Il Leoncavallo contro Davide Paolini: semplicemente guerra?


Due manifestazioni sul vino. Nello stesso giorno. Nella stessa città: Milano. Entrambe parlano di vino naturale e a questo punto non puoi non chiederti: perchè la manifestazione Semplicemente Uva di Davide Paolini ha scelto di sovrapporsi a La terra trema del Leoncavallo? Il centro sociale ha pubblicato un comunicato che più incazzato nero di così sarà difficile. Passi la coincidenza delle date — dicono — ma c’è di più e di peggio. Molti produttori “hanno ricevuto telefonate che rasentavano l’intimidazione mafiosa, vignaioli che, in nome del vino “cosiddetto naturale” si trovavano costretti a partecipare all’evento, rinunciando alla partecipazione a La Terra Trema, un ricatto che arriva in modo prepotente anche da agenti e distributori”.

Vale la pena ricordare che la manifestazione del Leoncavallo è nata nel 2005 2003 da un’idea di Luigi Veronelli e Pablo Eucharren. Tempi non sospetti, dunque, quelli che in genere hanno per protagonisti i visionari e gli amanti del rischio. Anzi, diciamola tutta: 5 anni fa parlare di vino naturale ti esponeva al rischio di ricovero coatto con annessa camicia di forza. Semplicemente Uva però sfoggia un Parterre de Roi mica da niente, a cominciare da Nicolas Joli, che dei vini naturali è il profeta e finendo a Sandro Sangiorgi direttore della rivista Porthos. In mezzo un tot di degustazioni e dibattiti interessanti che, per carità, non sarebbero certo da sconsigliare.

Ma allora perchè questa prova di forza a tutti i costi sovrapponendosi al Leoncavallo? L’impressione è che i vini naturali stiano finalmente uscendo dal ghetto, diventando interessanti dal punto di vista commerciale. Ovvio, dunque, che distributori e agenti facciano pressione sui produttori costringendoli a scegliere, tra le due, la vetrina patinata di Davide Paolini. Nulla di grave, per carità, sono il primo a volere i contadini ricchi, ma ricordarsi ogni tanto di quando avevamo le pezze al culo non fa mai male. Un minimo di pressione sugli organizzatori di Semplicemente Uva per cambiare la data, no eh? Sarebbe bastato questo piccolo gesto e, forse, potevamo passare sopra anche alla partecipazione dell’Associazione Italiana Sommelier alla manifestazione che, detto tra noi, non si può proprio guardare.





182 commenti a “Il Leoncavallo contro Davide Paolini: semplicemente guerra?”

  1. Cellar Tours Cellar Tours commenta:

    solo per dovere di cronaca:

    la prima manifestazione al Leoncavallo è del 2003 (ai tempi si chiamava Terra e Libertà/Critical wine; Veronelli è mancato il 29/11/2004)ed è un pochino riduttivo ricondurla solo ed Euchaurren. http://it.wikipedia.org/wiki/Critical_wine

    la prima edizione chiamata La Terra Trema è del 2007, se non ricordo male.

    guardando l’elenco dei partecipanti a semplicemnte uva ci ho trovato molti che abitualmente incontravo al leoncavallo e mi ero posta le vostre stesse domande …

  2. Nic Marsèl Nic Marsèl commenta:

    Ed è decisamente riduttivo dire che “la terra trema” sia un evento dedicato ai “vini naturali”. C’è molta più sostanza della fredda chimica.

  3. fabrizio pagliardi fabrizio pagliardi commenta:

    Io invece non capisco che legame ci sia tra Sangiorgi e Paolini.

    Anzi per dirla tutta, se Paolini che io ascolto quasi sempre alla radio e l’ho sentito più volte affrontare l’argomento, ha organizzato qualcosa sui vini naturali significa che è la moda del momento. Porthos gli regala una credibilità che altrimenti non avrebbe. perchè??

  4. Amedeo Vigorelli commenta:

    Io sono stato alla manifestazione Semplicemente uva. L’ingresso era di trenta euro (+ 5 euro di cauzione per il bicchiere!). La maggior parte degli espositori si vergognava di ritirare il ticket prepagato (ne ignoravano anche l’importo) e lasciava degustare gratuitamente. I vini erano mediamente buoni (alcuni eccellenti, ma ci vuole poco con i famosi, tipo Radikon o Camartina). C’erano anche degli insignificanti vini francesi (che ci stavano proprio a cavolo). Ho trovato un unico espositori di formaggi e salumi (davvero eccellente, del Pontremolese), che consentiva di abbinare qualcosa di mangereccio alla degustazione. C’era poca gente (e ho immaginato che la maggior parte dei “santi bevitori” si fosse recata al Leoncavallo). Sine qua non (come dice Paolini)

  5. Pepper Pepper commenta:

    Mi son chiesto: ma perchè due cose interessanti lo stesso week end? e sono andato alla Terra Trema…. leggendo l’articolo e i post, contento della scelta :-)

  6. Paolo Rusconi commenta:

    Alla terra trema ci vado da quando esiste, tutti gli anni torno molto volentieri.
    Quest’anno ancora di più, conscio che vino naturale non vuole dire solo quello che hai nel bicchiere, ma pure vino etico.
    Ho bevuto bene, e mangiato benissimo a prezzi assurdamente popolari per la qualità data.
    Assaggiato tanto, chiacchierato, fatto a spallate nella folla.
    Acquistato bottiglie, l’ora di chiusura è arrivata in batter d’occhio e nessuna voglia di mettermi in macchina per andare via.
    Fiero, ancora una volta, di essere seduto “dalla parte del torto”.

    Tranquillamente, senza nessuna guerra, a chi ha saltato il fosso posso dire ragazzi avete sbagliato.
    Siete artigiani, che c’entrate con confindustria?
    Fate vini naturali e non [cosidetti]. Non vorrei che li sia stato l’inizio dello sdoganamento del bio-industriale che sarà pure biologico ma con il vino che piace a me poco c’azzecca.
    A Sandro (Sangiorgi) vorrei rammentare le sue parole a Villa Boschi di tre anni fa, in chiusura dell’assemblea dei vigneron.

    Basta spaccature, il filo che collega i produttori di vini naturali deve essere riannodato, riannodato ripartendo da dove era partito.
    http://www.carta.org/editoriali/10946

    • corrado dottori corrado dottori risponde:

      Belle parole, Paolo. Sì, al Leoncavallo abbiamo gioito e goduto. Ma c’era, e c’è ancora, tutta l’amarezza per questa nuova divisione. Soprattutto perché ogni anno, in questi giorni, è bello ricordare Gino, come tu hai fatto: e qualcuno invece se n’è infischiato.

    • Riccardo Riccardo risponde:

      Pongo una domanda un po’ malefica: “ma al Leoncavallo c’erano solo produttori NATURALI?”

      • corrado dottori corrado dottori risponde:

        Ricky, sai benissimo che il “naturale” non è un riferimento de La Terra Trema, così come non lo era per Critical Wine. In nessuna comunicazione ufficiale di questi eventi si fa riferimento a vini naturali o veri o bio. Il discorso proposto è diverso e più ampio. Poi può piacere o non piacere ma andrebbe rispettato.

        • Riccardo Riccardo risponde:

          lo so Corra, il problema è che invece tanti la vedono così e allora non si tratta più di NATURALI contro NATURALI ma semplicemente di 2 fiere organizzate lo stesso periodo, se poi bisogna classificare tutto e catalogare in buoni ed in cattivi allora è un altro discorso…

          • Cellar Tours Cellar Tours risponde:

            nessuno cerca di classificare “buoni” o “cattivi” e in realtà il problema sollevato non è semplicemente la concomitanza dei due eventi. come ricordavo, il cw di verona è sempre stato in concomitanza con il vinitaly, per esempio.

            dal sito la terra trema “Il sovrapporsi con altri eventi non è mai stato un problema per noi, è capitato altre volte e La Terra Trema non impone, né pretende alcun tipo di monopolio, anzi si augura che le economie dei vignaioli girino e bene.
            Per questo motivo, quando ci hanno segnalato questa “fortuita coincidenza” non abbiamo dato troppo peso, abbiamo detto “si vedrà, aspettiamo di capire”. La struttura comunicativa della suddetta manifestazione, sito e comunicati stampa, non aiutavano a capire però; per lungo tempo, avari di informazioni, non spiegavano né chi, né come, né perché.
            Le cose sono emerse piano e con chiarezza solo pochi giorni fa, per merito dei vignaioli che – da parecchi anni – con La Terra Trema collaborano, ragionano, reagiscono. In tanti hanno chiamato. E i racconti che ci riportavano rasentavano l’intimidazione mafiosa: vignaioli che, in nome del vino “cosiddetto naturale” si trovavano costretti a partecipare all’evento, a rinunciare alla partecipazione a La Terra Trema, un ricatto che arriva ritornava in modo prepotente anche da agenti e distributori. Lo diciamo da un pezzo: le teorie del “buono, pulito e giusto”, del biologico naturale, sincero e semplice, da sole, non bastano e rischiano di diventare la miglior foglia di fico per nascondere ambigui interessi privati, economie balorde.”

            mi pare ci sia tutto quello che andava detto…

    • Nic Marsèl Nic Marsèl risponde:

      @Paolo Rusconi
      Le tue parole sono esattamente le mie. E mi fa estremamente piacere che altre persone abbiano goduto delle belle cose di questi giorni come ho potuto fare io. Sono abbonato a Porthos e continuo a stimare il lavoro che portano avanti, tuttavia mi sono sentito di inoltrare una mail alla redazione per esprimere il mio disagio davanti alla situazione venutasi a creare in questo weekend.

  7. Andrea Gori commenta:

    non ho partecipato a La Terra Trema visto che in posti come il Leonka mi picchierebbero appena metto piede dentro, ma di Semplicemente Uva posso dire (per quanto collaboratore di Paolini e quindi di parte) che forse è vero che era un po’ un all star dei vini naturali e una vetrina luccicante ma secondo me è ciò che ci vuole per far parlare e conoscere questi vini.
    Avete idea della risposta dei ristoranti milanesi all’evento? In due giorni semplicemente uva ha fatto entrare in decine di ristoranti milanesi dei vini che altrimenti sarebbero rimasti confinati a Fornovo, a Villa Favorita, a Taranto e chissà dove.
    La presenza di Sangiorgi vedetela come vi pare ma intanto ho assistito alla conversione mistica di almeno 10 ristoratori/enotecari alla causa del vino naturale.
    Si potrà discutere sui suoi metodi da santone ma l’effetto è stato grande.
    In conclusione credo che un’accoppiata come Paolini Sangiorgi (per quanto quest’ultimo lo abbia sempre osteggiato e condannato) abbia funzionato, se non a livello di popolo, a livello di operatori della piazza milanese, che tra l’altro era l’obbiettivo non dichiarato della manifestazione.
    Quanto a confindustria, vi assicuro che ha molto di più remunerativo da fare che spaccare il fronte dei vini naturali (parole vostre)

    • Gabriele Gabriele risponde:

      Mi fa piacere che un sacco di operatori si siano convertiti alla causa del vino naturale, ma continuo a non capire l’esigenza di mettere il ticket d’ingresso a 30€, la cauzione del calice a 5€ e chiedere 850€ più IVA ad ogni produttore per esporre. In più sulle bottiglie in vendita nell’enoteca della manifestazione c’era un ricarico del 15%. E, addirittura, sembra che i francesi per esporre pagassero meno!
      Questo è quel che ho sentito dire, e se così fosse mi vien da credere che l’obbiettivo principale di Paolini non fosse tanto la promozione del vino naturale quanto quello di far cassa.

      • Andrea Gori risponde:

        850 non mi pare una cifra enorme, dipende cosa si riceve in cambio in termini di contatti e prospects, per non parlare degli introiti della vendita direttamente in fiera. L’obbiettivo di fare cassa da queste parti pare sia il male assoluto ma se non gira l’economia dietro a questi vini come faranno i produttori a continuare a produrli ? per beneficienza? e secondo voi Sangiorgi si è mosso (solo) per amore del vino?

        • Gabriele Gabriele risponde:

          Far cassa non è il male assoluto, anzi va benissimo. Ad esempio io al Leoncavallo ho lasciato, tra un produttore e l’altro tutte le 60€ che mi ero portato dietro, e come me tanta altra gente. Gente interessata e spesso competente, che probabilmente andrà avanti a comprare e bere i vini conosciuti a La Terra Trema, lo avrei fatto anche a Semplicemente Uva se la formula fosse stata diversa e se non fosse costata una fucilata. Perchè vedere che fanno la cresta sugli assaggi, sui bicchieri e sugli acquisti a me da parecchio fastidio, ecco.

        • francesco francesco risponde:

          Visto che sei tra i collaboratori di Paolini puoi dircelo tu perchè e per cosa si è mosso Sangiorgi. Guarda che l’economia dietro a questi vini finora è girata anche senza Paolini. anzi proprio perchè dietro questi vini l’economia gira meglio rispetto agli altri vini si è mosso il “cosiddetto” gastronauta.Poi, mi spieghi cosa sono i “prospects” cosi al prossimo organizzatore di eventi gli chiedo: che prospects mi offri?

        • carolina carolina risponde:

          andrea mi spiace, ma 850 euro sono soldi, tanti se il servizio decantato via telefono poi non è quello reale.

    • Nic Marsèl Nic Marsèl risponde:

      Andrea, entraci al Leonkavallo che non ti picchia nessuno! E chissà mai che non ti capiti di cominciare a nutrire qualche dubbio sulle tue convinzioni politiche :-)

    • francesca ciancio francesca ciancio risponde:

      ma daaaiiiii ora ti picchiano!

  8. riccardo passoni riccardo passoni commenta:

    Io alla fine ho scelto Semplicemente uva perche alcuni nomi li cosnideravo imperdibili, bella degustazione, purtroppo poca gente, solo qui si può essere cosi stupidi da mettere due manifestazioni cosi simili con obbiettivi e vini simili nello stesso week end, nella stessa città. Ma questo Paolini c’è o ci fa?

  9. riccardo passoni riccardo passoni commenta:

    Bè io mi sono registrato al suo portale e gli ho chiesto come mai questa decisione speriamo risponda.

  10. Pietro Pietro commenta:

    Bravo Andrea Gori, Sangiorgi, Paolini… Ristoratori, banche, distributori, industriali,speculatori, investitori e gentaglia varia…voi a farvi i soldi alle spalle del lavoro e della passione dei vignaioli…così troveremo i vini naturali a prezzi improponibili nei “vostri” ristoranti patinati dove solo quelli come voi ci vanno…o nell’enoteca a 4-5-6 volte del prezzo sorgenti…

    • Franco Ziliani risponde:

      beh al Gori il senso del business non manca proprio…
      Assurdo che abbiano programmato la manifestazione di Paolini proprio in coincidenza della manifestazione al Leoncavallo, le cui date erano note da mesi. Pura coincidenza (e perché non informarsi prima se per quel week end era in programma qualche evento vinoso) oppure altro? Se così fosse una scelta assolutamente priva di senso… Due manifestazioni sui vini naturali negli stessi giorni, nella stessa città, sono un’assurdità

      • riccardo passoni riccardo passoni risponde:

        Bè Franco stessa analisi, è veramente un assurdità, credere a una coincidenza non ci stò, sapere cosa ci sia dietro sarebbe molto interessante.

        Non ti ricorderai, ma ci siamo conosciuti a Stresa per la manifestazione Ghemme e Gattinara,sono un ragazzo di 25 anni della provincia di Milano, verso fine degustazione. Da molto seguo il tuo blog, ti rifaccio i complimenti, e ti invito a visitare e dirmi che ne pensi del mio blog da poco aperto.
        http://www.playwine.blogspot.com

        Invito anche voi editor e lettori di Intravino a visitare il mio blog e dirmi che ne pensate.
        Grazie a tutti.

        • Mario Crosta Mario Crosta risponde:

          Seguiro’ il tuo blog, Riccardo, perche’ l’eta’ e’ quella buona per le scoperte e, visto che frequenti i corsi AIS, che Bacco sia con te! Concordo in toto con Franco che “Due manifestazioni sui vini naturali negli stessi giorni, nella stessa città, sono un’assurdità”, come gia’ avevo modo di esprimermi nel thread sul “vino di Milano” con le etichette rosse e blu in… sanscrito, swahili e casalpusterlenghese. Non si possono costringere gli enoappassionati a dover scegliere o di qua o di la’ e non si possono condannare gli espositori a rinunciare al piu’ vasto pubblico possibile. Se si vuole invece far la guerra tra organizzatori diversi allora che lo si dica piuttosto chiaramente: rimane un’assurdita’ di cui non c’e’ pero’ assolutamente bisogno.

      • Andrea Gori risponde:

        io so che a Paolini la data è stata suggerita da molti produttori e distributori per evitare Taranto, Fornovo e ponti vari, in ogni caso resa nota e stabilita già da prima dell’estate

    • Riccardo Riccardo risponde:

      Pietro ma i vini in degustazione a semplicemente uva non penso abbiano avuto un ricarico per partecipare alla manifestazione. A Vini Veri il costo del banchetto non è molto inferiore e il prezzo del biglietto mi pare si aggiri sui 20 euro!
      Una volta si cercava di dividere gli INdustriali dagli artigiani, poi i Chimici dai Naturali, adesso i Centri Sociali da Confidustria del vino, domani cosa si fa?
      Gli autoctoni dagli internazionali? Poi i vini bianchi dai rossi?

      • francesco francesco risponde:

        Lo scorso anno a VINIVERI il costo per i produttori era di circa 500€ (-40%) ti sembra poco?

        • carolina carolina risponde:

          600 iva compresa ad essere precisi

        • Riccardo Riccardo risponde:

          600 euro a viniveri e mi pare qualcosa di più a VinNatur, contro 850 (che a me risulta iva compresa) sono 150-200 euro di differenza, non mi pare un’esagerazione!

          • Gabriele Gabriele risponde:

            Magari non è un’esagerazione in senso assoluto, ma se tieni conto che Semplicemente Uva era al suo esordio e che tutti i costi accessori come l’ingresso (coi ticket poi…), il bicchiere (5€ di cauzione dopo 30 di ingresso???) e degustazioni successive erano tutt’altro che trascurabili il quadro generale non è molto invitante. Aggiungi che tutti i seminari e le degustazioni erano a pagamento e che sulle bottiglie vendute facevano il 15% di cresta, dai, io vado a lavorare tutti i giorni, ma non per far comprare la Porche a Paolini.

          • carolina carolina risponde:

            no se tutti i servizi offerti, incluso l’enoteca che tanto doveva ripagare la “stragrandemaggioranzadellespese” cit. telefonica fossero stati come quelli di viniveri.

          • Riccardo Riccardo risponde:

            Non sto giustificando Paolini e la sua manifestazione ma ti ricordo che era a Milano e, come tutti sanno, specialmente chi ci ha vissuto come me, Milano è molto più cara di altri posti… affitti compresi!

          • francesco francesco risponde:

            850+ iva= 1020€ milleventi euro! se vuoi ti giro la mail.

          • Riccardo Riccardo risponde:

            Francesco è inutile che t’incazzi, se diversi produttori ci sono andati avranno avuto i loro buoni motivi!

          • carolina carolina risponde:

            io non parlo di milano cara, io parlo di servizio, parlo di relazioni telefoniche massiccie, parlo di vino che mi avrebbe ripagato le spese. parlo di una chiarezza che non ho trovato, e di un’insistenza che ho trovato pressante fino all’ultimo.

          • Riccardo Riccardo risponde:

            Infatti Carolina non ci sei andata… !!! Non penso serva aggiungere altro. Chi c’è stato valuterà la positività o meno della cosa. Ognuno fa le sue scelte, giuste o sbagliate, ma onestamente se fior fior di produttori si sono presentati all’evento avranno avuto i loro buoni motivi.

          • carolina carolina risponde:

            scusami ma uno non puo nemmeno rendere pubblico il pressing avuto dagli organizzatori? a me non me ne frega niente di chi è andato o no, io sto trattando la poca limpidezza dei contenuti alle mie domande. il motivo principale per cui non abbiamo aderito, sommato al prezzo non proprio di favore.

    • Hans Barth Hans Barth risponde:

      Sei stupido o ci fai? Io ho amici ristoratori, onesti. Conosco produttori di vino disonesti. Enoteche professionali ed oneste. E cosi via…

  11. Alberto G. Alberto G. commenta:

    Buongiorno a tutti ,ho letto solo l’articolo e non i commenti.La prima cosa che mi viene in mente e’ CHE SCHIFO,e perche?Volevo partecipare al Leoncavallo ma non mi e’ satto possibile.Meno male ,mi sarei incazzato troppo.Quando tornero’ stasera cechero’ di leggerVi per capire se il tutto ha un senso.Ciao.

  12. Stefano Stefano commenta:

    Io mi chiedo dove sia veramente la polemica in tutto questo discorso. Ci sono stati due eventi nello stesso weekend, con produttori diversi, con target diversi. Ognuno di noi è libero di poter scegliere di andare alla Terra Trema di pagare 8 euro oppure di andare a SemplicementeUva e di pagarne 30! In ogni caso la guerra si fa tra due parti, ma mi sembra che qui sul piede di guerra ce ne sia soltanto una. E perchè poi uscire con comunicati bellici proprio a ridosso dalla manifestazione se non per farsi pubblicità?

    • Mario Crosta Mario Crosta risponde:

      Prova a metterti nei panni non dell’organizzatore, ma dell’enoappassionato, quello che deve decidere dove andare a spendere il suo tempo ed i suoi soldi per gustare qualcosa che non e’ sempre a disposizione dappertutto mentre va a fare normalmente la spesa, ma che puo’ trovare soltanto in quei posti lì ed e’ libero (ci mancherebbe) come dici tu di scegliere o di qua o di la’, ma non lo trova certamente sensato. Come scegliere fra le Kessler: Alice di qua ed Ellen di la’, alla stessa ora ed in posti diversi…

      • Stefano Stefano risponde:

        e tutti questi discorsi di costo dello stand, di prezzo del biglietto, di cauzione del bicchiere, di Porche al Paolini, derivano semplicemente da questo? Tutta questa polemica perchè l’enopassionato non è riuscito a partecipare ad entrambe le manifestazioni? Io continuo a pensare che tutta questa discussione sia leggermente esagerata…

        • Mario Crosta Mario Crosta risponde:

          “Porche”?

          • Stefano Stefano risponde:

            Scusami era la citazione di un certo Gabriele sopra di noi!…

          • Mario Crosta Mario Crosta risponde:

            Scusa, ho letto piu’ sopra che anche Gabriele aveva scritto Porche invece di Porsche. Ma se anche fosse una Ferrari, che problema c’e'? Ho conosciuto un dirigente dei servizi di prevenzione infortuni in diversi cantieri con milioni e milioni di ore di lavoro alle spalle senza infortuni mortali e che arrivava al lavoro con una Ferrari. Ne ho conosciuti altri che andavano invece piu’ modestamente con la Clio o con la Punto, ma ogni tanto gli cadeva a testa in giu’ qualche operaio, da raccogliere col cucchiaino. Si giudica un manager dai risultati che ottiene e non certo dalla macchina che preferisce e che riesce a guidare.
            In quanto ai diversi prezzi, ai diversi criteri organizzativi, anche lì penso che ogni sistema abbia un pro ed un contro e che siano progettati dopo attente valutazioni, quindi i paragoni non sono sempre azzeccati ed i risultati vanno fatti dopo i bilanci, dove si soppesa tutto e si decide quali modifiche eventuali fare per le prossime edizioni.

        • Gabriele Gabriele risponde:

          Anche da questo, perchè all’eno-appassionato come me sarebbe piaciuto partecipare anche a Semplicemente Uva, c’erano un sacco di produttori in gamba e le eccellenze da provare erano sicuramente numerose. La formula scelta però mi ha decisamente scoraggiato. In secondo luogo, se fai promozione devi permettere a tutto il pubblico di poter accedere in maniera semplice: un evento così lo si fa per far conoscere, non per speculare, almeno secondo me.

          • Stefano Stefano risponde:

            Scrivo giusto l’ultima cosina relativa ai prezzi degli stand: non sono assolutamente quelli citati in questa discussione, ma detto dai produttori con cui ho parlato si aggiravano intorno ai 600 €…passo e chiudo…

          • Gabriele Gabriele risponde:

            Boh, Stefano, non so che dirti, forse hai ragione tu e il prezzo dell stand non era quello, io addirittura ho sentito che ai francesi lo stand costava meno che agli italiani. Fatto sta che io avrei voluto andarci ma per come è sta organizzata ho preferito di no, e non sono il solo.

          • carolina carolina risponde:

            stefano se vuoi ti giro la mail coi costi, che non sono proprio di 600 euro…

          • Stefano Stefano risponde:

            Se proprio vogliamo essere precisi come fai te Carolina, con uno sconto del 20% per chi si iscriveva entro una certa data e che si è prolungato fino alla fine dei termini di iscrizione! ma mi sembra inutile parlare di precisione in questa discussione…io continuo a non capire bene tutto questo accanimento…

          • carolina carolina risponde:

            io non mi accanisco. io riporto i fatti perchè hanno contattato anche noi con una serie di telefonate pressanti anche dopo il nostro no.
            poi per me uno è libero di andare dove vuole se il prezzo che gli fanno gli pare giusto, se è concorde con le idee e se gli va bene il tutto.
            certo è che la risposta che hanno dato al nostro no non è stata gradevole, e questo mi pare eccessivo.

  13. Maria Gioia commenta:

    “Semplicemente uva, rassegna dei vini COSIDETTI naturali”

    Ma non ha dato fastidio proprio a nessuno il nome della manifestazione?

  14. patrizia cappelletti patrizia cappelletti commenta:

    Forse non ho letto tutte la polemiche: giuste o sbagliate non mi interessano e ognuno è libero di andare dove meglio crede; ma non ho trovato menzionato il PREZZOSORGENTE. Credo sia molto più interessante parlare di questo. Certo al risorante bevo vino: ma quanto lo pago???? Perchè a guadagnare devono essere sempre i venditori e mai i compratori? Perchè non proviamo a invertire la tendenza comune. Un venditore senza compratore può esistere? Non pretendo nulla gratis ma un minimo di trasparenza sui prezzi credo sia un mio diritto di acquirente.
    Ciao Patrizia

    • corrado dottori corrado dottori risponde:

      Evidentemente il prezzo sorgente dà fastidio a chi ci vuole ricaricare, a chi non vuole che si crei un rapporto diretto con i consumatori, a chi vuole trasformare il vino naturale in bene di lusso, a chi costringe i produttori a partecipare ad una fiera (magari incentivandoli col pagamento di parte dei costi). Il problema non era la contemporaneità delle due fiere ma i contenuti.
      Semplicemente Uva è solo l’inizio. Saranno Naturali il grimaldello. Fra 5 anni tutti normalizzati dietro distributori naturali, fiere specialistiche e grandi prospects. Auguri.

    • Patrizia Patrizia risponde:

      Gentile omonima, non è che ti passa per la testa che chi opera nell’intermediazione commerciale professionale è tenuto al rispetto di parametri fiscali che, oltre al legittimo guadagno per il proprio lavoro ( tu lavori gratis o ti meriti uno stipendio???), impongono un margine di ricarico PREDETERMINATO PER LEGGE? O forse preferisci i poetici produttori che in gran parte vendono in nero? E’ questo il prezzo sorgente che ti piace?

  15. Lele Lele commenta:

    Scusate ma mi sembra una polemica sterile che non aiuta nessuno. I produttori che sono andati dall’una o dall’altra parte avranno fatto i loro conti e i visitatori erano liberi di fare le loro scelti visto che le manifestazioni duravano tre giorni. Porre tutto sotto una luce politica mi sembra sia servito solo ad una parte ed in generale abbia fatto male ai vignaroli, alcuni dei quali sono stati attaccati su facebook dai sostenitori della terra trema.
    Non conosco i prezzi di iscrizione alle varie manifestazioni per i produttori, ma bisognerebbe capire anche il tipo di servizio offerto dalle varie organizzazioni per fare una valutazione globale. Da visitatore sono stato a Merano, ho pagato 30 euro per la sezione bio&dinamica dove c’erano solo 50 vignaioli e nessun genere alimentare, ho pagato anche 5 euro di cauzione per il bicchiere e non ho letto nessuna polemica a riguardo. Allora perché cosí tanto scandalo per semplicemente uva?
    Inoltre l’anno scorso sono stato alla terra trema ed era il primo week end di dicembre, come mai quest’anno hanno deciso di anticiparlo? Per dovere mio di informazione sono andato sul sito della manifestazione e il primo comunicato delle date di quest’anno risale all’inizio di settembre. Perché nessuno lo dice?

    • Cellar Tours Cellar Tours risponde:

      La Terra Trema
      2010: 26-27-28 nov
      2009: 4 – 5 – 6 dic
      2008: 28 – 29 – 30 nov
      2007: 23 – 24 – 25 nov

      per me, comunque, il problema non è la concomitanza dei due eventi, ma la non libertà di scelta per i produttori, se è vero che i vignaioli sono stati “ricattati” e intimiditi per partecipare a semplicemente uva

    • augusto augusto risponde:

      Progetti come LA TERRA TREMA
      danno fastidio perchè rivoluzionano il mondo del vino
      pongono delle serie questioni politiche sull’agricoltura e sul mondo in cui viviamo
      affossano i magna-magna che da sempre ruotano intorno all’enogastronomia
      fanno cultura
      cultura eversiva
      in modo libero e indipendente
      TREMATE!!

      Tra le evoluzioni del Critical Wine di Veronelli e dei Centri Sociali Autogestiti: La Terra Trema – Vini e vignaioli autentici, agricolture periurbane, cibo e poesia dalla terra – progetto/evento ideato e realizzato dal Folletto25603 (spazio occupato e autogestito ad Abbiategrasso – Milano) insieme a centinaia di agricoltori, vignaioli, scrittori, enogastronomi, appassionati, spazi resistenti, cittadini, paesani. Evento simbolo è la tre giorni: La Terra Trema al Leoncavallo, fiera enogastronomica riconosciuta in Italia e Europa, realizzata in totale autogestione, senza sponsor, né patrocini, negli storici spazi del Leoncavallo s.p.a. di Milano.

  16. Lele Lele commenta:

    Ecco l’ultimo commento è emblematico di come si sia voluto portare tutto su un piano politico ed ingigantire la situazione al limite della propaganda.
    Hai ragione cellar, il problema è SE c’è stato o meno un ricatto da parte dell’organizzazione di semplicemente uva per far partecipare i vignaioli, ma per ora questo è quello che hanno detto gli organizzatori della terra trema mentre non c’è uno dei vignaioli che lo abbia confermato, e se fosse tutta una montatura sarebbe questo il vero scandalo. Ciò che trovo veramente scorretto è l’aggressione verbale, questa sí documentata a più riprese sui vari siti, di cui sono stati oggetto quelli che hanno deciso di partecipare a semplicemente uva, produttori la cui unica colpa è stata quella di aver fatto una scelta differente, non dico migliore o peggiore, solo differente

    • Stefano Stefano risponde:

      Io ci metto la mano sul fuoco che non leggereremo mai una lamentela da parte di nessuno dei produttori che ha liberamente deciso di partecipare a SemplicementeUva…chissà perchè tutte queste polemiche giungono solo dall’altra parte! Rileggendo tutto i commenti su questo blog e su tanti altri sono ancora più convinto che tutto questo accanimento sia stato creato ad hoc…coincidenze, Confindustria, minacce, costi alti…tutte cavolate sparate e che non hanno nessun tipo di riscontro!

      • Marcello (enoappassionato) Marcello (enoappassionato) risponde:

        Salve, io ho letto il comunicato di Valli Unite che non ha partecipato a nessuno dei due eventi ed ho avuto la fortuna di parlare con loro. Erano iscritti ad entrambe ma hanno dovuto scegliere perchè glielo hanno imposto gli organizzatori del Leoncavallo. Loro partecipavano a Semplicemente Uva tramite il consorzio per cui non pagavano una lira motivo del quale ne avevano fatto una legittima scelta commerciale, poi ovviamente avendo la forza come numero per gestire entrambe erano pronti ad affrontarle senza tradire nessuno! Sono incappati nel mezzo e guarda po’ proprio ad una settimana dall’inizio dell’evento no un paio di mesi fa quando erano in entrambe ma una settimana prima dell’evento!!!
        Vorrei ricordare che in queste date al sud era stato fatto il primo evento sui vini naturali http://www.parlanoivignaioli.it organizzato da produttori ed anche se non si trattava di una piazza importante come Milano era il primo evento al SUD! I produttori hanno partecipato in moltissimi, la manifestazione ha avuto le difficoltà da prima edizione però è andata bene alla fine dei fatti! I produttori non sarebbero scesi al Sud a Parlano i Vignaioli se se ne escono i Veneti con il primo evento al sud sui vini naturali VinNatur Taranto che “gentilmente” anticipa le date di una settimana, poi Semplicemente Uva e il Leoncavallo nella stessa data, per pochi avrà senso ciò che scrivo da napoletano però… complimenti al Leonca per il successo e per l’innalzamento del polverone ad una settimana dallì’evento! Dal sondaggio delle cantine a Semplicemte Uva non ci sono state intimidazioni… i miei sospetti sono che quelle di Triple A ne abbiano avute dal loro distributore. Ma per aver obbedito in massa si può farne un processo, chiediamogli quanto vino vende loro Triple A! Riguardo a Semplicemente Uva è un evento molto diverso e nei tre giorni chi era interessato poteva viverseli tutti, inoltre i nomi eccellenti di alcune cantine come Radikon, Emidio Pepe, La Castellada, La Biancara, Movia, Valentini, Frick, Pacalet e Musar le 30 euro le valeva perchè no!!!

    • Lele, ho partecipato da produttore a La Terra Trema e non ho sentito critiche e aggressioni verbali rivolte ad altri produttori che hanno scelto di partecipare a Semplicemente Uva. Parlando con altri produttori è, invece, uscita fuori l’esigenza, oggi più che mai, di stare uniti.

      Non metto in dubbio le tue parole ma per correttezza potresti linkare i siti dove sono riportate queste aggressioni verbali.

      Visto dalla parte del produttore la sovrapposizione degli eventi non è di per se un problema, succede anche a Verona ed è un’opportunità.

      Non mi piace la visione esclusivamente commerciale di eventi come Semplicemente Uva, penso che eventi del genere svuotino la carica eversiva insita in un approccio naturale al vino che non può prescindere dalla sostenibilità ambientale del nostro lavoro e dal valutare criticamente i sistemi distributivi, commerciali e le logiche dell’agrindustria.

      • Lorenzo Lorenzo risponde:

        Ieri ho inviato due commenti uno dei quali è scomparso, voglio sperare per un mio errore di invio. Ripeto le domande che avevo posto: il sig. Tomacelli può spiegare dove vede la prova di forza contro i leoncavallini e percé Porthos non si sarebbe mossa coerentemente? Inoltre gli chiedo cosa avrebbe di “inguardabile” la presenza Ais. Infine non ho ben capito a chi siano riferite le “pezze al culo”…e poi il vino deve essere venduto…o anche questo secondo lei è un sortilegio?
        Ai vari Paolo, Corrado, De Franco e altri “puristi” vorrei invece chiedere cosa c’è di sbagliato quando si cerca (sempre coerentemente con il proprio modo pulito e serio di lavorare) di rivolgersi a un pubblico più vasto, perché in certe posizioni ravviso forse atteggiamenti snobistici o radical chic, viceversa credo che Paolini svolga bene il proprio mestiere di divulgatore e abbia offerto con Semplicemente Uva un ottimo servizio ai produttori naturali, agli operatori e ai consumatori al tempo stesso. Poi ricordo a tutti che si sta parlando di vino e questo politicizzare la situazione lo vedo come una forzatura, nel “vittimismo” leoncavallino http://www.laterratrema.org/2010/11/da-che-parte-stiamo/ (tutte queste polemiche se ci fate caso vanno unicamente in una direzione, nessuno di Semplicemente Uva ha attaccato La Terra Trema ne ha messo in discussione la legittimità di quella manifestazione, tra l’altro elogiata da tutti…) e in certi articoli manichei http://www.carta.org/articoli/19860 scritti da personaggi che vanno orgogliosi della propria vocazione sovversiva, il cui posto è a protestare contro tutto in piazza o sulle gru e sui tetti… Ma cosa c’entra tutto questo con il vino cosiddetto naturale? Infine Corrado non me ne vorrà ma non condivido questa visione complottistica secondo cui tra 5 anni tutto sarà “normalizzato” (aridagli…). Ma se lo è domandato cui prodest? Infine segnalo questa discussione pacata ed equilibrata che ritengo interessante http://www.avvinare.it/2010/11/30/semplicemente-uva-2010-buoni-vini-ma/ dove vengono presi serenamente e senza pregiudizi in esame gli aspetti che qualcuno ha voglia/bisogno di esasperare…forse per la solita paura del cambiamento.
        Ringrazio per l’attenzione
        Lorenzo

      • Cellar Tours Cellar Tours risponde:

        d’accordo, d’accordo e d’accordo :)

    • Cellar Tours Cellar Tours risponde:

      io credo che ci sia stata una pressione forte nei confronti dei vignaioli, lo stesso ce lo conferma carolina; non so se più o meno di altre fiere del settore, piuttosto “aggressive”.

      questo non toglie che ognuno fosse libero di scegliere e so bene (avendo lavorato nel settore per aziende piccole/medie/grandi) quanto, da un punto di vista di contatti e di “relazioni”, s.u. potesse avere un appeal più forte per alcuni produttori, a seconda delle loro priorità (fermo restando che tutti i vignaioli hanno bisogno di vendere il loro vino, per alcuni questa è la molla principale, per altri è uno degli obiettivi della loro attività), della loro storia, nonchè della loro dimensione.

      ogni produttore ha scelto liberamente, così come liberamente io potrò decidere di non acquistare e promuovere più i vini di quei produttori che ho incontrato anni e anni fa ai primi critical wine (a verona, a empoli, a brescia, a torino, etc) – quando di vignaioli presenti ce n’erano 10, quando la partecipazione era del tutto gratuita, quando parlare di autocertificazione/naturale/biologico/prodotti della terra e quant’altro era visionario, quando quei produttori producevano 1000 bottiglie l’anno e le vendevano indirettamente grazie al circuito critical wine (vendita diretta ai consumatori, incontri con i gas, inserimento nella lista vini dei cs, presentazione a ristoratori locali, incontri con giornalisti) – e che ora hanno fatto altre scelte …

      è solo questione di coerenza individuale e in questo s.u./paolini/porthos/etc non c’entrano nulla.

      • Cellar Tours Cellar Tours risponde:

        una piccola nota, perchè il discorso è complesso e qui si deve necessariamente semplificare:

        il mio intervento di cui sopra non vale per chi, per motivi suoi, esplicitati o meno, già da tempo non partecipava alla terra trema, per chi non ci è mai andato, per chi ha scelto in modo coerente percorsi diversi, chi ha nutrito dubbi sull’evoluzione del progetto e se ne è allontanato, etc

        insomma, io boicotto – a livello personale – le aziende che hanno fatto un improvviso voltafaccia, così come avevo fatto all’epoca, quando, dopo la scomparsa di veronelli, molti fra i produttori erano letteralmente spariti dalle manifestazioni cw. finchè c’era gino da “tenere buono”, tutti lì a pavoneggiarsi, a riempirsi la bocca di belle parole, poi volatilizzati, finchè non sono comparse altre figure importanti del giornalismo enogastronomico e allora di nuovo a chiedere di partecipare.

        e non boicotto per ristorsione, sia ben chiaro, ma solo perchè hanno dimostrato di non essere quello che dicevano.

        altro punto: conosco gli organizzatori de la terra trema, non li frequento da anni, ma non credo ci siano state intimidazioni da parte loro; se invece così fosse, le condannerei allo stesso modo di quelle di s.u

  17. Burde Burde commenta:

    A me sta bene il prezzo sorgente e fanno bene al Leoncavallo ma ogni volta che si parla di prezzo sorgente vorrei che si scrivesse anche bello chiaro che in Italia PER LEGGE il vino va ricaricato al 300% altrimenti sei fuori dai parametri per gli studi di settore

    • Luca Cravanzola Luca Cravanzola risponde:

      Chiedo ad intravino di fare un bel post (l’ennesimo) sul rincarico del vino nei ristoranti chiamando in causa una serie di commercialisti che ci possano finalmente chiarire questa pazzia degli studi di settore e del rincarico obbligato al 300%

      Abbiamo visto in post precedenti che ci sono molte, troppe contraddizioni..

      Ma poi Burde… non è il locale di Gori?! ;-)

      • Pietro Pietro risponde:

        Siete finiti
        il futuro sta alla terra trema- carte dei vini senza rincarichi del 300%- semplicemente perchè gli amici di Paolini, Gori, Sangiorgi…spariscono!!
        guardate qua le CARTE DELLA TERRA!:
        http://www.laterratrema.org/carta-dei-vini/

      • Andrea Gori risponde:

        si, Burde è il locale di Gori, cioè io

        • Cellar Tours Cellar Tours risponde:

          andrea, sono d’accordo con te che il prezzo sorgente, pur essendo un’idea che condivido, è molto difficile da mettere in pratica.

          e non perchè certi ricarichi sono necessari, quelli basta motivarli. ho trovato il vino di pino ratto (venduto in cantina a 6 euro) in un ristorante di firenze (non da burde, eh!) a 42 euro, ma aveva lo stesso senso dei prezzi del leoncavallo, considerato l’affitto pagato, il personale presente, il tipo di bicchieri/tovaglie/porcellane, etc Ovvio, se quelo stesso prezzo fosse applicato da una trattoria in una campagna sconsciuta, a conduzione familiare, con le tovagline di carta non mi andrebbe bene affatto!

          il discorso si farebbe lungo e ora me ne devo andare a lavorare ;) ma possiamo riprenderlo quando vuoi.

          @ pietro: non puoi mettere a confronto il leoncavallo e una struttura commerciale, suvvia, è evidente! e visto che sei interessato, ti lascio il link del progetto di pino tripodi: http://www.prezzosorgente.com/

      • francesco bonfio francesco bonfio risponde:

        Credo che valga poco la pena in quanto si dice in certi ambienti che il sistema degli studi di settore, non avendo dato i risultati sperati e sopratutto per la grande massa di problematiche che suscita, verrà presto abbandonato (forse già nel 2011)e sostituito dagli indicatori di reddito. La Vinarius si era occupata del problema perchè ovviamente gli enotecari sono soggetti agli studi di settore ne più ne meno dei ristoratori anche se la problematica maggiore che emerse a suo tempo fu la mancanza di un settore specifico di riferimento.

  18. Antonio Tomacelli Antonio Tomacelli commenta:

    Comunicazione di servizio: ricordo a tutti i commentatori (lorenzo in particolare) che non è possibile inserire più di un link alla volta nei commenti.

    Al secondo link il sistema sospende il commento ritenendolo SPAM.

    Ora i commenti sospesi sono stati riattivati manualmente.

  19. Lele Lele commenta:

    Francesco apprezzo le tue argomentazioni, anche se non le condivido. finalmente qualcuno che con toni pacati è capace di dar voce ad un disagio senza ricorrere a espressioni bellicose o stereotipate.
    Perché da esterno quello che mi ha dato più fastidio è il voler dividere a tutti i costi i buoni dai cattivi, il diavolo e il male da una parte e la purezza e la bontà dall’altra. Le sfumature non esistono. Possibilità di scegliere altrimenti neanche.
    Per quanto riguarda gli spazi dove ho letto delle aggressioni te ne cito uno per tutti: la pagina FB di Sanfereolo dove anche la stessa azienda risponde e successivamente i post in questione sono stati eliminati dall’autore. Poi basta farsi un giro sul sito della terra trema per leggere di tutto e di più…

  20. Franco Ziliani commenta:

    sei sicuro Gori di quanto affermi quando scrivi “in Italia PER LEGGE il vino va ricaricato al 300% altrimenti sei fuori dai parametri per gli studi di settore”? A me sembra strano che sia codificata la necessità di fare ricarichi del genere… Allora per fortuna in Italia ci sono fortunatamente ristoratori che disattendono questa disposizione, altrimenti non farebbero ricarichi inferiori…

  21. marco arturi marco arturi commenta:

    Essendo parte in causa per diverse ragioni non avrei voluto intervenire, ma di fronte a certe affermazioni rimanere in silenzio è davvero difficile. A Lele (ma quando comincerete a firmarvi con nome e cognome? E’ davvero così complicato assumersi il coraggio delle proprie idee? Ma del resto perché stupirsi, quando parlate di me senza nemmeno scrivere il mio nome) dico che non accetto il termine “aggressione”, perché se c’è qualcuno che ha subìto un’aggressione verbale in quel contesto è stato il sottoscritto, che ha peraltro rimosso i commenti – ma questo c’è anche scritto chiaro, Lele X – proprio perché Nicoletta Bocca, perché è di lei che stiamo parlando, aveva spostato il piano della discussione dal politico al personale e questo non gli interessava. La possibilità di scegliere è sacrosanta e non sono io che voglio negarla a qualcuno, Lele; però se non vi dispiace troppo rivendico il diritto di oppormi a un progetto che considero sbagliato, per ragioni che ho già esposto ed esporrò ancora in maniera dura ma limpida.
    I commenti rimossi contenevano concetti che sono chiaramente espressi nell’articolo che ho pubblicato su Carta, il pezzo “manicheo” che ha scosso la coscienza civile di Lorenzo (un altro che un cognome non ce l’ha), spaventato dalla mia “vocazione sovversiva” al punto da non capire che essere presenti nelle piazze e in qualsiasi altro luogo nel quale si rivendichino diritti e dignità è un atto di partecipazione e di impegno civile che non ha in sé nulla di illegale o immorale, anzi.
    La mia visione politica c’entra con il vino? Non so, magari potete chiederlo a Sandro Sangiorgi – con il quale ho avuto un pacato confronto sul tema, Lele X, nel corso del quale nessuno si è sognato di aggredire nessuno; basta avere la volontà di ascoltare le opinioni degli altri – che ha scritto con me il politicissimo Appello in difesa dell’identità del vino italiano e il quale ha pubblicato sul sito di Porthos, meno di due anni fa, un mio pezzo critico riguardo a un’altra manifestazione “naturale” poiché questa era sponsorizzata da Ikea Bologna. Altrimenti potete chiederlo ai produttori di Renaissance, che hanno firmato un manifesto scritto dallo stesso sovversivo arturi in occasione della riunificazione con Vini Veri di due anni fa. Un documento che esponeva concetti espressi da loro – io li ho solo messi giù in forma spero decente – che fanno abbastanza a cazzotti con la decisione di prendere parte a manifestazioni come quella di Paolini. Insomma, se l’estremista cattivo di cui parlate, tutta questa gente si è ravveduta assai di recente. Se non riusciste a trovare quello scritto, Lorenzo X e Lele X, potete cercarlo nella sala degustazione di San Fereolo. Dove sta da un pezzo esposto in bella vista, chissà perché.
    Ad ogni modo e al di là delle argomentazioni che mi riguardano in prima persona, il punto centrale di questa vicenda mi pare rappresentato dalla comprensibile crisi di identità che attraversa il mondo della viticoltura indipendente, artigiana e naturale e lo espone al rischio – a questo proposito quanto accaduto a Milano è esemplare – di una banalizzazione o normalizzazione che, ma questa è solo una mia opinione, finirebbe per stravolgerlo in maniera irrimediabile. Nessuno vuole imporre a nessuno come vendere il proprio vino, a patto che questa scelta non diventi un obbligo per tutti. L’invito che rivolgiamo a produttori, operatori e reltà sociali e culturali legate a questo mondo è quello di avviare una riflessione collettiva – anche dura se necessario, ma serena, autentica e libera da pressioni e condizionamenti – che abbia come obiettivo quello di trovare il modo per cominciare a camminare insieme.

    Saluti dal cattivo

    ps1: Gori, ci spieghi perché al Leoncavallo – luogo nel quale nessuno prende a calci nessuno – dovrebbero picchiarti? Davvero ti senti tanto importante? Ah già, dimenticavo che dall’osservatorio privilegiato della tua trattoria determini le strategie e i prospects di Confindustria.
    ps2: mi scuso con Antonio Tomacelli per l’incursione sovversiva

    • Mario Crosta Mario Crosta risponde:

      “L’invito che rivolgiamo a produttori, operatori e reltà sociali e culturali legate a questo mondo è quello di avviare una riflessione collettiva – anche dura se necessario, ma serena, autentica e libera da pressioni e condizionamenti – che abbia come obiettivo quello di trovare il modo per cominciare a camminare insieme”.

      Ripetere non fa mai male, vero?

      • Lorenzo Lorenzo risponde:

        Confesso che mi viene da pensare che arturi, Critical Wine, il Leoncavallo e uno sparuto numero di produttori “ribelli” abbiano preso al volo l’occasione per sollevare un vespaio, per paura dei cambiamenti, ripeto, o forse per risvegliare una visione di una viticoltura artigianale “dura e pura” che non era più in voga. Mi chiedo se davvero si creda che il mondo sia divisio così in buoni e cattivi, e che gli industriali siano da mettere all’indice mentre tutti gli altri sono artisti e contadini disinteressati

        • Mario Crosta Mario Crosta risponde:

          Gli altri non lo so, ma con Arturi abbiamo avuto qualche scambio di opinioni su Vinoalvino anche se non lo conosco e non ci siamo mai goduti un calice di vino insieme. Mi piace sottolineare quella sua frase, che potrebbe essere benissimo il testo di una petizione tra i commentatori del blog. Se volete potrei essere il secondo firmatario, visto che lui e’ il primo. E speriamo che si trovi un momento per camminare insieme, anzi… per tornare a casa tutti in carriola dopo una bella sbronza!

    • Andrea Gori risponde:

      non lo sono e non mi credo affatto importante, lo dicevo un po’ per scherzo e un po’ perchè l’ultima volta che ho messo piede in un centro sociale ho preso un calcio per via delle mie idee politiche, io che ero lì solo per un concerto

      • Cellar Tours Cellar Tours risponde:

        scusa, andrea, ma ce le hai stampate in faccia le tue idee politiche? o a firenze leggono nel pensiero e pigliano a calci persone che se ne stanno tranquille (per modo di dire, se il concerto è dei nofx) a un concerto?
        io avevo preso la tua frase come una battuta.

        • Andrea Gori risponde:

          a quel concerto mi presentai con una bella maglietta degli Slayer con l’acquilotto in bella evidenza e cercai di difendere i Morbid Angel che nel libretto di Blessed are the Sick ringraziavano un dittatore del passato. Non dissi che avevano fatto bene, dissi che potevano scriverlo, e questo era poco tollerato!

          • Cellar Tours Cellar Tours risponde:

            ahi, ahi, andrea … gli slayer da sempre al centro delle polemiche per presunte simpatie naziste? l’acquilotto era quello della wehrmacht? il dittatore in questione è hitler?
            scusami, ma non te stavi lì tranquillo a farti gli affari tuoi … io non ti avrei dato un calcio, ma ti avrei chiesto di andartene, questo di sicuro.
            se io me ne vado a un concerto a casa pound con la maglietta del che e salutando a pugno chiuso, pensi che sia un’ingenua, una provocatrice o cosa? e cosa credi mi farebbero?
            cmq, tutto questo è OT rispetto al post …

          • Andrea Gori risponde:

            ma scusami, e non è tanto OT visto che si parla di tolleranza del “diverso”, ai concerti degli slayer era pieno di gente con la maglietta del Che ma nessuno li ha mai trattati male per questo…

          • carolina carolina risponde:

            certo che anche te… hai solo quella magliettina li? eddai, un cinghios come te… non ci credo :)

          • Cellar Tours Cellar Tours risponde:

            intendevo OT, nel senso che magari a chi viene qui per parlare dell’argomento specifico non interessano le nostre disquizioni ;)

            comunque, pur essendo di solito assolutamente rispettosa delle idee altrui anche quando opposte alle mie, quando si parla di difesa/apologia/simpatia del nazismo e affini mi chiudo a riccio e non mi interessa nulla della libertà di espressione in questi casi! per quanto riguarda il fascismo, anche se dimenticato, in Italia compie un reato chiunque «pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche».

            in merito ai concerti degli slayer non mi pronuncio, non amo quel genere di musica a prescindere dalle idee che ci possono essere dietro.

            quindi sposto la questione su un tema a me più familiare: come mi comporterei se andassi a una manifestazione sul vino in un ambiente dichiaratamente di destra estrema?

            non mi ha invitato nessuno ad andarci, nè tanto meno costretto, è una mia libera scelta, perciò, se decidessi di andare, rispetteri i padroni di casa e non mi comporterei in modo provocatorio (magliette, pugni chiusi, falce e martello,etc, etc).

            se proprio fossi così avversa alle idee degli organizzatori e al luogo dove si svolge il tutto, se mi dessero così fastidio da non poter fare a meno di esternare la mia diversità e la mia contrarietà … bè, a questo punto farei a meno di andare e sceglierei un altro posto!!!

          • calacalatrinchetto calacalatrinchetto risponde:

            @ cella tours
            Ma vuole dirmi che al centro sociale ci può andare solo chi la pensa come la linea decisa dal centro sociale in questione?
            Ma allora che centro sociale è?Meglio cambiargli nome,CPA….centro politico autogestito…..

  22. Nic Marsèl Nic Marsèl commenta:

    Vista la neve che cade qui fuori mi vien da pensare che per me “La terra trema” è un po’ come il natale per un bambino : l’evento dell’anno. Coi soldini risparmiati dai biglietti di SU mio e di mia moglie, mi son regalato un bel cartone di Levante 90 di Denny Bini e una selezione di vini de La Distesa. Adesso è un po’ triste che tutto sia finito e cerco un surrogato per la befana. Arrivederci all’anno prossimo. Io ci sarò ;-)

  23. marco arturi marco arturi commenta:

    Comunque eccovi in anteprima il documento nel quale esprimiamo la nostra posizione sulla vicenda. Firmandoci e senza nascondere nulla. Chi ritiene aderisca

    http://www.laterratrema.org/2010/12/perche-ci-girano-i-cosiddetti/

    • Mario Crosta Mario Crosta risponde:

      Ho letto. Giusto che i cosidetti girino, che si spieghi perche’ e a chi son girati. Ma c’e’ stata una divisione e bisogna saperla superare per non approfondirla pericolosamente. Cioe’ mi sta meglio quanto hai scritto nel tuo commento su Intravino, perche’ puo’ raccogliere molte piu’ adesioni di quanto e’ scritto su La Terra Trema: “L’invito che rivolgiamo a produttori, operatori e reltà sociali e culturali legate a questo mondo è quello di avviare una riflessione collettiva – anche dura se necessario, ma serena, autentica e libera da pressioni e condizionamenti – che abbia come obiettivo quello di trovare il modo per cominciare a camminare insieme”.
      Si raccoglierebbero molti piu’ amici con un’iniziativa di chiarimento, necessaria, inderogabile, di portata senz’altro superiore. In bocca al lupo!

      • marco arturi marco arturi risponde:

        Mario, guarda che l’ho scritto anche nel documento:
        “auspichiamo l’apertura di una riflessione che coinvolga tutti coloro che credono nella naturalità e che hanno la consapevolezza della forza sovversiva del vino artigiano”.
        E’ meno accorato e più politico, ma il senso è lo stesso

      • Paolo Rusconi risponde:

        Come sorgente del vino usciremo a breve con un circostanziato articolo tecnico sul nostro no alla viticoltura industriale.
        Ci siamo resi conto che la differenza tecnica tra viticoltura artigiana e industriale non è chiara ai più.

        Questo punto secondo noi è la chiave per comprendere la realtà di oggi nel mondo del vino e gli ovvi contrasti nati

      • Mario Crosta Mario Crosta risponde:

        Marco, vi auguro infatti di riuscire a raccogliere molte adesioni fino ad un convegno di chiarimento, ecco perche’ ho estratto quella frase sulla quale credo possano ritrovarsi tutti (o quasi), mentre aggiunta nel documento insieme ad altre, tante, potrebbe purtroppo scremare e selezionare anche oltre le intenzioni. Cio’ che conta in questo caso e’ infatti il risultato, non il percorso. Mi spiace soltanto di vivere e lavorare all’estero (oggi meno 30, con gente che cade e muore per la strada, in genere ubriachi, non visti da chi passa perche’ c’e’ una bufera di nevischio) e di potervi dare una mano soltanto con delle parole da lontano. Se fossi lì prenderei in mano il telefono e chiamerei tutti, di qua e di la’, per portarvi ad un tavolo ed evitare prossime brutte sorprese. Ma sono certo che c’e’ gia’ chi lo sta facendo. Il vino unisce, non divide.

        • laterratrema,folletto25603 laterratrema,folletto25603 risponde:

          Perché ci girano i cosiddetti

          Noi vignaioli, associazioni, movimenti sociali presenti nell’edizione 2010 de La Terra Trema (uniti in questi anni nel movimento Terra e Libertà/Critical Wine e nelle tante iniziative a difesa di una agricoltura diversa, naturale e sostenibile) vediamo con grande preoccupazione ciò che è accaduto a Milano in questo fine settimana.

          Organizzare una manifestazione che ha la pretesa di presentare al grande pubblico il “cosiddetto” (sic) vino naturale proprio nel fine settimana di La terra trema non può essere una scelta casuale, come non può essere casuale il tentativo di coinvolgere le associazioni più rappresentative della viticoltura artigiana e indipendente utilizzando la forza di persuasione di chi – a torto o ragione – ritiene di avere in mano i destini commerciali delle aziende.

          Con rammarico ed amarezza abbiamo dovuto prendere atto dell’adesione a Semplicemente Uva di diversi produttori, giornalisti, associazioni che godono della nostra massima stima. Persone nel passato anche recente hanno condiviso con molti di noi sogni, percorsi e battaglie comuni. Non condividiamo la loro scelta, che consideriamo pericolosa e non sufficientemente meditata, ma non abbiamo alcuna intenzione di condannarla perché non ci è difficile comprendere quanto le pressioni e le argomentazioni di chi ha grande forza economica e comunicativa possano essere persuasive, specie in un contesto come quello attuale. Del resto sappiamo bene quanto chi mira a sfruttare le potenzialità commerciali del vino artigiano e naturale abbia interesse a favorire un conflitto tra vignaioli e associazioni.

          E’ proprio al fine di scongiurare questo rischio che auspichiamo l’apertura di una riflessione che coinvolga tutti coloro che credono nella naturalità e che hanno la consapevolezza della forza sovversiva del vino artigiano.

          Non possiamo fermarci al “vino naturale”: La Terra Trema ed il suo successo di pubblico dimostrano che oggi più che mai dobbiamo porre l’attenzione sui problemi della terra/Terra, sui meccanismi di produzione, sulle logiche distributive, sullo stra-potere dell’agro-industria. Non possiamo limitare i nostri sforzi alla commercializzazione di un vino “buono, pulito e giusto”: dobbiamo, invece, produrre cultura e saperi e resistere contro chi vuole normalizzare le battaglie per un’altra agricoltura.

          “Il vino regala ai sensi numerosi percezioni ma solo alcune di queste possono rivelarsi veramente eversive…”

          Chi volesse può aggiungersi tra i firmatari scrivendo a info@laterratrema.org
          Primi firmatari:

          La Terra Trema
          Folletto 25603
          Leoncavallo s.p.a.
          Terra terra Roma
          Critical Wine Genova
          Sorgente del vino
          Marco Arturi
          Aurora
          La Distesa
          Urupia
          Il Cerchio
          Nino Barraco
          A’ vita
          Altea Illotto
          Campi di Fonterenza
          La Viranda
          La Marca di San Michele
          Cascina Besciolo
          Majnoni Guicciardini
          Fiorano
          Paterna
          Sorelle Palazzi
          Colombaia
          Cirenaica
          Cascina Isola Maria
          Cascina Caremma
          Le Dolci Operaie
          Tenuta Grillo
          I Botri di Ghiaccioforte
          Cascina Zerbetta
          Podere Borgaruccio
          Terra d’Arcoiris
          Il Palazzo
          Podere Luciano
          Quat Gat
          Forra’pruno
          Le Coste sul Lago
          Piccolo Forno Marziali
          Gianluigi Orsini
          Cascina del Monastero
          Rasicci Emanuele
          Gabriele Ferrari
          Maite Circolo Arci (Bergamo)

          • Mario Crosta Mario Crosta risponde:

            A me invece girerebbero i cosiddetti se la contrapposizione continuasse ancora, imponendo agli enoappassionati una scelta “o di qua o di là” che sarebbe da tifosi e dunque deleteria. Meglio sarebbe organizzare un dibattito su cio’ che e’ avvenuto per chiarirsi bene ed evitare spaccature che possono servire soltanto ai cosiddetti terzi incomodi.

          • Mario Crosta Mario Crosta risponde:

            Vorrei ricordare che la Resistenza e la Lotta di liberazione sono state condotte e vinte da una sinistra unita. Verso la fine degli anni ‘60 cominciarono i cosiddetti “distinguo” e i frazionamenti, ognuno con le sue particolari ragioni. Questa vicenda di Milano mi sembra tanto un “deja vu”.
            Visto che e’ diventato di moda leggere gli “elenchi”…. ecco per esempio l’elenco di quanti gruppuscoli (almeno per quei pochi che ricordo io) sempre piu’ numerosi e sempre piu’ impotenti in cui si e’ poi divisa quella sinistra che unita era invece potentissima e vincente (ma ne valeva proprio la pena di indebolirsi tanto, fino a lasciar andare al potere la destra?):

            Partito Comunista d’Italia marxista-leninista (linea nera)
            Partito Comunista d’Italia marxista-leninista (linea rossa)
            Organizzazione comunista bolscevica italiana marxista-leninista
            Unione dei comunisti italiani (marxisti-leninisti)
            Potere Operaio
            Sinistra Proletaria
            Movimento Studentesco (Capanna)
            Movimento Studentesco (Saracino)
            Lotta Continua
            Lotta Comunista
            Avanguardia Operaia
            Democrazia proletaria
            Autonomia Operaia
            Azione Rivoluzionaria
            Barbagia Rossa
            Brigate Comuniste
            Brigate Rosse
            Brigata XXVIII marzo
            Cellule di Offensiva Rivoluzionaria
            Collettivi Politici Veneti
            Comitati Comunisti Rivoluzionari
            Comunisti Organizzati per la Liberazione Proletaria
            Formazioni Comuniste Armate
            Formazioni Comuniste Combattenti
            Gruppi d’Azione Partigiana
            Gruppo XXII Ottobre
            Volante Rossa Martiri Partigiani
            Movimento Comunista Rivoluzionario
            Nuclei Armati Proletari
            Nuove Brigate Rosse
            Nuclei Comunisti Territoriali
            Partito Comunista Politico-Militare
            Prima Linea
            Primi Fuochi di Guerriglia
            Proletari Armati per il Comunismo
            Reparti Comunisti d’Attacco
            Unità Comuniste Combattenti

          • gianpaolo gianpaolo risponde:

            alcuni di quei gruppuscoli sono (o erano) organizzazioni terroristiche, che con la politica, di destra o di sinistra, hanno poco a che fare. Semmai se ne ammantavano per giustificare i loro misfatti, a dimostrazione di come l’ideologia sia spesso il carburante dell’estremismo.
            Anche in questa storia dei vini naturali vedo che c’e’ chi alimenta il fuoco, utilizzando parole come “eversione”. A chi pensano che questo possa favorire non so, di certo non l’agricoltura che con l’eversione credo abbia poco a che fare.

          • Mario Crosta Mario Crosta risponde:

            Gianpaolo, proprio così. Sono perfettamente d’accordo con quello che hai così ben scritto. Era quello che intendevo dimostrare…

  24. carolina carolina commenta:

    parole sante: il vino unisce, non divide.

  25. corrado dottori corrado dottori commenta:

    Gianpaolo, attenzione a dare il “giusto” peso alle parole. L’eversione cui fa riferimento il documento viene dal percorso di Veronelli che, come sappiamo era anarchico. Critical Wine è stato un progetto che poteva piacere o non piacere ma è stato eversivo, nel senso di rivoluzionario, rispetto a quella che poteva essere la realtà vinicola ed agricola nel 2002/2003. Allego qui il link di un articolo di Gino del 1999, vero manifesto di ciò che sarebbe venuto di lì a poco:
    http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/251/7.htm
    Il vino unisce, è vero. E’ gioia. Comunione. Fratellanza. Mi piace pensare a queste polemiche come ad una crisi di crescita (culturale) ad una dura dialettica, nella condivisione, però, di alcuni valori di fondo. Ho aderito all’appello per questo: per continuare a parlarsi, a confrontarsi, a maturare.

    • carolina carolina risponde:

      anche io la penso come te Corrado, della politica non voglio far parte, io lavoro la terra e trasformo il vino. mi auguro che ci si possa confrontare nelle nostre condivisioni, con la nostra etica e con il nostro lavoro.

    • gianpaolo gianpaolo risponde:

      Proprio perche’ credo che le parole pesino, che penso che il termine “eversore” sia errato:

      eversore
      [e-ver-só-re]
      s.m. (pl. m. -ri; f. -ra, pl. -re)
      1 Chi mira a rovesciare con la violenza l’ordine e le istituzioni dello Stato: gli eversori di destra

      E poi dove sarebbe l’eversione in tutto questo discorso, nei fatti?

  26. Paolo Rusconi commenta:

    oggi coltivare la terra in modo contadino è eversivo.
    di fatto non a parole.
    ed è eversivo in quanto atto, non per la fede politica.
    staccarsi dalla chimica, dalle banche del seme, dalla meccanizzazione selvaggia, è eversione. Ne di destra ne di sinistra. Solo eversione.
    Non aderire ad un modello è eversivo. Proporre e praticarne un altro è eversione.
    proporre un formaggio che si può fare solo 2 mesi all’anno è eversione.
    Una agricoltura a ciclo chiuso è eversione. Anche se non porta nessuna bandiera e nessun slogan.
    La non dipendenza oggi è eversione.
    Diffondere i saperi contadini è eversione.

    Recidere il legame con le banche, il con il sapere ufficiale è eversione.
    Produrre e mangiare insalata senza pesticidi e piena di sapore è eversione.
    Pane di plastica, è mainstream. Confesso sono un pericoloso terrorista, il pane, che mi cuocio nel forno a legna, il vino che mi son fatto, le verdure dell’orto della mia compagna sono pericolosissime pistole fumanti.
    Ora bombardatemi pure con dei Big Mac.

    • gianpaolo gianpaolo risponde:

      A me, tutto questo che a te sembra eversione, mi sembra tuttalpiu’ agricoltura biologica.

      • Paolo Rusconi risponde:

        scusa ma che c’è di più eversivo del non comprare e autoprodurre?
        che è più eversivo dell’acquistare cosa e dove vuoi te e non dove e quello che ti viene “caldamente suggerito” dal supermercato?
        Hai una idea di quanto incida il marketing sul prezzo di un prodotto che trovi nella grande distribuzione?
        Lo sai che le arance raccolte lo scorso anno a Rosarno venivano vendute a 8 centesimi chilo? e tu a quanto avresti dovuto acquistarle?

        • gianpaolo gianpaolo risponde:

          tu ti autoproduci quello che mangi, sicuramente una bella soddisfazione. Ammetterai pero’ che per la maggior parte delle persone e’ poco pratico, se non impossibile. Per molti potrebbe anche essere indesiderabile. Quindi, ancora non riesco a trovare il punto dell’eversione: farsi l’orto, non comprare al supermercato, poi?

      • barbara barbara risponde:

        L’agricoltura biologica era nata come discorso decisamente eversivo, era la risposta all’agricoltura dipendente dall’industria dei fitofarmaci, dei concimi, etc.
        Quell’agricoltura biologica (che seguiva una logica della vita e della terra) è stata addomesticata e ridotta al fantasma di se stessa per consentire agli agro-industrialotti di vendere ad una certa elite di città prodotti da un certo punto di vista più sani senza rinunciare a lauti guadagni e, soprattutto, senza essere estromessi dalla grande distribuzione con tutto quel che ne consegue.
        Oggi fregiarsi del proprio marchietto biologico non è certamente eversivo, andare a comprare i prodotti biologici al supermercato non è eversivo, mangiare il bio big mac non è eversivo. siamo su tutt’un altro piano di discorso, ma capisco che per comprenderlo sia necessaria una “sensibilità planetaria” non ancora alla portata di tutti.

        • gianpaolo gianpaolo risponde:

          Quindi finche’ una cosa la fanno in pochi e’ eversiva, quando la fanno in molti non lo e’ piu’. E quindi se una cosa e’ giusta, bisogna sperare che non abbia successo, senno smette di esserlo.

        • Riccardo Riccardo risponde:

          Ma il Bio (logico o dinamico) non serviva per salvaguardare il pianeta terra e rendere migliori i vini? Se tutto ciò diventa un motivo di battaglia tra industriali ed artigiani allora dimentichiamoci tutto quello che i “naturali” hanno fatto fin’ora per farsi conoscere per far capire le differenze tra diversi tipi di viticoltura. Stando a quanto ho letto, se un Fazi Battaglia dovesse passare completamente al Biodinamico tutti voi storcereste il naso perché in fin dei conti si tratterebbe di un concetto marchettaro?
          Macchissenefrega… risparmierebbe centinaia di ettari da diserbanti e pesticidi e poi il vino comunque lo dovremmo giudicare. Sono stufo di vedere piccoli produttori artigiani proporre vini “bio” che sanno di stalla, letame, volatile, però giustificarli con il concetto della naturalità. E’ ora di prendere una posizione definitiva sul Naturale e sull’artigianalità, altrimenti si finisce per criticare Semplicemente Uva quando qualcuno qui dentro si è completamente dimenticato di aver partecipato ad un evento al BOSCARETO Resort, di proprietà di un Miliardario Piemontese, con ettari di vigne scortate da Fitofarmaci e con interessi economici enormi del mondo dell’edilizia (invasiva) sia in langa che fuori, facendo però ora le pernacchie al Gastronauta… ma questo forse è un altro discorso!
          Anche perché mi verrebbe da chiedere “Quanti produttori presenti al Leonka vanno al Vinitaly o quantomeno son passati di li?”

          Diceva bene qualcuno “Come pararsi il culo e la coscienza è un vero sballo, sabato in barca a vela e lunedì al leonkavallo”

          • LA TERRA TREMA LA TERRA TREMA risponde:

            Nuove adesioni. e continuano ad arrivare

            Gabriele Ferrari
            Simonetta Lorigliola
            Barbara Falciai
            Fiorenzo Sartore
            Gusto Nudo
            Giulia Angela Fontana
            Piccolo Bacco dei Quaroni
            Gigi Brozzoni
            Michele Marziani
            Fabrizio Tassi
            Cascina Contina

            Perché ci girano i cosiddetti

            Noi vignaioli, associazioni, movimenti sociali presenti nell’edizione 2010 de La Terra Trema (uniti in questi anni nel movimento Terra e Libertà/Critical Wine e nelle tante iniziative a difesa di una agricoltura diversa, naturale e sostenibile) vediamo con grande preoccupazione ciò che è accaduto a Milano in questo fine settimana.

            Organizzare una manifestazione che ha la pretesa di presentare al grande pubblico il “cosiddetto” (sic) vino naturale proprio nel fine settimana di La terra trema non può essere una scelta casuale, come non può essere casuale il tentativo di coinvolgere le associazioni più rappresentative della viticoltura artigiana e indipendente utilizzando la forza di persuasione di chi – a torto o ragione – ritiene di avere in mano i destini commerciali delle aziende.

            Con rammarico ed amarezza abbiamo dovuto prendere atto dell’adesione a Semplicemente Uva di diversi produttori, giornalisti, associazioni che godono della nostra massima stima. Persone nel passato anche recente hanno condiviso con molti di noi sogni, percorsi e battaglie comuni. Non condividiamo la loro scelta, che consideriamo pericolosa e non sufficientemente meditata, ma non abbiamo alcuna intenzione di condannarla perché non ci è difficile comprendere quanto le pressioni e le argomentazioni di chi ha grande forza economica e comunicativa possano essere persuasive, specie in un contesto come quello attuale. Del resto sappiamo bene quanto chi mira a sfruttare le potenzialità commerciali del vino artigiano e naturale abbia interesse a favorire un conflitto tra vignaioli e associazioni.

            E’ proprio al fine di scongiurare questo rischio che auspichiamo l’apertura di una riflessione che coinvolga tutti coloro che credono nella naturalità e che hanno la consapevolezza della forza sovversiva del vino artigiano.

            Non possiamo fermarci al “vino naturale”: La Terra Trema ed il suo successo di pubblico dimostrano che oggi più che mai dobbiamo porre l’attenzione sui problemi della terra/Terra, sui meccanismi di produzione, sulle logiche distributive, sullo stra-potere dell’agro-industria. Non possiamo limitare i nostri sforzi alla commercializzazione di un vino “buono, pulito e giusto”: dobbiamo, invece, produrre cultura e saperi e resistere contro chi vuole normalizzare le battaglie per un’altra agricoltura.

            “Il vino regala ai sensi numerosi percezioni ma solo alcune di queste possono rivelarsi veramente eversive…”

            Chi volesse può aggiungersi tra i firmatari scrivendo a info@laterratrema.org
            Primi firmatari:

            La Terra Trema
            Folletto 25603
            Leoncavallo s.p.a.
            Terra terra Roma
            Critical Wine Genova
            Sorgente del vino
            Marco Arturi
            Aurora
            La Distesa
            Urupia
            Il Cerchio
            Nino Barraco
            A’ vita
            Altea Illotto
            Campi di Fonterenza
            La Viranda
            La Marca di San Michele
            Cascina Besciolo
            Majnoni Guicciardini
            Fiorano
            Paterna
            Sorelle Palazzi
            Colombaia
            Cirenaica
            Cascina Isola Maria
            Cascina Caremma
            Le Dolci Operaie
            Tenuta Grillo
            I Botri di Ghiaccioforte
            Cascina Zerbetta
            Podere Borgaruccio
            Terra d’Arcoiris
            Il Palazzo
            Podere Luciano
            Quat Gat
            Forra’pruno
            Le Coste sul Lago
            Piccolo Forno Marziali
            Gianluigi Orsini
            Cascina del Monastero
            Rasicci Emanuele
            Maite Circolo Arci (Bergamo)

          • gianpaolo gianpaolo risponde:

            E chissa poi quanti di quelli che ci blandiscono con la loro superiorita morale, avranno parcheggiato in doppia fila, non dichiarato il 100% delle tasse, buttato la cicca per strada, ecc. Se si comincia a fare a chi e’ piu’ puro non si finisce mai. Qualcuno dovrebbe aver detto qualcosa sullo scagliare la prima pietra.

          • Fiorenzo Sartore Fiorenzo Sartore risponde:

            per carita’ gianpaolo, siamo quasi tutti umanissimi. io ho appena preso una multa per divieto di sosta (non e’ che hai gufato?)
            :D

          • Nic Marsèl Nic Marsèl risponde:

            Riccardo, a volte le citazioni possono avere un effetto boomerang…ma tu al Leonkavallo ci sei mai stato? Lo frequentavi forse negli anni 90?

          • Riccardo Riccardo risponde:

            Nic parto dal presupposto che parlare di queste cose su INTRAVINO mi sembra alquanto assurdo, visto che qui dentro ci scrive gente che strizza l’occhio al Naturale/Artigiano per poi partecipare a MyFeudo di Zonin, di certo non un contadino che si alza la mattina alle 6.30 per potare!!!
            (e qui si può cominciare una guerra contro il sottoscritto!)

            Ad ogni modo sì, ho partecipato a 2 critical wine a Roma con un banchetto per conto di un produttore, non uno sconosciuto, ma uno che fa dei vini eccellenti con tanto di chiocciola slow e premi dell’espresso… il risultato è stato un paio di vini venduti, un cartone rubato, e tante bottiglie aperte per nulla, ma d’altronde la concorrenza era spietata, tale Aldrighetti vendeva infatti l’Amarone a 10 euro, ben la metà del “mio”, senza rendersi conto che così facendo non aiutava un territorio, né tantomeno un collega… si chiama mercato! Lo stesso motivo per cui alcuni produttori hanno scelto di partecipare a SEMPLICEMENTE UVA… giusto? sbagliato? Penso sia corretto che ognuno faccia le proprie scelte.

            Se vuoi però, possiamo andare a visitare un’azienda pugliese che era presente al Leonkavallo che, da quel che mi risulta, sia nata dall’unione di capitali di diversi soci che poco hanno a che fare con la normale quotidianità agricola, e anzi, si divertono a produrre 18 etichette l’anno!

            Forse sono scemo io o forse non ho capito nulla, a quel punto scusatemi!

          • Antonio Tomacelli Antonio Tomacelli risponde:

            Quale sarebbe l’azienda pugliese che fa 18 vini? Sono curioso…

          • Nic Marsèl Nic Marsèl risponde:

            Milleuna non c’è più da almeno un paio di edizioni (ne ignoro il motivo)

          • Antonio Tomacelli Antonio Tomacelli risponde:

            “Forse sono scemo io o forse non ho capito nulla, a quel punto scusatemi!”

            Ti dirò, sono fortemente indeciso fra le due opzioni.

          • Riccardo Riccardo risponde:

            Ti aiuto, sono scemo e non ho capito nulla…però giustificami la cosa!

          • Riccardo Riccardo risponde:

            Nic, sul sito la danno per presente, ad ogni modo almeno metà delle aziende che danno per vicini alla Terra Trema partecipano al Vinitaly… coerenza?

          • Riccardo Riccardo risponde:

            Attendo la spiegazione del dott.Tomacelli che probabilmente però non ha grandi argomentazioni

  27. Due elementi di cronaca di stamattina:
    Mauro Erro, sul suo blog Il Viandante Bevitore, pubblica il pezzo “Pausa caffè: Sangiorgi parla con noi“, chiedendo conto a Porthos della scelta politica a monte della partecipazione a Semplicemente Uva.
    Accennando futuri approfondimenti, Porthos risponde con: “Venduti, rapiti o Semplicemente Porthos“?

  28.  Fabio Cagnetti commenta:

    Sono completamente d’accordo a metà col mister.

    Il successo di Semplicemente Uva verrà decretato dal mercato: se i produttori presenti riterranno eccessivi i costi sostenuti rispetto ai servizi offerti e al ritorno in termine di contatti e immagine, probabilmente decideranno di non parteciparvi nuovamente e non avremo una seconda edizione della kermesse di Paolini, almeno non in questa forma. D’altro canto, bisognerebbe essere, più che miopi, ignoranti per non dare il giusto peso all’esperienza iniziata da Veronelli ed Eucharren, un’esperienza veramente pionieristica ed “eversiva” che ha permesso di sopravvivere a un’idea di viticoltura di assoluta minoranza negli anni d’oro dei “vini dell’enologo” e del modernismo in enologia. Anni in cui Porthos ha avuto i suoi evidenti meriti nel portare avanti la causa della viticoltura naturale e/o bio*.

    Oggi si percepisce un cambiamento nei gusti dei leader di opinione e, in parte, delle masse, che iniziano a stufarsi di vini che sanno solo di legno e di lieviti selezionati, e vogliono sempre più vini territoriali, non omologati, in cui il gusto del varietale sia preservato. Questo anche perché le masse sono mediamente più acculturate in materia enoica rispetto a dieci anni fa.

    L’industria inizia ad accorgersene, e se è vero che qualcuno proverà (o sta già provando) a ricorrere a scorciatoie, è altrettanto vero che se i leader di mercato del comparto vino inizieranno veramente a percorrere la strada di una viticoltura più territoriale e più rispettosa dell’ambiente non lo si potrà leggere che come un successo.

    La mia previsione? I vignaioli che si sono distinti per la qualità dei loro vini continueranno a farlo, ad avere almeno altrettanto successo e rimarranno fieramente indipendenti. Al contrario, le buone intenzioni dei vignaioli che produrranno vini con le idee giuste e i risultati sbagliati andranno a lastricare la strada per l’Inferno. Ci saranno acquisizioni di aziende indipendenti da parte dei gruppi industriali: alcuni si sputtaneranno perdendo la propria identità e cadranno in disgrazia, altri continueranno a fare vini di qualità e autenticamente territoriali, come prima, ma senza la paura di non arrivare a fine mese. I manager di industrie vinicole provenienti dal comparto musica (dove questo è un film già visto e rivisto) sapranno fare la scelta giusta.

    E in tutto questo, i leader di opinione indipendenti (il cui gusto sarà, fisiologicamente, sempre più evoluto di quello delle masse, in molti casi precorrendolo) continueranno a ricercare la qualità e l’autentico gusto del vino, indipendentemente dalla ragione sociale o dalle idee politiche di chi lo produce. La qualità non ha bandiera, e credo che lo stare lontano dalla politica faccia bene al vino.

      • augusto augusto risponde:

        Mi sembra che la terra trema abbia fatto la sua parte nel mondo del vino artigianale,naturale e bla-bla-bla…ma soprattutto nel mondo dell’agricoltura
        la terra trema fa politica e cultura
        è accolta in uno spazio con una storia politica e sociale lunga piu’ di 30 anni
        il folletto 25603 8l’organizzatore) è uno spazio occupato con una storia sociale e politica lunga 10 anni
        solo ora ve ne accorgete

    • Nelle Nuvole Nelle Nuvole risponde:

      Quoto con gran piacere.

    • corrado dottori corrado dottori risponde:

      Io considero l’atto agricolo un atto intimamente politico. Così come ci sono consumatori che considerano l’acquisto di un prodotto agricolo un atto politico (per esempio i Gruppi di Acquisto Solidali). Capisco, forse non sono consumatori interessanti per chi ha una certa idea del Mercato.
      Alla fine dei 150 commenti, cari Cagnetti, Riccardo e altri, se la chiosa è: “tanto alla fine deciderà il mercato”, bisogna dire che anche questa è una affermazione politica. Nulla è più politico ed ideologico del lasciar fare alla mano invisibile. Ma voglio evitare l’ennesima discussione sui massimi sistemi…
      @Riccardo: forse prima di chiedere spiegazioni alle tue affermazioni (lo dico con stima ed amicizia, ovviamente) dovresti spiegarci perché il produttore per il quale sei stato a Roma a Critical Wine con i disastrosi risultati di cui accennavi era – coerentemente e felicemente – uno degli espositori de La Terra Trema! Peraltro presente ancora tal Aldrighetti.
      Forse che 7 anni di divulgazione culturale sulla contadinità qualcosa hanno significato?

      • Riccardo Riccardo risponde:

        @Corra: Come sai ho assistito e partecipato a moltissimi Critical Wine, tant’è che è il luogo dove ci siamo conosciuti ben 7 anni fa in una torrida Bologna davanti a pochi presenti. Penso che i Critical di Verona, Roma, Bologna (e non ricordo altri) abbiano fallito il loro intento, ho visto produttori che pian piano abbandonavano il prezzo sorgente posto in etichetta per una vendita e commercializzazione più “sobria”. So che la Terra Trema è l’ultimo baluardo del Critical, una manifestazione che ha e sta facendo la storia di un certo tipo di mercato, non lo metto in dubbio e non rinnego il mio “passato”, li ho incontrato produttori come Monte dall’Ora, Brunnenhof, Marco Sara e Te, ciò che però non approvo, non apprezzo e non condivido è questa sterile ed inutile diatriba tra chi ha presenziato alla Terra e chi a Semplicemente Uva. In 7 anni si sono lanciati tanti, tantissimi messaggi, dall’artigianalità fino al prezzo sorgente e alla naturalità dai vini. A Milano c’erano due manifestazioni parallele che per certi versi esprimevano concetti diversi, la Terra Trema e Semplicemente Uva però avevano al loro interno produttori che fra 4 mesi si uniranno quasi tutti sotto uno stesso tetto per quel discorso chiamato Biologico-dinamico o Naturale. Le manifestazioni MIlanesi hanno potuto abbracciare più ristoratori ed appassionati e questo può solo far bene al mondo del vino, un bene smantellato ed ammazzato da queste polemiche che non tutti i consumatori possono comprendere.
        Ora caro Corra, con la stessa amicizia e stima che da più di 7 anni ci unisce, ti chiedo perché queste polemiche non furono innescate quando alla Chimica di Verona c’erano produttori come Corte Sant’Alda, presente anche al Vinitaly, o te che eri “obbligato” a passare per il Vinitaly per incontrare qualche distributore.
        Ho visto tanta tantissima polemica qua dentro ma, nell’ultimo anno nessuno che abbia mosso il “culo” (Scusate il termine) per promuovere o migliorare la FIVI che, qualche senso (se guardiamo il modello Francese) ce avrebbe!
        Un abbraccio

        • corrado dottori corrado dottori risponde:

          @Ricky …“obbligato” a passare per il Vinitaly per incontrare qualche distributore… (sic): questa è una solenne minchiata e lo sai benissimo.
          In ogni caso mi pare che parliamo due lingue diverse. Meglio chiarirsi di fronte a uno Champagne come si deve la prima volta che passi di qua. Un abbraccio.

          • Riccardo Riccardo risponde:

            Confermo… magari poi non giochiamo a calcetto!! :-D

            Ad ogni modo al Vinitaly c’eri… volente o nolente e nessuno (almeno io) critico le scelte fatte in passato.
            Per penitenza la prossima volta ti giocheremo ancora alla roulette russa del vino che, come dice Sergio, è una roba da “Malati mentali”
            Un abbraccio

  29. laterratrema,folletto25603 laterratrema,folletto25603 commenta:

    LA TERRA TREMA (italiano)

    La terra trema, nella Terra che soffre c’è un’umanità che muore.

    Siamo partiti dalla frequentazione quotidiana e vitale di un territorio specifico, che si estende a una manciata di chilometri a sud-ovest di Milano, un ambiente geografico con una forte connotazione territoriale: due grandi parchi naturali (Parco Agricolo Sud Milano e Parco del Ticino), una radicata tradizione contadina. Ma luogo anche di un drastico e violento cambiamento geomorfico. Cambiamenti paesaggistici dietro ai quali stanno danni ambientali, sociali, economici, culturali.

    Il territorio, come ambiente dell’uomo, è sfinito. La forma metropoli (la sua attitudine divoratrice di risorse ambientali, umane, territoriali) è tra i responsabili del degrado ambientale del pianeta, della crescita esponenziale delle nuove povertà nelle periferie di tutto il mondo.

    Territori con specificità da difendere.

    Territori in veloce trasformazione.

    Nei piccoli mondi entra il Mondo.

    Le metropoli ci costringono in tentacoli d’asfalto cambiando quanto ci è abituale.

    Megaprogetti infrastrutturali. Agroindustria (pericoloso il bluff degli ecocombustibili). L’uso insensato di OGM.

    Centinaia di capannoni per la grande distribuzione. Centri commerciali. Imprese improbabili. Giovani atipici, precari, immigrati delegittimati d’ogni parvenza di diritto. Chiudono le grosse fabbriche metalmeccaniche. Crollano le vecchie cascine tra i campi.

    E’ vitale fermare questa devastazione.

    E’ fondamentale riuscire ad attivare e sviluppare nuove forme di società e di economia solidale. E’ necessaria la ricostruzione di uno spazio pubblico attraverso l’autogoverno della società locale.

    Nostro compito è la creazione di nuove forme di cura dell’ambiente e del territorio.

    I frutti della terra (come li si coltiva, come li si distribuisce, come li si consuma) possono/devono salvare la Terra.

    Si parla tanto di slow food, di qualità, di vivibilità, di alternative di sviluppo, di partecipazione e territorio ma poi ci si dimentica di dare sostanza, anche politica e sociale, a queste parole, di rilevarne la carica “eversiva” (rispetto al modo e al mondo in cui viviamo), al di là delle mode, delle fiere, dei convegni e del marketing a proposito del prodotto tipico.

    Vogliamo sperimentare progetti concreti di costituzione di filiere corte autorganizzate.

    Vogliamo supportare una porzione precisa della produzione agricola: quella dei piccoli produttori, produttori sensibili e critici, legati al proprio territorio e al proprio lavoro. Contadini che producono cibi e sapori naturali e di qualità. Contadini che coltivano cultura.

    Contadini surclassati dalla grossa distribuzione. Ci piacerebbe sviluppare una distribuzione che sia invece diretta e partecipata, che riesca ad innescare quei meccanismi basilari per un nuovo modo (qualitativo) di intendere produzione e consumo, un altro modo di vivere, attraversare e gestire il territorio. Ci interessa inventare/costruire/facilitare i meccanismi di scambio e comunicazione, agevolare lo sviluppo di una rete che sia locale e autosostenuta. Ci interessa valorizzare micro-esperienze già esistenti tutelandole, supportandole e costruendone altre.

    Non ci interessa trasformare in altro delle esperienze autorganizzate già esistenti. Non ci interessa agevolare la grande distribuzione: supermercati, ipermercati, grandi centri commerciali, catene alimentari e industria della ristorazione, sono i luoghi ipertrofici della negazione dei diritti, dello sfruttamento, dell’infima qualità del lavoro, della distruzione dei territori, della omologazione di merci e sapori, l’alienazione dei bisogni e del vivere sociale.

    Le Politiche Agricole Comunitarie, l’Organizzazione Comune del Mercato vitivinicolo, ma anche istituzioni nazionali e locali, non aiutano, sostenendo gli interessi dei pochi che rappresentano agroindustria e lobbie consociative. Chi lavora la terra davvero, chi attraversa e vive i territori con coscienza è tagliato fuori dalle occasioni decisionali, ed è stretto da logiche inapplicabili.

    Ci immaginiamo la realizzazione di qualcosa di tangibile nel nostro territorio e riproducibile in altri territori. Un progetto materiale. Materiale come la terra.

    Vogliamo supportare quei luoghi di contadini, uomini e donne, quelle “periferie” (così come le chiama Paolo Rumiz) capaci di tenere vivo il territorio e di impedirne la devastazione finale.

    Vogliamo un’agricoltura veramente contadina, libera da OGM.

    LA TERRA TREMA vuole raccontare di gastronomie ordite come azioni culturali: perché l’atto del cucinare avrebbe da essere il compimento pratico di un sapere libero e comune, e non strumento d’insinuazioni tecniciste o professionali della grande ristorazione. È nella cucina (in quella quotidiana, anche e soprattutto) che si distinguono le mille tracce dei nostri tempi: le contaminazioni, i nomadismi del cibo e delle persone, i cambiamenti economici e sociali, le mutazioni del territorio, le alienazioni, la qualità e i ritmi del nostro lavoro, le innumerevoli deviazioni/depravazioni del gusto massmediatico.

    Lavorare la terra, coltivare un orto, imparare ad usare linux, sperimentare l’autoreddito, partecipare a gruppi d’acquisto, autoprodurre cultura, occupare aree dismesse nelle periferie delle metropoli, saperi, sapori.
    Sono esempi reali di quanto abbiamo chiamato micropolitiche della resistenza. Ci vogliamo situati in un luogo comune che diciamo metropolitano, un tessuto connettivo che desideriamo autodeterminare in ogni sua forma: geografica e relazionale. Saremo soggettività quando impareremo che la partecipazione inizia dove si sappia mettere in comune i desideri, autoproducendo ricchezza (anche economica) e praticando cooperazione dal basso, partendo dal quotidiano.

    LA TERRA TREMA, Folletto 25603 (Abbiategrasso,MI)

  30. Paolo Ghislandi commenta:

    Io invece dico che averle entrambe nello stesso fine settimana è comodo, un giorno una, un giorno l’altra, ottimizzazione .. tanto più che non sono così grandi da non potercela fare a farcela :-)

    Come azienda ho scelto semplicemente uva grazie alla partecipazione collettiva dei Colli Tortonesi cui appartengo, non ho mai partecipato a Terra Trema e se non fosse stato per questa opportunità, non l’avrei mai saputo.

    Conosco personalmente e sono amico sia di alcuni produttori presenti a La Terra Trema che di alcuni di quelli presenti a semplicemente uva e non trovo per niente onesto nei confronti di nessuno di noi etichettarci in maniera diversa per la scelta di aderire ad una piuttosto che all’altra manifestazione.

    Dovendo presidiare il mio banchetto, non sono riuscito a passare dagli amici al Leonka e me ne dispiaccio, tuttavia posso garantire di essermi consolato con alcune creazioni vinose al semplicemente uva che mai avrei sospettato.

    Per concludere vorrei dire che se, da una parte, certamente ci saremmo aspettati maggiore affluenza, dall’altra forse, siamo contenti di aver avuto un pubblico fortemente professionale con il quale, in questi giorni si stanno aprendo collaborazioni.

    PS: Parlare con Joly e Sangiorgi, poi… priceless !!

  31. Marcello (enoappassionato) Marcello (enoappassionato) commenta:

    Salve, io ho letto il comunicato di Valli Unite che non ha partecipato a nessuno dei due eventi ed ho avuto la fortuna di parlare con loro. Erano iscritti ad entrambe ma hanno dovuto scegliere perchè glielo hanno imposto gli organizzatori del Leoncavallo. Loro partecipavano a Semplicemente Uva tramite il consorzio per cui non pagavano una lira motivo del quale ne avevano fatto una legittima scelta commerciale, poi ovviamente avendo la forza come numero per gestire entrambe erano pronti ad affrontarle senza tradire nessuno! Sono incappati nel mezzo e guarda po’ proprio ad una settimana dall’inizio dell’evento no un paio di mesi fa quando erano in entrambe ma una settimana prima dell’evento!!!
    Vorrei ricordare che in queste date al sud era stato fatto il primo evento sui vini naturali http://www.parlanoivignaioli.it organizzato da produttori ed anche se non si trattava di una piazza importante come Milano era il primo evento al SUD! I produttori hanno partecipato in moltissimi, la manifestazione ha avuto le difficoltà da prima edizione però è andata bene alla fine dei fatti! I produttori non sarebbero scesi al Sud a Parlano i Vignaioli se se ne escono i Veneti con il primo evento al sud sui vini naturali VinNatur Taranto che “gentilmente” anticipa le date di una settimana, poi Semplicemente Uva e il Leoncavallo nella stessa data, per pochi avrà senso ciò che scrivo da napoletano però… complimenti al Leonca per il successo e per l’innalzamento del polverone ad una settimana dallì’evento! Dal sondaggio delle cantine a Semplicemte Uva non ci sono state intimidazioni… i miei sospetti sono che quelle di Triple A ne abbiano avute dal loro distributore. Ma per aver obbedito in massa si può farne un processo, chiediamogli quanto vino vende loro Triple A! Riguardo a Semplicemente Uva è un evento molto diverso e nei tre giorni chi era interessato poteva viverseli tutti, inoltre i nomi eccellenti di alcune cantine come Radikon, Emidio Pepe, La Castellada, La Biancara, Movia, Valentini, Frick, Pacalet e Musar le 30 euro le valeva perchè no!!!

    • augusto augusto risponde:

      marcello,
      secondo te quelli che sono andati a semplicemente uva ti dicono che sono stati intimiditi!?! Ragiona!!!
      Per sapere di intimidazioni devi parlare con quelli che al ricatto non ci sono stati.
      Il comunicato della Terra trema è firmato da un centinaio di produttori. Tutti mitomani!?!
      I poveretti che non hanno il consorzio o il distributore che paga come facevano ? Sborsavano 1250 euro !?!

      • Marcello (enoappassionato) Marcello (enoappassionato) risponde:

        Hai ragione, non è che non abbia fatto questo ragionamento, però qualcosa non quadra se un’azienda come Valli Unite riceve un ultimatum dal Leonca e nessuna intimidazione da Semplicemente Uva! Riguardo alle aziende presenti a Semplicemente Uva, quelle di Triple A presenti tutte in fila in un corridoio ovviamente davano la sensazione che gli fosse stato imposto ma Emidio Pepe andava al Leonca e Il Paradiso di Manfredi? E Fattoria del Bacchereto! E Movia! Insomma stringi e stringi forse un paio di quelle presenze erano state nell’edizione dello scorso anno al Leonca.

      • Riccardo Riccardo risponde:

        Augusto, questa è la lista di chi ha partecipato a Semplicemente Uva:

        AZ. AGRICOLA CHIUSA GRANDE
        AZ. AGRICOLA EMIDIO PEPE S.A.
        AZ. AGRICOLA VALENTINI
        CONTESA AZIENDA AGRICOLA
        CANTINA GIARDINO *
        AZ. AGRICOLA CAMILLO DONATI -SARFATI VINI NATURALI-
        AZ. AGRICOLA PODERE PRADAROLO
        AZ. AGRICOLA SANTA CATERINA -SARFATI VINI NATURALI-
        AZ. VITIVINICOLA LUSENTI
        I VINI DELL’ UCCELLAIA
        LA STOPPA
        L’ AGRICOLA DEL FARNETO
        LE BARBATERRE
        ORSI – VIGNETO SAN VITO -CONSORZIO VIGNAIOLI BIODINAMICI-
        AZ. AGRICOLA PODVERSIC DAMIJAN
        AZ. VITIVINICOLA BIOLOGICA MARINA SGUBIN
        DENIS MONTANAR
        LA CASTELLADA
        PARASCHOS -BALAN-
        PIERA MARTELLOZZO S.P.A.
        RADIKON S.S.
        ZIDARICH
        AZ. AGRICOLA DONATO GIANGIROLAMI
        TENUTA SELVADOLCE -CONSORZIO VIGNAIOLI BIODINAMICI-
        AZ. AGRICOLA CASCINA LA PERTICA
        PODERE IL SANTO
        AZ. AGRICOLA CASCINA BANDIERA -COLLI TORTONESI-
        AZ. AGRICOLA CASCINA I CARPINI -COLLI TORTONESI-
        AZ. AGRICOLA LA VECCHIA POSTA -COLLI TORTONESI-
        AZ. AGRICOLA PERNIGOTTI ADELE -COLLI TORTONESI-
        AZ. AGRICOLA TIRELLI ANDREA -COLLI TORTONESI-
        BARALE
        BERA VITTORIO & FIGLI
        CASA WALLACE -CONSORZIO VIGNAIOLI BIODINAMICI-
        CASCINA DEGLI ULIVI *
        LA MORELLA -COLLI TORTONESI-
        LA RAIA
        PUNSET -VINTESA-
        SAN FEREOLO
        VIGNETI MASSA -COLLI TORTONESI-
        ANTICA ENOTRIA -VINTESA-
        AZ. AGRICOLA CRISTIANO GUTTAROLO
        TENUTE DETTORI
        ANTICA TENUTA DEL NANFRO
        ARIANNA OCCHIPINTI
        AZ. VINICOLA CALABRETTA
        CENTO PASSI -VINTESA-
        DAINO – CONSORZIO I VIGNERI
        FATTORIE ROMEO DEL CASTELLO
        GUCCIONE AZIENDA AGRICOLA
        I VIGNERI – CONSORZIO I VIGNERI
        IL CANTANTE – CONSORZIO I VIGNERI
        MARABINO
        MARCHESI DI SAN GIULIANO
        MARCO DE BARTOLI & C. S.R.L.
        TENUTA DI CASTELLARO – CONSORZIO I VIGNERI
        ALTURA DI CARFAGNA
        AZ. AGRICOLA BIOLOGICA IL TROSCIONE
        CAIAROSSA
        DUEMANI FROM DEMETER CERTIFIED GRAPES
        FATTORIA DI BACCHERETO – TERRE A MANO
        IL PARADISO DI MANFREDI
        LA PODERINA TOSCANA
        PACINA
        PODERE LA MERCARECCIA
        QUERCIABELLA
        LOACKER -VINTESA-
        AZ. AGRICOLA TRABUCCHI
        AZ. AGRICOLA TRABUCCHI D’ILLASI
        AZ. AGRICOLA VILLA BELLINI
        COSTADILÀ AGRICOLTURA
        FASOLI GINO -VINTESA-
        FILIPPI
        IL DOMINIO
        LA BIANCARA DI ANGIOLINO MAULE
        LA CAPPUCCINA – VINI DA UVE BIOLOGICHE DAL 1985
        MASIERO -CONSORZIO VIGNAIOLI BIODINAMICI-
        BINNER
        COULEE DE SERRANT
        DOMAINE ALEXANDRE BAIN -SARFATI VINI NATURALI-
        DOMAINE HENRI MILAN
        DOMAINE LABET -SARFATI VINI NATURALI-
        DOMAINE PRIEURE ROCH
        LE PUY
        MARCEL LA PIERRE
        PASCAL DOUQUET -BALAN-
        PHILIPPE PACALET -BALAN-
        PIERRE FRICK -SARFATI VINI NATURALI-
        MLECNIK
        SLAVCEK
        KLINEC – MEDANA
        MOVIA KRISTANCIC ALES’
        VINA COTAR
        CHATEAU MUSAR
        SAN PATRIGNANO -Emilia Romagna-
        BORGO ISOLABELLA S.S. -Piemonte-
        AZ. AGRICOLA PODERE LE RIPI -Toscana-

        cortesemente, oltre a quelle con l’esterisco (*) di cui una non son nemmeno sicuro, mi dici quante di queste hanno partecipato alle edizioni passate de LA TERRA TREMA? premetto che non è un’affronto ma una mia semplice curiosità che penso sia dovuta anche a chi legge.
        Grazie

        • Nic Marsèl Nic Marsèl risponde:

          Riccardo, nella tua lista è necessario distinguere dove era presente il distributore e NON IL PRODUTTORE. Conosco casi di produtori che hanno fermamente rifiutato di partecipare a SU ma sono nella lista perchè era presente il loro distributore con un loro vino. E’ molto diverso e va fatto un distinguo.

          • Riccardo Riccardo risponde:

            allora non è più finita… e tutto questo casino non avrebbe senso!

          • Marcello (enoappassionato) Marcello (enoappassionato) risponde:

            Una persona lavora seriamente e con passione, poi a seconda del proprio mercato è costretto ad incontrare un pubblico in un evento fieristico, conosco di produttori che odiano quei momenti perchè davanti incontrano gente di tutti i tipi, quelli che li mettono in dubbio, quelli che li esaltano al limite del possibile, quelli che sanno ascoltare e quelli che invece fanno le domande secondo criteri standard appresi durante quell’evento o peggio dopo molti eventi, quelli veramente interessati… insomma penso che molti possano capire quello che intendo. In più gli si chiede di selezionare gli eventi secondo criteri di tutti i tipi, quelli che potrebbero fare incontrare buoni clienti, quelli a cui bisogna partecipare per rispetto delle persone che li hanno creati anche se oggi sono cose diverse e nessuno lo vuole ammettere, quelli in cui alcune persone ti fanno la testa “così” perchè non devi mancare! E tu pensi, non ho tempooooooooooooo! Devo fare tante di quelle cose e poi in tutti questi anni so gli eventi a cui devo partecipare in Italia e quelli a cui devo partecipare all’Estero se voglio continuare ad avere un mercato. Poi anche io ho una famiglia e vorrei godermela e poi ci sono i lavori in vigna e quelli in cantina e non ho il tempoooooo per tutta sta roba! Ma se c’era Veronelli che me lo chiedeva o Gravner o quell’altro produttore che stimo tanto io mi sarei messo in macchina per l’ennesima volta per il solo piacere di andarli a salutare. Ma oggi i rapporti brancolano nel buio, in nessuna cosa si riesce più a fare squadra e chi vuoi biasimare per questo… anzi grazie che continuate a lavorare seriamente e che credete che questo sia il futuro pechè questa vostra convinzione non finirà solo perchè per tanti avete sbagliato evento o ne siete stati assenti, non finirà, sono tutte cazzate e darvi pure il peso di favorire Confindustria mi fa sorridere mentre sorseggio questo vino naturale!

  32. augusto augusto commenta:

    caro Marcello,
    stai prendendo fischi per fiaschi o se preferisci fiaschi per fischi.
    La terra trema non è una fierucola del vino. E’ un progetto politico, sociale, culturale ed economico. I vignaioli ci vanno per questo. I rapporti in quel contesto mi sembrano che non brancolano nel buio…tutt’altro!! Visti i risultati di pubblico, visibilità ecc. e soprattutto viste le centinaia di adesioni al comunicato…e Veronelli perchè avrebbe scelto i centri sociali? per fare la fierucola del vino naturale?
    salute

    • Patrizia Patrizia risponde:

      Le fiere o mostre di questo tipo servono solo per chi decide di vendere da sé il vino che produce. La presenza professionale nel mercato impone regole molto diverse che, se da un lato incanalano la libertà di azione del vignaiolo, dall’altra gli procurano una rete di relazioni imprenditoriali che gli servono per dare continuità, stabilità e visibilità alla sua azienda. Altrimenti resta un contadino: è bellissimo, va benissimo, basta essere chiari e scegliere cosa si vuol fare da grandi.
      Vendere al pubblico in un mercatino è suggestivo e fa tanto radical chic, ma essere azienda è una cosa diversa.
      Trovo ideologico e stucchevole questo dibattito, peraltro assai poco edotto sulla realtà professionale e fiscale della filiera commerciale. Questo non dire che l’unico obiettivo in fondo è semplicemente quello di eliminare il terziario in nome del bene del popolo è davvero ipocrita: mi chiedo se qualcuno mai calcola realmente l’importanza del lavoro di chi collega produzione e consumo in modo professionale. Va semplicemente bene che il produttore magnanimo venda la pubblico esentasse piuttosto che crei una stabile presenza del mercato con l’aiuto di altri che, purtroppo per loro, hanno da rendere conto anche al fisco? Mi chiedo fino a che punto chi interviene in questo blog conosce le regole della società italiana. O basta essere “contro” per essere migliori?

  33. andrea andrea commenta:

    La torta da spartirsi al tavolo è sempre più piccola, la fetta che spetta a ciascuno degli “addetti” pure, collaboriamo tra persone serie ( che non sgomitano per mettersi in mostra) come suggerusce Arturi?

  34. Eleutherius Grootjans Eleutherius Grootjans commenta:

    Quanti pietismi. E quante eleganti allocuzioni.

    Ma di cosa state parlando? Da quale empito nasce il bisogno di legittimare posizioni che nessuno mette in discussione, criticandone altre, delle quali evidentemente si sa poco o nulla?

    E sia: mano ai torchi e ai filtri di varie etiche. Mi può star bene. Bella la boiserie, bello tutto. Però: leggo in molti post una voluttà della contrapposizione che non ha capo, né coda. Ripercorro la lista dei partecipanti a SU, poi leggo il bel contributo di “Folletto25603″ e mi chiedo se anche uno solo dei Reprobi di Lambrate possa a qualche titolo essere annoverato tra i metropolitani, gli asfalto-tentacolari, i megaprogettisti infrastrutturali, gli agroindustriali, i capannonisti della grande distribuzione, gli sfruttatori di lavoratori deprivati dei sacrosanti diritti, gli anti-solidali…

    La risposta è ovvia: no. La contrapposizione viene qui creata ad arte. I produttori “sensibili e critici” erano da una parte e dall’altra, ciascuno con proprie ragioni e nessuna tra queste meno commendevole. Sia indicativo il numero di bravi e onesti vignaioli che avrebbero volentieri partecipato all’uno e all’altro evento.

  35. Mario Crosta Mario Crosta commenta:

    PROPOSTA: trasferiamoci sul nuovo thread “Pace fatta tra il Leoncavallo e Semplicemente Uva?”. Converrebbe, secondo il mio modesto parere.

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