Il futuro del vino (naturale) sono i piccoli produttori illuminati

di Alessandro Morichetti

Nel mondo della birra, una distinzione regna sovrana: artigianale o industriale. Poi vengono gusto e stili, ma a monte c’è il bivio tra birre vive e morte. Onore al merito di chi è capace di industrializzare la qualità. Assaggiare una Sierra Nevada Pale Ale per credere che, se produci milioni di bottiglie, non per forza debbono sapere di Heineken. Nel mondo del vino, questa distinzione è spesso trascurata e a torto. Lungi da noi l’elogio a prescindere del piccolo produttore “sfigato”, ma una chiave di lettura qualitativa che è anche quantitativa si rende necessaria. Fare grandi numeri e prodotti rispettosi del tessuto umano e culturale locale è prerogativa di pochi. Potrei dire Librandi, Terlano e Ferrari ma la lista sarebbe corta e discutibile. Di certo non comprende chi da un giorno all’altro si fa paladino dei vitigni autoctoni in centimigliaia di bottiglie per ragioni meramente commerciali. Inseguire le ragioni del mercato porta a questo.

Il mondo agricolo e vitivinicolo vive una contraddizione profonda: parlare di naturale fa sempre più figo ma la forbice tra biologico e biologico industriale sta crescendo a dismisura. La certificazione è costosa, barare è facile, coniugare grandi quantità, reperibilità e qualità uniforme è arduo. Nel secondo volume della serie “Vini naturali d’Italia“, edita da Edizioni Estemporanee, Giovanni Bietti parla anche di questo: “l’artigianalità dell’azienda, le dimensioni più o meno raccolte e l’attitudine a lavorare in prima persona, seguendo l’intero processo produttivo, sono forse il solo modo di ottenere un prodotto davvero naturale e rispettoso dell’ambiente e del territorio“. Il parallelismo sconfina nella storia se parliamo di Bordeaux e Borgogna: girare per Château in giacca e cravatta non è lo stesso che infilare gli scarponi per baciare la terra dove nasce Romanée-Conti. Stesso sport, scuole diverse. “La preoccupazione dei primi è il vino in bottiglia, quella dei secondi è il business, l’immagine“, prosegue Bietti. Lo cito tagliando con l’accetta, gli argomenti del secondo volume – sarà presentato a Fornovo domenica 31 ottobre – si annunciano articolati e raffinati.

Su una cosa metto la firma. Non passerà molto prima che arrivi qualcuno a dire: “Ma che ce ne frega se la legislazione penalizza i piccoli produttori favorendo i grandi marchi. Il vino deve essere buono-e-basta, il resto sono solo chiacchiere”. Robert Parker – il primo e migliore nel suo genere di critica – è vivo e lotta insieme a noi.

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Alessandro Morichetti

Tra i fondatori di Intravino, enotecario su Doyouwine.com e ghost writer @ Les Caves de Pyrene. Nato sul mare a Civitanova Marche, vive ad Alba nelle Langhe: dai moscioli agli agnolotti, dal Verdicchio al Barbaresco passando per mortadella, Parmigiano e Lambruschi.

79 Commenti

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Nic Marsèl

circa 8 anni fa - Link

Non credo esista una definizione precisa di "birra artigianale" neppure e soprattutto da un punto di vista legislativo.

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luca ferraro

circa 8 anni fa - Link

Posso fare delle domande a cui non riesco a darmi risposta? come possiamo essere sicuri che quel vino è naturale veramente? chi decide che lui si e l'altro no? Le analisi ai vini vengono fatte? naturale vuol dire solo rame e zolfo o può voler dire semplicemente io non uso sistemici? poi, io faccio 1000 bottiglie, se tu ne fai 100 sei più bravo di me? Luca

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kenray

circa 8 anni fa - Link

la birra beltaine è artigianale ed è italianissima oltre che buonerrima. querciabella è bio, ora lo so mi sto facendo una cultura da quando vi seguo. i furbetti che usano il piccolo chimico per fare il vino ora hanno un nemico in più

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gianpaolo

circa 8 anni fa - Link

Io comincio a pensare che la questione vini naturali stia piano piano saturando gli appassionati. Non ho letto il libro di Bietti, mi propongo di farlo appena ne ho l'opportunita'. Devo dire pero' che gia' dalla copertina "Manuale del Bere Sano", nasce in me un pregiudizio: perche' c'e' bisogno di invogliare la gente ad acquistare una cosa con una definizione quantomeno ambigua? Cosa vuole dire "bere sano"? Che quelli "mappati" qui sono gli unici vini sani, mentre gli altri non lo sono? E' piu' sano un vino "naturale" di un vino, come chiamarlo "non naturale"? E chi lo dice, quali studi, quali prove oggettive? E se cosi' fosse, ovvero che ci sono due categorie, vini sani, e altri vini che sani non sono, non si dovrebbe chiedere al legislatore di mettere i secondi fuorilegge o quantomeno mettere in condizioni il consumatore di sapere che ci sono vini sani e vini non sani? Si e' criticato giustamente l'andazzo del settore vino di nascondersi dietro etichette poco trasparenti, a me l'etichetta di questo libro fa la stessa impressione. Le parole hanno un significato, (diz. Sabatini Coletti. Sano: Giovevole o non dannoso alla salute) se si usano poi non ci si puo' riparare con un - ma tanto ci siamo capiti - oppure - ho bevuto una bottiglia del tal vino senza che mi provocasse mal di testa e quindi e' sano.

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bacillus

circa 8 anni fa - Link

Condivido. "Bere Sano" è un modo scorretto e fuorviante di presentare un'idea (quella dei vini naturali) che, nonostante tutto, ha il diritto di esprimersi e porsi in discussione. Inoltre ha il "piacevole" effetto di screditare il 99,9% di un settore che già arranca. Della serie: "Come è bello farsi del male".

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Nic Marsèl

circa 8 anni fa - Link

Avete ragione entrambi, tuttavia dopo avere letto il primo volume (che peraltro non mi ha convinto appieno per n motivi), acquisterò anche il secondo in quanto non è uma guida ma un viaggio tra piccole realtà che ho verificato essere in linea con le mie aspettative di consumatore. La firma è autorevole? Non lo so, ma mi pare una voce abbastanza fuori dal coro. Spero solo che l'introduzione non ricalchi quella del primo volume. Sarebbe una ripetizione imperdonabile.

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Luca Risso

circa 8 anni fa - Link

...Vini Sani: http://www.affaritaliani.it/cronache/alcol-studio-tumore-faringe261010.html :-( Luk

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

Di solito associo il termine "vino" alla Grande Tradizione: Aldo Conterno, Giacomo Conterno, Clerico, Vietti, Mascarello, Fenocchio, Giacosa, Rocca, Scarpa. Incisa della Rocchetta, Biondi Santi, Palmucci, Castello di ama, Fontodi, San Giusto a Rentennano...... Solo per accennare alla Toscana e al Piemonte. Quasi tutti questi nomi esistevano prima che il vino subisse l'impennata industriale e la massificazione del gusto. Che siano "tradizionali" (al di là della querelle fra "modernisti" e "tradizionalisti") è fuori discussione, che siano naturali non lo so nè me lo domando.

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Tommaso Farina

circa 8 anni fa - Link

Ecco, io faccio parte di quelli per cui il vino dev'essere semplicemente buono. Ma del resto siamo in un mondo libero, non voglio minimamente mettere in discussione il diritto di essere sempre più puri, più sani, più corretti, più naturali, più veri, più un sacco di cose.

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Nelle Nuvole

circa 8 anni fa - Link

L'argomento é complicato e complesso, di solito si comincia così perché dopo si continua dicendo quel che ci pare, tanto tutto é così complicato e complesso. Mi trovo d'accordo con Gianpaolo, che cosa vuol dire "Bere sano"? A casa mia potrebbe dire non bere esageratamente per non farsi venire la cirrosi epatica a trent'anni. Se mi bevo quattro bottiglie di vino-bio al giorno sto male lo stesso. I peggiori mal di testa enoici li ho provati quando ero ancora una ragazzina di bottega e andavo per il "vino del contadino". Certo che il vino del piccolo produttore appassionato può essere il non plus ultra, e molti di questi in Italia hanno cominciato proprio nel periodo dell'impennata industriale e della massificazione del gusto, magari i loro genitori e nonni vendevano il vino sfuso e loro hanno deciso di cominciare a vinificarlo più seriamente e rigorosamente. Lo stimolo a buttarsi può anche essere stato provocato dall'attenzione della massa nei confronti del vino. Non mi sento di condannare i grandi produttori, sia famiglie proprietarie che cooperative. La tentazione a fare i furbetti viene a tutti, grandi e piccoli, e sembrerà un controsenso, ma i grandi sono molto più controllati dai vari organismi (repressione frodi, ufficio del lavoro, ecc.) delle piccole aziende familiari. Comunque i furbetti più che la chimica oggigiorno usano la fisica,e quindi non é detto che un vino manipolato sia dannoso alla salute, é una frode perché ti presenta qualcosa di mediocre che si chiama Sig. Bianchi e te lo fa pagare come il molto più costoso Sig. Rossi. Anche a me la frase "il vino deve essere buono e basta" non piace affatto, mentre piace molto che ci sia un'attenzione più diffusa per chi ha una concezione della natura e quindi della vita meno consumistica. Però a volte la definizione di "vino naturale" mi provoca lo stesso fastidio di "pelliccia ecologica" cioé sintetica, e' un modo di manipolare le parole che non condivido. Spero di essere stata abbastanza complicate e complessa.

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corrado dottori

circa 8 anni fa - Link

@NN: apprezzo molto i suoi interventi. Ma quando scrive: "...i grandi sono molto più controllati dai vari organismi (repressione frodi, ufficio del lavoro, ecc.) delle piccole aziende familiari..." credo dica una inesattezza piuttosto grossa. Direi, anzi, che a volte è vero esattamente il contrario.

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Nelle Nuvole

circa 8 anni fa - Link

"essere controllati" non vuol dire "essere puniti dopo che hanno scoperto che hai fatto il furbetto". Vuol dire che ti vengono a ispezionare la cantina più spesso, che in tempo di vendemmia ci sono macchine anonime piazzate non lontano dalle grandi aziende la notte che controllano cisterne varie. Vuol dire che se ti serve personale in più per la vendemmia lo devi assumere con tutti i crismi e non basarti su quei quattro amici volonterosi. Vuole anche dire che se ti trovano con le mani nel sacco o se pensano di averti trovato con le mani nel sacco la stampa ci va a nozze se sei un nome importante, se sei un "piccolo" semisconosciuto non fa notizia. Sempre più complicata e complessa.

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RAMPAVIA

circa 8 anni fa - Link

Condivido.

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carolina di lorenzo gatti

circa 8 anni fa - Link

posso confermareche i controllo ai piccoli sono molto più frequenti che quelli dei grandi. io sono piccola.

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Hans Barth

circa 8 anni fa - Link

Sante parole.

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stefano amerighi

circa 8 anni fa - Link

...mi dispiace che ancora ci siachi sta a d iscuture sul singolo termine...domande tipo ma che significa naturale? gli altri non lo sono? che significa vino vero, gli altri son finti? che significa vino sano, gli altri sono tossici?... beh invito innanzitutto a passare un pò di tempo a parlare con Giovanni Bietti, magari dinazi ad una bottiglia, se avrete fortuna vi parlerà di musica e quello sarà il modo migliore per capire di cosa si parla nel libro... eh si perchè non servono termini da vocabolario, o corsi dell'ais, sapere di ph di acidità, di affinamento per capire cosa si intende per vino naturale sano e vero. E' una questione di sensibilità, di piacere del bello. Se vi trovate dinanzi alla pietà di Michelangelo non serve iscriversi ad un corso di scultura per capirlo, serve soltanto aprire il cuore. Invito quindi gli internauti che si domandano continuamente come si fa a riconoscere un vino naturale, o addirittura quale certificazione sia la più efficate e a prova di furbetti, a sperimentare l'unico modo efficate: andate a casa di uno di questi "sedicenti produttori naturali" fatevi aprire la cantina, passateci un pò di tempo e all'uscita dalla cantina fatevi invitare se possibile a cena. Bevete quello che verrà stappato e finalmente capirete che SI! CI SONO VINI VERI E VINI FALSI, CHE SI! CI SONO VINI NATURALI E VINI ARTIFICIALI e che SI! CI SONO VINI SANI E VINI SCHIFOSAMENTE INSANI e da quel momento li riconoscerete sempre semplicemente mettendo un vino nel bicchiere. Buone bevute!!

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Tommaso Farina

circa 8 anni fa - Link

Ok, prendo atto che esistono i vini falsi, ossia che i vini veri sono solo quelli di una ristrettissima minoranza di persone che, beati loro, solo loro sanno fare vino. E che è una questione di sensibilità. Tradotto: chi la pensa diversamente non ha sensibilità, non ha il "piacere del bello". O comunque ne ha di meno. Dovremmo davvero tornare ad affidarci al bicchiere come consigli sul finale del tuo intervento, e giudicare i vini per quello che sono. Ma la guerra santa non mi sta bene. Non mi sta bene che ci siano i salvatori della Patria e quelli indegni di sedere alla mensa. Cordialmente.

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stefano amerighi

circa 8 anni fa - Link

..quando parlavo di sensibilità non intendevo che la sensibilità permette di fare "vini veri" con la sola imposizione delle mani...un esempio pratico: se entrambi dobbiamo andare in un determinato posto, diciamo che dobbiamo andare ad un concerto a Roma. Ciascuno di noi due ha come mezzo di trasporto un ciclomotore. di cilindrata differente magari, ma determinata, uno un cinquantino e l'altro un 125. Se io che ho un cinquantino vado dal meccanico cambio il carburatore, lo scarico, il motore (reminescenze giovanili) il mio cimoclomote cambiierà rumore, di colpo sarà più veloce e dimezzerò i tempi per andare al concerto... ma non è più il mio VERO ciclomotore è TRUCCATO come si chiamano in gergo. in cantina è lo stesso, si può far girare il "cinquantino o il 125 o il 250 super sport che abbiamo" CERCANDO DI GUIDARLO AL MEGLIO, oppure lo possiamo truccare e come? aggiungendo Solforosa e lieviti all'arrivo dell'uva, poi i nutrienti e i correttori dell'Apa, poi qualche tanino di galla per il colore, poi un altro pò di vitamine perchè di vitalità sua dal vigneto chimico a bestia ne ha portata poco in cantina. Poi se scappa la malolattica un pò di Lysozima, poi un pò di tartarico per correggere l'acidità (meglio un pò di più al limite si deacidifica), diciamo che gli acidi forti per correggere il ph o altre teniche fuori legge (il resto che elenco è tutto ammesso) non le utilizzo. Dopo la svinatura un bel pò di tannini di vinacciolo per far maturare il vino insieme ad una dose di mannoproteine per dargli un pò di rotondità. I batteri lattici per far partire la malolattica e alla fine del percorso una bella dosa di metabisolfito di potassio fino a 150 mg/lt sono ammessi, ed ecco che il nostro cinquantino è pronto per sfidare l'autosole in direzione del concerto a Roma...MA SE POI CI INCONTRIAMO NON T'OFFENDERE SE TI DICO CHE C'HAI UN MOTORINO TRUCCATO... è EVIDENTE è PIù GROSSO IL CARBURATORE DEL SELLINO!!:-)..

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Ale70

circa 8 anni fa - Link

Bravo, vallo a dire a gianpaolo, quello dei pregiudizi, che é chiaro che su questi temi ha la coda.. di paglia

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antonio tomacelli

circa 8 anni fa - Link

'Na ripassatina al concentratore a osmosi inversa la volemo fà, dottò? :-)

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Tommaso Farina

circa 8 anni fa - Link

La metafora è bella e centrata, solo che siamo un po' daccapo: sembra (dico: sembra) che chi non lavora in un certo modo è sempre un "truccatore" da condannare, o almeno da biasimare un po'. Il motorino di solito preferisco guidarlo prima... ;)

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Fabio Italiano

circa 8 anni fa - Link

Veramente bella la tua metafora, peccato che sia soltanto il tuo punto di vista, quella di un produttore di vino naturale, o vino vero, definisciti un pò tu come ti pare, un produttore arroccato sulle proprie posizioni però. Io da ragazzino avevo un amico che aveva un vespone 125 super truccato. Ma quel vespone era un vero gioiello. La passione, e la cura che metteva in quel vespone non aveva pari, non un difetto, una perdita d'olio, ne una fumata nera, insomma semplicemente perfetto. Mentre i motorini "naturali" degli altri amici di difetti erano pieni, insomma delle vere ciofeche su due ruote.

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corrado dottori

circa 8 anni fa - Link

Caro Farina, veramente la guerra santa la stanno scatenando certe commissioni assaggio che bocciano i vini della tradizione...

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armin kobler

circa 8 anni fa - Link

forse sono tradizioni da rivedere?

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Hans Barth

circa 8 anni fa - Link

Non sono tradizioni da rivedere, semmai le commissioni sono taroccate. Degustano non pensando alla qualità ma all'interesse di qualcuno.

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Tommaso Farina

circa 8 anni fa - Link

Ma infatti le guerre si fanno in due, non da soli.

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Massimo Cattaneo

circa 8 anni fa - Link

Sono d'accordo con chi dice che la questione vini naturali stia piano piano saturando gli appassionati ma non solo loro, anche i consumatori sono logori e stanchi di queste discussioni sempre sempre sempre inconcludenti. Il punto è che per la maggior parte delle persone l'argomento é così complicato e complesso che si può dire quello che si vuole tanto è uguale. Se non ho capito male fare chiarezza è impossibile visto che molte operazioni di cantina e in vigna sono difficilmente quantificabili e controllabili. Se a tutti sta a cuore il problema da qualche punto bisogna cominciare e perchè non cominciare con lo scrivere la percentuale di solforosa all'imbottigliamento !

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Alessandro Morichetti

circa 8 anni fa - Link

Sono totalmente convinto dell'esatto contrario. La questione non sta affatto saturando gli appassionati, se non quelli poco propensi a saperne di più. Non è possibile dire e fare di tutto, affatto, che poi avvenga è un altro discorso. Il silenzio sotto cui vengono sepolte frequenti pratiche di vigna e cantina dice molto al riguardo.

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

"Il silenzio sotto cui vengono sepolte frequenti pratiche di vigna e cantina dice molto al riguardo"... Nomi e cognomi delle pratiche e di chi le fa... altrimenti siamo alla chiacchiera da bar, e per quanto mi riguarda, non accetto di veder presi per i fondelli 50 anni di tradizione enologica di qualità da chi prende INFATUAZIONI per questa o quella bandiera. "un altro vino è possibile"? certo che lo è. Non c'è nemmeno bisogno di scriverlo, per paradosso. Ma un altro vino è possibile solo quando lo si approccia senza preconcetti, senza categorie intellettive predeterminate. L'ALTRO VINO in cui io credo è questo, lo si conosce negli anni imparando a prendere il buono che in tutto c'è, senza sentire il bisogno di gettare fango su ciò che non piace. Un altro vino è quello che ti permette di apprezzare il lavoro di un Angelo Gaja tanto quanto Quello di Giacosa (tanto per fare un esempio). Ora, o chi pontifica non ha le competenze adatte a farlo o è in malafede, in entrambi i casi non mi riconosco in questa presunta battaglia per il trionfo del "bene" e del "giusto" condotta in maniera dilettante e provocatoria. E quindi, come al solito, mi prendo qualche mese di face-off da intravino che vedo ormai popolato di molti interlocutori che forse avranno voglia di ribattere punto su punto... io ne ho le scatole piene di dover difendere una categoria enologica fin troppo vituperata da persone che forse nemmeno la conoscono

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Alessandro Morichetti

circa 8 anni fa - Link

Sbaglio o tempo fa eri proprio tu parlarmi privatamente di una nota cantina simpaticamente tempestata da "fulmini e saette" durante le fermentazioni? Non avevi prove certe ma ci intendevamo eccome sul concetto. Quindi, per favore, non venire qui a chiedere nomi e cognomi. Sei libero di pensare che i produttori facciano sempre quello che dicono ma lascia che qualcuno ne dubiti, apprezzando chi fa della coerenza una ragion d'essere. Voler approfondire e capire una via "naturale" al vino - tema più discusso ora che in passato, per tani motivi - mi sembra in linea con l'approccio senza preconcetti che chiedi. Sarà mica che adottare schemi di ragionamento meno consolidati e condivisi mette in crisi proprio le "categorie intellettive predeterminate" di cui parli?

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Antonio Tomacelli

circa 8 anni fa - Link

Fabbretti, come al solito fai pipì fuori dal vaso (cit. Kenray) Le pratiche sopra citate sono LEGALI (oddio, quasi tutte) e utilizzate dal 90% dei produttori, poi se qualcuno si vergogna a dichiararle è un altro paio di maniche. Da qualche parte in parlamento giace una proposta di legge per dichiarare in etichetta i composti che procurano allergie, ma ancora non s'è fatto niente. Personalmente bevo il cavolo che mi pare, ma il vino è il più protetto degli alimenti e questo non è corretto. Spiegami perchè l'etichetta di un carciofino deve riportare per legge anche le "tracce" di acido ascorbico o lattico e il vino invece no. Ma la cosa più divertente dei tuoi interventi è che magnifichi in continuazione i tuoi preziosi Chateau francesi (che sono praticamente tutti biodinamici) ma poi appena senti la parola "naturale" metti mano alla pistola! Che male c'è, mi chiedo, a chiedere un vino prodotto nel rispetto dell'ambiente e della salute? Vogliamo arroccarci su posizioni vecchie e fuori luogo mentre in tutto il mondo è in atto una svolta ecologica? Negli Stati Uniti persino Gallo ha aderito alla svolta verde e la parola "carbon footprint" è diventata d'ordine, in Francia passano tra i filari col cavallo mentre noi impestiamo di piombo l'uva arando con trattori vecchi e malandati. E noi qui ancora a discutere di ALTRO vino? Sveglia Fabbretti, il mondo va veloce e soprattutto va da un'altra parte!

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

qualcuno disse "essere all'antica è il miglior modo per anticipare i tempi". Non faccio nomi e cognomi semplicemente perchè non ne ho bisogno: evito di lavorare certi produttori e un estratto della mia carta vini ( http://enotecabalduina.com/demo/pages/prodotti ) parla per me. Forse, se il caro Antonio la leggesse bene, si renderebb conto che magari sono anche in "anticipo" rispetto a lui. Quello che non tollero è scollegare il discorso Natuale da quello del vino in sè. Visto che si parla di conversazioni private posso ribadire tranquillamente una cosa che ho più volte ripetuto ad Alessandro: queste sono marchette... almeno fatevele pagare. buon lavoro

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Alessandro Morichetti

circa 8 anni fa - Link

Francesco, quanto scrivi è offensivo e irricevibile. Se parli di marchette, sono costretto a dubitare della tua buona fede o della tua lucidità. Confermi quanto dicevo e che fior di produttori non fanno quanto dicono, non fai nomi e cognomi e nessuno te li ha chiesti.

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

io non intraprendo crociate contro loro, tutta qui la differenza. Il termine marchetta è ricevibilissimo visto che non ho messo in dubbio la vostra onorabilità, credendo ciecamente al fatto che non ci sia un vs tornaconto nello sponsorizzare così caldamente certune pubblicazioni e detraendone altre. Se ritieni il termine illegittimo cambialo pure con quello trovi più consono a spiegare un atteggiamento così appiattito su posizioni di questo tipo

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Alessandro Morichetti

circa 8 anni fa - Link

Parlare di marchette salvo poi credere ciecamente che non ci sia un tornaconto è una contraddizione evidente e macroscopica. Anche il lettore più distratto non può che registrare una totale assenza di lucidità al riguardo: e parlare di "crociate" fa tanto pretacchione dogmatico in punta di catechismo ;-) A farmi incazzare è che lanci il sasso ritirando la mano, le marchette sono la NEGAZIONE di attendibilità e onorabilità. Non condividi, trovi errate certe posizioni o scelte editoriali? Perfetto, ci sta. Parlare di marchette è infamante e che certe parole così scomposte e immotivate vengano proprio da te mi dispiace proprio.

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

cit "Se ritieni il termine illegittimo cambialo pure con quello trovi più consono a spiegare un atteggiamento così appiattito su posizioni di questo tipo"

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

Pardon correggo il tiro, è un atteggiamento appiattito, fotocopiato, acritico tout-court, da adepto più che da giornalista. Atteggiamento unito al gusto per il motteggio, l'illazione o il discredito verso qualsiasi altra forma di pensiero. Se è vero, come è vero, che non c'è un tornaconto in questo atteggiamento allora si tratta di mancanza di conoscenza e di incapacità a guardare oltre il proprio naso. In ogni caso, anche senza tornaconto, avverto la totale mancanza di attendibilità visto che lo stilatore delle notizie medesime appare privo di sufficiente fondamento conoscitivo per poter dare un giudizio imparziale.

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Alessandro Morichetti

circa 8 anni fa - Link

Francesco, il modo in cui abusi di uno spazio pubblico per ovviare a contraddizioni evidenti e screditare gli interlocutori non ti fa onore. Illazione? Discredito? Ma che minchia dici. Grazie del contributo, la faciloneria con cui banalizzi un discorso che in questo post e in tanti altri è ben più articolato si commenta da sola e temo sia una perdita di tempo risponderti oltre.

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Tommaso Farina

circa 8 anni fa - Link

Io penso, come avrete intuito, che certe discussioni sui vini naturali rischiano di avvitarsi su questioni che col contenuto del bicchiere c'entrano solo in parte. Il vino bisognerà berlo? O no? E se la risposta è no, di che parliamo? Di aria fritta? Io bevendo una Ribolla di Stanislao Radikon sento profondità inedite, grandi emozioni, spessori olfattivi da vertigine. Da una sedicente bottiglia biologica proveniente da una piccola e circoscritta zona lombarda (San Colombano, non nomino il produttore perché è sconosciuto e perché la qualità del suo vino non si è rivelata bastevole a farmene mantenere la memoria) viceversa non ricavai nulla. Eppure era anche lui naturale. Ingenuamente, credo che il naturale sancolombanista (di cui peraltro ho provato un vino non a denominazione) sia meno buono di altri suoi colleghi della zona che praticano viticoltura convenzionale. Lo so, ho detto cose che avrebbero fatto la felicità di Captain Obvious e che penseranno quasi tutti, ma l'ho fatto per evitare qualsiasi equivoco.

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Massimo Cattaneo

circa 8 anni fa - Link

Qualche vino l'ho bevuto anch'io (almeno ci provo) altrimenti andrei mi cimenterei a fare il disturbatore su blog di cucito o pizzo cantù. Mi rendo conto che la distinzione principale è tra vini buoni e vini non buoni e che ulteriori diversificazioni si fanno di seguito, ma da feticista dell'etichetta che sono mi piacerebbe sapere cosa bevo anche se non mi cambia la vita e non condiziona neppure le mie scelte (forse). Anche l'acqua naturale la scegliamo guardando l'etichetta.......ma compriamola sù è solo acqua.

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stefano amerighi

circa 8 anni fa - Link

commento lucidissimo e che sposo

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luca ferraro

circa 8 anni fa - Link

secondo me risolveremo le cose rispondendo a semplici domande http://www.intravino.com/primo-piano/il-futuro-del-vino-naturale-sono-i-piccoli-produttori-illuminati/#comment-21470

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SemplicementeUva

circa 8 anni fa - Link

Bella e interessante discussione sul tema dei vini naturali e delle pratiche in vigna e in cantina. Anch'io non credo che il tema abbia stufato, anzi dai vostri commenti emerge l'esigenza di fare chiarezza e capire meglio di cosa si stia parlando. Nel mio piccolo, posso offrirvi la nostra esperienza come organizzatori di una manifestazione sui vini che noi preferiamo definire "cosiddetti" naturali. Il cosiddetto si riferisce al fatto che al momento non esiste una definizione che possa andare bene per tutti i produttori e le relative associazioni/consorzi/gruppi, come non esistono delle certificazioni in materia. La realtà con cui noi ci siamo trovati ad interagire è quella di un mondo costituito da numerose e segmentate espressioni “naturali”. La base comune è l’esigenza di tornare all’essenza della pratica vitivinicola, eliminando per quanto possibile gli interventi scientifico-tecnologici. Poi ognuno ha le sue modalità ed il fatto di non aver delle linee guida comuni li lascia liberi nell'azione. E qui sta il bello ed il complicato della questione: c'è chi è più rigoroso e chi magari sta cavalcando l'onda del momento. Sarà poi il tempo a rivelarci il vero volto e le genuine intenzioni dei produttori. A noi, come consumatori, resta il compito e il piacere di provare, sperimentare, approfondire questo spaccato del mondo del vino ricco di fascino e sfaccettature.

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gianpaolo

circa 8 anni fa - Link

La metafora del motorino truccato e' una evidenza di come infatti si voglia parlatr di argomenti da un certo punto di vista interessanti con i toni e le parole sbagliate. Il motorino truccato e' illegale, se ti ferma la polizia lo sequestra. Il vino che hai descritto, fatto con la pratiche enologiche che hai citato, per quanto possa essere disgustoso a te o a me, NON e' illegale. Voler far passare analogie simili vuol dire rischiare di svuotare concetti importanti, come quello di legalita', e Dio sa se questo paese se lo puo' permettere. Lo stesso vale per il concetto di salubrita', o mi dimostri che i vini fatti con le pratiche enologiche ammesse non sono sani, e allora si apre un capitolo importante in cui si devono ridiacutere, oppure usi altri termini per descrivere i vini che ti piacciono. Diversamente si usano delle definizioni che non si attagliano ai prodotti, a ben vedere la stessa cosa che viene rimproverata a certe etichette di vino

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stefano amerighi

circa 8 anni fa - Link

.... ma un pò di leggerezza no?!?!?!!?... certo che l'esempio del motorino non è calzante al 100 per cento per via della legalità... ma che cosa c'entra!! prendi l'essenza del discorso non il dettaglio, l'essenza è che per raggiungere alcuni obbiettivi negli ultimi 15 / 20 anni, si praticano pratiche assolutamente artificiale e artificiose. Io personalmente le proibirei o le renderei chiare in etichetta. Ma possibile che pur di raggiungere un obbiettivo tutto sia lecito purchè legale?? secondo me no!! tutto è lecito purchè dichiarato! poi sarò io a dire lo compro o no o non me ne importa nulla. DETTO QUESTO SPERIAMO SEMPRE DI PIU' DI PARLARE DEL VINO CON LEGGEREZZA PERCHE' NON SO SE VE L'HANNO DETTO MA E' SOLO VINO E NULLA PIU'!!!!

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gianpaolo

circa 8 anni fa - Link

io vedo una evidente contraddizione nella tua posizione: per vendere un libro si puo' mettere in copertina una affermazione ambigua ("la mappa dei vini sani", per non parlare della definizione "vini naturali", che io vedrei sempre bene posta tra virgolette), pero' dobbiamo prenderla con leggerezza senza stare a pesare le parole, poi pero' se lo stesso metro lo adotta un produttore per vendere il suo vino eccolo diventare uno che trucca, un disonesto. Io credo che sarebbe preferibile intenderci con le parole, usarle in modo appropriato, e goderci il vino con leggerezza e tra amici. Anche quel 99,9 % dei vini che non rientra tra i canoni di cui sopra e che non necessariamente e' fatto da delinquenti o avvelenatori.

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RAMPAVIA

circa 8 anni fa - Link

Per quanto poco possa interessare voglio portare la mia modesta opinione di adepto della prima ora ai vini ora definiti "naturali". I discorsi sono più o meno gli stessi da quando il naturale è diventato di moda, i vini di questa "categoria" sono forse migliorati ma, nel gruppo, ci sono sempre meno verginelle e sempre più volpacchiotti attenti al prezzo, le manifestazioni dedicate si moltiplicano e non raramente sono organizzate con fini prettamente commerciali. Per quanto mi concerne mi considero un appassionato saturato ed anche un poco deluso.

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Antonio Ciccarelli

circa 8 anni fa - Link

Mi associo in toto al commento di Rampavia. Stefano Amerighi lo conosco di persona e posso assicurarvi che il suo atteggiamento "talebano" è solo frutto di una passione e correttezza fuori dal comune, ma assaggiando in giro mi imbatto sempre più spesso in vini che dietro al "naturale" vogliono solo giustificare qualità discutibili e prezzi eccessivi. In ogni caso il dividere il mondo in buono e cattivo non porta da nessuna parte. Un atteggiamento meno distruttivo da parte dei "naturali" non guasterebbe.

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stefano amerighi

circa 8 anni fa - Link

Ciao Antonio, ti vedo qua non vedendoti di persona e questo è ancora peggio del dibattito:-) Discriminare tra vini naturali e no, non significa discriminare tra buoni e cattivi. Ci sono vini "naturali" buoni e altri 100 volte peggiori di quelli con tutto il protocollo chimico di vinificazione. Ti ricordi Antonio le bottiglie che ti feci assaggiare a gennaio? ridotte e puzzolenti... ho capito quale era il problema e non mi risuccederà spero.. ma quello che conta è l'anelito a non utilizzare porcherie nel vino..poi non sempre le ciambello vengono con il buco. P.s quando ci si vede a cena? ti devo far conoscere il fagottino!!

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Antonio Ciccarelli

circa 8 anni fa - Link

Ciao Stefano, spero che i tuoi impegni vendemmiali saranno terminati a quest'ora (ti sei lavato i piedi ?). Inutile dirti che non vedo l'ora di "avvelenarti" con qualche vinaccio chimico, e di conoscere il fagottino. Non voglio approfittare ulteriormente dell'ospitalità di Intravino a fini privati altrimenti "me fanno nero"!! Ci sentiamo presto

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Hans Barth

circa 8 anni fa - Link

Sono d'accordo con te, io fossi in te frequenterei meno i blog per inziare un bel viaggio nel vino.

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Paolo Cianferoni

circa 8 anni fa - Link

Questo post mi è proprio piaciuto!

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kenray

circa 8 anni fa - Link

approfitto di 5 minuti di pausa per dire la mia anche se frega un cazzo a nessuno. intanto complientoni. ora capisco come nascono le guerre di religione. alex e mr fabretti sembrate due bulli 14enni che si sfidano a chi sputa più in alto. grandi! come sapete tutti io non sono un espertissimo di vino. di solito quando ne scelgo uno che non ho mai bevuto rischio. il consumatore medio, quindi uno come me, che strumenti ha per sapere se quel vino è o non è un buon vino? perchè nonostante tutti i pippotti che fate alla fine qui si va a parare. io pur conoscendone tanti e bevuti tanti continuo sempre a cercare nel nuovo (tranne quando devo fare un figurone ed allora vado sul sicuro, sul conosciuto) la prima cosa che guardo è il prezzo per noi mortali vale l'equazione prezzoalto=vinobuono poi guardo la regione di provenienza e le preferenze vanno spesso a piemonte toscana veneto (parlo solo dei rossi) sinonimo per me di grande qualità (lo so lo so ora non mi cazziate sul fatto che esistono altre regioni che produconovinieccellentiecheriservanosorpreseechehannograndequalità) poi guardo l'etichetta. a volte lo compro semplicemente perchè è bella. il merketing è marketing e sti geni sanno come guadagnarsi la pagnotta. guardo la gradazione poichè anche qui vale l'equazione altogradoalcolico=vinodiqualità. e siccome sono laico non mi frega quasi nulla se è barolo amarone o chianti. li guardo tutti e li pondero tutti. poi scelgo. sperando in dio bacco ovviamente.

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Nelle Nuvole

circa 8 anni fa - Link

Tempo medio di ponderazione?

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kenray

circa 8 anni fa - Link

dipende da quanto negroni ho bevuto prima dai 3 ai 5 minuti non di più

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zpvvwie

circa 8 anni fa - Link
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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

Kenray da te accetterei qualsiasi insulto, sei, come si dice a Roma, "pane al pane e vino al vino". Rileggendomi mi rendo conto di aver peso le staffe. lo rifarei? Certamente. Ho le mie ragioni per difendere una analisi del pianeta vino scevra da preconcetti che in più di un caso sono stati bellamente ignorati in questo blog. Non chiedo a nessuno di comprendere le mie ragioni e torno al mio mutismo, interrotto dalla risata che mi hai strappato obtorto collo. sappi solo che questo è un blog molto seguito e che, se non riesce a mantenere un equilibrio tra verità sacrosante presenti nelle varie realtà produttive, finisce per dare indicazioni a senso unico. Tu ne sei immune? buon per te. non per tutti è così

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Nelle Nuvole

circa 8 anni fa - Link

Francesco, ma quando mai Kenray ti ha insultato? Ha solo espresso nel suo modo diretto quello che forse qualche lettore del blog pensa e che anche io condivido, Morichetti e te siete pieni di energia e passione, solo, come potrei dire, un poco "touchy" su certi temi, beata gioventù! Quello che avete in comune é molto più di quello che vi divide. Non mi sembra che questo blog sia appiattito su posizioni monolitiche, visto che lascia spazio anche alle mie amabili stupidaggini. E' che quasi tutti vogliono imporre la propria verità mentre ci muoviamo in un mondo composito, ognuno con la sua esperienza personale. Si può dissentire, ma per me é un arricchimento leggere opinioni anche diametralmente opposte alle mie. Grazie al cielo non siamo noi i Grandi Decisionisti o i Depositari della Verità. Si parla di vino e accapigliarsi va bene, ma poi niente mutismo, pigliati quella bottiglia giusta dal tuo vasto inventario, stappala e goditi un momento di pace. Poi ritorna in pista con la tua dialettica rinfrescante. NN alias AA (Agony Aunt)

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

l'insulto era per dire, of course. Kemray lo aspetto a Roma per una bella serata in compagnia di quanti vorranno esserci. Il mio scaXXo con Alessandro nasce dalla stima che nutro nei suoi confronti e dal non accettare un appiattimento su posizioni stereotipate. vuole andare per la sua strada? liberissimo di farlo. Io non voglio contribuire con i miei interventi a dare fiato ad una posizione parziale, tutto qui. Ovviamente la foga dialettica ha trasceso e me ne rincresco per i fruitori che hanno seguito il nostro dibattito, ma non riesco a rimanere imparziale e dacchè non sono in "casa mia" preferisco congedarmi in silenzio. Vi prego, chiudiamo qui questa vicenda e divertitevi a chiacchierare amabilmente di vino, come io ho fatto. p.s. Sto bevendo un "chimbanta" di dettori e torno alla bisboccia tra amici. Alla salute (non dite a Morichetti che è naturale... per me è semplicemtne BUONISSIMO)

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Alessandro Morichetti

circa 8 anni fa - Link

No Kenray, nessuna guerra di religione. Confrontare posizioni ci piace ma parlare di marchette è un altro sport. Francesco è simpatico ma poteva e può risparmiarsi certe allusioni ignobili.

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

Alessandro, tu le togli dalla bocca! E' alludere dire che il tuo focus è solo e soltanto unidirezionale? Che ogni volta che si tocca l'argomento enologia e produzione vitivinicola per te è tutto bianco (ciò che ti piace) e nero (ciò che non ti piace)? E' allusivo dire che non riesci a mantenere una posizione terza rispetto alle vicende? non credo proprio. Come più volte ti ho detto in separata sede, sposare senza se e senza ma questa o quella posizione è comprensibile in due circostanze: lo si fa per un tornaconto, si manca, per inesperienza, di una sana dose di realismo di chi ha assistito (Angelo di costanzo nel suo intervento è stato magistrale) o si è fatto raccontare l'effetto "salvifico" di tanti nuovi inizi pieni di nuovi propositi nel mondo del vino. La sicurezza con cui fai tuoi certi argomenti non è però tipica del neofita che vorrebbe capire ma del paladino che difende (non requestum). Un anziano ti suggerirebbe "prudenza", ma non credo lo ascolteresti p.s. Ho comprato la guida, la sto leggendo. Al netto di bottiglie, chioccioline, vino slow, la narrazione dell'azienda e del produttore non mi sembra molto più estensiva di quanto non faccia Duemilavini (per fare un nome che sicuramente in questi "loci telematici" non è al centro dei cuori)

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Alessandro Morichetti

circa 8 anni fa - Link

Dire che certi segmenti produttivi sono più attenti al contenuto ed altri al contenitore è un'ovvietà su cui riflettere. Negarlo è scarsa informazione, disinteressarsene è superficialità. Associare - come hai fatto - "vino" e Grande Tradizione (Aldo Conterno, Giacomo Conterno, Clerico, Vietti, Mascarello, Fenocchio, Giacosa, Rocca, Scarpa. Incisa della Rocchetta, Biondi Santi, Palmucci, Castello di ama, Fontodi, San Giusto a Rentennano) senza vedere che in alcuni dei produttori citati c'è una corrispondenza piena con l'impostazione di Bietti è faciloneria, nient'altro. A te non interessa sapere se siano naturali e cosa questo significhi, a molti si, eccome. Per te "impennata industriale e massificazione del gusto" sono dati, per me sono conseguenze di qualcosa che sta a monte e chiede profonda comprensione. Parlare di vino naturale, massificazione del gusto e industrializzazione è tutt'uno, bastava leggere post e commenti serenamente. La storiella della posizione terza è uno specchio per le allodole. Il dovere del cronista è raccontare al meglio il suo punto di vista, quello che lui percepisce, non la prospettiva di un "terzo" inesistente. Chi teme gli schieramenti e prendere una posizione documentata (non per questo immutabile) non fa un servizio a nessuno. L'approccio "mi interessa il risultato finale, non i mezzi" è rispettabile come quello "risultato finale e mezzi sono legati": i post sul vino naturale sono senza dubbio tra i più ricchi, interessanti e sfaccettati. Ora smettiamola, per favore. tvb :-D ps: magnificare Dettori è pericoloso, come i suoi vini...

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Vini&Cretini

circa 8 anni fa - Link

Si, la discussione è bella, talvolta sterile e inutile, ma comunque bella... Dal mio punto di vista, se mi posso permettere, una cosa non si dice troppo spesso e/o non si tiene presente troppo spesso: il vino si fa per essere venduto! per portare a casa la pagnotta e perché è un prodotto che viene dalla terra e l'uomo lo valorizza e gli da quel valore aggiunto (incredibile, aggiungo) che lo fa considerare degno di acquisto e di conseguenza "vendibile". Quindi: riprendendo la metafora del motorino di Stefano, tutti si vuole andare a "Roma" non facciamo finta che il motorino lo abbiamo per sport o per sola passione! Detto questo. Ci sono modi e modi. Si può usare una moto d'epoca, si può usare un ultimo modello di tecnologia, si può fare l'autostrada o prendere tutte le stradine di campagna per godersi il panorama.. Ogni strada è, secondo me, vera e legittima, e ovviamente, chi supera il limite di velocità, chi parcheggia in sosta vietata o supera da destra, beh sia castigato con la peggiore delle multe (o il ritiro della patente!!). Gli altri però, nel rispetto delle regole, (e come è stato già detto nei commenti precedenti a questo) andranno soltanto (fosse facile) conosciuti "di persona", valutati per l'itinerario ed il modello di moto che hanno scelto e ovviamente pagati il giusto prezzo per questo tipo di viaggio.. Volete una traduzione: io voglio parlare di vino solo e soltanto aprendo la bottiglia, leggendo cosa mi dice l'etichetta, cercando di capire chi lo fa, che ambizioni ha a fare quel vino e che cosa ha cercato di prendere alla terra, cosa ha trasformato e infine, di tutto questo cosa mi ha venduto! Apri la bottiglia e... "senti", diceva mio babbo! Tutto quì. Naturali o non-Naturali: ben vengano regole che danno più chiarezza, ben vengano le etichette più esplicite sugli ingredienti e sui metodi di produzione. Ma sarà il consumatore a scegliere... Io ai miei bimbi compro soltanto prosciutto cotto senza polifosfati (e lo leggo sull'etichetta se ci sono o no! - ma sarà vero?), ma ci sono aziende che vendono tantissimo perché il loro marchio, il loro prodotto e le loro idee sono comunque attraenti e giuste per tutti i loro consumatori..anche se hanno polifosfati in quantità legalmente prevista dalla legge. Il vino si vende, ed è il mercato a stabilire cosa è vendibile..

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Nic Marsèl

circa 8 anni fa - Link

Ma qualcuno, il primo volume (quello verde) l'ha letto? Cosa ne pensate?

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Paolo Ghislandi

circa 8 anni fa - Link

Dal 2008 sto progressivamente passando tutti i miei vini a fermentazione spontanea perché ho scientificamente provato che il mio sistema vigna-cantina li può fare. Questo vuol anche dire che certamente ci devono essere condizioni iniziali dell'uva e della cantina che non ammettono compromessi. Non userei il termine SANO in maniera assoluta, ma piuttosto relativa, nel senso che se per un individuo il fatto di usare uva non trattata con sistemici, fermentata spontaneamente per ottenere mosti a bassissimo solfitaggio e vini altrettanto pochissimo solfitati è indice di salubrità allora questo è vero per lui.. è RELATIVAMENTE VERO. Perchè ci sono persone che sono convinte che fumare il sigaro siua relativamente più sano del tabacco in generale mi capite ? Ora a me piace pensare al vino "NATURALE" come figlio di una metodologia dove in maniera olistica si tende a considerare più di condizionare le condizioni nelle quali avviene il processo di vinificazione piuttosto che intervenire sulla vinificazione stessa. In questo senso il grande è un lusso che non si può permettere, ma questo non vuol dire niente, qualità è quella che basta all'individuo e ancora una volta è RELATIVA. I controlli ?? Su questo l'esperienza mi dice che il piccolo è molto più controllato e controllabile.. ma per il piccolo questo non è un problema, semmai è un fastidio.. E le porcate si fanno dove i controlli non possono arrivare.. my two cents Paolo

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Davide Bonucci

circa 8 anni fa - Link

Il primo volume l'ho letto, me l'ha regalato Francesca di Massavecchia (che saluto e ringrazio :) ). E' una lettura piacevole, introduttiva all'argomento, che non pretende esaustività ma cerca di riassumere i pro di bere vini "buoni" (non ho scritto "naturali", almeno io) fatti (nella maggior parte dei casi) da piccoli produttori. Mi è piaciuta molto la definizione di piccolo produttore come di colui la cui proprietà si può includere in uno sguardo o poco più. Ci sono alcuni nomi trattati superficialmente, altri assenti, ma reputo che sia importante prendere i nostri mezzi e andare a trovare ognuno di quei produttori e cercare di capire. Soldera dice che lui non beve vini di quei produttori di cui non conosce bene vigna e cantina. Lo so, è una mission impossible. Ma non è male pensare di poter conoscere meglio e di persona molti piccoli produttori. Sul naturale o non naturale si entra nel campo delle opinioni e delle illazioni, soprattutto se si parla di biologici "di fatto", quindi senza certificazioni. Salvo poi scoprire, per dire, che qualche biologico "di fatto" fa vino più "sano" di qualche biologico certificato. La confusione spesso regna e l'unico modo per capire meglio, prima ancora che bere è quella di andare a bere DAL produttore e parlare con lui. Non c'è niente di meglio per capire a fondo, empaticamente prima ancora che analiticameente, quello che fa.

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Simone e Zeta

circa 8 anni fa - Link

Giunti al 65esimo commento la domanda mi sorge spontanea "saranno entrate 65 persone in enoteca, chiedendo un vino sano?". No, i più avranno chiesto un vino " buono". Filosofeggiare senza tener conto di chi il vino lo beve, vuol dire vivere nel proprio mondo illusorio fatto di belle speranze incompiute. Non entro nel merito delle marchette, ma Fabbretti e Paglia sono stati convincenti ed esaustivi. I vini sani non abbisognano di sognatori, ma di prospettive reali

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Patrizia

circa 8 anni fa - Link

Sono or ora rientrata da una "ispezione" a Fornovo, alla ennesima mostra di Vini di Vignaioli. Un tripudio di gente a caccia del bio-vino: per una enotecaria come me è stata la conferma di come l'argomento sia topico ma di come la confusione sia alle stelle. Ho visto gente di tutti i tipi comperare senza battere ciglio bottiglie da 15-20 euro che io non avrei mai non solo proposto ma neanche acquistato nella mia enoteca. Sono rimasta sbalordita a sentire certe poetiche descrizioni del coltivare e del fare il vino bio quando nel bicchiere io trovavo invece bianchi o rossi con spunti acetici, sgarbati, oppure sciapi, privi di spessore, di certo molto diversi da come me li sarei aspettati pur partendo da una pretesa minima circa la corrispondenza fra il vitigno, l'intenzione dell'uomo e la realizzazione del vino stesso. Vuol dire che la gente compera un concetto e continua a non capire un accidente della differenza oggettiva fra un vino fatto bene e uno fatto male, bio o non bio. I produttori vendevano al pubblico a prezzi alti e comunque allo stesso prezzo che avrebbero venduto a me, che sono un addetto ai lavori. Già su questo ci sarebbe da ridire alla grande. E poi chiedere 12.00 15.00 euro per taluni vini secondo me era pura follia, presunzione incredibile, mancanza di percezinoe delle logiche del mercato. E questo perchè? Perchè la nicchia di popolo che cerca di sopravvivere a questo mondo ipocrita è disposta a spendere pur di cercare di salvarsi dal vino "convenzionale" alias tendenzialmente velenoso. Per farla breve: tranne alcune - e sono nomi già noti - eccezioni di vignaioli veramente e comunque bravi -, ho trovato un manipolo di persone anche volenterose, che hanno in mano un potere importante, ma che tecnicamente sono lontane anni luce dal saper dare ai propri vini dimensioni stabili, identità certe, qualità affidabile. E molte di queste hanno la presunzione di essere i salvatori del mondo; si rapportano con stampa adesso compiacente perchè c'è la novità da cavalcare, stampa fatta ancora da gente che non sa degustare e che lancia premi e diplomi rivolgendosi per lo più ad un pubblico di cui è facile alimentare l'interesse perchè privo di conoscenza oggettiva del vino.E i vignaioli nostrani per lo più vendono solo ai privati, subito cash, assenza di repliche, e anche per loro monta l'ambizione grazie al fatto che la maggioranza dei loro interlocutori non sono professionisti e il gioco è fin troppo facile e redditizio. Io credo fermamente nella necessità di rendere sempre più naturale la produzione del vino ma altrettanto fermamente mi ribello all'ennesima taroccata di massa che spaccia per poetici vini troppo spesso malfatti, cari e anche difficili da abbinare. Siamo alle solite con la demagogia e l'ipocrisia all'italiana.

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bacillus

circa 8 anni fa - Link

...se possibile, sottoscrivo lo sfogo di Patrizia. Sono le parole di una appassionata del mondo del vino che non si rassegna alla mediocrità imperante. Spero proprio che la gente come lei (che per fortuna esiste) abbia il coraggio di farsi sentire sempre di più. Ne va della nostra cultura. Patrizia ha avuto coraggio. Grazie.

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Francesco Fabbretti

circa 8 anni fa - Link

Cara Patrizia rasserenati: sei in ottima compagnia. Edoardo scriveva "ha da passà 'a nuttat'". Tu, come me e come molti altri colleghi in giro per la penisola, vivi la medesima condizione di disagio, di fronte a chi antepone un concetto all'effettiva qualità dell'oggetto che da esso ne scaturisce. Mi permetto di farti notare l'aspetto più interessante di tutta la querelle: se non segui e vuoi comunque difendere o magari aumentare il bacino dei tuoi clienti, sei costretta ad approfondirne le tematiche portanti e a conoscere ancora meglio i prodotti che proponi, per difenderli dall'ignoranza che si crede "intellighenzia" (solo perchè si riempe la bocca con le parole d'ordine del momento). Personalmente credo nel vino meno "truccato" possibile, ma proprio per questo sono molto critico nei confronti dei vari movimenti: voglio evitare che passi sotto silenzio come la maggior parte dei membri sia o in malafede o senza vero "mestiere" nel saper lavorare l'uva

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Nelle Nuvole

circa 8 anni fa - Link

Brava, brava, brava! In modo chiaro e completo,hai saputo sintetizzare la tua esperienza e l'opinione di chi con il vino si misura quotidianamente non solo per godimento ma anche per camparci in modo "eticamente sostenibile".

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andrea

circa 8 anni fa - Link

Come ti comprendo.... e come mi infurio !! Sono totalmente d'accordo con te. Alcune eccellenze vere e proprie (non faccio nomi, i soliti comunque) e un sacco di cose che non si riescono a mettere in bocca. Per il resto un alone diffuso di unicità un pò snobistica, di verità in tasca, naturalmente da non divulgare alle masse incolte... mi spiace. Un peccato vero che chi fa con questa passione, né scriva quasi mai in etichetta quello che fa, né sia spinto a comunicare al mondo il prorpio entusiasmo come sarebbe logico fare... E peccato anche per coloro che vinificano naturalmente, con il rigore di non imnbottigliare di tutto e che si preoccupano anche di cosa si mette in bocca il consumatore Peccato.

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Davide Bonucci

circa 8 anni fa - Link

Ok Patrizia, ma mancano i nomi dei produttori che non ti sono piaciuti. Così sembra che tu stia sparando nel mucchio, alla fine un'operazione sterile la tua... Comincia a fare critiche puntuali negative con vino-annata-produttore, mi pare più utile al dibattito.

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Patrizia

circa 8 anni fa - Link

Non voglio fare la maestrina, quindi non dirò i nomi di chi ha presentato vini secondo me discutibili. Credo sempre sia meglio indicare i riferimenti che ho ritenuto positivi: sul mio parere accetto tutte le critiche. Eccone alcuni Casa Coste Piane di Loris Follador Casa Caterina, Cuveè 60 ma anche il resto era di un livello impressionante. Vini difficili perché essenziali, ma geniali Occhipinti: un olio superbo Bressan: più di un vino notevole, Ribolla Nera/Schioppettino su tutto. Bera:un Moscato d'Asti da manuale Storchi: lambruschi di carattere Luciano Saetti: Metodo Classico di Lambrusco eccelelnte Amerighi: Syrah 2007 molto buono (ma troppo caro), 2006 No, 2008 promette. Guttarolo: Primitivo Anphora 2009, buono e carissimo, 2006 che non farà più buono e abbordabile. Terpin: non tutto ma quasi molto buono. Per il resto più di una arrabbiatura, viste alcune potenzialità notevoli sfruttate male, tanta esperienza da acquisire oltre la passione. UN mondo affascinante, appassionante che ha ancora tanto, tanto e tanto da imparare specialmente da parte dei produttori che pretendono di fare vini tendenzialmente complessi, a cominciare da quelli toscani o siciliani. Meglio di qualche anno fa, soprattutto in vini frizzanti e spumanti, ma ancora troppe definizioni imprecise e imperdonabili presunzioni.

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Davide Bonucci

circa 8 anni fa - Link

Vediamo se riesco a tirarti fuori qualche stroncatura... ;-) Visto che accenni alla Toscana, hai sentito I Botri, Fonterenza o Pian dell'Orino?

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Patrizia

circa 8 anni fa - Link

I Botri no. Gli altri li avevo già sentiti in altra sede. Migliorano, ma l'eleganza del sangiovese io ancora non ce la trovo proprio. Per ora. Ma non dispero: lì materia prima buona ne hanno, ma l'esperienza non si improvvisa. Io adoro il Sangiovese, così come adoro il nebbiolo. Per questo sono difficile da accontentare....

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Nelle Nuvole

circa 8 anni fa - Link

Patrizia sei grande! Mi piace quando parli dell'eleganza del Sangiovese che non s'improvvisa. I Botri l'ho assaggiato un paio di anni fa ma non mi si é impiantato nella memoria. Probabilmente le annate più recenti sono migliori. Riguardo a Fonterenza e Pian dell'Orino concordo che la materia prima c'é ma che c'é ancora da fare una lunga strada. I produttori di queste due aziende hanno fatto scelte precise e coraggiose, ma l'età della vite ha il suo peso. Come per gli esseri umani anche per il vino bisogna aspettare, la giovinezza può colpire ed impressionare per l'energia e l'entusiasmo, ma solo l'età regala la profondità e la complessità di un vino e anche la sua eleganza. Anche io adoro il Sangiovese, lo cornifico spesso e volentieri, ma alla fine ritorno sempre a lui.

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patrizia

circa 8 anni fa - Link

NN: hai espresso esattamente quello che penso. I più ( ma sta cambiando...) si impressionano davanti alla massa muscolare, io preferisco l'eleganza. E la storia dei grgandi vini mi fa credere di aver ragione. E per arrivarci servono sì tante cose che però a farci caso sono sempre le solite cose: vigne nei posti giusti, cura e dedizone assolute, capacità tecnica, conoscenza scientifica, esperienza, tempo. Poi su tutto regna l'anima, ma questa è un'altra storia.

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boccaimpastata

circa 8 anni fa - Link

Il vino è piacevolezza dello stare insieme. Se invito amici a cena e, dopo aver stappato una bottiglia di Trebbiano di Pepe per la quale ho speso una 25ina di euro (credetemi, non poche per uno a stipendio fisso), mi accorgo che la stessa puzza di ridotto, che dirò ai miei ospiti? Tornate tra un paio d'ore, vedrete che si apre? Come minimo mi beccherei de deficiente e del rimbombato "con 'sta storia del vino". E se mia moglie - che prima di passare la giornata a cucinare, magari si era raccomandata che almeno pensassi al vino e che magari aveva già brontolato quando aveva saputo quanto era costata quella bottiglia di quel famoso produttore che pigia ancora l'uva con i piedi - si dovesse incazzare per questo marito deficiente che nemmeno al vino è riuscito a pensare, c'è qualcuno di voi che potrebbe darle torto? Un grande sangiovese in purezza (quanti poi sono in grado di accorgersene?) commuove; ma un sangiovese tagliato con il cabernet (anche qui: quanti poi sono in grado di accorgersene?) non rovina comunque la piacevolezza dello stare insieme Il vino fatto male sì. Quando i produttori di vini naturali avranno l'onestà intellettuale (qualcuno ce l'ha già, per carità) di non mettere in commercio autentiche schifezze - e a Fornovo ce n'erano mediamente ancora troppe ed a prezzi ingiustificabili - potranno sperare di rendere veramente un servizio alla natura e a quel territorio che vogliono difendere. Giustamente. Fino a quel momento, però, otterranno l'effetto opposto: quello di introdurre il costume mentale di non rischiare di incorrere in (costose) fregature e di comprare solo vini di cantine convenzionali che magari devastano la terra e alambiccano la cantina. Ma che, se rispettosi della legge, non fanno male alla salute. Checché se ne dica. E spesso costano pure meno. Troppi produttori naturali soffrono di un egocentrismo patologico che autorizza il consumatore a pensare che più che la terra e i suoi prodotti essi vogliano mettere al centro se stessi (in soldoni: "Te lo becchi con la puzzetta perché questo è il prezzo da pagare se vuoi bere un mio vino"). In realtà credo sia vero l'esatto contrario: il bravo vignaiolo è colui che sparisce al suo vino e al suo vitigno. E' colui che è talmente libero da lasciare che nel suo vino si raccontino solo le sue uve e il suo territorio. E' il sangiovese che racconta Gambelli, non viceversa. E' la garganega che racconta Maule, non viceversa. E' il pinot nero che racconta la Borgogna, non viceversa (ho preso volutamente situazioni diverse per far capire che il punto non è il vino naturale in quanto tale). Del resto, quale altro senso può avere il recupero dei vitigni autoctoni se non questo? L'ora è tarda e non so se sono stato chiaro. Anzi, sono abbastanza sicuro di no. Vorrete quindi, se del caso, interpretarmi e perdonarmi...

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