Borgo dei Colli
L’acronimo aziendale non lascia scampo: l’ABC è un manuale liquido del vitigno con quel naso che sa di lampone e ciliegia, cioccolato al latte e spezie finissime di cannella e chiodi di garofano. Il tannino è appena accennato, il sorso appagante, la persistenza lunghissima. Tra tutti è quello che alla distanza cambierà più volte profumi, come si conviene ad un grande artista. 93

Friuli Grave doc 2017, Antonutti
Vola leggero, elegante, come un falco che scansa guglie e asperità per poi planare tra rose spampanate e rovi di lampone. Chiude il volo speziato, di cannella e cioccolatino al latte. Chi lo ha voluto, ha mano leggera e misurata, senza forzare su estrazioni e legni. 89

Casanova Pinot nero Doc Collio 2015, Castello di Spessa
Cestino di frutti di bosco bagnati da arancia sanguinella con un pizzico di vaniglia. Avesse un filo di tannino in meno sarebbe esplosivo, in bocca è ancora contratto, chiuso e arcigno come un mastio arroccato sulla collina, ma il tempo darà ragione a lui, non a me. 89

Friuli Colli Orientali doc 2017, Conte D’Attimis Maniago
Tweed e velluto, due gocce di vaniglia e frutti scuri, in bocca non è diverso: rigido, un po’ azzimato e seduto su di una Frau d’epoca. Non è un Pinot nero conforme, ma somiglia molto a chi lo fa, vivaddio! 86

Nemas 1 Friuli Colli Orientali doc 2015, Gori Agricola
Un giro nel bosco a respirare resina e mangiare more. In bocca il frutto torna potente, anche troppo e lascia affiorare un tannino che la metà bastava. Anche qui, un filo di estrazione in meno avrebbe giovato. 84

Red Angel Venezia Giulia igt 2015, Jermann
Non è il Pinot che ti aspetti ma ti fai spiazzare volentieri dal naso dolce che sa di durone e more, cacao e lampone. Ritrovi tutto bevendo ed è fresco e lunghissimo come pochi. Una bella zampata, nulla da dire. 87

Maurus Isonzo del Friuli doc 2015, Masùt da Rive
Inchiostro, resina, china e toni scuri, speziati. In bocca non è tanto diverso ma siamo davvero al limite di qualunque tipicità. Che sia l’influenza del terroir? Non male ma immagino il Pinot leggermente diverso. 83

Grifo Nero Venezia Giulia igt 2015, Russolo
Ho passato i più bei “cinque minuti col naso tuffato in un bicchiere” della mia vita, su e giù tra grafite e marmellata di mirtilli. Poi la bocca mi ha riportato alla realtà. Che non è dura ma certi tannini andrebbero lasciati dove sono, senza insistere in legni e pigiature. Less is more, Mr. Russolo. 87
P.s.: consiglio non richiesto, lo so, ma lei è persona intelligente e concreta: usi la stessa mano leggera dimostrata in quel piccolo capolavoro assaggiato a tavola, il Doi Raps bianco. È un grandissimo vino, che ha stoffa e carattere. Me lo sogno di notte con due ostriche tanto iodio.

Friuli Colli Orientali doc 2016, Zorzettig
È appuntito, aguzzo come una guglia medievale, piccante come una marmellata di more e zenzero. In bocca è scontroso, chiuso, direi “tipicamente friulano”. Dategli tempo, è giovane e ha solo un brutto carattere. 82

Conclusioni: quella tra il pinot nero e i friulani è una storia, tutto sommato, appena iniziata ma che vale la pena vivere. Serviranno pazienza, amore e tanta comprensione, ché i due hanno caratteri difficili e puntuti. Soprattutto raccomando mano leggera e tanta costanza: l’amore non sopporta la fretta.

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Antonio Tomacelli

Designer, gaudente, editore, ma solo una di queste attività gli riesce davvero bene. Fonda nel 2009 con Massimo Bernardi il blog Dissapore e, un anno dopo, Intravino e Spigoloso. Lascia il gruppo editoriale portandosi dietro Intravino e un manipolo di eroici bevitori. Classico esempio di migrante che, nato a Torino, va a cercar fortuna al sud, in Puglia. E il bello è che la trova.

4 Commenti

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Roberto

circa 2 settimane fa - Link

Se il Pinot Nero è la salvezza del Friuli, forse è meglio pregare ancora nel dio Prosecco.

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Vincenzo Busiello

circa 2 settimane fa - Link

I pinot nero del friuli sono quelli di bressan e di Le due terre

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Fabio Franceschelli

circa 2 settimane fa - Link

Concordo con Vincenzo. Così il quadro d’insieme sarebbe stato più esaustivo! Vista la qualità dei due prodotti sopracitati.

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Marco Prato - il Fummelier®

circa 6 giorni fa - Link

Dopo 15 anni che non bevevo più pinot nero (erano troppo “piacioni” per i miei gusti...un po’ come successe col barolo) nel 2010 incontro produttore friulano e degusto i suoi prodotti (su tutti il pinot nero) e - con gioia et gaudio - torno a berne. Ma non lo vedo nella lista dei 9 (anche perché il pinot nero non lo producono solo questi produttori) ma io non guardo ai consorzi, alle “famiglie di” alle guide o alle reti di impresa; sono gusto personale, datomi dal mio imperfetto palato e le reazioni (quasi immediate) del mio stomaco, a guidarmi nelle scelte, giuste o sbagliate che siano. W il pinot nero !

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