Il mio amico Albertino e i vini grossi

Il mio amico Albertino e i vini grossi

di Davide Bassani

Non vi ho mai raccontato la storia di Alberto, per gli amici Albertino. Alberto, per gli amici Albertino, è stato prima un bambino poi un ragazzo decisamente sopra media per quanto riguarda altezza e stazza, il classico gigante buono che esiste un po’ in tutti i paesi di campagna.

Grande e grosso ma soprattutto grosso Alberto, per gli amici Albertino, è stato adocchiato da un paio di reclutatori di altrettali squadre di rugby amatoriali ma, per sfortuna sua e di un ginocchio che alle prime ha fatto giacomo giacomo – ma per gli amici ha sempre detto giacomino giacomino – ha dovuto lasciare perdere ed evitare qualsiasi sport, che pure gli avrebbe fatto bene. È rimasto grosso ed intanto cresceva e gli anni passavano. Finché è diventato un uomo. L’ho rivisto poco tempo fa; alto è rimasto alto, lo sguardo è rimasto quello ed il sorriso anche. Il solito. Solo si è smagrito un po’ (mica tanto però), ha perso alcuni modi che gli invidiosi – non vi dico in paese, la provincia quando vuole sa essere perfida – definivano stupidi e “rustici” quando erano solo vezzi un po’ goffi ed innocentemente infantili. Alla soglia dei 30 lavora, si fa il mazzo e vive come tutti in mezzo a tanti. Alberto, che per gli amici è sempre Albertino, ha smesso di essere grosso. Ora è solo grande.

Anni fa assaggiai un vino che fino a prima del recente Natale era, a mio parere, esattamente come Alberto (Albertino): l’archetipo del vino importante, piacione, alcolico e, appunto, grosso. Comunque non “palestrato” o muscolare, né sgradevole. Ne acquistai un paio di bottiglie con la certezza che, visti i gusti di alcuni miei conoscenti, sarebbe stato sicuramente gradito e le dimenticai in cantina. Il suo nome è Filiblu dell’azienda agricola il Baraccone (non ha soprannomi al diminutivo, che io sappia) ed è un Cabernet Sauvignon in purezza. Passito e secco (so che state pensando all’Alzero).

Avendo cura e scaraffandolo a dovere, ne stappai una bottiglia (annata 2009 – quindi 10 anni buoni sulla groppa) e l’impatto fu incredibile: oltre ai soliti sentori fruttati avvertibili distintamente e senza tenere il naso nel bicchiere – quindi tenendolo sulla tavola ad una certa distanza (!) – c’erano peperoni, vaniglia, caramello, carruba, liquirizia, confettura di ciliegie, more: di grande potenza, un tannino da incorniciare ed un alcool che nemmeno si sentiva pur essendo un leviatano da 16° – in quanto perfettamente gestito. Tutto fuorché monocorde o pesante. Strepitoso. Ed io che mi ero fatto certe idee quando andava solo aspettato…

…tipo Albertino…

Nessun Commento

Commenta

Sii gentile, che ci piaci così. La tua mail non verrà pubblicata, fidati. Nei campi segnati con l'asterisco, però, qualcosa ce la devi scrivere. Grazie.