Il futuro del vino, tutti i video del convegno al Merano Wine Festival 2018

Il futuro del vino, tutti i video del convegno al Merano Wine Festival 2018

di Andrea Gori

Una tavola rotonda per parlare di clima, vino e stile di vita destinato a cambiare. Non sarà un “cambiare” necessariamente apocalittico ma di certo cambiarà  per sempre il gusto, il commercio e il consumo del vino prima ancora che sulla sua produzione sul nostro pianeta con effetti già visibili nei nostri vigneti e nei vini che sono sugli scaffali in questi giorni.

Gli interventi:

Introduce la discussione Helmuth Koecher, ideatore del Meran Wein Festival e che aspira a farne un “think tank” del vino italiano.

“Un gruppo di ricercatori, guidati dal climatologo Lee Hannah, climatologo di Conservation International, Arlington in Virginia, ha elaborato un modello previsionale dei possibili impatti del cambiamento climatico sulla vinificazione. Il risultato di tale studio mette in evidenza il fatto che le regioni vinicole più importanti del mondo, dal Cile alla Toscana, dalla Borgogna all’Australia vedranno diminuire le loro aree coltivabili dal 25% al 73% entro il 2050, e ciò costringerà i viticoltori a piantare nuovi vigneti in ecosistemi precedentemente indisturbati, a latitudini più alte o altitudini più elevate, eliminando le specie vegetali e animali locali Da diversi anni oramai la pratica della viticoltura ha già raggiunto il 59° Nord longitudinale a Gvarv nel Telemark in Norvegia corrispondente al paese di King Salmon in Alaska rendendo sempre più difficile la viticoltura nei territori superiore al 35° Nord equivalente alla Grecia. (…) con il graduale aumento delle temperature nei territori autoctoni, la vigna è soggetta a differenti rischi: nuove malattie, inondazione ed erosione dei suoli dovuto ad acquazzoni torrenziali, gelate ricorrenti in primavera e aumento della muffa sulla vigna. Questo significa che la produzione di vino di qualità richiederà sempre di più l’impegno di anticrittogamici e un impatto maggiore in cantina, quindi sempre meno natura. (…) Riscontriamo già oggi un aumento di 1% alcolico nei vini qualitativamente più importanti negli ultimi 20 anni che sono passati da 12,5 % a 13,5%. Anche qui però il trend dei consumatori va in direzione contraria: il mercato richiede sempre di più vini leggeri, meno alcolici, di pronta beva”

Il primo intervento  è quello di Georg Kaser climatologo: il mondo si sta indirizzando sulla peggiore delle due proiezioni con impatti devastanti per la nostra vita e in particolare per la viticoltura. Anche un aumento di temperatura di 1,5 gradi avrebbe delle conseguenze gravi sulla coltivazione della vite e sulla qualità del vino, e non solo. Per questo motivo la società dovrebbe, secondo il professore, cambiare immediatamente le abitudini, altrimenti sarà il clima a cambiare la società in modo drastico.

Luigi Moio, l’enologo protagonista della divulgazione dei profumi del vino in Italia, dice la sua sui cambiamenti climatici e il vino: molta della qualità del vino attuale italiano è dovuta al riscaldamento ma, nei prossimi anni, bisognerà fare attenzione e spostare molti vigneti e curare in maniera diversa viticoltura e vinificazione.

Matilde Poggi presidente FIVI parla di territorio e di cambiamento delle coltivazioni e di come sarà critico dover spostare vigneti e viticoltura in generale. Ma preservare gli ecosistemi e la biodiversità è fondamentale per avere un futuro di vino di qualità e naturale.

I vitigni italiani come il timorasso, secondo Valter Massa, ma anche il cortese, sono vitigni che potrebbero essere avvantaggiati dal cambio di clima ma occorre farli conoscere molto di più.

Adua Villa parla della comunicazione e del lavoro che questa dovrà fare per farsi capire da tutti (anche usando il tono e le modalità degli influencer). E questo sia dal punto di vista dei problemi climatici, contribuendo a far capire che le nostre scelte possono modificar e il clima, sia per far capire il grande lavoro dei vignaioli in questo momento critico.

Stevie Kim di Vinitaly international ribadisce che il futuro del vino passa dalla comunicazione e che la formazione di italian wine ambassador come stanno facendo a Vinitaly è una delle chiavi.

Oscar Farinetti, patron di Eataly e produttore di vino ha sottolineato quanto sia importante cambiare il modo di vivere, ossia risolvere i problemi non con le regole ma con i sentimenti umani, passando dal senso del dovere a quello del piacere. Compiere gesti responsabili, comportarsi bene nel rispetto della natura e di sé stessi. Per questo la sua azienda vitivinicola è stata convertita e certificata 100% biologica.

Parola quindi a Joe Bastianich che ribadisce che i vignaioli sono alla base del “Think globally, act locally”, possono fare cambiamento tutti i giorni e possono ispirare le istituzioni facendo partire dal basso un cambiamento necessario e non più rimandabile delle pratiche agricole e non solo vinicole.

Bordeaux 2050 è un documentario spaventoso ma utile per capire dove andrà il vino di quel territorio tra pochi anni ovvero vini pesanti fruttatissimi alcolici poco fini e con finale amaro dovuto al fatto che i tannini di merlot e cabernet non riusciranno a maturare. La produzione oggi di un vino che berremo nel 2050 è stato realizzato utilizzando merlot, cabernet e petit verdot da Andalusia, Tunisia e Languedoc Roussillon e le competenze di Pascal Chatonnet come spiegato nel video shock che ha fatto il giro del mondo ma che in Italia nessuno finora aveva visto.

Sempre in Francia, in Champagne ad esempio, si studiano già i vitigni successori di chardonnay, pinot nero e meunier per capire quali usare in un prossimo futuro e al contempo si studia lo spostamento di alcuni vigneti in zone più fresche e ventilate come la Petit Montagne de Reims più verso Parigi. In Italia tutto sommato dovremmo stare tranquilli perchè abbiamo tanta acqua, 8000 km di coste dal mare a fare da tampone climatico e la possibilità (teorica) di spostare i terroir più in alto, cosa che a Bordeaux non possono fare per non parlare della miriade di vitigni su cui puntare in caso di cambiamenti del clima persistenti. Attenzione anche Ma la chiave vera per il vino ora e domani sarà comunque l’equilibrio che se pure spostato altrove dovrà essere presente per rendere la nostra bevanda piacevole e in qualche modo rinfrescante e che mantenga la sua bevibilità.

Chiudono Luca Gardini, con un invito a prestare più attenzione al vino nelle nostre vite, e Luciano Ferraro che riassume e rilancia l’invito a lavorare ora e adesso ai vignaioli che si stanno muovendo ma, forse, non così in fretta come dovrebbero. Dal convegno sono emersi diversi spunti interessanti ma non certo soluzioni facili quelle da adottare: per adesso sarebbe già rivoluzionario aver dati certi e produrre un vintage report degno di tale nome per territori che aiutino la produzione ogni anno.

Andrea Gori

Quarta generazione della famiglia Gori – ristoratori in Firenze dal 1901 – è il primo a occuparsi seriamente di vino. Biologo, ricercatore e genetista, inizia gli studi da sommelier nel 2004. Gli serviranno 4 anni per diventare vice campione europeo. In pubblico nega, ma crede nella supremazia della Toscana sulle altre regioni del vino, pur avendo un debole per Borgogna e Champagne. Per tutti è “il sommelier informatico”.

1 Commento

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Gigi

circa 5 mesi fa - Link

Bellissimo post, interessante, inquietante e attualissimo. Il mondo non sta cambiando: e' gia' cambiato, per "merito" nostro e della nostra lungimiranza per cui e' sempre meglio un uovo oggi. Interessanti i contributi e indicativa l'assenza di qualsiasi commento: tutti troppo impegnati a strapparsi i capelli su qualsiasi post sui vini naturali

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