Il “Parker style” al Matter of Taste di New York riassunto in 5 vini

Il “Parker style” al Matter of Taste di New York riassunto in 5 vini

di Salvatore Agusta

Che Robert Parker, alias The Wine Advocate, sia un’icona assoluta della critica vinicola del nostro tempo, non vi è alcun dubbio. A lui e al suo team si riconosce l’abilità di generare un enorme seguito di lettori, nonché la capacità di offrire una nuova forma di intendere il vino, cosiddetta da alcuni “parkeriana“, per via dei fattori comuni che caratterizzano le sue selezioni.

Su Parker girano tantissime leggende; ad esempio si mormora che sia un gran fumatore e che per tale ragione le sue scelte abbiano tutte in comune sapori e sentori elevati all’ennesima potenza.

Ma, al di là delle mai confermate chiacchiere di corridoio, di lui sappiamo che per anni si è occupato di legge come avvocato e che solo nel 1984, nel pieno di una sfolgorante carriera decise, con un gesto degno del più abile dei trasformisti, di svestire i panni del legale per dare spazio alla sua vera passione. Così, come spesso accade, contro il volere ed il consiglio della famiglia, diventò il wine advocate, dedicandosi esclusivamente a questo nuovo ed ambizioso progetto.

Tutto ciò per introdurre la mia personale partecipazione alla terza ed attesissima edizione del Matter of Taste” (questione di gusto) di New York, un salone dedicato alle sue selezioni a cui era possibile partecipare sottoscrivendo l’abbonamento alla rivista per il nuovo anno. Quanto segue è il risultato dei miei assaggi, che riassumo qui per voi in 5 vini, nell’intento di darvi un’esaustiva ma sintetica panoramica del “Parker style”.

Barone Pizzini, Franciacorta Rosé Extra Brut 2013
Le creazioni di Barone Pizzini sono assolutamente di livello e per questo consigliabili. Il loro rosé morbido e cremoso, con delicatissimi sentori di brioche dettati dai lieviti, produce piacevoli sensazioni al palato. Si tratta di un blend di pinot noir e chardonnay provenienti dai vigneti di Santella e Roncaglia, appartenenti all’azienda. Produzione biologica con affinamento di circa 35 mesi prima dell’entrata in commercio.
Registravamo con il vicepresidente dell’azienda, il Dott. Brescianini, un incremento d’interesse da parte degli americani verso il Franciacorta, fattore che, per certi versi, risulta concomitante con l’immissione nel mercato a stelle e strisce di Champagne di modico valore. Non a caso, lo stesso Parker dimostra una particolare attenzione verso questo genere di produzione.

Potremmo, dunque, sintetizzare che l’epico scontro tra le storiche bollicine si è spostato su un successivo piano: da una parte le grosse case di Champagne hanno provato a fare dei prodotti di qualità minore ma più accessibili nel quotidiano. Per altro verso, la Franciacorta ha ribattuto il colpo, mostrando superiore e straordinaria qualità per medesimo prezzo.

Craggy Range, Sophia – Gimblett Gravels Vineyard, Hawke’s Bay, 2013
Cantina di ultimissima generazione in New Zealand, con due sedi in aree vicine ma apparentemente molto differenti. La prima, Gimblett Gravels Winery, e la seconda, Giants Winery. Proprio da questa, deriva il cuvée Sophia, prodotto ottenuto dall’assemblaggio di vini provenienti da specifiche parcelle e lasciati a maturare in barriques di rovere francese, per un totale di 8000 litri. La bottaia presenta una forma circolare e i vini, prima del blend finale, vengono affinati per almeno 12 mesi in questo luogo catartico. Il vino racchiude in sé il meglio delle selezioni di merlot, cabernet sauvignon, cabernet franc e petit verdot, in perfetto stile bordolese. Si presenta discretamente bilanciato e riesce ad esprimere, oltre ai consueti frutti scuri, una opportuna acidità, un buon tenore tannico e un’alcolicità non eccessiva. Grandissimi margini di invecchiamento.

Comando G, Rumbo al Norte, Tierra de Castilla y León, 2013
Prodotto da uve biodinamiche, Rumbo al Norte (direzione nord) è una delle più eleganti espressioni di garnacha prodotte dal duo Fernando García & Dani Landi. Ci troviamo nella zona di Madrid, precisamente nella Sierra de Gredos, ad una altezza massima di 1200 sopra il livello del mare, dove sono geolocalizzate le vigne più vecchie (60 anni). Suolo di natura granitica, in un’area scoscesa dove si alternano massi giganti e terreni sabbiosi. Le uve provengono da una minuscola parcella di 0,3 ettari. La fermentazione con lieviti indigeni e la lunga macerazione (circa 50 gg.) regalano un vino elegantissimo quanto forte, diretto e parzialmente austero, smussato solo grazie alla maturazione in legno per 12 mesi (in un unico tonneau leggermente più grande della media in rovere francese). Le note speziate, i tannini seducenti e quella robusta fierezza ne fanno un vino che per lunghi tratti ricorda i sontuosi syrah dell’Hermitage.

Tokara, Reserve Collection Cabernet Sauvignon, Stellenbosch 2014
Sud Africa, uno dei luoghi più ambiti al mondo per la produzione di cabernet sauvignon in purezza. Questo particolare vino viene prodotto con uve selezionate nella zona più periferica di Stellenbosch, ovvero il monte Simonsberg. Le operazioni di vinificazione sono condotte da Miles Mossop che ricordiamo per il suo breve periodo presso Planeta nel 2001. Solo lieviti indigeni e fermentazione spontanea con diverse fasi dedicate alla massima estrazione di polifenoli. Il vino viene lasciato a maturare in rovere francese per ben 22 mesi con solo il 45% di legno nuovo.

Vino elegante e bilanciato, ottima acidità, medio corpo, con sentori di amarena, ciliegia scura e ribes accompagnati dalle note di cacao e vaniglia. Ma la complessità di questo vino esprime anche delle note di petali di rosa e cuore di spezie, erbe aromatiche ed eucalipto. Tannini finissimi e polverosi. A parer di chi scrive una delle versioni più interessanti dello stile targato “nuovo mondo”, che per lunghi tratti ricorda le produzioni espresse a Margaret River, parte ovest dell’Australia.

Cardinale, Proprietary Red Wine, Napa Valley California, 2014
Ed eccoci qua, benvenuti nel magico e roboante mondo di Robert Parker. Se i vini fin qui menzionati possono sintetizzarsi con due parole, struttura ed equilibrio, il Cardinale è la quintessenza dello stile Parker che dell’equilibrio tende a non farsi un cruccio. Christopher Carpenter, ex giocatore di football americano e chairman della Napa Valley Youth Symphony, si occupa della gestione delle vigne, della selezione delle uve provenienti da 12 diverse zone di Napa e della fase creativa della vinificazione. Il vino è opulento, rustico, muscolare (cosí come amano dire i californiani). Saturo sia sotto il profilo olfattivo che gustativo. Totale assenza di acidità, di tenore tannico con confini caratteriali scarsamente marcati. Una bomba di frutta in piena regola. Quale è il pregio di questa scelta? Generare un vino di una personalità straripante, un progetto che non intende replicare concetti già esistenti ma che intende assumere nel panorama mondiale una forma d’essere autonoma e personale. In questo senso, quasi tutti i vini selezionati da Parker esprimono questa fiera personalità.

Tra i tanti ho scelto di descrivervi come ultimo questo proprio per le peculiarità che permettono di riassumere uno stile californiano che, da circa 30 anni, domina in modo diverso i concetti della vinificazione opulenta. Il vino in questione ha ricevuto 98 punti da Robert in persona.

All’interno dell’evento era possibile assistere ad alcune Master Class. Io ho deciso di prendere parte ad un focus dedicato alle produzioni della Margaret River valley in Australia contro le produzioni della Columbia valley nel Washington State, diretta dallo specialista Joe Czerwinski. Uno scontro molto interessante che mi ha dato modo di apprezzare i caratteri essenziali dei sue diversi stili. La mia conclusione è che ai vini provenienti dalla Margaret River valley giova la intensa ed influente vicinanza degli oceani. Esprimono caratteri dai contorni delineati e complessità non fine a sé stessa. Il clima marittimo richiama per lunghi tratti le condizioni della right bank di Bordeaux. Il suolo in questa zona dell’Australia sembra mostrare una scarsa capacità assorbente (sabbia, terra grassa ed argilla) e, sebbene vi sia un maggior livello di pioggia rispetto a Washington, nelle fasi di maturazione dell’uva spesso si manifesta una profonda siccità che talvolta giustifica l’irrigazione di sostegno.

Tra i diversi assaggi, vale la pena menzionare Cullen Wines Diana Madeline Margaret River, Western Australia 2013. Produzione biologica e biodinamica, grandissima attenzione ai dettagli per un vino estremamente piacevole, con un finale lungo e persistente.

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Salvatore Agusta

Giramondo, Francia, Lituania e poi Argentina per finire oggi a New York. Laureato in legge, sono una sorta di “avvocato per hobby”, rappresento uno studio di diritto internazionale negli Stati Uniti. Poi, quello che prima era il vero hobby, è diventato un lavoro. Inizio come export manager più di 7 anni fa a Palermo con un’azienda vitivinicola, Marchesi de Gregorio; frequento corsi ONAV, Accademia del Vino di Milano e l’International Wine Center di New York dove passo il terzo livello del WSET. Ho coperto per un po’ più di un anno la figura di Italian Wine Specialist presso Acker Merrall & Condit. Attualmente ricopro la posizione di Wine Consultant presso Metrowine, una azienda francese in quel di New York. Avevano bisogno di un italiano ed io passavo giusto di là. Comunque sono astemio.

6 Commenti

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Excellence

circa 2 anni fa - Link

Rabbrividisco.....

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D.

circa 2 anni fa - Link

Gli ultimi due, che vini sono? Mancano i nomi dei vitigni

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Salvo

circa 2 anni fa - Link

Nella bozza dell'articolo avevo inserito una tabella con dei dati relativi alle vigne dalle quali provengono le uve per il Cardinale. Comunque sono tutti cabernet sauvignon

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Salvo

circa 2 anni fa - Link

http://www.cardinale.com/wine Scaricate la scheda tecnica del Cardinale per avere maggiori informazioni sulle specifiche vigne. Per la precisione c'è anche una minima percentuale di merlot (tra il 12% e 8%). Secondo la legislazione statunitense, per dichiarare un vino monovarietale, deve contenere almeno il 75% di quella determinata varietà.

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Stefano

circa 2 anni fa - Link

Scusa, ma quale sarebbe l'epico scontro tra bollicine? Non penso che lo Champagne consideri la minuscola Franciacorta un concorrente. Piuttosto il Cava... Se va bene da Brescia esportano un paio di milioni di bottiglie. Molto significativa invece la presenza di Barone Pizzino nelle preferenze di Parker

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Salvo

circa 2 anni fa - Link

L'epico scontro in USA è tra Prosecco e Champagne. Le grandissime case di champagne hanno creato seconde etichette da immettere nel mercato per un prezzo medio sullo scaffale di 28 dollari al fine di rendere il consumo di champagne un fenomeno costante e largamente diffuso come nel caso del prosecco; un nome su tutti Charles de Morency $28.99. In questa dinamica si è inserito sia il Franciacorta sia le produzioni in metodo classico provenienti dalla California (un nome su tutti Schramsberg $34.99). Il prezzo sullo scaffale appartiene alla stessa fascia ma la qualità è superiore. Questo gioco al ribasso da parte delle case produttrici di Champagne, unitamente al supporto di moltissimi ristoranti italiani, ha aperto uno spazio nel mercato in favore delle produzioni targate Franciacorta che sino a 3 - 4 anni fa potevano ancora dirsi non pervenute. Cava a mio parere rimane sempre un prodotto secondario rispetto gli altri. In media in un wine store si trovano sempre 5 o 6 champagne, 8 o 9 prosecco e 2 o 3 cava.

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