Il mio Vinitaly 2019 tutto naturale

Il mio Vinitaly 2019 tutto naturale

di Andrea Troiani

Arriva Aprile 2019 e porta con sé il mio terzo Vinitaly. Persa, ahimè, un po’ dell’ingenua fascinazione delle prime volte, mi sono deciso ad approcciare la bolgia dionisiaca di Verona in modo più accorto e programmato. Visto il mio ormai conclamato amore per i rifermentati e l’interesse netto verso i vini naturali, la mia scelta appare facile: Vi.Te. (acrostico un po’ forzato per Vignaioli e Territori).

L’incipit riportato sul sito dell’associazione recita: “Vi.Te è sinonimo di vino artigianale, che esprime il sapore della terra in cui nasce, che si genera nella diversità, nella consapevolezza e nella presenza”.

Interessante e un po’ ostico, per fortuna non sono tali i vini che si stappano nel loro padiglione. Iniziamo quindi con i sorsi più stuzzicanti:

Bergianti – San Vincent
Urge una premessa. Anche al mio primo Vinitaly ero rimasto affascinato da un gran bel lambrusco, in quel caso era il metodo ancestrale delle sorelle Ferretti.
San Vincent è un vino rifermentato da 100% lambrusco di Sorbara. Ne esce un prodotto tagliente come una lama che, come dice Bergianti, spesso con la sua cadenza carpigiana, “Ti spacca in due il palato”. Vino di confine, molto teso, perfetto nell’abbinamento con salumi e cibi grassi, anche se io lo berrei tranquillamente da solo.
Il nome, ma anche lo stile del vino, hanno una spiegazione molto interessante. Il nostro vignaiolo di Carpi ha fatto un giro per confrontarsi con il maestro Francis Boulard, vigneron in Champagne. Proprio nel periodo della sua visita si festeggia Saint Vincent il patrono dei vigneron. Da questa esperienza nasce il nome e l’affilatissimo vino contenuto nella bottiglia.

Tenuta Santa Lucia – Taibo
Dall’Emilia alla Romagna, altro vino altra storia. Nella piccola frazione di Mercato Saraceno, alta valle del Savio, troviamo il nostro protagonista Paride Benedetti. Ma, anche qui, necessito di una rapida premessa. Il mio primo incontro con Taibo è stato totalmente fortuito, alla tavola dello storico ristorante Ponte Giorgi a Cella di Mercato Saraceno. Tra un tortellino fatto a mano (imperdibile) e un gran bel pezzo di castrato succulento, ho conosciuto prima Taibo e poi il suo produttore.

Sangiovese 100% che macera, affina ed evolve in tini troncoconici di rovere, soluzione enologica fortemente voluta da Paride per il suo vino. Ne esce un tripudio sfaccettato di fiori scuri e frutta polposa al naso, un sorso equilibrato da tannini divertenti e con il giusto battistrada. Sorprendente la chiusura lunga ed equilibrata. Come sempre, W la Romagna!

Tanca Nica – Firri Firri
Nelle ultime settimane mi sono innamorato dei vini panteschi. Pantelleria è un’isola splendida al confine tra l’Europa e l’Africa in mezzo al Mediterraneo. Un’isola che porta i segni della sua posizione geografica e ne mantiene vivi i ricordi e le tradizioni.
Dei ragazzi di Tanca Nica avevo provato il rifermentato da zibibbo, Ghirbì; ma questa è un’altra storia. Le loro bottiglie si riconoscono da lontano, al posto dell’etichetta frontale hanno la scritta, rigorosamente fatta a mano, con il nome del vino, bellissima scelta.
Da due ettari di vigna ad alberello con alcune viti di quasi 90 anni, a Pantelleria si creano meraviglie e una di queste è il Firri Firri. Un rosato di Catarratto e Perricone vinificati insieme e prodotto in sole 500 bottiglie. Frutta fresca e luminosa nelle narici, aromatico, fresco e super salino al palato. Bevibile come una soda sotto il sole equatoriale ma più piacevole e persistente.

Domaine Zélige-Caravent – Michto
Dico: poteva mancare un produttore francese? Non credo, e infatti eccoci qui.
Piccola azienda della Languedoc, nel sud della Francia. Produzione biodinamica su un totale di 12 ettari nella città di Corconne.
Grenache in purezza, giovane e leggermente petillant (una leggera sensazione di anidride carbonica che accarezza appena la lingua). Acidità da vendere su un corpo sinuoso e già intenso. Io amo i vini che si lasciano bere per aprirsi, lungo il sorso, a tutta la scoperta sensoriale. Minerale e anche speziato, con un bel finale e un tannino leggero e comunque presente. Ancora una volta una bottiglia di quelle che finiscono nel momento stesso in cui le stappi. Il tutto in una etichetta che sembra uscita dall’epoca d’oro di Broadway.

E come direbbero i personaggi dei cartoni Warner Bros.: That’s all Folks!

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Andrea Troiani

Nasce a Roma dove lavora a mangia grazie al marketing digitale e all'e-commerce (sia perché gli garantiscono bonifici periodici, sia perché fa la spesa online). Curioso da sempre, eno-curioso da un po', aspirante sommelier da meno.

2 Commenti

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Guido

circa 6 mesi fa - Link

Ma il St Vincent non è un Sorbara?? il suo salamino rifermentato è il "Per Franco" o sbaglio? e comunque sia è una figata

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Andrea Troiani

circa 6 mesi fa - Link

Hai ragione da vendere, ho fatto io confusione con gli appunti. Correzione in arrivo

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