Il New York Times NON ha scritto che il Verdicchio è il più grande vino bianco italiano

Il New York Times NON ha scritto che il Verdicchio è il più grande vino bianco italiano

di Jacopo Cossater

Nei giorni scorsi diverse testate italiane hanno riportato la notizia secondo cui sul New York Times Eric Asimov avrebbe scritto che il Verdicchio è “il più grande vino bianco italiano”. Repubblica la più conosciuta.

Repubblica

Leggo spesso quello che scrive Eric Asimov, storico critico enogastronomico della testata newyorkese, in redazione dal 1984, e mi aveva stupito avesse preso una posizione così perentoria, lontana dal suo stile più misurato e possibilista. Infatti non ha mai scritto niente di simile.

Nell’introduzione a un breve pezzo dal titolo “Verdicchio di Matelica, to Discover or Revisit” ha semplicemente riportato quello che il wine writer Ian d’Agata aveva sua volta scritto nel suo enciclopedico volume dedicato alle varietà italiane. Eccola:

As some of you might have noticed, I’ve been on an Italian white wine kick. I’ve been particularly interested in wines made from the verdicchio grape.

“Verdicchio is arguably Italy’s greatest native white grape variety,” Ian D’Agata wrote in his authoritative book “Native Wine Grapes of Italy.” “That statement may come as a surprise to those who have only tried neutral or watery verdicchio wines, at times even bottled in improbable amphora-shaped bottles.”

The quality of Italian white wines in general has shot upward in the last 20 years, and that includes verdicchio. You can still find a fair number of the bad old wines around, but the good ones can be a revelation.

Until recently, I was mostly aware of Verdicchio dei Castelli di Jesi, a large appellation in the coastal region of the Marche. But I’ve recently found wines from a smaller appellation, Verdicchio di Matelica, in the inland hills of the Marche, that I’ve really enjoyed. So this month we’re going to taste Verdicchio di Matelica.

Non c’è molto da aggiungere, se non che come spesso capita i quotidiani italiani tendono a usare molta fantasia, a essere generosi. Una presa di posizione di cui il mondo del Verdicchio dubito abbia peraltro bisogno, distretto produttivo che come pochi altri negli ultimi anni è riuscito a crescere in termini di offerta e di qualità per un vino bianco già ampiamente riconosciuto come uno dei pochissimi grandi italiani (nonostante a Repubblica sostengano si tratti di vitigno “spesso considerato minore”).

Jacopo Cossater

Comunicazione digitale ed e-commerce, è tutta una questione di vino, di birra artigianale e di trail running. Vive in Umbria, a Perugia, ha un debole tanto per i Paesi del Mediterraneo quanto per quelli scandinavi ma non potrebbe mai fare a meno dei ritmi dell'Italia Centrale. Giornalista, su Intravino dal 2009.

5 Commenti

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Maurizio

circa 2 mesi fa - Link

Beh non mi sembra poi le testate italiane abbiano scritto qualcosa di sbagliato. Semmi non preciso, ma sul vino siamo abituati a leggere molto ma molto di peggio. Dall'estratto qui riportato, benché Asimiov non si prenda la paternità della citazione, sembra proprio la sposi e la condivida per come scrive. E anche sul fatto che si parli di vitigno considerato spesso minore non vedo cosa ci sia da eccepire, quando si parla di grandi vini bianchi al mondo chi mai cita il Verdicchio? A torto sia chiaro, perché si tratta di un grandissimo vino, però è evidente che la sua nomea sia di gran lunga inferiore alla sua qualità intrinseca. Asimov stesso lo lascia intendere quando fa riferimento appunto all'immagine stereotipata del Verdicchio negli USA.

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Tommaso Ciuffoletti

circa 2 mesi fa - Link

Bravo Jacopo!

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hakluyt

circa 2 mesi fa - Link

Direi che c'è stato un "misunderstanding" tra "vino" e "vitigno", che notoriamente non sono la stessa cosa...

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FM

circa 2 mesi fa - Link

The greatest Italian white wine is ... Fiano di Avellino! Don't spread this news, it's a secret.

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other people

circa 2 mesi fa - Link

Appare peraltro evidente come in effetti il Collestefano sia di gran lunga il miglior bianco italiano da almeno 15 anni a questa parte, merito di una costanza qualitativa invidiabile anche nelle annate climaticamente meno favorevoli e di un prezzo finale tuttora inferiore ai 10 euro che lo rende realmente accessibile quasi a tutti. Giova rimarcare la versione 2006, davvero insuperabile, chi ha avuto il piacere di berlo concorderà con me senza alcun dubbio.

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